venerdì 8 febbraio 2019

Di tutti i futuri possibili, questo...

Ho passato (quasi) la notte a vedermi il video di una conferenza che si è tenuta a Firenze lo scorso maggio 2018. 
Relatori: Fritjof Capra (Il Tao della fisica) e Stefano Mancuso (Plant Revolution). 
Titolo: Futuro vegetale.

La sera prima avevo scoperto (nel senso che non la conoscevo) Erica Poli, Psichiatra, Psicologa e Counselor, particolarmente ferrata e brava nel parlare di neuroscienze e neuropsicobiologia, riuscendo a essere semplice e comprensibile a chiunque. 
Nel video, a un Tedx a Reggio Emilia, parla di Codice Umano:  dalla Genetica all'Amore (il video dura circa 16', vedetelo, vi farà sentire bene). 

Poco dopo stavo pensando: come si concilia la bellezza di tutto questo con quest'altro?
O con questo?
O con questo?
Se è certo che l'evoluzione è un fatto personale, e se è vero che questa evoluzione è frutto anche di ambiente e contesto in cui vivi, è purtroppo altrettanto certo che chi vive immerso in un mondo culturalmente fermo alla legge del taglione e della savana, proprio per quei fattori ambientali/culturali, se portato a vivere nel mondo occidentale di Fritjof Capra e Stefano Mancuso, avrà serissime difficoltà ad ambientarsi. Con esiti drammatici per lui e per quelli che gli devono forzatamente convivere insieme senza comprendere il suo totale disadattamento.
Penso spesso che certi drammatci fatti di cronaca, che vedono sempre più spesso autori di efferati delitti dei migranti senza legge e allo sbando totale, siano la misura di questo profondo disallineamento fra la cultura dalla quale provengono e quella nella quale sono arrivati a vivere senza poterla comprendere fino in fondo.
Sono due mondi in rotta di collisione forzata.
Arrivano a comprendere la moda, i mezzi tecnologici, i soldi, cioè la superficie del mondo occidentale che li abbaglia e, sempre più spesso, inganna ormai gli occidentali.
Non comprendono il processo storico e culturale che a questo mondo dei lustrini occidentali fa da fondamenta, fondamenta invisibili ma ben delineate e sempre più spesso sconosciute appunto anche agli stessi occidentali, i quali però le hanno comunque nei loro invisibili mattoncini del Dna e nel profondo della loro memoria ancestrale.

Così succede che, non potendo comprendere ciò con cui devono confrontarsi, fanno affidamento alla cultura di provenienza: lo stupro (dicono certi magistrati che li assolvono) non è da loro considerato un reato. Il considerare le donne esseri inferiori, che vanno negate coprendole come sacchi della spazzatura a tutela dei loro stessi peccaminosi pensieri. E la cosa difficilmente trattabile è questo negarle, questo coprirle per difendersene, che è da loro considerato una questione religiosa, quindi insindacabile. 
La legge del taglione, la decapitazione, la lapidazione sulla pubblica piazza sono pratiche di legge accettate e condivise anche da chi le subisce, così come possiamo immaginare che questi mondi arrivino nell'ipocrita occidente cambiando valori che nella loro mente considerano leggi divine?
Non c'è modo.

Poi c'è appunto quest'altro: che un occidente europeo pavido e ipocrita, un occidente che nega l'evidenza dell'impossibilità di far convivere due mondi che si stanno agli estremi opposti, ricamandoci sopra questioni di diritti e opportunità senza nemmeno farsi sfiorare dalla questione delle questioni, valida sempre: se è vero che tutti hanno diritto ad evolversi, e che tale opportunità di una migliore qualità di vita va data a chiunque, è altrettanto vero che per portare chi arriva dritto dalle caverne al mondo che esplorano Capra e Mancuso, sarà gioco forza portare per un po' nelle caverne l'evoluto occidente che con le caverne del taglione, delle donne nel sacco e delle mannaie in metropolitana sono sempre più obbligate a convivere.

