mercoledì 24 ottobre 2018

Bio e multikulti

Produrre noi stessi meno rifiuti è semplice solo a tavolino.
Mi sto arrovvellando sui miei: fra tutti (qui c'é differenziata spinta) i due che non riesco a far scendere di volume sono carta (riciclabile) e PLASTICA (eterna)!
La plastica è una dannazione, il volume aumenta a dismisura ed è inversamente proporzionale (sperimentato) alla capacità di spesa: nei discount, tutto è imballato con la plastica. Compri due schifi di zucchine e hai una vaschetta avvolta nella pellicola. Compri due panini gommosi e hai sacchettino di plastica più gancetto che lo chiude in plastica e ferro.
Mi ero detta tempo fa che sarei andata sempre al mercato, ma non uso più l'auto se non per distanze che la richiedono: come ci vado al mercato? O consumo benzina, gomme, olio ed emetto gas di scarico per 6 chilometri per comprare 2 zucchine, o compro quel che trovo al discount che raggiungo a piedi e mi plastifica la vita e la pattumiera.

Comunque, nei tempi lunghi, è meno inquinante il gas di scarico dell'auto o la plastica da imballaggio?

In sintesi, sto realizzando che la povertà mi rende colpevole anche (non solo) di inquinamento ambientale, e non è bello, perché la mia plastica aumenta, aumenta, aumenta, e...qui di sicuro mi arriva il bio estremo, quello con il podere e il campo, che mi racconta delle sue zucchine coltivate nell'orto e raccolte con le sue manine e no, non ce la posso fare, vade retro...

E' che il discount deve ridurre i costi, mi dico, così niente verdure fresche da pesare e solo roba già pesata e imballata, a costi tali che mi son chiesta spesso se nei miei acquisti incidesse più la materia prima o la plastica, sull'irrisorio prezzo di vendita.

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La plastica, mi sono risposta: perché la zucchina la produce la terra e la raccoglie lo schiavo al ribasso, mentre la plastica inquina già in fase di produzione e però aumenta il fatturato delle multinazionali che sulla produzione di materie plastiche campano distribuendo grassi dividendi. Quindi la plastica è sacra, non si tocca, meglio mazziare me e le mie zucchine imballate.
Non sono colpevole, è che tanto più sono povera tanto più sono in realtà la vittima di scarto del mercato e della finanza globale. Mi potete addossare qualunque cosa, in quanto povera non ho voce in capitolo su nulla.


Fossi almeno benestante, potrei atteggiarmi a salutista, andare al mercato in bici (con cestino d'ordinanza), mangiare solo zucchine bio della filiera corta, quelle che passano dal campo (di pinocchio, perché i campi veneti a novembre non producono zucchine) alla mia chicchissima sporta di tela ecologica.
Poi, dato che se fossi bio sarei anche multikulti, amerei viaggiare per conoscere altri popoli e altre culture, così salterei su svariati aerei all'anno per andare nei deserti meno battuti, nelle jungle abitate da tribù che riciclano tutto tutto tutto (cioè il niente che basta loro per vivere) o negli affollati e coloratissimi paesi orientali da dove potrei atteggiarmi a gastrofighetta postando foto di prelibate cavallette fritte chiamandole esoticamente oriental street food.
Però pochi/nessuno mi additterebbero come inquinatrice compulsiva dei cieli per gli aerei che mi scarrozzano in giro per il globo: viaggiare è un'attività standard per i bio e i multikulti, e mi si potrebbe solo invidiare e se mai prendere a esempio di come si vive eticamente.

Invece, dato che sono povera e ho molto tempo a gratis da passare sul divano mangiando pastasciutta a sbafo (con le due zucchine di cui sopra), mi chiedo: ma inquina più la zucchina cellofanata o lo scarico aereo di kerosene? Il kerosene è l'inquinante più noto rilasciato da volatili, credo...
Mi sa che comunque aveva ragione quel tizio il quale sosteneva che inutile farci illusioni, siamo comunque destinati all'estinzione da eccesso di consumo e inquinamento . 

