domenica 25 giugno 2017

Domenicale

"...Talvolta si dimentica la vista e l'udito, e si perde interamente l'uso della parola. Eppure proprio in quei momenti si capisce che per un attimo si è ritornati in sé..."

"...Voi galleggiate come il pesce nell'acqua o l'uccello nell'aria, ma non v'é sponda, non v'é ramo e null'altro che quel galleggiare!..." 

L'uomo senza qualità - R. Musil - Ed. Einaudi - Pag. 851

martedì 20 giugno 2017

Sur-Reality

Caldo e mosche.
Non una qui e una lì, ma un'invasione tale da farmi sospettare che le mosche siano una sorta di simbolica rappresentazione dell'eterna lotta per la sopravvivenza della specie: nel caso delle mosche, i ragni se le pappano e tanti saluti all'integrazione e al riconoscimento dello ius solii. 
Prima costruiscono pazientemente la tela, giro dopo giro e intersezione dopo intersezione.
Quando lo splendido manufatto è pronto, i fili di bava serica emanano lievi bagliori di luce che esaltano la spettacolare arte di cui i ragni sono capaci.
Le mosche, animali bonaccioni il cui scopo nella vita è limitato al mangiare, dormire e figliare, non sanno resistere alle luci della tentazione, così una volta avvistata la meraviglia iniziano a volarle sempre più vicino. 
E dato che la meraviglia se ne sta lì, immobile e aperta gratis a qualunque curioso, le mosche dal pensiero basico pensano:"Ora mi ci faccio una Home".
Non appena toccano rete, sono già belle che fottute.
I ragni sono animali lungimiranti ed estremamente pazienti:tessono reti che poi lasciano lì, come se fossero regali che può usare qualunque mosca che passa.
Appena le ingenue volatili vi rimangono impigliate, ecco che i ragni riappaiono lasciando alle prede solo un'ultima possibilità, mentre iniziano il loro lento lavoro di svuotamento dal di dentro: le lasciano ronzare isteriche nell'illusione che qualcuno/qualcosa verrà a liberarle dai perfidi ragni prima che sia troppo tardi. 
Ma quando sei presa nella rete, è già troppo tardi: chi vuoi che sia quell'alieno ebete che rischia di restare altrettanto catturato per venirti a salvare?

Gli alieni.

Leggevo poco fa uno di quegli studi scientifici che ormai ci sfornano a riempitivo come se piovesse (e non piove): pare che l'aumento della popolazione mondiale sia talmente inarrestabile che saremo costretti, più o meno intorno al 2050, a considerare di migrare su altri pianeti per poter sopravvivere.
L'idea di una vita su Marte o su Papalla mi perplime parecchio, ve lo dico.
Al punto che una domanda semplice semplice non me la posso evitare: ma se il problema è il numero, perché importiamo baldanzosi iper-testosteronici per incentivare la natalità così che ci siano garantite le pensioni (almeno fino al 2050, che poi chi s'é visto s'é visto)?

I cinesi, che il problema della sovrappopolazione l'hanno affrontato molto prima di noi, hanno imposto per anni il figlio unico.
Non si potrebbe qui accettare che la natura è più intelligente degli scienziati e si autoregola diminuendo il tasso di natalità all'aumentare del benessere sociale?
Perché darsi il tormento perché uno muore e l'altro vive?
E' tutto solo temporaneo, alla fine moriamo comunque tutti e non è detto che vivere sia di default un grande affare.
Nemmeno i conigli continuano a figliare oltre una certa capienza della gabbia, pena la morte per fame di tutti.
I gatti poi, quando figliano troppo, ammazzano loro stessi fin dai primi miagolii  le bocche più fragili, così da meglio addestrare i piccoli rimanenti a un'efficace caccia al topo e alla lucertola.
Noi no: siamo evoluti, civili e umanoidi, così ci sono le pensioni da pagare e qualche schiavo dovrà pur lavorare a gratis per almeno i prossimi 35 anni (poi si va su Papalla), no?

