martedì 10 ottobre 2017

Traditi e mazziati

Che votare non sia più che una sorta di reality nazional-popolare trova ulteriore conferma nelle odierne dichiarazioni del Governo Puigdemont in Catalogna.
Forse che sia lui che Rajoy non sapevano entrambi che si trattava di una sfida fra loro per testarsi i reciproci muscoli? 
Uno, il secondo, li ha mostrati fin da subito tirando cazzotti direttamente sui votanti. L'altro, appena il giorno dopo un a mio avviso deludente risultato elettorale, dichiarava di voler aprire al dialogo, rendendo così le botte alle vecchine e le dita rotte alle donne buttate giù dalle scale nei seggi, un prezzo accettabile per arrivare al "dialogo".
Che per il Sì abbia votato circa il 90% dei votanti, quando a votare sono andati appena circa il 39% degli aventi diritto, pur tenuto conto delle difficili condizioni oggettive, era di per sé misura del fatto che la maggioranza dei catalani non era per l'indipendenza che il referendum chiedeva. 
Quindi, appena poche ore dopo l'inutile massacro, gli indipendentisti spinti al voto su basi democratiche fragilissime (per me un referendum senza quorum è una bestialità), erano belli che traditi.
Quella di stasera non è che la dichiarazione ufficiale di quel tradimento giocato, come purtroppo sempre più spesso accade, sulla testa di chi crede ancora che l'Unione Europea sia la salvezza e siano possibili cambiamenti democratici grazie al voto.
Ma dove?
Non lo è più in Italia dal Referendum sull'Acqua Bene Comune: votarono il 54% degli aventi diritto, e i Sì vinsero con il 94% dei voti. A urne ancora calde quel risultato fu azzerato nei fatti con una legge che ne vanificava l'esito. Non era gradito all'UE, che sulle privatizzazioni dei servizi pubblici aveva un'agenda diversa, prontamente sposata dai governi che si sono succeduti di lì a un paio di mesi.
Referendum tradito e 1-0 per politiche UE.
Mi astengo da ogni ulteriore valutazione su ciò che è successo dopo di allora, e pure su ciò che sta accadendo in Italia in queste ore: se il voto non ha più importanza, diciamo che per i politici ne ha una strategica: far pagare ai contribuenti dei sondaggi su larga scala che servono solo per misurarsi il pisello fra loro.
In Grecia, il Referendum del luglio 2015 che chiedeva se accettare o no il piano proposto dai creditori internazionali per il rientro del debito (v. Troika), vinse il No con il 61,31% dei voti.
Festa in piazza con Tsipras trionfante e già con il coltello del tradimento nascosto dietro le spalle: andò a trattare quel risultato con Bruxelles e tornò a casa accettando quel piano che i greci avevano respinto alle urne.
Capite com'é la cosa? 
I risultati elettorali o refendari non contano nulla, si va sempre a trattare a Bruxelles pur avendo i numeri per decidere, se si potesse decidere, ed evidentemente non si può: è Bruxelles a dire l'ultima parola, non i cittadini che si illudono che conti votare.
Stessa cosa con il risultato catalano (che comunque per me non era valido, ma così però lo si è voluto far intendere ai catalani che le hanno prese in testa pur di poter dire la loro): Puigdemont dichiara il risultato valido, vanta una maggioranza che non ha in virtù del fatto che aveva dichiarato prima che l'indipendenza sarebbe stata dichiarata anche senza che le urne raggiungessero il quorum, lì non previsto (e a me 'sta cosa pare un filino fascista, o staliniana, se volete), tranne il giorno dopo "aprire al dialogo" con la stessa Madrid che il giorno prima gli ha massacrato la popolazione a manganellate e stasera stessa, prima di fare dichiarazioni, si consulta con Bruxelles (che evidentemente sta dietro le quinte anche quando tace e non da segno di sé).
Poi, e questo la dovrebbe dire tutta sull'ambiguità del governo catalano (ambiguità non dissimile a quella praticata in Italia o in Grecia), di fronte ai suoi cittadini, oggi, dichiara: "...assumo il mandato del popolo perché la Catalogna si converta in Stato indipendente di forma repubblicana", tranne aggiungere che ne sospende l'attuazione per aprire al dialogo con Madrid, la quale ha già chiarito che non c'é dialogo possibile visto che per lei il referendum "non c'é mai stato".