L'unica, secondo lui (e secondo me), è scegliere di consumare il meno possibile, smettere proprio di viaggiare, di pensare al cibo come divertimento (il proliferare dei gastrofighetti ci seppellirà di avanzi di cucina, digeriti e non), di andare al cinema (il cinema bisogna produrlo, e produrlo inquina, il teatro no, meno...), reintrodurre l'uso di maglioni in casa così da limitare al massimo l'uso del riscaldamento, smettere di pensare che andare in barca sia da fighi amanti della natura (figo è Corto Maltese, fatto di carta e inchiostro), smettere di usare 'sta scatola con tastiera (l'inquinamento prodotto dall'uso e abuso di computer e internet ci sta avvicinando alla figata del 5G, il killer silenzioso che tutti i gegni attendono con ansia, e poi non ce ne sarà più per nessuno, tutti cyborg di default, con codice a barre nel certificato di nascita...).
Tempo fa il mio sogno era di andare a vivere gli anni del mio declino psicofisico sull'Himalaya, da qualche parte lì intorno, a fare la guru tutta misticismo e natura.
Mi sono ravveduta in tempo, per mia fortuna, scoprendo che da quelle parti è ormai intasato di arzilli giovani vecchietti occidentali, tutti in cerca di Illuminazione però con quel minimo di comfort che può consentire oggi una pensione decente e una connessione wi-fi in tasca. Senza wi-fi vivono al massimo 3 giorni (di pena), ma a raccontarlo sui social poi pare come il superamento di un'avventura estrema.
Senza orizzonti e al minimo, sto imparando ad accettare che la plastica non posso azzerarla io, che essere bio e multikulti non è così ecologico come può sembrare a prima vista e che, a conti fatti, il mio divano è quanto di più mistico e a costi contenuti mi necessiti.

Poi, contrariamente a quel che può sembrare, è tutto ciò che serve a chiunque per arrivare all'Illuminazione (l'interruttore è a portata di mano, basta allungare il braccio ed è un attimo...). 

In più, leggere non inquina, ascoltare Schubert mi disinquina, camminare mi disintossica.
Posso ben perdonarmi, credo, visto il mio risparmio su benzina, kerosene e grilli fritti, le due zucchine imballate del discount che aumentano il volume della plastica nella mia pattumiera. 
Il problema a monte non posso risolverlo io, quello a valle è solo una conseguenza triste del prezzo che costa la religione dello spread servito risveglio, pranzo e cena e sbandierato da bio e multikulti come il più feroce dei fustigatori del risparmio.
Loro.
I poveri non hanno risparmi, solo zucchine plastificate.

giovedì 18 ottobre 2018

Il fumo, e l'arrosto...

Incendio in via Chiasserini, allarme diossina: acceso un ventilatore per allontanare i fumi

L'allarme tossicità, che riguarderebbe prevalentemente l'area adiacente al devastante incendio, riguarda dunque la presenza di diossina, nome comune della tetraclorodibenzo-p-diossina. La sostanza, composta da cloro, carbonio, idrogeno e ossigeno, risulta velenosa per l'uomo. La soglia massima di tollerabilità fissata dall’Organizzazione mondiale della Sanità è di un trilionesimo di grammo al giorno per kg di peso. Superato questo limite nei feti possono verificarsi malformazioni ai reni e al palato. In alto quantitativo, inoltre, questa sostanza causa cloracne, una patologia per la quale la pelle di tutto il corpo si ricopre di pustole. Da Milano Today
Un incendio, quello al deposito rifiuti di Milano, andato avanti per quattro giorni a bruciare svariati materiali tossici, fra i quali plastica.
Eppure, per i fumi e le puzze che da domenica sera ammorbano la città si è sparsa a piene mani la rassicurazione che non vi era alcun pericolo limitandosi al mero (idiota) consiglio alla popolazione di tenere le finestre chiuse, eludendo scientificamente il fatto che, dovendo i più comunque uscire, prima o poi avrebbero dovuto perfino respirare.