Mentre venti di guerra insistono sulle nostre teste perennemente chine sugli smartphones, mentre le mosche ronzano e il Vape sembra far loro da ricostituente, mentre ci rompiamo le palle con i diritti degli omo e dei cinquantenni a metter su famiglia, della cittadinanza ai piccoli immigrati che crescono e il mistero Consip quotidiano, due notiziole scientifiche dovrebbero almeno preoccuparci: 1. spuntano almeno altri 10 (dieci) pianeti abitabili e il nostro Dna potrebbe decidere di modificarsi a nostra insaputa così da renderci adatti alla vita su altri pianeti.

Per me son contenta di un fatto: sono fra gli ultimi umani che han passato l'intera vita sulla Terra, con lo strano privilegio di vederla tracollare da Paradiso Terrestre a Pianeta delle mosche.
Per voi, non so: la "sovranità se n'é bella che andata, il mondialismo manderà a puttane anche la Terra e voi umani non vi potrete chiamare più.
Già vedo in giro strani bipedi con i quali ho sempre meno in comune, a parte due gambe, due braccia, due occhi, due orecchie e due buchi nel naso. E non è detto che si tratti di buchi che usiamo per identiche funzioni.
Di alberi se ne vedono sempre meno (agli umanoidi sembrano uno spreco di spazio altrimenti edificabile), i fiumi servono per la produzione di energia o di catastrofi ambientali, l'aria viene impregnata di sostanze tossiche sì, ma necessarie per continuare a trasformare gli umani in mosche da emigrazione planetaria.
E' stato bello, finché era bello.
Ma come si sa, tutto passa, e siamo ormai verso la fine. 
E quando questa Terra esploderà come un melograno maturo spargergendo i suoi abitanti come semini sanguinolenti per la galassia, di me verranno sparse al più delle ossa ormai micronizzate, unica traccia che di me rimarrà di un'attuale vagheggiata eternità.

Poi, per chiuderla con le mosche che resistono al Vape e sterminerei con il Ziklon B, mi dico: non si tratterà di droni miniaturizzati il cui compito è registrare come vive l'ultima umana standard prima che la modifica del Dna la trasformi in cinguettante umanoide che retwitta disperati appelli non capendo di essere già vittima dei ragni?

sabato 10 giugno 2017

Habemus Rei

Le cifre del Reddito di Inclusione:

- 190€ per singolo (6,33€ al giorno)
- fino a 485€ per famiglie con 5 o più componenti (485€:media di 4= 121,25€/mese = 4,041€al giorno)

Conviene organizzarsi così:
1. si sopprimano i 2 eventuali figli (2 bocche da sfamare in meno)
2. ci si separi dichiarando uno residenza nell'auto, purché non sia stata acquistata negli ultimi 2 anni (non si ottiene il Rei) e l'altro in casa (poi, con le tenebre della notte si può sempre far sgattaiolare in casa il congiunto parcheggiato sotto)
Si racimolano così ben 380€ in 2, cioè ben 6,33€ a testa anziché 4,041€.

E fanculo alla famigliola felice del mulino bianco: qui è dura lotta per la sopravvivenza, mica bau bau micio micio.
Ulteriore attenzione: se pensate di cavarvela perché avete un'auto vecchia, vi sbagliate: c'é una proposta di legge per far pagare un bollo maggiorato alle auto vecchie: inquinatori! 

Le cifre 2.
Gli importi saranno accreditati su una carta prepagata: costo di emissione della carta (ipotetico ma realistico): 5€.

Attenti alle spese: la carta serve a tracciare i vostri acquisti, altrimenti vi facevano un bonifico mensile senza smenarvela troppo.
Per capirci: la paghetta è utilizzabile solo per saldo bollette, acquisto di beni di prima necessità (un po' di pane, un litro di latte, due mele, di più non ci comprate) o saldo rette scolastiche.
Niente birre e niente ricche briosches al bar la mattina.