Il dramma in atto è che mentre una parte del mondo ci lascia intravvedere la possibilità di una vita pieni di senso e di bellezza che grazie a filoni di ricerca sempre più ci avvicina alla profondità del nostro essere in potenza microscopiche cellule di luce divina, nella nostra quotidianità, in quello stesso mondo, ci sentiamo minacciati da un regresso all'ignoranza più truce al punto che finiamo impietriti a difenderci da minacce fisiche e culturali che risvegliano in noi terrori per la sopravvivenza di ciò che siamo. Paure che pensavamo di aver relegate nella memoria più profonda e invece le sentiamo risalire alla coscienza e paralizzare in noi ogni spinta in avanti, verso quell'esistenza piena di bellezza e senso che sappiamo possibile.
Negarla, quella memoria che risale alla coscienza, è già una regressione e un'apertura alle possibili cataratte di una nuova violenta lotta per la sopravvivenza del più forte.
Cioè del meglio armato contro il meno preparato a vedere i germi di quella violenza che già gli aleggiano intorno.
Eppure, una cosa dovremmo averla imparata, noi che ci dilettiamo di Yin e Yang, di Consapevolezza e Yoga, di leggi dell'attrazione e fantasmatiche virtù purificanti di diete vegane o respiriane, noi che ce la spassiamo a tentare di comprendere cosa sia arrivare alla ricomposizione dell'equilibrio in un Uno che Tutto comprenda: se ammettiamo l'esistenza del Bene, che vogliamo tutti raggiungere al più presto, necessariamente e implicitamente ammettiamo l'esistenza del Male, che è l'altro lato della stessa medaglia.
Negare che il Male esista è già un piccolo indizio che qualcosa nella nostra logica non funziona tanto bene.

I Capra, i Mancuso, le Poli sono i miei fari nella notte buia che stiamo vivendo.
Ma sono appunto fari nella notte.
Poi arriva il giorno, e non so negare ciò che vedo e sento e provo, leggendo di poliziotti presi a mattonate in faccia da immigrati, di donne stuprate da migranti assolti da magistrati che riconoscono loro la legge del tribale selvaggio il quale non sa, non può sapere, che le donne non si stuprano.
Leggo di pensionati aggrediti per strada e minacciati con coltello alla gola per rubargli un telefono o pochi euro, e mi prende lo sconforto sapendo che chissà, un altro magistrato assolverà pure quel delinquente perché, povero, lui non sa che qui non si fa.
O come quello che ha assolto lo spacciatore perché non ha altre fonti di reddito (ma se a spacciare è un italiano pensionato nessuna pietà, chè per lui la legge è più uguale che per il selvaggio).
O quando leggo di cristiani massacrati in giro per il mondo e di un Papa che si vergogna della croce che mimetizza in un logo astruso per andare a parlare di colloqui interreligiosi con capi di paesi islamici che infibulano le loro donne e le rinchiudono sotto palandrane nere per evitarsi tentazioni, come se Dio le avesse fatte davvero inferiori e peccatrici, così mi chiedo che razza di dialoghi interreligiosi vada a fare uno che per primo nega perfino il simbolo della sua stessa religione della cui chiesa è poi il capo supremo.
Cose brutte, che ti fanno chiedere perché mai di tanti possibili futuri sognati ci si debba oggi arrabattare per tenere insieme questo e temendone uno perfino peggiore di qui a non molto.
Nonostante vi siano oggettive e concrete possibilità di altri diversi presenti e futuri, nonostante vi siano viventi e attivi fra noi magnifici sognatori di mondi e futuri bellissimi che sono già qui...

giovedì 24 gennaio 2019

L'importanza dell'acqua (e il wc di Bill)

Temo siamo siamo arrivati al punto di svolta, cioè alle fogne della civiltà.

Non è una rude battuta. 
Leggevo poco fa che Bill Gates, dopo averci colonizzato la mente, si occupa ora delle deiezioni umane nei paesi poveri, cioè appunto del problema delle fogne.
Il genio sostiene che il problema "globale" dei "servizi igienico-sanitari", ha attualmente un costo che si aggira sui 223 miliardi di dollari all'anno.
E fin qui ci posso stare: vi sono in effetti paesi, come l'India, il Ghana o la Nigeria, dove milioni di persone ancora la fa lì dove si trova quando gli scappa, cioè in strada.
Gli azionisti delle mega società che gestiscono acquedotti e fognature nel mondo, più che soddisfatti dei loro ricavi, ignorano forse quello che Gates prevede sarà un problema che "peggiorerà se non facciamo qualcosa".
Sanno che peggiorerà, e tendo a crederlo anch'io, ma ci vogliono comunque poveri.
E se la povertà continuerà ad aumentare anche nei paesi che oggi un wc in casa ce l'hanno, finirà che non avendo più i soldi per pagare le bollette dell'acqua, necessaria ai wc domestici, dovremmo prevedere l'acquisto di uno dei wc di Bill per continuare a farla nei nostri tuguri, se non vogliamo anche a noi in futuro farla in strada. 