Lo sanno anche i sassi che la plastica bruciando produce diossina e, dopo l'incidente di Seveso, che è molto pericolosa per la salute sia dell'uomo che dell'ambiente.
Ma niente, il consiglio da seguire è stato: "..è solo puzza, niente di pericoloso, solo odore sgradevole, tenere le finestre chiuse...".

L'analisi dei fumi per il riscontro della diossina nell'aria ha bisogno di 72 ore per essere portato a termine, così ecco che stamattina esce fuori che il naso (totalmente a-scientifico), aveva già analizzato la puzza e portato l'istinto verso fazzoletti e mascherine di protezione.
Ma che dicono anche oggi #gliesperti
Tranquilli, la diossina è solo nell'area adiacente l'impianto!!!


Il fumo ha invaso per 4 giorni Milano arrivando finanche negli scantinati, bruciando naso e gola a chi per strada era pur costretto a respirarsi quell'arietta venefica dal puzzo non pericoloso.
Però la diossina rilevata è rimasta confinata solo nelle zone adiacenti l'incendio?

Il vento non esiste.
La Terra è piatta e sta ferma.
Il fumo ha rispettato i confini perimetrali del deposito.
Chi è andato a comprarsi mascherine era in preda a psicosi.
Il responsabile del fumo a Milano non era la plastica (e altro) che bruciava, ma #hastatoilmeteo.

Ne capisce più il naso e l'istinto animalo e troglodita.
Se c'é fumo, c'é arrosto.
L'umano, che testardo ancora ci abita nonostante facciano (e facciamo) di tutto per soffocarlo in culla, lo sa dai tempi delle caverne, che il naso ha sempre ragione. 
Anche l'istinto ha i suoi perché, e a volte penso che non sia così sbagliato ricominciare a recuperarlo, fidandoci di quanto ci dice.



Potrebbe interessarti: http://www.milanotoday.it/cronaca/incendio/aria-incendio--chiasserini.html
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domenica 7 ottobre 2018

Reddito di sudditanza

Da IlCorriere.it
Di Maio -"Rispondendo a una domanda, ha poi precisato: «Non diamo l'opportunità di prendere soldi standosene sul divano, perché tutti dovranno avere la giornata impegnata per la formazione e per i lavori di pubblica utilità». Questo vuol dire che non si avrà tempo per lavorare in nero e chi imbroglia si becca fino a 6 anni di galera per dichiarazioni non conformi alla legge".
1. "prendere soldi standosene sul divano" ricorda il noto "...con un reddito base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro" della Fornero. 
Siamo lì: i poveri disoccupati, tali per decisioni prese dai politici sulla loro testa, sono sempre dei mangia pasta a sbafo e lavativi buoni solo a far niente, seduti o svaccati sul divano.
Penoso doverlo risentire, speravo di no.
2. "dovranno avere la giornata impegnata per la formazione e per i lavori di pubblica utilità" - 
I corsi di formazione al lavoro non sono roba inventata da Di Maio: da anni se ne fanno di ogni tipo in tutto il paese, finanziati dal FSE o dalle Regioni e gestiti da enti accreditati. 
E da quel che so, i corsisti che poi hanno trovato un lavoro, intendo un vero lavoro, sono pochini. Docenti dei corsi e dipendenti delle società che li organizzano a parte.
Poi c'é da considerare che i corsi organizzati con i soldi del FSE venivano (non so se è ancora così) retribuiti con 3€/h. e quindi, calcolando circa 7h al giorno, si arriva(va?) frequentando tali corsi, a incassare circa 420€ al mese. Senza minacce di anni di galera e senza ditini alzati su immorali divani e pastasciutte.
Pare poi che i percettori del futuro RdS avranno anche l'obbligo di almeno 8h impegnate in lavori di pubblica utilità (immagino una volta finiti i corsi). 
In altri tempi, i lavori di pubblica utilità venivano offerti ai disoccupati per garantire loro una retribuzione, vogliamo quindi calcolare il valore economico di quei lavori a 8.50€ l'ora? Sarebbero circa 270€ al mese, se vivessimo in un mondo normale. E invece saranno a gratis, perché già compresi nei 780€.