I catalani in piazza stasera, silenziosi davanti ai megaschermi, mi hanno ricordato (purtroppo) i greci del No nel 2015: muti, come si ammutolisce di fronte ai peggiori tradimenti che non ti aspetti.

Visto che siamo in tema Referendum, chiarisco anche che a quello per l'Autonomia del Veneto andrò a votare.
Non perché sono leghista, pur apprezzando il leghista Zaia più di quanto abbia mai apprezzato Galan, ma perché credo che questi referendum vanno ormai vissuti e partecipati non tanto per quel che chiedono e mai ottengono, ma perché lo considero un sondaggio per prendersi anche noi somari le misure da totali impotenti su ogni altro fronte: votare per la maggiore autonomia del Veneto (cui aderisce anche buona parte del Pd, e già questo è sospetto e segno di un tradimento in fase di cova pronto ad azzerarlo comunque vada il giorno dopo), è il solo modo di esprimere pubblicamente un mal di pancia che si fa più acuto ogni giorno che passa.
Mal di pancia che non ha nulla a che fare con nessuno e niente, e ha a che fare con tutto.
A voi non passa mia l'idea che si sia andati talmente oltre ogni possibile malata immaginazione per poter davvero fare/contare ancora qualcosa?
A me sì, sento che la gabbia si sta chiudendo e i pochi pertugi aperti sono comunque presidiati da sentinelle armate e circuiti elettronici.
In piazza non ci si può andare, ché a prendere legnate certe una non ne ha più voglia.
Dire sul blog, su Twitter o nei forum che tutto ormai mi schifa ma tutto è ormai troppo tardi per essere rimediabile "democraticamente" o "politicamente", mi attira ormai solo frasi fatte in max 140 caratteri: "Fascista!", ecc. 
Ovviamente da parte di chi del fascismo non ha ancora capito se non lo slogan né tantomeno ha ancora capito di vivere in un paese in mano a stalinisti autentici, abilmente riverniciati ma similmente perversi e altrettanto feroci nella loro paranoica perversione.

Vado a votare per dirmi che anche sapere quant'é la gente che in Veneto e Lombardia è incazzata e impotente, per null'altro che questo.
Vince Zaia? Ben per lui: è su molte cose, come dicevo, più "compagno" di sinistra di certi marpioni sinistrati veneti che fanno gli antifa nell'week-end ma applicano la legge del lager negli altri cinque giorni della settimana.
Perde Zaia? Non sarebbe un tragedia né per lui né per i veneti, che mussi* sono e mussi restano.
A cosa serve allora?
A trattare con Bruxelles, no? Cioè, a trattare con Roma che tratta con Bruxelles.
Per ottenere cosa?
Forse qualche euro in più per asfaltare le strade del Veneto o per finanziare qualche bretella autostradale in Veneto, nulla di più.
Però, si va e poi si sa quanti sono gli scontenti lombardi e veneti.
Tutto qui.
L'unico modo per non essere traditi è evitare di innamorarsi di qualcuno. O di qualcosa. 
Fare il minimo, e solo per aiutarsi a capire meglio... 

P.S. 
Segnalo questo pezzo su Contropiano che sul tema Catalogna, Referendum e valore del voto in UE, arriva più o meno alle stesse mie conclusioni.

