martedì 6 dicembre 2016

Saltare fuori dal loop

Mi chiedeva poco fa via sms un amico:" Si è mai visto un governo che pone la fiducia (in Senato sulla Legge di Stabilità) per potersi dimettere?".
Eh sì, si è già visto: nel novembre del 2011, con l'allora dimissionario Berlusconi.
Anche allora, le dimissioni furono annunciate qualche giorno prima ma accettate formalmente solo il giorno dopo l'approvazione della Legge di Stabilità (quella volta alla Camera, dopo il via libera del Senato).
Questo per ricordare che, esito referendario a parte (e anche su questo poche illusioni, solo l'infantile piacere di "sentire" di non essere i soli a desiderare di dare un calcio a questo sistema e a tutto il corpo politico italiano e europeo al gran completo), viviamo ormai dentro a un loop dove ogni cosa si ripete uguale a se stessa all'infinito: cambiano le facce (forse), ma cambiano di poco i titoli di Tg e quotidiani. 
Come si diceva, il NO di domenica ha un solo senso, se vogliamo dargliene uno: contarsi, dirsi che siamo abbastanza e che sta solo a noi decidere se continuare a galleggiare muti sui flutti fangosi di queste trite messe in scena da cabaret dell'assurdo, o se invece farci determinati e tentare una Révolution à la Française.
Avrei anche un programmino sintetico e facile: 1. togliere i diritti politici a tutti gli attuali politici: che non solo non possano mai più essere eletti, ma che nemmeno sia più concesso loro di votare (siamo civili, niente ghigliottina per nessuno). Qualcuno sarà anche innocente, non so, ma per sicurezza meglio evitare di trovarsi fra i piedi a governare o a votare persone che, di rispettare il voto dei cittadini, non ne hanno mai voluto sapere. E se non hanno mai rispettato il voto un tempo a loro dato, perché mai farli votare, visto che al voto non credono?; 2. un bel Direttorio à la Française (leggevo su Wikipedia che l'ultimo paese che ancora adotta il sistema direttoriale è la Svizzera, e per me è più che sufficiente come modello di garanzia); 3. gli eletti, a rotazione, dovranno essere considerati meri funzionari dello Stato, con obbligo di fedeltà alle leggi dello Stato e licenziabilità con disonore se beccati ad approfttare della loro posizione per favoritismi e maneggi con il denaro o le leggi.
Il resto si farà, senza fretta, ché di gente che corre al punto da riuscire a esprimersi al più con 140 caratteri, ne avrei piene le tasche.
Come si fa a fidarsi di qualcuno che non ha materialmente il tempo di leggere ciò che firma?
Che non ha il tempo per scriversi ciò che legge?
Che parla per claim autopromozionali e si rivolge ai cittadini come si trattasse di una convention per venditori di pignatte o multiproprietà?
Basta.
Lentezza come valore istituzionale, chiarezza espositiva e almeno studi classici, ché il latino e il greco magari non servono per andare dal fruttivendolo ma forse per capire cos'é e fin dove e da dove arriva l'Europa, sì.
Va be', era per dire che non è finita finché non è finita, e che se domenica abbiamo guadagnato un punto non è il caso di dimenticarlo subito distratti dall'inseguimento delle news sulle lotte intestine nel Pd o giocando a fare gli indovini su chi sarà il prossimo che dovremo mandare a fanculo fra un paio d'anni.
Per me, li ho mentalmente mandati in via definitiva e tutti tempo fa, e di cosa si dicono, di come se lo dicono, delle ragioni che si danno e di star dietro alle elucubrazioni sulle strategie immaginarie che si prefiggono ma poi cambiano e rimescolano all'infinito no, no, no e no.
Basta.
Se si decide per la Révolution à la Française, fatemi un fischio.
Diversamente, ho altro di più interessante da fare (ieri a vedere la strepitosa mostra a Ferrara Orlando Furioso - 500 anni. Oggetti da incanto, dipinti da star male, libri antichi che sono di per sé opere d'arte: andate a vederla, prima che a gennaio chiuda!), che perdere le ore a compulsare l'ultima dopo l'ultima dell'ultima che non sarà l'ultima.
No, grazie: preferisco vivere. 