Le cifre 3.

Per gestire la faccenda saranno assunte 600 persone (sospetto con contratto precario a 4/500€ al mese per max 12 mesi, poi se mai si vedrà come si mette).

E qui diamo una bella botta anche ai parametri del jobs act: le statistiche sull'occupazione nel 2018 schizzeranno all'insù, e ditemi che non sono dei geni.

Le cifre 4.

Siete disoccupati e percepite l'Asdi? Siete uno degli sfigati che già hanno la prepagata del Sia ((Sostegno di Inclusione Attiva, 40€ al mese)?
Nada, scordatevi la pacchia: dall'entrata in vigore del decreto salva poveri solo carta prepagata Rei per tutti (cioè per quei fortunatissimi che rientreranno nei parametri per la Rei).

Le cifre 5.

I parametri:
1. tetto Isee max di 6mila euro ma con proventi da reddito di non più di 3mila. Altrimenti siete fuori.
2. potete avere fino a 10mila euro sul conto e un valore in beni immobili per max 20mila, esclusa abitazione.
Qui confesso che non so di che parlino: per beni immobili intendono cosa, visto che dal conteggio escludono la casa di abitazione? Forse non dovete averla con il garage? Forse conta il gabbiotto dove allevate galline? Non ne ho idea...
Potete però avere un lavoro, in quanto la misura è "compatibile", purché questo non produca un reddito annuo superiore ai 3mila, come chiarito sopra.

L'inc...lusione.

La paghetta, come ogni adolescente sa, è soggetta a una contropartita: a 12 anni devi studiare, tenere in ordine la tua cameretta e rifarti il letto la mattina.
Se hai l'età per lavorare, devi impegnarti in un percorso di "inclusione sociale", come recita il nome della misura di contrasto alla povertà.
E se vuoi avere la ricca paghetta dallo stato, verrai "preso in carico" dai centri per l'impiego i quali si occuperanno di "formarti" e dovrai sottoscrivere l'impegno ad attivarti nella ricerca di un lavoro.
Vale sempre la solita psico-verità": se sei povero e disoccupato, sei tutto da rifare, cioè da rieducare in stile riformatorio.
Se invece sei disoccupato ma ricco di tuo, la tua disoccupazione è un valore.

Formazione e ricerca lavoro: per fare cosa?
Tranquilli: esistono le cooperative, i lavori socialmente utili, i pasti agli anziani, le scuole e le rive dei fiumi da pulire.

Ma più di tutto, per capire il senso della magnanimità dello stato, ci viene (forse) in aiuto quanto sotto

"Il Cdm ha inoltre approvato un decreto legge che introduce disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno. Il decreto mira a incentivare, anche con significative risorse aggiuntive, la nuova imprenditorialità, prevede una specifica disciplina per la istituzione di zone economiche speciali (ZES), con particolare riferimento alle aree portuali, nonché una serie di misure di semplificazione e per la velocizzazione degli investimenti, pubblici e privati, nel Mezzogiorno."

Alternativa per migliorare le condizioni della vostra povertà evitandovi l'inc...lusione:


1. se avete due euri che vi avanzano, portatevi sulle coste tunisine e da lì avviatevi a piedi verso il confine libico, così vi provvederete intanto una consistente abbronzatura e un fisico asciutto e tonico

2. cercate sulle rive qualche volontario di ong cui affidarvi come caso umano: abbiate cura di inventarvi una lingua incomprensibile, buttate i documenti, fate capire a gesti che siete un povero disgraziato che scappa dalla guerra (magari dall'Afghanistan, visto che l'abbronzatura non sarà mai sufficiente per farvi passare per un nigeriano)

3. imbarcati dal volontario ong, a pochi metri dalla costa sarete tranquillamente prelevati da una nave umanitaria che vi sbarcherà nuovamente in patria, ma avrete però ottenuto il diritto a un migliore trattamento economico: 

- 2,50€ al giorno di pocket money; 
- 3 pasti al giorno assicurati (e se vi schifano le sbobbe che vi propongono, potrete protestare insieme agli altri migranti); 
- abiti nuovi o freschi di bucato e in buone condizioni; 
- una ricarica telefonica al mese; 
- stanza in hotel o in abitazione privata fresca d'estate e caldo d'inverno
- tempo per fare quel che vi pare per almeno 2 anni

Arriverà purtroppo il giorno in cui vi torneranno a rompere le palle con la storia dell'inclusione, che però si chiamerà integrazione.