*mussi = asini (ma anche somari) venessìani

sabato 7 ottobre 2017

Bed-In

Ieri mattina sono stata brutalmente svegliata dai gridolini isterici di una vicina che s'illudeva di far rientrare il cane in casa dopo avergli consentito di uscire senza lacci e lacciuoli. Anziana, non si piega, quindi non sa gestire né le fughe del cane né tantomeno, la raccolta delle sue deiezioni sul prato.
Quindi s'immagina che la libertà del cane si possa gestire con dosi massicce di vieni qui amore, dai che è ora di andare, vieni con la mamma (quella delle mamme dei cani è universale: se una donna ha un cane, di default si sente mamma, con quel che di tragico ne consegue...).

Stamattina sono stata invece brutalmente svegliata dalla vicina del piano di sopra la quale, essendo sabato e quindi giornata di pulizie, inzia presto a sbattere porte, spostare divani e poltrone, passare scope e stracci e aspirapolveri, piena di energia ripulente e disinfettante (vive sola in 40mq, e ogni sabato sono grandi pulizie di primavera, chi le sporchi casa non si sa...).

Ho provato a resistere, come sempre, alle brutali sollecitazioni esterne girandomi prima da una parte, poi dall'altra, poi niente: mi irrita di prima mattina che a decidere a che ora è la sveglia non sia il mio bioritmo, ma le iperattività domestiche (o canare) altrui.

Essendo tendenzialmente una nottambula, amo però dormire comunque le mie otto ore, e questi risvegli imposti dai bioritmi altrui mi fanno iniziare la giornata già pronta a sparare.

Una cosa di cui mi sono infatti convinta, dopo anni di osservazione e patimenti, è che chi va a dormire con le galline e si sveglia con il canto dei galli, è sempre un potenziale guerrafondaio: imponendo a metà del mondo i propri ritmi, innesca nell'altra metà l'inevitabile desiderio di vendetta tremenda vendetta.

Se non scoppiano quotidianamente guerre condominiali non è perché siamo civili, ma perché chi ama dormire evita di rovinarsi, oltre al risveglio, anche la giornata, passandola a litigare con l'iperattività altrui.
Insomma, è una pratica costante di non-violenza, un'ascesi praticata fin dalle prime ore del mattino in attesa che arrivi sera e le galline vadano finalmente a dormire così da avere qualche ora di pace fino al mattino dopo quando, appena sveglie, quelle devono far sapere al mondo quanto son brave a fare le uova.

Dormire, riposare, fare di meno, non di più, è l'unica via verso la Pace nel mondo.
Ben lo avevano capito i coniugi Lennon che già nel '69 del secolo scorso dichiararono essere il letto (e il dormire), una via di Peace&Love.


E' tutto qui, il segreto, niente di complicato. 
Eppure, sono circondata da gente che si agita, che s'inventa fin dal mattino tremila cose da fare al solo scopo di convincersi di essere vivi.

Per me, essere viva, è essere in pace in compagnia di me stessa: dormire, leggere sul divano (o sulla sdraio d'estate), con calma inventarmi un pranzo intorno a mezzogiorno e, se possibile, farci una pennica sopra, tirando poi sera a film, serie, tv, qualche telefonata a qualche cliente con il quale scambiarci gentilezze facendo affari senza starsela troppo a tirare su budget, costi e ricavi, irritanti tecniche di marketing e tutte le stronzate produttive che fanno sentire figa e attiva la stragrande maggioranza delle galline e dei galli in costante attività.

Galline e galli per i quali sogno ogni mattina dosi intensive di napalm, subito mediato con però almeno un paio di tranquillanti fateveli, una camomilla doppia, una dose di oppio, un po' di morfina, un paio di canne, qualunque cosa vi dia una calmata così che riusciate a lasciare in pace il mondo.
Fate di meno, non di più, se volete davvero sentirvi vivi.
Agitarsi è agitarsi, non essere vivi.
E dormite, perdìo!

lunedì 2 ottobre 2017

Solo buone notizie

Sbirciata rapida agli esiti del referendum catalano (questioni indipendentiste a parte, gli esiti dimostrano che Rajoy è un pessimo stratega: lasciava fare, avrebbe avuto parecchio da contestare visti i numeri: 90% su meno della metà degli aventi diritto al voto, la legge catalana della maggioranza vince anche senza quorum gli spianava la strada in discesa davanti a qualunque successiva rivendicazione autonomista), mi sono imbattuta in due notizie belle, entrambe in quel di Venezia.