lunedì 5 dicembre 2016

Siamo un Paese

Sono le 00.49, Renzi ha da poco annunciato le dimissioni (cigliegina sulla cigliegiona), e sto considerando che sì, è molto probabile che avremo un nuovo governo tecnico (ci era stato velatamente minacciato nel corso della demenziale campagna elettorale), e forse (ma proprio forse), a primavera andremo a nuove elezioni, eppure c'é una cosa che su tutte mi fa felice: "sentire" che quando si toccano le cose serie, quando ci troviamo davanti a un aut-aut, come paese siamo in grado di dare risposte chiare e forti: NO!
Questa è forse la cosa più bella stanotte: sapere che esiste una parte del paese (una buona parte), che è pronta a reagire.
Ciò che ci manca, invece (era una considerazione che si faceva qualche giorno fa con un amico), è qualcuno (qualcosa) in grado di rappresentare questa "parte" di paese. 
Il M5S è stato utile, ha svolto la funzione di ammortizzatore l'indecisione fra il golpe del 2011 e stanotte. Ha parato alcuni colpi, ha sicuramente "formato" alcune nuove figure politiche e forse ci ha fatto intravvedere alcune nuove modalità per dedicarci alla cosa pubblica che fino a prima di loro non conoscevamo.
Però, si considerava, in questo paese non abbiamo nulla che somigli a un partito politico come FN francese (che non necessariamente sia di destra), che sappia rappresentare coerentemente le aspirazioni di quegli italiani che, pur con opinioni diverse e con diverse visioni del mondo, sanno riconoscere i propri interessi quando si tratta di grandi temi.
Ecco, so che si stanno muovendo molti movimenti e gruppi nel tentativo di mettere insieme forze simili, anche se non sempre perfettamente coincidenti su tutto, però: è ora che bisogna muoversi, prima che arrivi primavera e finiamo per ritrovarci a dover votare scegliendo fra Pd, M5S o, perfino, Forza Italia (gli altri sono così insignificanti da non poter essere menzionati).
Vado a dormire con questo pensiero: è un primo passo, possiamo farcela (forse) a uscire da questo pantano e da questa giungla.
Diamoci fiducia, partiamo da questa consapevolezza: siamo tutti stufi di questa Unione Europea, siamo tutti stufi di essere trattati da idioti, siamo stufi di tirare a campare senza orizzonti fra disoccupazione, povertà, banche che non possono fallire mai e politici che, in Parlamento da più di 50 anni, ci volevano convincere che si doveva votare Sì per "cambiare" e per "risparmiare" sui costi del Senato (avendo però loro garanzia di posto garantito al Senato).
Sono fiduciosa, ce la possiamo fare. 

venerdì 2 dicembre 2016

No, ovvero: per l'oste il suo vino è sempre il migliore

La cosa più irritante di questo voto referendario, è il fatto che si scarichi sulle spalle degli italiani la responsabilità di decidere su una Riforma Costituzionale le cui modifiche sono talmente astruse e il cui quesito referendario è talmente incomprensbile, da costringere le persone a mettere una crocetta sul Sì o sul No con lo stesso spirito con cui tiferebbe a una partita di calcio, dove qualunque sia la ragione di chi perde, conta solo il risultato in campo.
I testi della modifica sono di così difficile comprensione, illeggibili anche per i molti costituzionalisti che li hanno esaminati, che la Signora Maria di Voghera o il Pensionato di Ladispoli finiranno a votare per sfinimento, più per liberarsi dal putrido tifo da stadio che impazza ovunque e sperando solo di veder sparire dai loro teleschermi la più noiosa e truffaldina partita che in Italia si sia mai vista, che sapendo davvero cosa stanno votando. 
Solo chi si è preso il (molto) tempo e la (molta) briga di provare a decifrare l'accozzaglia confusa di testi messi insieme con l'evidente scopo di renderli indecifrabili ai più, avrà chiare le ragioni del proprio voto.
Chiarissime invece le ragioni del Governo, non a caso sostenuto per il Sì da Confindustria, da Marchionne, da Goldman Sachs e da Schauble: questa riforma è stata chiesta proprio da J.P. Morgan e dall'Unione Europea, quindi il loro Sì a supporto del Governo risulta un po' come quello dell'oste che garantisce per la bontà del proprio vino.
Significa che è buono? Forse, ma per averne certezza ognuno di noi pretenderebbe almeno di provarlo, prima di esprimre un parere con un voto, o no?
  