Ma tranquilli, passeranno appunto almeno 2 anni, e intanto potete rubare una bici e con quella gironzolare da turista fra pranzo e cena visitando i dintorni del paesello dove sarete ospiti di gran riguardo.
Potrebbe perfino andarvi di culo e ottenere di farvi trasferire sulle colline, in montagna o in qualche hotel 3 stelle in riva al mare
Ogni tanto il sindaco verrà a trovarvi e vi chiederà, ma con estrema gentilezza, di posare con lui per una foto vestito con la divisa arancione del migrante volontario che si sta integrando armato di un rastrello per le foglie del parco in mano.

Mezz'oretta di sorrisi, promesse e convenevoli ogni tanto, e per il resto che s'incl...udano!

lunedì 5 giugno 2017

Torino: Q&A

Pare che a generare il caos a Piazza San Carlo a Torino, che ha procurato 1527 feriti, 2 dei quali gravi, siano stati due ragazzi per "fare una bravata".
La notizia mi disturba più di quella dell'ultimo attentato di Londra.


Continuo a chiedermi cosa non mi torna di questa Piazza devastata peggio che se fosse passata una mandria di bisonti infuriati.
Non mi tornano le bottiglie di birra in vetro che circolavano e si sono puntualmente rivelate micidiali al momento del panico.
Non mi tornano i racconti, assolutamente credibili, di gente nel panico che si muove a ondate camminando sopra a quelli che, spinti, cadevano a terra.
Non mi torna poi la totale assenza di servizi d'ordine in una piazza gremita di circa 40mila persone dove girava birra a fiumi senza che nessuno vigilasse intorno alle transenne il via vai di delinquenti fornitori di bottiglie in vetro vietate agli ingressi.

A non farmi tornare niente è però una domanda, decisamente cinica: e se invece di un paio di deficienti sbronzi che gridano Allah Akbar, ci fosse stato un reale terrorista con zainetto armato e pronto a farsi saltare, fra quei 40mila, possibile non ci fosse nemmeno un giovane aspirante eroe capace di provare a fermarlo per fermare la strage?

No, pare proprio di no: è bastato un cretino ubriaco che, a torso nudo e zainetto sulle spalle, urlasse il convenuto grido pre-bomba islamico, per scatenare solo panico, senza eroi.
Niente sangue freddo, solo irrazionale paura pavloviana conculcata a forza di attentati-lezione da imparare.
Certo, il condizionamento innesca reazioni da conigli, e ormai di fronte all'islamico armato si dimostra, come appunto nel caso della piazza di Torino, che l'obiettivo di reazioni da laboratorio di propaganda è raggiunto ed efficace nel 100% dei casi. 

Abituati a vivere in gruppo, a pensarsi come parte del gruppo, a ragionare in gruppo, a socializzare per gruppi, l'istinto di sopravvivenza individuale è ormai limitato al classico la miglior difesa è la fuga.
Non è tragico?
Ricordo i numerosi casi di singole persone che di fronte alla minaccia non si sono fatte intimorire reagendo passando all'attacco (ne cito uno per comprenderli tutti, e se cercate in rete sono parecchi).
Rischiando la vita, certo, ma con questo dicendoci anche che la miglior difesa è l'autodifesa, la reazione di fronte a un'aggressione o una minaccia, che è provare a fare scudo contro la sopraffazione e la barbarie, la civiltà; non la fuga al primo babau urlato da un imbecille.
Uno, dico uno su circa 40mila, che sapesse guardare in faccia la minaccia del terrore islamico senza indietreggiare, potrebbe forse innescare il ricordo collettivo della possibilità umana di reagire, anziché subire ritraendosi in se stessi e scappando.