3. I 780€/mese - La cifra è calcolata a nucleo familiare, non a singolo individuo, quindi dalla misura immagino saranno esclusi i giovani laureati che vivono in famiglia in attesa di uno stipendio vero che consenta loro di farsi una vita: se i tuoi guadagnano, tu sei costretto o a campargli sulle spalle a vita o a espatriare. Nulla di nuovo.
Il nucleo familiare, per accedervi, dovrà poi avere un Isee di poco superiore ai 9mila euro anno. 
Che corrispondono a uno stipendio di circa 750€ al mese, se per 12 mesi. 
Se in una famiglia è disoccupata la moglie, e il marito porta a casa invece 850€ lordi al mese, sono fuori (l'Isee è calcolato al lordo, e tiene conto anche del saldo medio di conto corrente). 
Hanno un figlio? Forse avranno agevolazioni per scuola o asilo, ma nel RdS non rientreranno.
4. Di Maio: «il reddito sarà erogato su una carta -. Questo permette la tracciabilità, non permette evasione o spese immorali e quindi permette di utilizzare questi soldi per la funzione per cui esiste, cioè assicurare la sopravvivenza minima dell'individuo. Quindi alimentari e beni di prima necessità»
Sentir parlare di "tracciabilità" e "spese immorali" nel concedere 780€ di RdS, condizionato da obblighi di corsi 8 ore al giorno e 8 ore a settimana di lavori socialmente utili, fa capire quanto il giovane Di Maio non abbia proprio idea di quanto costi "la sopravvivenza minima" a una famiglia fra alimentari, bollette, trasporti, assicurazioni e Tari varie, che si pagano anche se non si hanno introiti di alcun tipo.
Che spese immorali immagina si possano fare con 780€ al mese magari per camparci in 3?
I dementi in rete straparlano di "gente che se li gioca", "gente che se li beve", "gente che si compra l'iPhone", dimostrando che la platea di imbecilli che sentenziano su cose di cui non hanno idea è infinita e varia.

La misura è per ora destinata solo a famiglie in difficoltà con almeno un componente disoccupato, e voglio provare a fare un esempio di famiglia che potrebbe averne diritto.

Facciamo che ho 30 anni, sono laureata e sposata, ho un bambino che va all'asilo, mio marito è laureato ma disoccupato da 2 anni, e io riesco a portare a casa circa 500€ al mese facendo la domestica la mattina mentre il bambino è all'asilo. 
Ho un Isee sotto i 9mila, per cui il nostro nucleo familiare rientra nella platea dei possibili percettori del RdS.

Attaualmente, avendo in realtà un Isee sotto i 7.500€, ogni anno presento domanda per avere bonus gas/energia/idrico. 
Sono pochi euro di risparmio in bolletta, ma in miseria anche quei 150/180€ totali di risparmio annuo sono importanti. 
In più, sempre per Isee basso, ho esenzione sui ticket (non su tutto) e per la eventuale mensa dell'asilo.
Siamo in affitto (chi vive in casa di proprietà vedrà ridotto l'importo di circa 400€, ritenuto il costo medio di un affitto, ovviamente nel mondo di papalla), 500€/al mese, e per pagarlo attualmente rientriamo fra i percettori di un'integrazione all'affitto erogato dalla Regione di circa 150€/mese. 
In casa entrano quindi ora circa 650€/mese, ed essendo in 3, siamo comunque costretti a chiedere aiuto alle nostre famiglie per avere "la minima sopravvivenza".