Per me, un po' di tempo per provare a decifrare le astruserie della Riforma, me lo sono preso. E quel che ho letto mi ha fatta incazzare ancor p per come è scritta, oltre che per cosa è scritto.
La Costituzione non è cosa sulla quale si dovrebbe permettere di giocare a fare il "padre costituente" a dei cartoni animati.
In più, non mi fido per principio di chi mi mette fretta di dire Sì firmando qualcosa senza che mi si dia il tempo di leggere tutte le clausole truffaldine scritte in piccolo, quelle che sono quasi sempre il vero oggetto del contratto.
So che molti italiani invece, per noia, per pigrizia o per mal riposta buonafede, continuano a firmare contratti fidandosi del venditore di pignatte o dell'oste del vino buono i quali, con il sorriso a 32 denti e la simpatia del genero che tutte le mamme sognano di far maritare alla figlia, li forza alla firma infilandogli in mano una penna, così che i tribunali sono pieni di gente raggirata che si trova sul groppone rate da pagare per cose che non voleva comprare.
Ecco, credo sia questo lo spirito che dovrebbe animare gli italiani che non hanno avuto la pazienza o il tempo per leggere la Riforma proposta dal Governo: nel dubbio di aver capito cosa si firma o si vota, si posa la penna e si dice NO, non firmo e voto No (cioè mi tengo le mie vecchie pignatte e la mia vecchia Costituzione).
Nel dubbio, si vota No, "perché non ho capito".
Nel dubbio, si vota No per darsi il tempo di capire, per darsi il tempo di leggere le clausoline dementi scritte in piccolo che sono il contenuto vero della riforma.
Nel dubbio, come è buona norma diffidare di un venditore di pignatte così si come diffida dell'oste quando dice che il suo vino è il più buono, si vota No per autodifesa preventiva.
No, perché nessuna persona con un minimo di rispetto per le proprie finanze comprerebbe pignatte da un venditore perché è simpatico, o perché lo dice lui e lo dicono i suoi compagni di merende.
No.
No. No.
Basta un No.
Il No è la parola più rivoluzionaria, quella meno usata e tuttavia la sola che ci consente di proteggerci dai pignattari interessati solo ai Sì senza pensieri.
Rifiutatevi di sommarvi ai bacucchi che prima firmano, e votano, senza chiedere mai, per poi intasare i tribunali lamentando di essere stati ingannati dal venditore di pignatte che, interessato solo ai suoi affari, è passato come un carrarmato sopra ai vostri.
Difendetevi prima, non firmate in bianco, Votate No.

lunedì 14 novembre 2016

La parola alle neo-caste

"...che due persone eterosessuali dello stesso sesso vogliano fare una unione civile e accedere così anche alla reversibilità delle pensioni, all'eredità e così via, lo trovo legittimo e legale ma dal punto di vista morale è una truffa. Non è che si possa utilizzare la norma come si vuole. Liberi di farlo, ma dal punto di vista morale credo siano dei furbacchioni che usano le norme a loro uso e consumo".

Così Aurelio Mancuso, Presidente di Equality Italia e leader storico delle battaglie per i diritti dei gay commenta la notizia della prossima unione fra Gianni Bertoncini e Piero Principe, amici ("quasi fratelli", che per me vale più dell'amore che passa e se ne va), i quali si presenteranno sabato prossimo al Comune di Schio davanti a un funzionario di stato civile dopo aver valutato le convenienze di un'unione civile offerte dalla legge Cirinnà.

I signori Bertoncini e Principe, nell'intervista su Il Giornale di Vicenza, riportata su La Repubblica, dichiarano di convivere già da alcuni anni, e considerano positivo il formalizzare la loro convivenza così da poter accedere ad alcuni diritti che diversamente sono a loro negati, ad esempio il poter assistere l'amico in caso di ricovero ospedaliero o anche il non vedersi addebitato un doppio canone Tv, cosa che fino alla recente (surreale) idea di addebitarlo a chiunque in bolletta, si vedevano recapitare entrambi.

Fa uno strano effetto che sia la Senatrice Cirinnà, PD, a commentare il fatto con una elementare verità, e cioè che anche i matrimoni fra uomini e donne si celebrano spesso per questioni di convenienza, mentre è terribile sentire che chi si è speso per anni in battaglie per il riconoscimento di diritti civili per le coppie omosessuali (piddino, ma anche Presidente Nazionale di Arcigay), bacchettare la futura coppia con una sgradevole accusa di "truffa morale".
Non mi è chiaro perché mai dovrebbe trattarsi di "truffa morale" se a contrarre un'unione civile sono due amici etero di vecchia data anziché due gay: forse l'amore fra due omosessuali vale moralmente più dell'amicizia?
A meno di un'abituale paternalismo di stampo piddino, dobbiamo forse pensare che per il Presidente di Arcigay l'unirsi civilmente di due vecchi amici etero è più sospetto di farlo per convenienza rispetto a molte coppie omo? Le quali, magari, non fanno più sesso da tempo e nemmeno si amano più come una volta, ma stanno insieme comunque, così come succede a molte coppie etero, per la "convenienza" che protegge le coppie più di singles, vedovi/e e anarchici civili di varia natura?
Arriveremo a capovolgere la situazione al punto da discriminare gli etero, o a disquisire se una coppia si ama (chi dovrebbe stabilirlo? con quali criteri?) o se faccia sesso o no, per dimostrare alla neo-casta degli omosessuali di non star abusando di una legge che, casomai la neo-casta l'avesse dimenticato, è per tutti?
O invece arriveremo a emettere giudizi, cioè a discriminare fra pieno diritto e "truffa morale", sulla base dell'esistenza o meno di un sentimento aleatorio come l'amore, sentimento indefinibile, ondivago e indimostrabile quant'altri mai?