La prima: un condominio di Mestre festeggia i 50 anni dalla costruzione con una festicciola condominiale.
«Sarebbe bello se tutte le assemblee condominiali iniziassero così», ci confida l'amministratore. «In questo palazzo si respira un'atmosfera meravigliosa». Il segreto? La riservatezza. «Siamo tutti in buoni rapporti, ma ci teniamo alla nostra privacy: credo sia questa la ragione del successo del condominio», ci confida un residente.
A domanda, uno dei condomini:«Sono quasi tutte case di proprietà, spesso ereditate dai genitori: una continuità che aiuta a mantenere un'atmosfera tranquilla».
Continuità e tenerci alla propria privacy. 
Cosa che contribuisce a rispettare la privacy di tutti.
Non ci vuole poi molto, no?
In sintesi, nulla più che la buona educazione.
E però, avercene, di questi tempi...

La seconda: un poliziotto fuori servizio si accorge che un passeggero del vaporetto ha una preoccupante perdita di sangue a una gamba. 
Se ne preoccupa, si alza e lo aiuta, forse salvandolo da un possibile dissanguamento. 

Sarà che notizie di cronaca cittadina così non è che se ne leggano molte, ma per contrasto mi hanno ricordato che in un paese non massacrato dalle emergenze (dei "profughi, delle pensioni, delle abitazioni, dei conti dell'Inps, della scuola, ecc), queste notizie nemmeno farebbero notizia.
Magari nei quotidiani locali si sparlerebbe delle strade da asfaltare, dell'omicidio di ferragosto, del caldo africano e delle vacanze.
E d'inverno del freddo, della neve signora mia, del costo del riscaldamento e del vin brulèe.

Ho riscoperto l'acqua calda in autunno: leggere buone notizie ti cambia la percezione della vita.
Da domani, solo cronaca rosa, gossip e notizie che fanno bene all'umore e ti fanno pensare che forse...
Basta morti , basta disastri, basta violenza e, soprattutto, basta politica: voglio morire ignorante e felice.

mercoledì 27 settembre 2017

Noi tireremo dritto

Il piano per l'integrazione degli immigrati titolari di protezione internazionale (75 mila) del Ministro Minniti riassunto in 3 punti: 
- salute 
- casa 
- formazione
Nel dettaglio, il piano “prevede veri e propri percorsi d’inclusione sociale e integrazione di lungo respiro, con l’obiettivo finale di raggiungere l’autonomia personale”
Autonomia personale. Loro. 
Noi invece possiamo continuare a passare la corda sul gancio del garage.

La Svezia, con organizzazione burocratica, soldi e un welfare ritenuto fra i migliori in Europa, aveva in origine un piano di "inclusione" perfino più ambizioso di quello di Minniti, ma pare che il nostro non abbia nemmeno dato un'occhiata a come è andata a finire lì, l'integrazione.

In un pezzo del 2016 Panorama scriveva, riferendosi al sistema di accoglienza svedese, prima di riscontrarne l'attuale fallimento:
...nessun Paese europeo può vantare un sistema di accoglienza così efficiente ed equo come quello che ha messo in piedi lo Stato svedese tramite lo Swedish Migration Board.Ai migranti ai quali viene riconosciuto lo status di rifugiati vengono normalmente concessi permessi di soggiorno illimitati, dopo una verifica che può durare al massimo sei mesi, contro i due anni dell'Italia e della Spagna. Al migrante che fa richiesta di asilo viene concesso altresì dopo aver presentato la domanda - e in attesa della risposta dello Swedish Migration Board - non solo un alloggio in condivisione, ma anche un conto e una carta di credito per coprire le spese per il cibo, i vestiti, l’igiene personale o qualunque altra esigenza personale.
Insomma, partito con le migliori intenzioni, sul tema accoglienza ha dovuto da tempo fare marcia indietro e, a luglio di quest'anno, 2017, si ritrova con migliaia di immigrati i quali, usciti dal programma di "inclusione", non rimpatriabili per via dei costi, e di fatto clandestini, vivono di lavoro nero (con danno erariale e sul mercato del lavoro) in quartieri dove l'unica legge è la Sharìa e dove nemmeno la polizia mette più piede.