Per farla breve, credo che Bill riuscirà a far soldi anche con la nostra cacca, risolvendo nel contempo il problema delle risorse idriche disponibili.

Mentre schifata leggevo la notizia, m'é tornata in mente la ricerca di Masaru Emoto.
Se avete dimenticato chi sia e volete approfondire, vi segnalo questo link, dove si parla di lui:
Era un ricercatore giapponese che a partire dagli anni novanta del secolo scorso condusse una serie di esperimenti osservando l’effetto fisico della parola, preghiera, musica e ambiente sulla struttura cristallina dell’acqua...Emoto  mostrava come la coscienza umana abbia un effetto reale e tangibile sulla struttura molecolare dell’acqua...
Nelle immagini qui sopra l'ingrandimento di alcuni cristalli di diverse molecole d'acqua dopo che vicino a loro qualcuno aveva detto o scritto qualcosa. Se cercate in rete ve ne sono molte altre.
Attraverso la preghiera, la musica od attaccando parole scritte ad un recipiente d’acqua, le forme dei cristalli si fanno via via più complesse, secondo ordini geometrici di grado superiore, analoghi a quelli visibili nella geometria frattale...ricorda le strette correlazioni dimostrabili con un fonendoscopio tra gli esperimenti fotografici di Emoto e la produzione scientifica offerta dalla Semeiotica Biofisica Quantistica...
Agevolo la temeraria sfida del nostro mentre, in diretta tv, tracanna contento un bicchierone di acqua che un tempo è stata feci. 
Se Emoto aveva ragione, e per me è così, che acqua si stanno bevendo questi due?

 


Per farsene un'idea alcune immagini di cristalli di molecole d'acqua con nelle didascalie le relative fonti da cui l'acqua è stata prelevata

domenica 6 gennaio 2019

Le cinciallegre

Due di loro, stamattina, cinguettavano svolazzando fra le edere del terrazzo, posandosi ora qui ora là, purtroppo volando poi via verso le loro sconosciute destinazioni.
La prime della mia vita, mai viste prima.
Le cinciallegre mi hanno davvero rallegrato il risveglio.
Voglio pensare, fantasticare, siano di buon augurio.

giovedì 27 dicembre 2018

Le Feste

Quest'anno, chissà perché (forse il bastian contrario in me è all'opera?), improvvisamente ho realizzato che nessuna festa è bella quanto il Natale. 
Con tutto quel che c'é dentro e intorno: i pranzi, le cene, i regali, le lucine sui poggioli, gli alberi di Natale nei giardini che passano tutta la notte mandando bagliori intermittenti. Perfino gli eventuali canonici scazzi con i parenti, hanno un loro perché. 
Tutto ci sta, tutto ha qualcosa di magico. 
E non m'importa delle perenni lagne sul consumismo (fosse solo a Natale, magari saremmo tutti un po' più equilibrati), mi stufano quelli che il Natale proprio no, non lo sopportano, e ti insinuano dentro il sospetto che essere contenti di questa voglia di stare insieme a Natale sia sbagliato.
Ci sono cascata per qualche anno, poi intorno al 18/20 dicembre un'amica mi ha chiamato ricordandomi le "tue favolose cene di Natale", quelle che m'ero inventata per festeggiarci fra singles, quelle che si cominciava a far bagordi alle 8 della vigilia e si arrivava verso le 8 del mattino dopo sfatti, esausti, ma con la bella sensazione che sì, era stato bello aspettare mezzanotte per scartare i regali insieme facendo scrocciare carte d'oro o d'argento e strappando nastri e fiocchi con l'impazienza degli infanti cresciuti.
Quindi, basta: per quest'anno mi sono comprata le lucine per addobbare il terrazzo, il che è per me una novità assoluta. E divertente. 
E al prossimo Natale fanculo la miseria e i tristoni che il Natale gli mette il malumore: stiano pure da soli a sfuggire la bellezza del farsi i regalini più scemi, dell'agitarsi per tempo a preparare una sontuosa cena per poi cominciare a sparare cazzate fino a quel punto della notte in cui si passa a rivedere lo stato dell'universo per rimetterlo a posto, almeno per una sera, ché il Natale bisogna pur farlo nascere ogni volta in noi, almeno avere in noi il pensiero di un possibile mondo migliore.
Buon Natale è passato, ma c'é ancora da inventarsi una festone di Capodanno, e bisognerà impegnarsi a fondo.
Divertirsi, stare bene, vivere con leggerezza almeno questi pochi giorni all'anno, non nuocerà a nessuno e aiuterà tutti a ricaricarsi per affrontare il 2019 emotivamente più solidi e mentalmente più rilassati.