Se mio marito, disoccupato, rientra fra i possibili percettori, i suoi futuri 780€ di RdS al mese porteranno il nostro reddito annuale oltre la soglia Isee che ora ci consente di avere i bonus, l'esenzione ticket e la mensa scolastica per il piccolo. 

Quindi, già dall'anno successivo, non solo i 780€ di RdS non gli saranno più riconosciuti perché l'Isee supererà la soglia dei 9mila euro previsti dalla misura (i suoi 780€/mese + i miei 500€/mese superano i 15mila l'anno), ma perderemo i pochi benefici che il nostro attuale reddito da fame almeno ci consentiva.

Il tutto, senza altra garanzia che l'obbligo a frequentare corsi 7/8h al giorno, l'obbligo di 8 ore a settimana in lavori di pubblica utilità per il Comune, a essere tracciato su cosa e come spende quasi fosse un delinquente in libertà vigilata che è necessario monitorare.

Poi, diciamolo, finiti i corsi (che si fanno già), finiti i soldi (li danno per 3 anni, non all'infinito), il lavoro chi lo garantisce? Dov'é? Dove si trovano tutti 'sti lavori per ridare dignità ai milioni di cittadini poveri e disoccupati?

A tavolino, Di Maio i conti li fa tornare così:
"L'obiettivo, ha dichiarato Di Maio, è quello di far spendere le risorse distribuite ai bisognosi «nei negozi italiani, nelle attività sul suolo italiano, perché vogliamo iniettare nell'economia reale 10 miliardi di euro ogni anno, che significa far ripartire non solo i consumi, ma anche la vita delle imprese e dei commercianti e tutti gioveranno del reddito di cittadinanza».
Tradotto: il RdS (Reddito di Sudditanza) usa i poveri disoccupati come una sorta di elicopter money, dove a far girare le pale dell'elicottero come benzina ci saranno i percettori i quali dovranno spendere quei soldi, non immoralmente e non all'estero (non potranno andare a puttane né andare a comprare cioccolato in Svizzera, per capirci). 
E però i percettori, già minacciati di 6 anni di galera, che girano le pale dell'elicottero per far piovere quei soldi sui commercianti e sulle imprese, che dovranno impegnarsi ai corsi forzati, ai lavori forzati per il Comune, insieme serviranno su un piatto d'oro all'Istat e a chiunque ne sia interessato, anche svariati dati sui loro consumi personali, sulle loro abitudini di spesa, sulle loro debolezze (ti piacciono i biscottini al miele, eh?) e sulle loro perversioni (ma ci si potranno comprare gli anticoncezionali e i preservativi oppure no? No, a meno che si riesca a farli rientrare come spesa farmaceutica di prima necessità, boh?).

Insomma, alla fine, nulla che non si sia già visto: corsi già esistono, bonus energia e gas, ecc., già definiscono chi è povero e chi non lo è (non accedi a questi aiuti se non porti  anche gli estratti conto bancari).
Manca il lavoro, non i corsi, non i lavori socialmente utili.
Mancano i soldi per vivere, non le lezioncine e le minacce preventive.
E se non hai un reddito, con 780€ in 3 e in affitto, non ci campi comunque ("chi non li spende tutti se li vedrà ridotti" è parte degli insulti all'intelligenza del RdS...)