- Casa
In alcuni rapidi passaggi dell'intervista ad Alessio Lasta linkata sopra, si prova a far ricadere il problema della mancata integrazione e degli attuali ghetti islamici radicali svedesi, sulla questione degli alloggi popolari relegati in periferia.
Idea che, pur se meramente teorica, condividerei al 100%, non fosse che il centro è notoriamente destinato al turismo chic, e quindi al decoro, pertanto gli immigrati finiscono tutti a vivere in condomini di periferia dove già vivono italiani di periferia con reddito indecente. 

La realtà è che gli unici immigrati che si possono permettere di abitare in un normale condominio in centro, sono persone che abitano già da tempo nel paese, e hanno per lo più una qualche professione dignitosa che fa di loro dei perfetti integrati e, in quanto tali, non hanno alcuna necessità del piano Minniti.
Gli altri, quelli tirati su con le reti a strascico nel Mediterraneo, vengono invece alloggiati proprio lì dove la miseria italiana già paga pegno.

Quando Minniti parla di rendere "...territorialmente omogenea l’erogazione di servizi e sviluppando standard minimi per l’accesso ai servizi abitativi; di creare le condizioni perché i piani per l’emergenza abitativa...", temo intenda solo istituzionalizzare quanto già avviene, cioè il far entrare nelle graduatorie per le case popolari immigrati scesi dal barcone l'altro ieri. 
Cosa sulla quale, se l'immigrato è un vero profugo, ha pieno diritto, sia chiaro, ma non ha privilegio: si accomodi in coda alla fila come tutti e non la salti (o non gliela si faccia saltare), sempre per via del razzismo all'incontrario. 

Il tema casa di Minniti, consolidando l'attuale prassi che discrimina gli italiani poveri per favorire i poveri migranti, temo invece non farà che aumentare il conflitto sul problema della casa, già assicurato proprio dal quel perfido fare distinzioni burocratiche in base alla nazionalità della povertà.

- Formazione
Parla di riconoscimento dei titoli equivalenti dell'immigrato, oltre che di percorsi di studio della lingua (e si spera anche di cultura generale e educazione civica).
Il che mi pare sensato: più o meno, in un mondo globalizzato, così dovrebbe essere.
Tranne che Minniti ci dovrà poi spiegare perché mai il mio titolo di studio non ha alcun valore nei paesi di provenienza dei "profughi" e, per alcuni titoli di studio, non ne ha nemmeno in parecchi paesi europei (penso ai molti esami che devono sostenere ad esempio gli infermieri professionali che vogliano lavorare all'estero mantenendo il proprio livello di professionalità).
In ogni caso, andrà chiarito che il migrante può esercitare la professione che già conosce purché a parità di condizioni, quelle previste dalla legge italiana per gli italiani sul mercato del lavoro.
Intendo: se un afghano sa fare il meccanico, è più che giusto che possa avere un'opportunità facendo il meccanico in Italia. O il medico, o quel che sa e vuole fare.
A patto però che non intervengano le mefitiche cooperative pronte a piazzare lavoratori "da inserire" in aziende compiacenti promettendo a chi li assume di poterli avere a metà prezzo, come sta già succedendo (e non solo in Veneto).