L'eroe, nel 99,9% dei casi muore, si sa. 
E la sua morte serve però a ricordare alle pecore che sono tali solo perché anziché coltivare in sé il coraggio, coltivano in sé la paura anche della propria ombra.

Qui, invece, abbiamo ormai la prova che siamo solo un gregge di pecore armate di cuore&amore con cui combattere il nemico (pagandosi pure 40€ di biglietto), quindi incapaci perfino di pensare che il nemico del cuore&amore se ne strafrega, e al dunque ti ammazza comunque e pure con meno fatica.

Capisco il panico, eh? Specie se sei sbronzo e sei educato a reagire in gregge, più che farti guidare dal tuo individuale istinto di sopravvivenza.
Però, vivvaddio, almeno uno che di fronte al falso dinamitardo ubriaco gli si fosse lanciato contro nel tentativo di almeno buttarlo a terra, me lo sarei aspettato.
Uno.
Invece niente.
Tutti polli da batteria che finiscono per ferirsi l'un l'altro passandosi sopra e calpestandosi come niente fosse, e facendosi sgorgare sangue a fiumi con i cocci delle loro stesse bottiglie rotte di birra.
Un'immagine devastante, in tutti i sensi.

Finiremo sottomessi senza batter ciglio, per assenza di anticorpi emozionali e un istinto di sopravvivenza atrofizzato da buoni sentimenti un tanto al chilo.
Una gran brutta fotografia.
Tanti bravi ragazzi che, al momento della prova suprema, quella che può decidere fra la vita e la morte, quella che di fronte alla minaccia della propria e altrui sopravvivenza, non sanno salvare né il mondo né se stessi.
D'altra parte, se ti globalizzano al punto che non hai più un tuo mondo, ma solo un mondo per viaggiare, studiare, lavorare, non hai più ragione di difendere alcun mondo preciso.
Quindi, al più, di fronte a una minaccia ti arrendi.
E scappi da un'altra parte, tanto una vale l'altra.


Figurati la reazione, mi dico, se ci invadessero "li turchi "oggi...
Ah, no: i "turchi" oggi ce li andiamo a prendere e, dato che siamo quelli buoni del cuore&amore, li vogliamo "integrare".
E infatti, a integrarci sono loro, avendoci già colonizzato l'organo pensante minacciando "il nostro stile di vita" a furia di paure indotte e difesa del loro diritto alla moschea sotto casa.