Ciò che non si capisce (cioè si capisce benissimo) è per quale ragione chi ha un Isee sotto una certa soglia non possa essere destinatario di un versamento mensile direttamente nel conto corrente quale forma di aiuto senza condizioni.
Perché, al di là delle sciocchezze, una cosa è certa: come tracciano le spese della eventuale carta del RdC, così già oggi chi presenta richiesta per bonus energia, di integrazione all'affitto o per qualunque altra forma di aiuto economico previsto dall'attuale sistema, viene scannerizzato direttamente nel conto corrente dall'Agenzia delle Entrate.
Che non perdona, e mi pare giusto. 
Ma se già oggi funziona così, vuol dire che il sistema di verifica e controllo del diritto all'aiuto è comunque possibile ed esiste già, senza carte (con estremo godimento e lucro del sistema interbancario), senza ricatti, senza ditini alzati e senza minacce di galera e moralizzazione dei consumi del povero cristo (chissà com'é che ai ricchi nessuno mai fa la morale...).
Invece, mi tocca rileggere la Fornero in peggio.
Forse, più che accettare questo Reddito di Sudditanza che è un insulto ancora prima di essere attivato, i poveri disoccupati dovrebbero imparare come si fa a farsi rispettare dai vitelloni con iPhone che passano davvero la giornata a cazzeggiare sulle panchine: imparare a stare tranquilli sulle panchine, innanzitutto; e al primo che se ne lamenta alzare subito la voce urlando:" No buono mangiare, no wi-fi, tu dare me soldi o buttiamo cibo merda e matterassi giù dalla finestra".

sabato 29 settembre 2018

Dedicato ai postatori di scontrini

Girava quest'estate lo scontrino postato da un incauto cliente scandalizzato per essersi visto addebitare, dal Gran Caffè Lavena di Piazza San Marco a Venezia, 43€ per due caffè e due acque minerali.

Qualcuno gli fece poi notare che lo stesso caffè, se consumato al banco, gli sarebbe costato 1,50€, e che lamentarsi per il costo dei caffè serviti al tavolo, in uno dei caffè storici di Piazza San Marco, con orchestra ad allietare una scenografia unica al mondo, era solo segno della sua ignoranza (quanto meno l'ignoranza del non aver preso visione del cartello con i prezzi esposti prima di sedersi).

Sarà che mi ritengo un'ex veneziana nostalgica, che non riesce più ad andare a Venezia senza patire un turismo di massa che ha cancellato negozi, caffè e piccole trattorie di quartiere trasformando la città in una sorta casba cinese, senza il fascino né della casba né quello della Cina, ma quello scontrino mi aveva irritato per la superficialità e la sciocchezza.

Ricordo di aver pensato (e forse twittato) che era come se uno entrasse in un negozio di Saint Laurent per comprarsi un vestito e si lamentasse poi di non poterlo pagare quanto un vestitello dell'Ovs.
Sempre di caffè e sempre di vestiti si tratta, ma credo dovrebbero saperlo anche i muri che se entri a cenare nel ristorante stellato il conto che ti presenteranno sarà altrettanto stellato anche se uscirai con la fame: se si ha fame e pochi soldi, meglio andare su stelle e strisce, per esser certi di sfamarsi al prezzo che ci si può permettere senza finire a postare sciocchi scontrini (la società multiculti è inesorabilmente multi conti, a dimostrazione pratica che no, non siamo tutti uguali, quella è la fiaba che vi raccontano per non farvi incazzare).

Tutta la premessa per invitare i pubblicatori di scontrini a vedere il video che pubblico qui sotto.

Lo dico subito: prima di iniziare a guardarlo ero io stessa molto scettica, temevo lo scempio dell'altro Caffé storico che si affaccia su Piazza San Marco, il Quadri, acquistato qualche anno fa dagli Alajmo, gli chef stellati, che in questo video presentano proprio la storia dei lavori di restauro del Gran Caffè Quadri.

Mentre scorrevano le immagini mi sono invece commossa: per la bellezza, per la sensibilità, per la grande attenzione al luogo, per la sua storia e per la storia di tutti gli artigiani veneziani che hanno partecipato all'opera di restauro, portandovi ognuno la propria abilità, la propria dedizione e quel misterioso qualcosa di più che trasudano tutte le storie delle famiglie artigiane che si tramandano un'arte di padre in figlio.

Anche a me, che al Quadri oggi Alajmo posso al più consentirmi un caffè al banco, la storia di questo restauro ha regalato l'emozione di un'indescrivbile sentimento per Venezia e per le cose belle che gli artigiani di questa città hanno insegnato ed esportato da sempre in mezzo mondo (l'altra metà l'hanno esportata gli arabi, quelli senza smartphone ma con le pergamene; e i cinesi, non quelli delle gondoete de plastica, ma quelli dell'Impero Celeste).