- Sanità

Il fatto che Minniti sottolinei di voler garantire agli immigrati i servizi sanitari è per me motivo di allarme: perché, fin qui li abbiamo lasciati morire sui bordi delle strade? 
Forse non vengono già garantiti loro cure sanitarie e ricoveri come a chiunque altro stia male?
O forse, e qui riconosco la mia perfidia, magari intende dire che per gli immigrati "integrati" niente vessatori ticket (ma agli italiani in miseria invece sì, anche se con Isee da fame) e niente code di prenotazione esami a distanza di mesi e mesi?
Corsie preferenziali per non discriminare il "diverso" così che siano discriminati tutti gli altri, tanto anche se si lamentano che possono mai fare gli italiani contro decisioni che si impongono loro per forza di legge?
Non saprei cos'altro intenda, visto che garantire la sanità mi pare una gran banalità, in un contesto in cui già oggi hanno tutta l'assistenza sanitaria di cui necessitano.

Su tutto, comunque, stupisce che prima Minniti non abbia preso almeno qualche appunto sull'esperienza svedese, così da risparmiarci un piano di "inclusione" che si preannuncia come un destino ormai dato per certo: non siamo infatti più al "se", accogliere gli immigrati o no, o al "se" andarli o meno a prendere col "taxi" fin sotto costa. 
Siamo al come. 
E il come non è solo il piano di Minniti, è già un come alla svedese.
E di passo in passo, con questo piano Minniti ci conferma che nel giro di un paio d'anni, mentre a noi non sono ormai più concesse nemmeno le proteste ché hanno già pronte accuse di razzismo quando non di fascismo, siamo alla fase finale del programma rimpiazzo.
Di qui, al motto mussoliniano del titolo: "Noi tireremo dritto".
E dritto tirano, come nel peggior fascismo che non so ormai fare a meno di addebitare nei fatti a tutti gli ultimi governi ma in particolare a quest'ultimo, quello che ci rintrona sulle fake news, sull'hate speech e sul ritorno del fascismo così da distrarci su puttanate mentre ci fa ingollare l'olio di ricino metaforico facendocelo andare giù con i manganelli mediatici.

*cit. mussoliniana

lunedì 18 settembre 2017

E se votassi il partito dei cani?

Ieri mattina, alla vicina area di sgambamento cani, arrivano due giovani coppie, ognuna con relativo bimbo e cane.
L'area è impraticabile per vie delle copiose piogge di questi giorni, ragion per cui i 2 cani vengono fatti entrare nell'area e i 4 genitori si accocolano lungo la rete esterna, dove si vanno a posizionare prontamente i cani (che non sgambano per niente, ma in compenso vi depongono poderose cacche), insistendo i genitori affinché i pargoli facciano un po' di moine ai cani con la lingua sbavante tra le maglie della rete.
Uno dei due bambini proprio non ne voleva sapere: circa 3 anni (forse due e mezzo), continuava ad allontanarsi provando delle corse in solitaria lungo il marciapiede adiacente.
"Vieni qui, vieni a fare le coccole a (Pucci? Mucci? Frisky? chi se lo ricorda...)".
Riportato alla base, il bimbo veniva quindi forzato a infilare il ditino nella rete per farselo leccare dal cane sbavante, solo che non appena eseguito quanto (a forza) richiesto, il piccolo tornava a darsela a gambette levate verso il libero marciapiede da esplorare.

Una mezz'ora di rappresentazione del futuro canino che ci aspetta: i figli portati fuori con il cane e costretti a dimostrare un gioioso affetto verso l'animale anche quando l'istinto li porterebbe a sperimentare l'improvvisa libertà di poter correre per sbucciarsi le ginocchia.
(Ma i bambini si sbucciano ancora le ginocchia? O non si usa più?)

Leggevo in questi giorni del nuovo Partito Animalista di Vittoria Brambilla, che se ricordo bene l'aveva già minacciato più volte in passato e in questo sostenuta, allora come ora, dall'amico B., dotato all'epoca di un bianco Dudù, molto fotogenico e molto chic, del quale però non so più niente (tempo fa mi pareva di aver letto che aveva poi dovuto sbarazzarsene per ragioni di salute...povero Dudù...).

Stasera, ripensando ai bambini di ieri e alla Brambilla di oggi, ho ricordato un mio vecchio post sull'amore contrastato fra umani e animali ("gli animali sono meglio degli umani", si diceva), e mi chiedevo quanti fossero oggi in Italia gli animali domestici, vista la mia sensazione di un progressivo aumento di cani (e relative cacche) in giro per il paese.

Secondo un pezzo pubblicato da Linkiesta, Eurispes nel 2016 parlava di 60 milioni di animali domestici, fra i quali circa 7 milioni di cani, 7 milioni e mezzo di gatti, 30 milioni di pesci rossi, 13 milioni di uccellini vari, più tartarughe, roditori, iguana e rettili. 
Nel 2012 erano circa 5 mln i cani, 5mln e mezzo i gatti. 
Circa + 2 milioni di cani e + 2 milioni di gatti in 5 anni.
Per dire... 
(e non voglio indagare il volume d'affari del settore, ché già a marzo del 2012 si attestava intorno ai 10 mlrd e mezzo di euro)

E' evidente che se facciamo meno figli, ci diamo in compenso sotto con gli animali da compagnia (anche se mi riesce difficile considerare "da compagnia" un iguana o un serpente qualunque, ma chi sono io per giudicare i gusti altrui?).

Poi, a quel che ho visto appunto ieri mattina, in caso arrivino dei figli, questi vengono educati a condividere le attenzioni dei genitori per l'animale di casa il quale, avendo esigenze diverse, in qualche modo detta l'agenda: si porta fuori il figlio per portare fuori il cane, o viceversa?
E se scappa il cane e devi rincorrerlo, molli il figlio per salvare il cane?
E se scappa il figlio, lo rincorri con il cane al guinzaglio o fai liberi tutti e ci si ritrova a casa quando volete ché son stufa di corrervi dietro?

Arrivando al punto, mi chiedevo: ma se quelli che amano gli animali domestici, quelli che l'unico amore vero è quello del cane o del gatto, votassero tutti il Partito della Brambilla?

Lei, per come la vedo io, è una furba di gran talento: fatti due conti a spanne, anche raccattasse metà dei voti dei proprietari di cani o gatti, avrebbe di che andare fiera di sé in Parlamento.
Poi, dato che non siamo nati ieri e non veniamo giù dai monti con la piena, è abbastanza scontato pensare a una strategia a tenaglia: lei raccatta voti dagli animalisti, B. ne raccatta altri a destra e a manca, vista la penosa situazione politica in cui ci troviamo, e mettendoli insieme fanno cappotto.
(Renzi, vai che ti saluto volentieri...)

Poi non dite che non vi avevo avvisati.

P.S. Nel caso ve lo chiedeste, ve lo anticipo e così si va avanti spediti: dovessi decidere di perdere quella mezz'ora per andare ai seggi delle prossime elezioni, voterei senz'altro la Brambilla: ne abbiamo viste di ben meno preparate... 
Poi, cani per cani, almeno quelli col pelo si accontentano di un osso finto per giocare.
Gli altri, quelli che il pelo scarso se lo radono, e sono parecchi, continuano a spolparti anche molto dopo che non è rimasto più nemmeno il midollo da succhiare.
E infine, sai che bello tornare ai vecchi scandali sulle olgettine e le feste eleganti?
Sarà anche stato un po' retrò e forse poco istituzionale, d'accordo, ma almeno si aveva qualcosa di cui parlare la domenica e, fin lì, più o meno, qualche scampolo di istituzione ancora l'avevamo. O no?
Oggi, di che vuoi più parlare, senza sentirti cadere in un vortice di depressione nel giro di pochi minuti?

Sì, stavamo meglio quando ci pareva di stare peggio.
Ma, come sperimentiamo da sempre, al peggio non c'é mai fine.
Quindi, scusate, ma al punto (tragico) in cui siamo, a me un po' di varietà con cani e un po' di succoso gossip retrò non mi farebbero troppa mala impressione.