In ogni caso, quando si parla di diritti civili ci si dovrebbe astenere dall'infilarci giudizi morali, credo.
Fino a qualche minuto fa, mai avrei immaginato che sarebbe stato proprio chi è stato discriminato fino a ieri proprio per questioni morali, a voler bacchettare le intenzioni di chi non è omosessuale con roba paternalistica tipo:..."forse non si rendono conto che la legge sulle unioni civili prevede diritti ma anche doveri" (ma dai, chi l'avrebbe mai pensato? se non ci fossi tu a ricordarcelo...) per concludere con un'irritante: "attenzione a non svilire un istituto come qualcosa che passa come privilegio, la legge non è un eldorado per chi vuol fare il furbo".

Ma come si permette, Mancuso?
O meglio: quanto ai "furbi" dovrebbe, prima di moraleggiare sull'onestà delle intenzioni altrui, assicurarsi che di furbi non ve ne siano anche fra gli omosessuali.
Perché si sa, da che mondo è mondo e così com'é per tutte le relazioni fra umani, anche le coppie gay prima o poi arrivano a fasi di non amore, o perfino a fasi di convinvenza per mutuo reciproco interesse, senza sentirsi per questo in obbligo di attestare pubblicamente una formale separazione per il non più sussistere della ragione che li ha portati un giorno a unirsi civilmente, cioè "solo per amore".
O invece, se sono omosessuali qualunque ragione per fare il furbo va bene?

Che pena...
Il grande movimento omosessuale, nato per ottenere il riconoscimento del proprio diritto di esistenza, prima ancora che dei propri diritti civili, si mette oggi a moraleggiare sulle intenzioni degli etero che decidono di unire le proprie forze e le proprie sostanze per aiutarsi e sostenersi civilmente così come già fanno da anni.

Agli amici Gianni e Piero, bravi bravi bravi, a loro, lo dico io. 
Bravi!

giovedì 10 novembre 2016

This is not America

Hillary, in un’intervista al NYT del 12 ottobre:

“Sono l’ultima cosa fra voi e l’Apocalisse”

Da The New Yorker del 4 novembre
Obama, nel North Carolina:

“Obama ha partecipato a una riunione nell’edificio di atletica della squadra di basket Tar Heel, e quando è comparso sul palco il suo umore era fra il gioviale e il cupo. Egli ha detto che il North Carolina sarà fondamentale per questa elezione, e che questa elezione sarà fondamentale per il destino del paese. "Così io odio di mettere un po 'di pressione su di voi, ma il destino della Repubblica poggia sulle vostre spalle," Obama ha detto alla folla. Alcune persone ridevano. "Il destino del mondo è in bilico, e tu, North Carolina, devi fare in modo che sia spinto nella giusta direzione".

Vince l'Apocalisse Trump, e il mondo in bilico non è stato spinto nella giusta direzione.
Così ecco che...

New York, 10 novembre
Da Ansa.it 

Usa 2016: 'Not my President', proteste a Ny contro Donald Trump, 30 arresti

Dice: ma è l'America democratica, c'è libertà di manifestare anche contro un neo-eletto Presidente che ad alcuni risulta sgradito. 
Quindi, si protesta contro chi l'ha votato minacciando l'eletto direttamente sotto casa.
E si protesta in molti stati americani, mica solo sotto casa di Trump. 
Noi la sappiamo lunga e abbiamo già assistito a qualcosa di simile, no?
Se l'elezione di un presidente a qualcuno è sgradita, dopo i discorsi di rito sulla pacificazione nazionale post voto, si attivano folle di giovani contestatori che vanno a fare la "primavera".
In arrivo, dopo quelle ucraine e dopo quelle arabe, anche quella americana?
Non mi stupirebbe...
Interessante la rilettura in queste ore di un pezzo pubblicato da Maurizio Blondet lo scorso settembre 2016.

Mi chiedo: e se i "complottisti" avessero il dono della preveggenza? 
(Non è così, naturalmente. Si tratta sempre e solo di buona memoria, di spulciamento compulsivo delle news e di capacità di mettere in fila notizie che, pur pubblicate in tempi e su siti diversi, riallineate insieme si rivelano a volte molto interessanti proprio quando lette a posteriori...)
In ogni caso, reduce da una recente ubriacatura bolognese da Duca Bianco, canto con lui This is not America...


Oppure, a scelta (e grazie al suggerimento di Marilù), Maramao...perché sei morto?





Toh, che sorpresona! Pare stiano selezionando manifestanti contro Trump pagando fra i 12$ e i 20$ l'ora.