Dedico questo video a chi posta scontrini ma anche a chi avesse in futuro la tentazione di postarne uno senza prima aver realizzato di essersi seduto distrattamente su un pezzo di storia veneziana.

venerdì 21 settembre 2018

Povere destre, con questi sinistri...

M'intriga la notizia della richiesta da parte del Tribunale de Grande Instance de Nanterre (Francia) di sottoporre il leader del Front National, Marine Le Pen, a una perizia psichiatrica.

La ragione di tale richiesta è che Marine Le Pen ha pubblicato su Twitter, il 16 dicembre del 2015, le terribili immagini delle esecuzioni da parte dell'Isis (Stato Islamico) di 3 prigionieri, James Foley (ostaggio americano, decapitato), Moaz Al-Kazabeh (pilota giordano, bruciato vivo dentro una gabbia) e Fadi Ammar Zidan (soldato siriano, schiacciato vivo sotto le ruote dentate di un carro armato), foto che il Tribunale ha ritenuto essere così violente da essere la loro sola visione dannosa per la dignità umana.

Chiarisco subito che la penso come il Tribunale di Nanterre, sulla visione di immagini violente: vedere immagini di violenza ritengo sia davvero dannoso, se non per la dignità umana (la dignità umana è offesa con il solo fatto che tali orrori siano ancora commessi e oggi pure allegramente divulgati), certo sono dannosi per la salute mentale (vedere l'orrore ci abitua e ci educa all'accettazione dell'orrore: non ritengo affatto che, come qualcuno sostiene, assistere all'orrore ci immunizzi da questo).
Trattandosi però, nel caso delle immagini postate da Marine Le Pen, di immagini che all'epoca giravano (con mio ribrezzo) sul web, non riuscivo a comprendere bene la ragione per cui il Tribunale francese chiede solo per lei una perizia psichiatrica: immagino che le abbia trovate sul web, dove come dicevo giravano in quei giorni a ciclo continuo, e immagino che molti altri francesi le abbiano viste ben prima che le postasse la leader del FN.
Però, giustamente, lei è una leader politica, gli scatta il maggior obbligo di vigilanza sulla propria comunicazione. Forse dovrebbe bastare. Forse.

Scopro invece, leggendo copia dell'atto del Tribunale di Nanterre (anche questo gira tranquillamente su Twitter e immagino su altri social), che in Francia pubblicare immagini violente che possono turbare la dignità umana è vietato dal Codice Penale (articoli 227-24, 227-29 et 227-31 del CP).

Cerco di ricostruire la storia.
Quel giorno Marine Le Pen aveva pubblicato le immagini in risposta a quanto sostenuto in un'intervista di Jean-Jacques Bourdin su RMC allo "scienziato" politico Gilles Kepel, nel corso della quale si comparava la pericolosità dell'ascesa del Fronte Nazionale in Francia a quella dell'ascesa dello Stato Islamico - Daesh.

Marine Le Pen aveva già ribattuto alla scorretta comparazione che «Le parallèle fait ce matin par Jean-Jacques Bourdin entre Daech et le FN est un dérapage inacceptable. Il doit retirer ses propos immondes.» (Il parallelo fatto questa mattina da Jean-Jacques Bourdin tra Daech e FN è uno slittamento inaccettabile. Deve ritirare le sue parolacce).
E poco dopo postava le immagini di cui sopra con il commento «C’est ça Daech».