domenica 9 dicembre 2018

Cretini 2 (i cretini non finiscono mai)

La tragedia di Corinaldo, con i ragazzini morti da una parte e lo sproporzionato numero di biglietti venduti rispetto alla capienza del locale dall'altra, mi ha fatto tornare in mente un simile rischio vissuto da co-protagonista.
Era il 1° giugno della torrida estate del 2003, e quel giorno si apriva al pubblico per la stagione estiva la piscina, e l'annesso parco, dove all'epoca lavoravo.
Responsabile di segreteria, che si stesse mettendo male l'avevo intuito fin dall'apertura del cancello d'ingresso: alle 9.40 (l'impianto apriva alle 10) trovai già ad attendermi una dozzina di persone piuttosto scalmanate (per via del caldo e un'errata idea degli orari di apertura, concedo...).
Aperta la segreteria, la coda non si è mai fermata.
Alle 13.30, quando di solito c'era un calo di ingressi per via della mezza giornata utile che si pagava comunque a prezzo pieno, avevo già esaurito tutti i biglietti disponibili e stavo andando in panne per via del fatto che niente, nemmeno una pipì...
Dalla piscina mi chiamano per segnalarmi che c'era troppa gente rispetto al previsto unico bagnino (la stagione precedente non si erano mai superate le 500/600 presenze max), così iniziai a telefonare a tutta la lista di bagnini per cercarne almeno un secondo: a fatica, essendo tutti fuori servizio, riuscii a reperirne uno e a farlo arrivare dopo suppliche e perghiere che neanche a Lourdes (i bagnini fuori servizio hanno anche una vita, non è che stanno a casa ad aspettare che li chiami in emergenza).
Alle 14 era previsto un cambio turno, ma data la situazione chiamai intorno all'una la collega che doveva prendere servizio per supplicarla di arrivare il prima possibile: stavo davvero rischiando di farmela addosso, non potendo mollare la segreteria con la coda di gente irritata e nervosa (sempre per via del caldo, vado a concedere: se state a uno sportello rassegnatevi, non siete più umani di un robot per nessuno...).
Biglietti: non potevo inventarmeli, e però mandare via gente mi era impossibile: mi stavano già minacciando per l'attesa in coda, come se la coda gliel'avessi procurata io giusto per far loro dispetto, e al tentativo di negare un ingresso ho rischiato un linciaggio.
Chiamai l'amministratore per chiedergli che diavolo avrei dovuto fare. Ideona del genio: "Manda x (la sostituta che stava arrivando) a farsi prestare un blocchetto di biglietti alla piscina di...(altra gestita dalla stessa società).
Verso le 15.30, ormai in 2 allo sportello, finalmente la coda iniziò a scemare e dovevo fare almeno una prima chiusura di cassa prima di lasciare alla collega il proseguire fino a chiusura serale.
Capienza piscina: 800 persone.
Biglietti venduti: 1300 c.a.
Due bagnini, uno dei quali arrivato in soccorso dopo 3h di apertura e mille persone dentro all'impianto: se non è successo niente è forse solo perché quel giorno ho chiamato a soccorso molti potentissimi santi locali.
Il guaio è questo, sperimentato in quell'impianto molte volte: non c'é modo di far ragionare sulla sicurezza la gente: se gli dici che l'impianto non può ricevere più di un tot di persone, la mettono sul personale, e ti azzannano.
Dici loro che in vasca non puoi far nuotare più di 10 persone per corsia (ideale è 8), e ti azzannano.
Dici che in vasca si entra con cuffia e ciabatte dopo essere passati sotto la doccia e appena non li guardi se ne fregano.
Dici loro che nel prato della piscina non si possono portare i cani, che tanto meno i cani possono entrare in vasca, e niente, il loro cane è buono e io cattivissima (un giorno ho dovuto chiamare i carabinieri perché una si era portata il cane nascosto dentro la borsa e avevo la fila di bagnanti che se ne venivano a lamentare per via dell'igiene: meglio non v i dica le scene successe quel giorno alla presenza dei carabinieri, roba da film comico: i cani si sa, sono più che umani...e fanno una pipì più santa di quella dei neonati...)
Se parli loro di igiene sono sempre tutti d'accordo, ma solo se si parla dell'igiene altrui: loro sono pulitissimi (non vi racconto cosa trovavano le inservienti che pulivano gli spogliati per non farvi tornare su il pranzo domenicale), si sono fatti la doccia anche ieri, la cuffia gli rovina i capelli e tanto loro mica mettono la testa sott'acqua (ovviamente la loro pelle non si desquama mai, non perdono mai alcun capello, e comunque c'é il cloro, che igienizza tutto (se igienizzasse "tutto", uscireste squamati e con la pelle che cade a brandelli dopo 10' di immersione, sappiatelo...).
Il giorno dopo: alle 5 arriva all'impianto l'uomo della manutenzione quotidiana (abitualmente controlla i filtri, controlla l'emissione della percentuale di cloro in acqua, pulisce il fondo e igienizza i bordi, normale manutenzione insomma): nella vasca il fondo del giorno prima ha un centimetro di fango, letteralmente. Galleggiano inoltre rami, foglie, erba. Sui filtri, che non filtrano più nulla, chili di capelli, un paio di slip. parecchi kleenex.
Il prato pare reduce da una riedizione di Woodstock: carte, bicchieri, lattine, ciabatte singole, fazzoletti, giornali abbandonati, ecc. 

Può stupirmi che la discoteca di Corinaldo abbia venduto più biglietti (e fatto entrare più ragazzini) di quanti fosse autorizzata a contenerne?
Per niente.
Ciò che invece mi stupisce è che ci siano genitori che consentono a ragazzini di 14/15/16 anni di andare in discoteca per un concerto (demenza del concerto a parte) che all'una di notte non è ancora iniziato.
Ma dove hanno la testa? Che senso di responsabilità hanno nei confronti dei figli? Qualcuno glielo spiega che non è questione di fiducia nei figli, ma di condizioni per cui quella fiducia risulta di default malriposta.
I gestori della discoteca vanno puniti, ovvio, e però è inutile fare quel che sempre si fa in questi casi: chiudere il locale per qualche mese per poi riaprirlo imponendo sulla carta numeri di capienza più contenuti (pare che al locale in questione fosse peraltro già successo).
Il punto è che ci sono business dove non c'é fattura elettronica che tenga, dove fare incassi è più importante che garantire la sicurezza e controllare che i numeri dei biglietti venduti corrisponda al massimo al numero di capienza è una pura illusione: o gli metti i tornelli numerati con blocco automatico al raggiungimento dei limiti previsti o niente, i numeri sono moneta sonante in più che arriva come una manna alla quale è difficile resistere.
Ed è inutile anche fare i moralisti della domenica: provate voi a bloccare gli ingressi quando davanti avete un'orda di gente che di sicurezza e regole non ne vuol sapere: o li menate di brutto (e siete un dittatore fascista) o vi lasciate tentare dall'ingresso in più che vi elimina la coda scalpitante e aumenta il volume di contante della serata (diventando sul momento dei buoni, ma alla fine essendo sempre dei coglioni).

Per me, ve lo dico: dove entra la folla io non entro più da tempo.
La folla è demente a prescindere, sempre: il cretino che fa la cazzata va messo in conto, e se si è mentalmente onesti se ne mette in conto più d'uno, così ecco che avete la risposta al cosa fare: state lontani dagli assembramenti e diffidate di chiunque vi faccia entrare in un locale dove non si potrebbe "solo" per farvi un favore.
L'esperienza di 4 anni a uno sportello, tutto sommato e solo in apparenza meno pericoloso di quello di una discoteca, mi ha insegnato che nessuno è più cretino e potenzialmente pericoloso di quello che ti chiede di fargli un favore facendolo entrare, contravvenendo con questo alle regole di sicurezza o di igiene: se ne incrociate uno che vi fa (o vi chiede) un simile "favore", tirategli subito un cazzotto, vi farete meno male che a cedere. 
Ne ho rischiati parecchi, di cazzotti, per aver imposto, nei limiti delle mie competenze, il rispetto delle regole per igiene e sicurezza.
Non è stato mai facile, subire le incazzature deliranti di gente normalissima e perbene che davanti a un no si rivela una belva disposta a sbranarti per aver osato, proprio a lei, "io che sono un/una cliente!", dire no, non posso, mi lasci il numero di telefono e se si libera un posto la chiamo.
Niente, l'italietta del lei non sa chi sono io e del la prego mi faccia un favore è forse la bestia più infida dalla quale non riusciamo davvero a liberarci.
Le conseguenze sono quelle note: i morti di Corinaldo di questi giorni, ma ci metto sul conto anche quelli per la valanga di Rigopiano, quelli del Ponte Morandi e tutti quelli che vi vengono in mente ripensandoci un po': morti la cui ragione si trova sempre dalle parti del favore, del pressapochismo, del tanto non cadrà, del mica nevicherà così tanto da...