giovedì 1 giugno 2017

Un futuro da onesti poveri

Gli anni '80 del secolo scorso, quelli dell'edonismo reaganiano che tanto schifano alla memoria dei sinistri duri e puri, si distinguevano anche per una pratica, volgarissima, importata dall'America: misurare la propria autostima in base al proprio reddito.
Film come Wall Street di Oliver Stone, dell'87, hanno sedotto una generazione che scopriva allora che si potevano fare soldi "giocando" in Borsa, attività finanziaria fin lì oscura ai più.
Lo so, volgare il "misurarsi l'uccello" parlando di soldi (con figa e coca annessa), ma va detto che entrare nel mondo del lavoro con l'obiettivo di guadagnare quanti più soldi possibile, era certo più stimolante e avventuroso per la percezione del proprio valore personale e sociale che il misurarselo a botte di 400/500€ al mese da precario a vita.
Anche il misurare oggi la propria autostima sugli stipendi offerti ai novelli ingegneri Erasmus, bene all'autostima degli attuali trentenni non può fare.
Tempi, quelli odierni, in cui lo stato spende 1.050€ al mese per sfamare, vestire, "integrare" migranti economici (non si capisce bene dove o come si dovrebbero integrare, vista la penuria di posti di lavoro disponibili) mentre ne offre, a parametro per misurare giovani braccia o cervelli fini, previa Carità di Stato che diventa così misura del proprio valore sul "mercato del lavoro", 485€ al mese.
A queste cifre da disoccupati ricattati, uno stipendio di 600€ dovrebbe sembrare a un ingegnere plurilingue e disposto a trasferte, offensivo al massimo grado.
Ma non sembra lamentarsene nessuno.
Poi ci si chiede perché ancora non scoppi una rivoluzione.
Forse perché, per agire, per muovere il culo dalla tastiera, sarebbe necessario avere almeno in sé una profonda motivazione e un'autostima pressoché intatta: non ci si va a far sbattere sul naso manganelli dai questurini se ti hanno ormai desertificato l'anima a furia di deprezzamenti salariali e bisogni primari compensati con ricatti da schiavismo di stato.
Gli anni dell'edonismo reaganiano saranno anche stati pecorecci, ci saranno anche stati corrotti e quindi corruttori, ma almeno i soldi giravano e, nel magna magna generale dei grandi, campavano decentemente anche i piccoli e gli onesti. 
Faceva schifo? Forse.
Qualcuno ancora si autoconvince che è da quella corruzione che è nata quella attuale. Per me quella attuale è potuta fiorire solo dopo che si è provveduto a far fuori quella di allora, che si limitava a passaggi di mano fra industrie e politici, mentre ora è estesa fino ai più infimi livelli del magna magna di organizzazioni buoniste che si rubano i poveri da sfamare e vestire sotto casa.
Oggi, a furia di "onestà" e "moralità", a furia di spending review e buonismo dal tratto mafioso, i corrotti e i corruttori speculano ormai tutti indistintamente sulla carne umana a colpi di dumping sull'umano; e quel costo da buttato via che dovrebbe far girare l'economia, in realtà la distrugge facendo di tutti, nei tempi lunghi, dei miserabili a perdere.
Carne umana che produce reddito importata a colpi di migliaia di corpi aitanti e muscolari da una parte così da meglio mandare al macero altrettante migliaia di depressi locali svuotati di tasche e autostima dall'altra.
Non invidio chi oggi ha 30 anni, e mi vado sempre più convincendo che meglio sarebbe se le famiglie con figli in età scolare investissero sull'acquisto di un rudere con annesso campo da coltivare, anziché su una laurea e un Erasmus pagati di tasca propria per fornire cervelli retribuiti 600€ al mese a un'élite di barracuda senza neanche più il fascino letterario di un vecchio Gordon Gekko degli anni '80.

Anni '80 (e forse anche '90) che diventa sempre più difficile indicare come "i peggiori anni della nostra vita", visto il ben triste futuro che si va intanto delineando: una estrema povertà allargata e globalizzata, che colpisce strato dopo strato chiunque e alla quale nessuno, alla fine, avrà forse più la forza e la rabbia per ribellarsi.

Forse però, poi mi dico, è proprio questo il futuro cui i 30enni di oggi aspirano: niente più volgari "misurazioni di pisello" sul quanto guadagni, niente più scollacciato edonismo reaganiano, tutti ugualmente poveri e tutti ugualmente (e obbligatoriamente) onesti.
Insomma, una revival dell'Unione Sovietica condita in salsa Vaticana. 
Ne sarebbe contento Sveto Karaman, l'immenso raffinato personaggio uscito dalla penna di Enzo Bettiza nel suo I fantasmi di Mosca, che ben aveva lì descritto l'uguale schema di potere di Vaticano e U.R.S.S. staliniana: ipercontrollo fin nei più nascosti pensieri delle masse che arriva a produrre automatiche autocensure, così che il dominio scavi strade fin dentro le coscienze, modificandole così per generazioni.
Per me, ve lo dico: ridatemi i rampanti cocainomani prodotti dal corrotto Craxi&C., e tenetevi questa tristemente onesta miseria.