Uno scivolone anche il suo, però umanamente comprensibile e forse perfino giustificabile, se inserito nel contesto della provocazione subita pubblicamente poche ore prima.
Scivolone cui aveva rimediato rimuovendo dopo poco sia il tweet che le immagini, ma che non le ha risparmiato le dure conseguenze politiche e personali che da lì sono partite:

- l'apertura di una procedura d'inchiesta aperta nel 2016 dal Tribunale di Nanterre per la divulgazione delle immagini (pur se prontamente rimosse)

- la presentazione alla Commissione per gli Affari Giuridici del Parlamento Europeo, il 5 ottobre del 2016, da parte del Ministro della Giustizia francese, di togliere per lo stesso fatto l'immunità al parlamentare europeo Marine Le Pen (richiesta accolta nel febbraio 2017)

- la richiesta di pochi giorni fa, sempre del Tribunale di Nanterre, di sottoporla alla perizia psichiatrica per determinare sia sana di mente per aver postato quelle immagini (immagini pubbliche, viste da milioni di altre persone e postate da qualche altro migliaio di persone)

L'abbiamo capito? Solo i "democratici" pro UE sono veri democratici, e quindi unici giudici della vera democraticità e per questo unici autorizzati a fare le affermazioni più scorrette contro chi manifesta idee diverse dalle proprie. 
Marine Le Pen che pubblica immagini (reali, presenti massicciamente in rete) è sospetta di turbe psichiatriche; chi invece ha paragonato il suo partito ai barbari esecutori di morte dell'Isis, non viene nemmeno sfiorato (a quel che ne so) da una denuncia per diffamazione né si sogna di scusarsi per l'indegnità dell'affermazione fatta.

Chi si oppone all'UE è di default un anti-democratico, e di più: è un fascista, razzista, nazista, populista, ecc; 
Il fatto di essere contro l'UE è talmente incomprensibile ai pro-UE da rendere chiunque non la pensi come loro sospetto di turbe psichiatriche o almeno di fascismo, meglio se di nazismo, ancora meglio se di razzismo con un po' di populismo. 
E' la democrazia alla UE, bellezza!

Come non pensare poi alla denuncia del Procuratore di Agrigento Patronaggio a Salvini, il Matteo reo di aver tardato a far sbarcare dalla Diciotti dei poveri migranti affaticati provenienti da guerre e fame e pieni di scabbia (lo dice lo stesso Patronaggio dopo aver fatto visita ai migranti ancora "sequestrati" sulla Diciotti) i quali, pochi giorni dopo essere stati degnamente alloggiati e rifocillati dalla Caritas a Rocca di Papa (non si sa se già scabbiati o meno), si sono clandestinamente dileguati nella notte senza manco ringraziare.

In attesa delle prossime elezioni europee pare di capire che la "minaccia" dell'ascesa vertiginosa delle destre europee, mobiliti alcuni magistrati europei per tentare almeno di  mettere fuori combattimento i più importanti leader politici delle destre europee.


Salvini costretto a sborsare denaro per 80 anni per ripagare furti non è chiaro ancora commessi da chi; l'incauta Marine Le Pen costretta a una perizia psichiatrica per aver postato immagini che allegramente spopolavano sul web; Orban ci manca poco che si ritrovi i carri armati sovietici in piazza...

No, ok, scusate, quella è un'altra storia. Lì era il 1956 e l'Ungheria recalcitrava a entrare sotto la protezione dell'Unione Sovietica. Così è stato necessario aiutarla a decidere per il suo bene, con carri armati sì, ma demo...socialisti o comunisti...Di compagni, diciamo...

Però, però, però: non è strano che sempre più spesso venga spontaneo fare parallellismi più con l'ex Unione delle Repubbliche Sovietiche di stanliniana memoria che con quel fascismo mussoliniano che tanto piace citare ai sinistri nostrani i quali, senza aver ancora fatto i conti con il fascismo così da sfrondarlo dalla montagna di retorica sul fascismo, se lo attaccano al petto come medaglia per interposto nonno, zio, cuggino, magari fascista pure lui pur, come molti, contro la propria volontà?


Nel dubbio, per quanto riguarda l'Unione Europea in corso d'opera, consiglio la visione del video qui sotto: