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giovedì 7 ottobre 2021
lunedì 28 maggio 2018
La Grecia è vicina...
La situazione odierna mi ricorda il momento in cui Tsipras e Varoufakis, forti di un Referendum, andarono decisi e preparati a trattare con la troika, uscendone il primo piegato a 90* e il secondo incazzato ma a cavallo della sua moto.
Salvini e Di Maio hanno preparato un programma di Governo, lavorando con un'impegno e trasparenza mai viste in questo Paese da che ho memoria; si sono presentati al Presidente della Repubblica con la lista dei ministri e pronti a governare, e quello li rimanda a casa perché il Ministro per l'Economia da loro indicato non va bene alla troika.
In sostanza, quello è...
Mica c'entra il nome, non sarebbe andato bene nessuno, si sapeva fin da prima delle elezioni che M5S, e peggio la Lega, non sono graditi ai "mercati".
Nel giro di pochi minuti però, il Presidente della Repubblica, chiusa la porta in faccia al possibile governo uscito dalle urne, incarica chi?
Cottarelli, cioè uno che ha dato le dimissioni dall'Fmi giusto per essere pronto a fare il lavoro richiesto dai "mercati".
Cottarelli nel 2015 era nel board della troika, in forza al Fmi, quando questa si presentò in Grecia per finire quel lavoro di "successo" tanto apprezzato dall'altro capo di Governo "neutrale", quello del 2011.
Com'é messa la Grecia oggi basta cercare notizie in rete: mangiata viva e risputata moribonda e svenduta a pezzi al miglior offerente.
Non le elezioni, non i referendum: i mercati. I schèi. La robba da rubare.
Questo, nient'altro...
Bene hanno fatto quindi Di Maio e Salvini a non volere un Governo se non a condizione di poter rispettare le promesse fatte in campagna elettorale.
Potevano fare qualunque nome, sarebbe finita uguale.
Quand'anche avessero proposto un nome gratido alla troika, arrivati a Bruxelles per riparlare dei "trattati", sarebbe finita come al duo Tsipras-Varoufakis: ormai è o troika o morte.
Cioè, morte in ogni caso, a meno di essere "i mercati" o "i risparmi degli italiani".
E se non hai risparmi, nn hai che la presa per i fondelli dell'andare a votare democraticamente.
Insomma, questa è l'Unione Europea e questa è l'Italia: il Paese cui si fanno solo offerte che non può rifiutare.
Buon Cottarelli a tutti!
Titolo su Il FQ (con "i risparmi degli italiani" che lo spread si continua a mangiare nonostante Cottarelli garante Fmi/troika):
Salvini e Di Maio hanno preparato un programma di Governo, lavorando con un'impegno e trasparenza mai viste in questo Paese da che ho memoria; si sono presentati al Presidente della Repubblica con la lista dei ministri e pronti a governare, e quello li rimanda a casa perché il Ministro per l'Economia da loro indicato non va bene alla troika.
In sostanza, quello è...
Mica c'entra il nome, non sarebbe andato bene nessuno, si sapeva fin da prima delle elezioni che M5S, e peggio la Lega, non sono graditi ai "mercati".
Nel giro di pochi minuti però, il Presidente della Repubblica, chiusa la porta in faccia al possibile governo uscito dalle urne, incarica chi?
Cottarelli, cioè uno che ha dato le dimissioni dall'Fmi giusto per essere pronto a fare il lavoro richiesto dai "mercati".
Cottarelli nel 2015 era nel board della troika, in forza al Fmi, quando questa si presentò in Grecia per finire quel lavoro di "successo" tanto apprezzato dall'altro capo di Governo "neutrale", quello del 2011.
Com'é messa la Grecia oggi basta cercare notizie in rete: mangiata viva e risputata moribonda e svenduta a pezzi al miglior offerente.
Non le elezioni, non i referendum: i mercati. I schèi. La robba da rubare.
Questo, nient'altro...
Bene hanno fatto quindi Di Maio e Salvini a non volere un Governo se non a condizione di poter rispettare le promesse fatte in campagna elettorale.
Potevano fare qualunque nome, sarebbe finita uguale.
Quand'anche avessero proposto un nome gratido alla troika, arrivati a Bruxelles per riparlare dei "trattati", sarebbe finita come al duo Tsipras-Varoufakis: ormai è o troika o morte.
Cioè, morte in ogni caso, a meno di essere "i mercati" o "i risparmi degli italiani".
E se non hai risparmi, nn hai che la presa per i fondelli dell'andare a votare democraticamente.
Insomma, questa è l'Unione Europea e questa è l'Italia: il Paese cui si fanno solo offerte che non può rifiutare.
Buon Cottarelli a tutti!
Titolo su Il FQ (con "i risparmi degli italiani" che lo spread si continua a mangiare nonostante Cottarelli garante Fmi/troika):
"...Ci accordammo..." è il promemoria delle "offerte che nessuno può rifiutare" che aiutano la troika che piega ogni resistenza grazie all'effetto Stanza 101Governo, i leader Ue chiedono stabilità. Merkel: “Anche con la Grecia di Tsipras fu difficile, poi ci accordammo”
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sabato 6 gennaio 2018
Vladimir Korolenko. La Patria russa di 100 anni fa e la Patria ai tempi dell'UE
Vladimir Korolenko - Su Russie Vedemosti il 15/17 agosto 1917 -Riportato da un pezzo pubblicato sul numero speciale di Internazionale Extra n° 1 dedicato alla Rivoluzione russa.
“…Per troppo tempo il nostro popolo è stato separato dall’intelligentsija, per troppo tempo è vissuto senza un pensiero collettivo. A sua volta, l’intelligentsija democratica è vissuta per troppo tempo isolata, senza condividere il suo pensiero con il popolo. Oggi che il muro di violenza è crollato, l’intelligentsija rivoluzionaria è, per volere della sorte, a capo del movimento popolare. Con tutti i meriti di una lunga lotta, con tutte le lacune del suo pensiero minoritario, è diventata subito il cervello del suo popolo, il pensiero che determina la volontà.
Ma insieme a molte cose necessarie e utili per la nuova vita del popolo, parte dell’intelligentsija ha portato con sé anche un pregiudizio contro la patria.
Questo pregiudizio sostiene che tra patria e umanità c’é un’insanabile contraddizione, e postula che si può servire l’umanità senza servire la patria, e che anzi per questo bisogna rinunciare alla patria.
Così quel carattere che inizialmente aveva dato alla nostra rivoluzione una unità e una forza insormontabili, ha cominciato a vacillare ed è scomparso. Il centro del sentimento popolare, la patria, ha smesso di essere al servizio dell’unità.
Dopo aver detto parole importanti a favore dell’umanità, molti di noi hanno deciso di aver già fatto tutto il necessario, hanno pensato che le parole erano già diventate carne, che l’umanità comune era diventata una forza attiva in grado di esonerarci dal difficile impegno per la patria e per la libertà.
Abbiamo immaginato che le parole fossero sufficienti, e abbiamo pensato di non dover fare altro che entrare nel tempio dell’umanità futura, dove ci attende un futuro felice senza fatica e senza sforzi.
E il popolo ha creduto alla bella notizia, tanto più che quest’idea lo liberava da un difficile eroismo e sostituiva gli interessi della patria con gli interessi di classe.
Un errore spaventoso, fatale, lo stesso in cui tanto spesso è caduto il falso patriottismo del passato.
Abbiamo immaginato di essere alla guida dell’umanità progressista solo perché abbiamo rinunciato alla nostra patria.
Ma limitandosi a negare non si costruisce niente. Abbiamo visto che le patrie rimangono ancora il modello più elevato delle associazioni umane. Non rinunciare alle patrie, non distruggere questi scrigni della futura unità, ma renderle indipendenti e forti, giuste e libere, pronte a nuove associazioni: questo è il compito che è emerso chiaramente in tutti i congressi internazionalisti.
Ma noi abbiamo seguito una strada inversa, e alla fine di questa strada c'é la rovina.
Rinunciando alle grandi comunità già realizzate dall’umanità, non andiamo avanti, ma indietro, regrediamo dall’unità alla disgregazione. Su questa strada ci attende un altro mostro, indicato con l’ennesima parola straniera, con cui la Russia, per sua disgrazia, dovrà fare i conti.
E’ la parola anarchia.
Letteralmente significa assenza di potere.
E’ la perdita di quel centro che dirige la forza popolare e dà armonia e viva unità a tutte le singole aspirazioni.
Basta che sparisca definitivamente, basta che si affermi l’idea che la patria non è necessaria, che non riguarda tutto il popolo ma solo certe classi, e la vita dell’intero paese tornerà indietro.
Invece del difficile e grande lavoro di creazione di una nuova vita comincerà la disgregazione.
Prima per regioni, poi per ceti e classi, in base a interessi separati e inconciliabili.
A questo seguiranno le tensioni interne e poi si scateneranno gli istinti peggiori, il saccheggio e il banditismo.
Alla fine di questo spaventoso sfacelo, e forse della scomparsa dell’organismo vivo dello stato, c’é il ritorno a un passato cupo.
L’anarchia è la guerra di tutti contro tutti all’interno della stessa patria.
Non so se sono riuscito a realizzare il compito che mi ero prefissato all’inizio di queste mie note, cioè parlare delle più importanti questioni del nostro tempo in modo comprensibile sia alle persone colte sia a quelle meno istruite. Ma se sono riuscito, almeno in parte, a chiarire l’idea centrale di queste parole, se riusciranno a generare un dubbio riguardo a punti di vista troppo miopi, se indurranno alcune persone a prendere coscienza dell’importanza della patria, risvegliando in alcuni cuori il vecchio, sacro e doveroso sentimento dell’amore per la patria, allora riterrò di non aver riflettuto inutilmente su queste tormentose questioni della nostra terribile epoca.
Vladimir Korolenko era uno scrittore russo, nato nel 1853 a Zitomir, in Volinia, e morto a Poltava nel 1921. Da giovane aderì al movimento dei narodniki, i populisti, e fu arrestato e deportato in Siberia. Sostenitore della rivoluzione di febbraio, fu invece molto critico verso il bolscevismo. In italiano è disponibile Il sogno di Makàr (Imagaenaria 2011).
“…Per troppo tempo il nostro popolo è stato separato dall’intelligentsija, per troppo tempo è vissuto senza un pensiero collettivo. A sua volta, l’intelligentsija democratica è vissuta per troppo tempo isolata, senza condividere il suo pensiero con il popolo. Oggi che il muro di violenza è crollato, l’intelligentsija rivoluzionaria è, per volere della sorte, a capo del movimento popolare. Con tutti i meriti di una lunga lotta, con tutte le lacune del suo pensiero minoritario, è diventata subito il cervello del suo popolo, il pensiero che determina la volontà.
Ma insieme a molte cose necessarie e utili per la nuova vita del popolo, parte dell’intelligentsija ha portato con sé anche un pregiudizio contro la patria.
Questo pregiudizio sostiene che tra patria e umanità c’é un’insanabile contraddizione, e postula che si può servire l’umanità senza servire la patria, e che anzi per questo bisogna rinunciare alla patria.
Così quel carattere che inizialmente aveva dato alla nostra rivoluzione una unità e una forza insormontabili, ha cominciato a vacillare ed è scomparso. Il centro del sentimento popolare, la patria, ha smesso di essere al servizio dell’unità.
Dopo aver detto parole importanti a favore dell’umanità, molti di noi hanno deciso di aver già fatto tutto il necessario, hanno pensato che le parole erano già diventate carne, che l’umanità comune era diventata una forza attiva in grado di esonerarci dal difficile impegno per la patria e per la libertà.
Abbiamo immaginato che le parole fossero sufficienti, e abbiamo pensato di non dover fare altro che entrare nel tempio dell’umanità futura, dove ci attende un futuro felice senza fatica e senza sforzi.
E il popolo ha creduto alla bella notizia, tanto più che quest’idea lo liberava da un difficile eroismo e sostituiva gli interessi della patria con gli interessi di classe.
Un errore spaventoso, fatale, lo stesso in cui tanto spesso è caduto il falso patriottismo del passato.
Abbiamo immaginato di essere alla guida dell’umanità progressista solo perché abbiamo rinunciato alla nostra patria.
Ma limitandosi a negare non si costruisce niente. Abbiamo visto che le patrie rimangono ancora il modello più elevato delle associazioni umane. Non rinunciare alle patrie, non distruggere questi scrigni della futura unità, ma renderle indipendenti e forti, giuste e libere, pronte a nuove associazioni: questo è il compito che è emerso chiaramente in tutti i congressi internazionalisti.
Ma noi abbiamo seguito una strada inversa, e alla fine di questa strada c'é la rovina.
Rinunciando alle grandi comunità già realizzate dall’umanità, non andiamo avanti, ma indietro, regrediamo dall’unità alla disgregazione. Su questa strada ci attende un altro mostro, indicato con l’ennesima parola straniera, con cui la Russia, per sua disgrazia, dovrà fare i conti.
E’ la parola anarchia.
Letteralmente significa assenza di potere.
E’ la perdita di quel centro che dirige la forza popolare e dà armonia e viva unità a tutte le singole aspirazioni.
Basta che sparisca definitivamente, basta che si affermi l’idea che la patria non è necessaria, che non riguarda tutto il popolo ma solo certe classi, e la vita dell’intero paese tornerà indietro.
Invece del difficile e grande lavoro di creazione di una nuova vita comincerà la disgregazione.
Prima per regioni, poi per ceti e classi, in base a interessi separati e inconciliabili.
A questo seguiranno le tensioni interne e poi si scateneranno gli istinti peggiori, il saccheggio e il banditismo.
Alla fine di questo spaventoso sfacelo, e forse della scomparsa dell’organismo vivo dello stato, c’é il ritorno a un passato cupo.
L’anarchia è la guerra di tutti contro tutti all’interno della stessa patria.
Non so se sono riuscito a realizzare il compito che mi ero prefissato all’inizio di queste mie note, cioè parlare delle più importanti questioni del nostro tempo in modo comprensibile sia alle persone colte sia a quelle meno istruite. Ma se sono riuscito, almeno in parte, a chiarire l’idea centrale di queste parole, se riusciranno a generare un dubbio riguardo a punti di vista troppo miopi, se indurranno alcune persone a prendere coscienza dell’importanza della patria, risvegliando in alcuni cuori il vecchio, sacro e doveroso sentimento dell’amore per la patria, allora riterrò di non aver riflettuto inutilmente su queste tormentose questioni della nostra terribile epoca.
Vladimir Korolenko era uno scrittore russo, nato nel 1853 a Zitomir, in Volinia, e morto a Poltava nel 1921. Da giovane aderì al movimento dei narodniki, i populisti, e fu arrestato e deportato in Siberia. Sostenitore della rivoluzione di febbraio, fu invece molto critico verso il bolscevismo. In italiano è disponibile Il sogno di Makàr (Imagaenaria 2011).
lunedì 2 ottobre 2017
Solo buone notizie
Sbirciata rapida agli esiti del referendum catalano (questioni indipendentiste a parte, gli esiti dimostrano che Rajoy è un pessimo stratega: lasciava fare, avrebbe avuto parecchio da contestare visti i numeri: 90% su meno della metà degli aventi diritto al voto, la legge catalana della maggioranza vince anche senza quorum gli spianava la strada in discesa davanti a qualunque successiva rivendicazione autonomista), mi sono imbattuta in due notizie belle, entrambe in quel di Venezia.
La prima: un condominio di Mestre festeggia i 50 anni dalla costruzione con una festicciola condominiale.
Cosa che contribuisce a rispettare la privacy di tutti.
Non ci vuole poi molto, no?
In sintesi, nulla più che la buona educazione.
E però, avercene, di questi tempi...
La seconda: un poliziotto fuori servizio si accorge che un passeggero del vaporetto ha una preoccupante perdita di sangue a una gamba.
Se ne preoccupa, si alza e lo aiuta, forse salvandolo da un possibile dissanguamento.
Sarà che notizie di cronaca cittadina così non è che se ne leggano molte, ma per contrasto mi hanno ricordato che in un paese non massacrato dalle emergenze (dei "profughi, delle pensioni, delle abitazioni, dei conti dell'Inps, della scuola, ecc), queste notizie nemmeno farebbero notizia.
Magari nei quotidiani locali si sparlerebbe delle strade da asfaltare, dell'omicidio di ferragosto, del caldo africano e delle vacanze.
E d'inverno del freddo, della neve signora mia, del costo del riscaldamento e del vin brulèe.
Ho riscoperto l'acqua calda in autunno: leggere buone notizie ti cambia la percezione della vita.
Da domani, solo cronaca rosa, gossip e notizie che fanno bene all'umore e ti fanno pensare che forse...
Basta morti , basta disastri, basta violenza e, soprattutto, basta politica: voglio morire ignorante e felice.
La prima: un condominio di Mestre festeggia i 50 anni dalla costruzione con una festicciola condominiale.
«Sarebbe bello se tutte le assemblee condominiali iniziassero così», ci confida l'amministratore. «In questo palazzo si respira un'atmosfera meravigliosa». Il segreto? La riservatezza. «Siamo tutti in buoni rapporti, ma ci teniamo alla nostra privacy: credo sia questa la ragione del successo del condominio», ci confida un residente.
A domanda, uno dei condomini:«Sono quasi tutte case di proprietà, spesso ereditate dai genitori: una continuità che aiuta a mantenere un'atmosfera tranquilla».Continuità e tenerci alla propria privacy.
Cosa che contribuisce a rispettare la privacy di tutti.
Non ci vuole poi molto, no?
In sintesi, nulla più che la buona educazione.
E però, avercene, di questi tempi...
La seconda: un poliziotto fuori servizio si accorge che un passeggero del vaporetto ha una preoccupante perdita di sangue a una gamba.
Se ne preoccupa, si alza e lo aiuta, forse salvandolo da un possibile dissanguamento.
Sarà che notizie di cronaca cittadina così non è che se ne leggano molte, ma per contrasto mi hanno ricordato che in un paese non massacrato dalle emergenze (dei "profughi, delle pensioni, delle abitazioni, dei conti dell'Inps, della scuola, ecc), queste notizie nemmeno farebbero notizia.
Magari nei quotidiani locali si sparlerebbe delle strade da asfaltare, dell'omicidio di ferragosto, del caldo africano e delle vacanze.
E d'inverno del freddo, della neve signora mia, del costo del riscaldamento e del vin brulèe.
Ho riscoperto l'acqua calda in autunno: leggere buone notizie ti cambia la percezione della vita.
Da domani, solo cronaca rosa, gossip e notizie che fanno bene all'umore e ti fanno pensare che forse...
Basta morti , basta disastri, basta violenza e, soprattutto, basta politica: voglio morire ignorante e felice.
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Società e Civiltà
domenica 26 marzo 2017
lunedì 5 dicembre 2016
Siamo un Paese
Sono le 00.49, Renzi ha da poco annunciato le dimissioni (cigliegina sulla cigliegiona), e sto considerando che sì, è molto probabile che avremo un nuovo governo tecnico (ci era stato velatamente minacciato nel corso della demenziale campagna elettorale), e forse (ma proprio forse), a primavera andremo a nuove elezioni, eppure c'é una cosa che su tutte mi fa felice: "sentire" che quando si toccano le cose serie, quando ci troviamo davanti a un aut-aut, come paese siamo in grado di dare risposte chiare e forti: NO!
Questa è forse la cosa più bella stanotte: sapere che esiste una parte del paese (una buona parte), che è pronta a reagire.
Ciò che ci manca, invece (era una considerazione che si faceva qualche giorno fa con un amico), è qualcuno (qualcosa) in grado di rappresentare questa "parte" di paese.
Il M5S è stato utile, ha svolto la funzione di ammortizzatore l'indecisione fra il golpe del 2011 e stanotte. Ha parato alcuni colpi, ha sicuramente "formato" alcune nuove figure politiche e forse ci ha fatto intravvedere alcune nuove modalità per dedicarci alla cosa pubblica che fino a prima di loro non conoscevamo.
Però, si considerava, in questo paese non abbiamo nulla che somigli a un partito politico come FN francese (che non necessariamente sia di destra), che sappia rappresentare coerentemente le aspirazioni di quegli italiani che, pur con opinioni diverse e con diverse visioni del mondo, sanno riconoscere i propri interessi quando si tratta di grandi temi.
Ecco, so che si stanno muovendo molti movimenti e gruppi nel tentativo di mettere insieme forze simili, anche se non sempre perfettamente coincidenti su tutto, però: è ora che bisogna muoversi, prima che arrivi primavera e finiamo per ritrovarci a dover votare scegliendo fra Pd, M5S o, perfino, Forza Italia (gli altri sono così insignificanti da non poter essere menzionati).
Vado a dormire con questo pensiero: è un primo passo, possiamo farcela (forse) a uscire da questo pantano e da questa giungla.
Diamoci fiducia, partiamo da questa consapevolezza: siamo tutti stufi di questa Unione Europea, siamo tutti stufi di essere trattati da idioti, siamo stufi di tirare a campare senza orizzonti fra disoccupazione, povertà, banche che non possono fallire mai e politici che, in Parlamento da più di 50 anni, ci volevano convincere che si doveva votare Sì per "cambiare" e per "risparmiare" sui costi del Senato (avendo però loro garanzia di posto garantito al Senato).
Sono fiduciosa, ce la possiamo fare.
Questa è forse la cosa più bella stanotte: sapere che esiste una parte del paese (una buona parte), che è pronta a reagire.
Ciò che ci manca, invece (era una considerazione che si faceva qualche giorno fa con un amico), è qualcuno (qualcosa) in grado di rappresentare questa "parte" di paese.
Il M5S è stato utile, ha svolto la funzione di ammortizzatore l'indecisione fra il golpe del 2011 e stanotte. Ha parato alcuni colpi, ha sicuramente "formato" alcune nuove figure politiche e forse ci ha fatto intravvedere alcune nuove modalità per dedicarci alla cosa pubblica che fino a prima di loro non conoscevamo.
Però, si considerava, in questo paese non abbiamo nulla che somigli a un partito politico come FN francese (che non necessariamente sia di destra), che sappia rappresentare coerentemente le aspirazioni di quegli italiani che, pur con opinioni diverse e con diverse visioni del mondo, sanno riconoscere i propri interessi quando si tratta di grandi temi.
Ecco, so che si stanno muovendo molti movimenti e gruppi nel tentativo di mettere insieme forze simili, anche se non sempre perfettamente coincidenti su tutto, però: è ora che bisogna muoversi, prima che arrivi primavera e finiamo per ritrovarci a dover votare scegliendo fra Pd, M5S o, perfino, Forza Italia (gli altri sono così insignificanti da non poter essere menzionati).
Vado a dormire con questo pensiero: è un primo passo, possiamo farcela (forse) a uscire da questo pantano e da questa giungla.
Diamoci fiducia, partiamo da questa consapevolezza: siamo tutti stufi di questa Unione Europea, siamo tutti stufi di essere trattati da idioti, siamo stufi di tirare a campare senza orizzonti fra disoccupazione, povertà, banche che non possono fallire mai e politici che, in Parlamento da più di 50 anni, ci volevano convincere che si doveva votare Sì per "cambiare" e per "risparmiare" sui costi del Senato (avendo però loro garanzia di posto garantito al Senato).
Sono fiduciosa, ce la possiamo fare.
giovedì 3 novembre 2016
Budapest, 4 Novembre 1956
Mai sottovalutare le lezioni della storia: 60 anni fa Budapest pagò duramente la fiducia riposta nelle promesse sovietiche di lasciare libera l'Ungheria.
Finsero di andarsene sui pochi carri armati il 1° novembre per farne entrare 6 mila qualche giorno dopo.
Le promesse del potere, di qualunque colore sia e qualunque etichetta indossi, hanno il solo scopo di prendere tempo per rafforzarsi.
La libertà, dice Krishnamurti, consiste nella rinuncia e nel totale rifiuto di ogni autorità psicologica interiore.
Mentre parliamo di "sovranità", cominciamo a ristabilire quella sulla nostra mente liberandola dai puffi e contro-puffi che vi ospitiamo, finendo così per nutrirli pensando di "combatterli".
I puffi occupano uno spazio mentale che bisogna liberare, per tornare a essere davvero liberi di pensare.
Finsero di andarsene sui pochi carri armati il 1° novembre per farne entrare 6 mila qualche giorno dopo.
Le promesse del potere, di qualunque colore sia e qualunque etichetta indossi, hanno il solo scopo di prendere tempo per rafforzarsi.
La libertà, dice Krishnamurti, consiste nella rinuncia e nel totale rifiuto di ogni autorità psicologica interiore.
Mentre parliamo di "sovranità", cominciamo a ristabilire quella sulla nostra mente liberandola dai puffi e contro-puffi che vi ospitiamo, finendo così per nutrirli pensando di "combatterli".
I puffi occupano uno spazio mentale che bisogna liberare, per tornare a essere davvero liberi di pensare.
martedì 2 agosto 2016
Élan vital
Secondo il Ministro della Salute pubblica svedese Gabriel Wikström, il crollo "vertiginoso" della libido in Svezia è un problema politico.
Si può non concordare?
Il sesso, cioè la manifestazione più direttamente evidente di una libido in salute, è il primo e più importante capitale di cui dispone un paese.
Lasciate perdere il Pil, la sovranità monetaria, l'euro sì l'euro no, il bail-in e il Fiscal Compact: se la libido nazionale non da più segni di vita, è segno che un paese è in via di auto-estinzione.
Fa ridere?
Forse.
E forse no.
Tempo fa, mi spiace non ricordare dove, leggevo che nella Germania pre-nazista, l'anagrafe registrava un crollo delle nascite e, in più, un crollo verticale della nascita di maschi. Che, incredibilmente o forse no, ripresero a nascere numerosi all'inizio della Seconda Guerra Mondiale diminuendo contestualmente la nascite di bambine.
Lo stesso fenomeno di diminuzione della libido (e della natalità) pare oggi colpire tutti i paesi dell'area europea, con tassi di incidenza diversi.
Secondo il rapporto dell'Atlante mondiale della sessualità citato nel pezzo (e chi sapeva che ne esistesse uno fino a stamattina?), gli italiani fanno sesso appena poco più (ma poco davvero) di tedeschi e finlandesi. Di più ne fanno i croati, i polacchi, i bulgari e perfino gli inglesi. Per dire.
Che il sesso, cioè la libido, sia l'indice più sincero del tasso di serenità sociale di un paese?
Sembra una domanda sciocca, e forse, invece, è meno da spiaggia di quanto sembri.
Se pochi sono oggi perfino i giovani che riescono ad eccitarsi sessualmente senza il supporto di Youporn&Affini, credo che il nostro élan vital stia molto peggio di come ce la raccontiamo: non solo addio mito del caliente maschio italiano, ma il dato spiega forse anche la follia dei figli in provetta delle 50enni e pure di quelli surrogati delle coppie sterili o gaie.
Non sarà, forse, che la costante auto-repressione del naturale istinto all'auto-difesa contro le ingiustizie sociali (che è sempre pura libido attiva), inizia a presentarci il conto inibendo in noi perfino l'istinto vitale che si manifesta con il desiderio sessuale?
Perché, secondo me, puoi sì sostituirlo con Viagra e pratiche sado-maso per tirarlo artificialmente un po' su, ma sono meri cerotti psicologici, pratiche che fanno quel che possono per consolarci con illusioni estemporanee sulla nostra vitalità finendo però per occultare il problema di fondo, quello che ogni medico di base diagnostica al primo colpo: se scompare il naturale desiderio sessuale, o sei malato grave, o hai esaurito in te la voglia di vivere e ti stai preparando alla fossa.
D'altra parte, come potrebbe essere diversamente?
Se si inibisce per anni la naturale ribellione ai soprusi e alle ingiustizie, se si passano anni e anni a farsi andar giù inetti e criminali leaders politici e governi contro cui un sano istinto vitale ti porterebbe invece a lottare, come può poco a poco non spegnersi anche quella libido che, prima che essere sesso, è il più potente e naturale istinto di sopravvivenza?
L'assenza di libido, come dice il Ministro della Salute pubblica svedese, è un problema politico perché dice l'assenza di una autentica luminosa voglia di vivere.
Sento spesso dire che gli immigrati africani fanno tanti figli senza mai porsi il problema di chi poi li sfamerà (accusandoli di scaricarli di peso sulle nostre magre tasche).
Ma i figli, da che mondo è mondo, sono l'unico capitale di cui può disporre un povero: figlia come un coniglio perché l'istinto di sopravvivenza è in lui più forte che fra gli umani civilizzati, è l'istintiva e indomita speranza nel futuro che faceva figliare come conigli gli italiani del dopoguerra i quali poi, raggiunto un apparente e precario benessere, hanno spostato la libido sull'accumulo e il consolidamento di capitale riducendo via via il numero di figli così che meno fossero le bocche che se lo sarebbero poi dovuto spartire.
Il che può avere un senso,in una logica evolutiva: superati i gradini base della scala di Manslow, l'essere umano affrancato da fame e miseria può dedicarsi a migliorare se stesso e la società in cui vive, non ha più bisogno di figliare mettendo in conto ai figli-capitale la sopravvivenza degli anziani e la cura dei campi da cui ricavare il pane per tutti.
Ai miseri della terra, a chi non ha più che la propria vita, le sovrastrutture culturali, che sono conquista del benessere, sono d'intralcio e finiscono per predominare oggi, invece, nonostante la nostra nuova realtà oggettiva: sembriamo aver dimenticato che prima viene la vita, senza la quale non è data speranza; poi viene tutto il resto.
E la vita, ai suoi minimi ma decisivi termini, è libido.
Cioè sano autentico istinto sessuale e desiderio di sopravvivenza.
Che se si da malato o carente, dice di noi lo stato di salute fisica, mentale e...sociale.
Quando latita troppo e troppo a lungo, ci sta dicendo che ad essere ammalato non è il sesso in quanto tale, ma lo spirito vitale, di cui la libido sana è segno.
E non c'é Viagra, Youporn o sesso selvaggio che possa guarire uno spirito afflitto il quale, anarchico per natura, non prende ordini da nessuno.
Esegue, al più. Proprio come fa una meccanica pillola che ti spegne il mal di testa ma nulla ti dice su cosa quel mal di testa abbia causato finendo per danneggiarti intanto il fegato.
Più interessante che allarmarsi per i figli surrogati o la costante progressione di tendenze all'omosessualità, che è sì libido ma sterile, sarebbe chiedersi cosa diavolo si nasconde dietro a questo, cosa stia succedendo alla nostra linfa vitale, che fine abbia fatto in noi (e perché) l'istinto di sopravvivenza.
Non come europei o come occidentali o come cristiani (che sono tutte sovrastrutture culturali), ma come umani che abitano l'Italia e l'Occidente in genere.
Forse qualcosa in noi sta registrando una perdita di senso così irreparabile da spingerci verso l'auto annientamento come si auto distrugge la pianta infestata da invisibili parassiti?
Parassiti, vi dice qualcosa?
A me dice: politici inetti, governi eterodiretti da banchieri e finanza.
Dice che, se a ogni ingiustizia che mi fa venire voglia di prendere il fucile sistematicamente cancello in me anche il solo pensiero di effettivamente farlo, chinandomi invece ogni volta al volere dei predoni di stato globalizzati e globalizzanti, i parassiti mi hanno già colonizzato non solo l'anima, ma finanche la libido.
Che muore, nel silenzio del flusso vitale in corpi pur palestrati, pur veganizzati, pur youpornizzati ma spenti, senza più luce vitale propria.
Si può non concordare?
Il sesso, cioè la manifestazione più direttamente evidente di una libido in salute, è il primo e più importante capitale di cui dispone un paese.
Lasciate perdere il Pil, la sovranità monetaria, l'euro sì l'euro no, il bail-in e il Fiscal Compact: se la libido nazionale non da più segni di vita, è segno che un paese è in via di auto-estinzione.
Fa ridere?
Forse.
E forse no.
Tempo fa, mi spiace non ricordare dove, leggevo che nella Germania pre-nazista, l'anagrafe registrava un crollo delle nascite e, in più, un crollo verticale della nascita di maschi. Che, incredibilmente o forse no, ripresero a nascere numerosi all'inizio della Seconda Guerra Mondiale diminuendo contestualmente la nascite di bambine.
Lo stesso fenomeno di diminuzione della libido (e della natalità) pare oggi colpire tutti i paesi dell'area europea, con tassi di incidenza diversi.
Secondo il rapporto dell'Atlante mondiale della sessualità citato nel pezzo (e chi sapeva che ne esistesse uno fino a stamattina?), gli italiani fanno sesso appena poco più (ma poco davvero) di tedeschi e finlandesi. Di più ne fanno i croati, i polacchi, i bulgari e perfino gli inglesi. Per dire.
Che il sesso, cioè la libido, sia l'indice più sincero del tasso di serenità sociale di un paese?
Sembra una domanda sciocca, e forse, invece, è meno da spiaggia di quanto sembri.
Se pochi sono oggi perfino i giovani che riescono ad eccitarsi sessualmente senza il supporto di Youporn&Affini, credo che il nostro élan vital stia molto peggio di come ce la raccontiamo: non solo addio mito del caliente maschio italiano, ma il dato spiega forse anche la follia dei figli in provetta delle 50enni e pure di quelli surrogati delle coppie sterili o gaie.
Non sarà, forse, che la costante auto-repressione del naturale istinto all'auto-difesa contro le ingiustizie sociali (che è sempre pura libido attiva), inizia a presentarci il conto inibendo in noi perfino l'istinto vitale che si manifesta con il desiderio sessuale?
Perché, secondo me, puoi sì sostituirlo con Viagra e pratiche sado-maso per tirarlo artificialmente un po' su, ma sono meri cerotti psicologici, pratiche che fanno quel che possono per consolarci con illusioni estemporanee sulla nostra vitalità finendo però per occultare il problema di fondo, quello che ogni medico di base diagnostica al primo colpo: se scompare il naturale desiderio sessuale, o sei malato grave, o hai esaurito in te la voglia di vivere e ti stai preparando alla fossa.
D'altra parte, come potrebbe essere diversamente?
Se si inibisce per anni la naturale ribellione ai soprusi e alle ingiustizie, se si passano anni e anni a farsi andar giù inetti e criminali leaders politici e governi contro cui un sano istinto vitale ti porterebbe invece a lottare, come può poco a poco non spegnersi anche quella libido che, prima che essere sesso, è il più potente e naturale istinto di sopravvivenza?
L'assenza di libido, come dice il Ministro della Salute pubblica svedese, è un problema politico perché dice l'assenza di una autentica luminosa voglia di vivere.
Sento spesso dire che gli immigrati africani fanno tanti figli senza mai porsi il problema di chi poi li sfamerà (accusandoli di scaricarli di peso sulle nostre magre tasche).
Ma i figli, da che mondo è mondo, sono l'unico capitale di cui può disporre un povero: figlia come un coniglio perché l'istinto di sopravvivenza è in lui più forte che fra gli umani civilizzati, è l'istintiva e indomita speranza nel futuro che faceva figliare come conigli gli italiani del dopoguerra i quali poi, raggiunto un apparente e precario benessere, hanno spostato la libido sull'accumulo e il consolidamento di capitale riducendo via via il numero di figli così che meno fossero le bocche che se lo sarebbero poi dovuto spartire.
Il che può avere un senso,in una logica evolutiva: superati i gradini base della scala di Manslow, l'essere umano affrancato da fame e miseria può dedicarsi a migliorare se stesso e la società in cui vive, non ha più bisogno di figliare mettendo in conto ai figli-capitale la sopravvivenza degli anziani e la cura dei campi da cui ricavare il pane per tutti.
Ai miseri della terra, a chi non ha più che la propria vita, le sovrastrutture culturali, che sono conquista del benessere, sono d'intralcio e finiscono per predominare oggi, invece, nonostante la nostra nuova realtà oggettiva: sembriamo aver dimenticato che prima viene la vita, senza la quale non è data speranza; poi viene tutto il resto.
E la vita, ai suoi minimi ma decisivi termini, è libido.
Cioè sano autentico istinto sessuale e desiderio di sopravvivenza.
Che se si da malato o carente, dice di noi lo stato di salute fisica, mentale e...sociale.
Quando latita troppo e troppo a lungo, ci sta dicendo che ad essere ammalato non è il sesso in quanto tale, ma lo spirito vitale, di cui la libido sana è segno.
E non c'é Viagra, Youporn o sesso selvaggio che possa guarire uno spirito afflitto il quale, anarchico per natura, non prende ordini da nessuno.
Esegue, al più. Proprio come fa una meccanica pillola che ti spegne il mal di testa ma nulla ti dice su cosa quel mal di testa abbia causato finendo per danneggiarti intanto il fegato.
Più interessante che allarmarsi per i figli surrogati o la costante progressione di tendenze all'omosessualità, che è sì libido ma sterile, sarebbe chiedersi cosa diavolo si nasconde dietro a questo, cosa stia succedendo alla nostra linfa vitale, che fine abbia fatto in noi (e perché) l'istinto di sopravvivenza.
Non come europei o come occidentali o come cristiani (che sono tutte sovrastrutture culturali), ma come umani che abitano l'Italia e l'Occidente in genere.
Forse qualcosa in noi sta registrando una perdita di senso così irreparabile da spingerci verso l'auto annientamento come si auto distrugge la pianta infestata da invisibili parassiti?
Parassiti, vi dice qualcosa?
A me dice: politici inetti, governi eterodiretti da banchieri e finanza.
Dice che, se a ogni ingiustizia che mi fa venire voglia di prendere il fucile sistematicamente cancello in me anche il solo pensiero di effettivamente farlo, chinandomi invece ogni volta al volere dei predoni di stato globalizzati e globalizzanti, i parassiti mi hanno già colonizzato non solo l'anima, ma finanche la libido.
Che muore, nel silenzio del flusso vitale in corpi pur palestrati, pur veganizzati, pur youpornizzati ma spenti, senza più luce vitale propria.
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giovedì 28 luglio 2016
Ore Giapponesi
Dalla prefazione al libro (meraviglioso) Ore giapponesi di Fosco Maraini - pag. 24-25 - Ed. Corbaccio
Un pudico mistero vela la questione se il tal monte, il tal albero, la tal cascata, il tal fiume, il tal vulcano siano essi stessi dèi, o sedi di dèi, o epifanie di dèi, o anche semplici evocatori del divino.
Le esigenze un poco spietate delle nostre filosofie non si rassegnano facilmente a tanta vaghezza, scavano, vogliono sapere, premono per ottenere risposte circostanziate, precise e, per soddisfarle, potremo forse definire l’atteggiamento giapponese in questo campo come qualcosa che stia tra un panteismo vero e proprio ed un politeismo polverizzato, nebulizzato in miriadi di segrete presenze.
Ma lo Shinto non ama mettere a fuoco, preferisce vagamente, e forse saggiamente, suggerire, porgere inviti a intuizioni, lasciando ampio spazio alle preferenze individuali, al momento, alle circostanze. Del resto, questo non risponde forse ad un atteggiamento di fondo dei giapponesi?
L’Occidente, dinanzi al mistero dell’esistenza, anela definire con allucinante precisione le grandi architravi del tutto, basta leggere uno dei tanti credo per sincerarsene, ma lascia poi all’intuizione ed al senso comune la guida delle operazioni giornaliere di lavoro e delle relazioni sociali.
In Giappone prevale un atteggiamento opposto: le massime cose restino indefinite, velate dalla maestà dell’ignoto, mentre a livello delle minime tutto sia regolato da convenienze pragmatiche ben precise, formalizzate, se lo richiede il caso, da riti o da ombre di riti che furono.
Un successivo punto, che poi rinforza il primo, è dato dalla concezione - questa chiaramente espressa nelle mitologie riportate dal Kojiki e dal Nihon-shoki - secondo la quale il mondo, con tutta la sua ricchezza di terre e di mari, di fenomeni atmosferici e celesti, di esseri viventi, piante, animali ed uomo compreso, viene non creato dagli dèi, bensì generato.
In tale ottica gli esseri umani ed il resto della natura, querci e pini, uccelli dell’aria e pesci del mare, fiori e stelle, possono dirsi fratelli carnali, entità consanguinee tra di loro partecipi tutte di un’orchestra cosmica, le cui musiche sono tanto le stagioni e gli eventi della volta celeste, quanto le cronache e le vicissitudini del villaggio, del regno, della storia.
La creazione è un atto di volontà e della mente, stupenda acrobazia dello spirito, comporta fin dal suo lampo iniziale un distacco tra creatore e creatura; la generazione coinvolge emozioni, passioni, fisiologia dei corpi, trasmette linfe e calori, tenerezze e somiglianze.
La creazione intuisce all’istante un dualismo cosmico irriducibile; da un lato sta colui che volle, dall’altro coloro che sono effetto della sua operazione, del suo piano occulto.
La generazione coinvolge radici e fronde in un organismo la cui essenza fondamentale è unitaria.
Scegliere l’una o l’altra tecnica cosmogonica, fosse pur solo nel regno dei miti, ha profonde, smisurate conseguenze lungo tutto l’asse storico d’una civiltà.
Nel mondo occidentale prevalgono concezioni chiare, distinte, compartimentali, strutturalmente rigide; quello giapponese è dominato da concezioni moniste, panteiste, strutturalmente fluide.
In Occidente Dio crea mondo, natura, cose, piante, animali ed uomo: i tre poli dell’essere, creatore, natura, uomo, restano in eterno loro stessi. Dio non diventa mai pietra né cipresso, l’essere umano non sarà mai Dio né fanciullo. Ciascun binario dell’essere ha i suoi ministeri e ruolini universali e perenni. Sussiste un’impermeabilità ontologica assoluta. Viene fatta una sola eccezione, momento culminante di un dramma augusto e supremo, quella per cui il Figlio diventa uomo e s’immerge nella natura, nel divenire, conoscendo la morte. Ma è l’eccezione irripetibile che conferma tutte le regole.
Nelle concezioni tradizionali giapponesi, dèi, natura ed esseri umani sono ipostasi momentanee di un’immensa circolazione cosmica, se non sempre in atto, sempre idealmente potenziale. Uomini storicamente vissuti, che si ritengono comunemente trasformati in dèi, ve ne sono innumerevoli (…) dai vari imperatori antichi e recenti, ai morti delle tante guerre onorati nel sacrario di Yasukuni a Tokio. Esempi di divinità che si manifestano come alberi, cascate, piante o animali (…) che acquistano forme umane, e quindi si avviano allo stato potenziale di dèi.
Ma qui, almeno nella religione popolare, in cui Shinto e Buddismo si fondono in un intimo abbraccio, soccorre la dottrina del somoku-jôbutsu, secondo la quale anche le erbe e gli alberi possono diventare Buddha.
La grande circolazione insomma si chiude, l’anello cosmico si salda.
Dal sasso all’assoluto, lungo una catena smisurata di entità più vive o meno vive, il catasto dell’universo manifesta la propria unità.
Un pudico mistero vela la questione se il tal monte, il tal albero, la tal cascata, il tal fiume, il tal vulcano siano essi stessi dèi, o sedi di dèi, o epifanie di dèi, o anche semplici evocatori del divino.
Le esigenze un poco spietate delle nostre filosofie non si rassegnano facilmente a tanta vaghezza, scavano, vogliono sapere, premono per ottenere risposte circostanziate, precise e, per soddisfarle, potremo forse definire l’atteggiamento giapponese in questo campo come qualcosa che stia tra un panteismo vero e proprio ed un politeismo polverizzato, nebulizzato in miriadi di segrete presenze.
Ma lo Shinto non ama mettere a fuoco, preferisce vagamente, e forse saggiamente, suggerire, porgere inviti a intuizioni, lasciando ampio spazio alle preferenze individuali, al momento, alle circostanze. Del resto, questo non risponde forse ad un atteggiamento di fondo dei giapponesi?
L’Occidente, dinanzi al mistero dell’esistenza, anela definire con allucinante precisione le grandi architravi del tutto, basta leggere uno dei tanti credo per sincerarsene, ma lascia poi all’intuizione ed al senso comune la guida delle operazioni giornaliere di lavoro e delle relazioni sociali.
In Giappone prevale un atteggiamento opposto: le massime cose restino indefinite, velate dalla maestà dell’ignoto, mentre a livello delle minime tutto sia regolato da convenienze pragmatiche ben precise, formalizzate, se lo richiede il caso, da riti o da ombre di riti che furono.
Un successivo punto, che poi rinforza il primo, è dato dalla concezione - questa chiaramente espressa nelle mitologie riportate dal Kojiki e dal Nihon-shoki - secondo la quale il mondo, con tutta la sua ricchezza di terre e di mari, di fenomeni atmosferici e celesti, di esseri viventi, piante, animali ed uomo compreso, viene non creato dagli dèi, bensì generato.
In tale ottica gli esseri umani ed il resto della natura, querci e pini, uccelli dell’aria e pesci del mare, fiori e stelle, possono dirsi fratelli carnali, entità consanguinee tra di loro partecipi tutte di un’orchestra cosmica, le cui musiche sono tanto le stagioni e gli eventi della volta celeste, quanto le cronache e le vicissitudini del villaggio, del regno, della storia.
La creazione è un atto di volontà e della mente, stupenda acrobazia dello spirito, comporta fin dal suo lampo iniziale un distacco tra creatore e creatura; la generazione coinvolge emozioni, passioni, fisiologia dei corpi, trasmette linfe e calori, tenerezze e somiglianze.
La creazione intuisce all’istante un dualismo cosmico irriducibile; da un lato sta colui che volle, dall’altro coloro che sono effetto della sua operazione, del suo piano occulto.
La generazione coinvolge radici e fronde in un organismo la cui essenza fondamentale è unitaria.
Scegliere l’una o l’altra tecnica cosmogonica, fosse pur solo nel regno dei miti, ha profonde, smisurate conseguenze lungo tutto l’asse storico d’una civiltà.
Nel mondo occidentale prevalgono concezioni chiare, distinte, compartimentali, strutturalmente rigide; quello giapponese è dominato da concezioni moniste, panteiste, strutturalmente fluide.
In Occidente Dio crea mondo, natura, cose, piante, animali ed uomo: i tre poli dell’essere, creatore, natura, uomo, restano in eterno loro stessi. Dio non diventa mai pietra né cipresso, l’essere umano non sarà mai Dio né fanciullo. Ciascun binario dell’essere ha i suoi ministeri e ruolini universali e perenni. Sussiste un’impermeabilità ontologica assoluta. Viene fatta una sola eccezione, momento culminante di un dramma augusto e supremo, quella per cui il Figlio diventa uomo e s’immerge nella natura, nel divenire, conoscendo la morte. Ma è l’eccezione irripetibile che conferma tutte le regole.
Nelle concezioni tradizionali giapponesi, dèi, natura ed esseri umani sono ipostasi momentanee di un’immensa circolazione cosmica, se non sempre in atto, sempre idealmente potenziale. Uomini storicamente vissuti, che si ritengono comunemente trasformati in dèi, ve ne sono innumerevoli (…) dai vari imperatori antichi e recenti, ai morti delle tante guerre onorati nel sacrario di Yasukuni a Tokio. Esempi di divinità che si manifestano come alberi, cascate, piante o animali (…) che acquistano forme umane, e quindi si avviano allo stato potenziale di dèi.
Ma qui, almeno nella religione popolare, in cui Shinto e Buddismo si fondono in un intimo abbraccio, soccorre la dottrina del somoku-jôbutsu, secondo la quale anche le erbe e gli alberi possono diventare Buddha.
La grande circolazione insomma si chiude, l’anello cosmico si salda.
Dal sasso all’assoluto, lungo una catena smisurata di entità più vive o meno vive, il catasto dell’universo manifesta la propria unità.
venerdì 24 giugno 2016
#iVotedleave #EUReferendum
Mentre godiamo per conto terzi per il Brexit al 52% con il #iVoted
Leave, è amarissimo ricordare che:
1. L'italia non può indire referendum popolari su trattati internazionali
2. che il nostro conducator Matteo Renzi ci sodomizza di prima mattina rassicurandoci con la vasellina che la Ue «Dobbiamo cambiarla per renderla più umana e più giusta. Ma l’Europa è la nostra casa e il nostro futuro»
3. che essendo l'Italia un paese di sudditi per default, anche senza l'Ue e grazie alla Nato, ancora attendiamo l'attuazione del risultato del Referendum sull'Acqua Pubblica del 2011, quindi c'é poco da esultare per i referendum altrui
4. che lo siamo al punto, sudditi, da esserci subiti quasi in silenzio un Presidente della Repubblica da impeachement e ci difetta la pratica della democrazia al punto di aver perfino tifato un Monti imposto contro un Berlusconi votato, poi un veloce ed etereo Letta, subito silurato perché poco pugnace, e l'attuale governo Renzi. Tutti servi messi lì per derubricare i nostri diritti, e a cambiare la Costituzione più bella del mondo, pur senza essere mai stati eletti da nessuno
5. che per consolarci dell'amaro risveglio, mentre godiamo per una Francia operaia che combatte contro Loi Travail, mentre Le Pen già preannuncia un uguale referendum per una Franexit ('?) e l'Olanda pure, possiamo al più giocarci l'ambata 52-48 su ruota e su tutte, data la strana ricorrenza dell'abbinata, data già ieri a chiusura seggi uguale ma capovolta, cosa che va presa come una sfida della Dea Bendata da cogliere al volo.
Per consolarci ancora, sarebbe bello, per il sadico piacere della verità, che qualche comico giornalista che stanotte ci straziava le palle con le considerazioni a capocchia di Monti, confezionate come se il dato 52-48 per Remain di YouGov fosse il dato delle urne, mandasse in loop ogni 5' e per tutte le prossime 24 ore, le boiate notturne dette da lui e loro con la prona sicumera dell'idiota verso un mero wishful thinking
Mi chiedo: tenuto conto dei ponti d'oro stesi all'immigrazione da sud vs nord, posso emigrare in Inghilterra e lì chiedere asilo politico?
Mi sfiora la perversa idea che come rifugiata nei centri di accoglienza di Sua Maestà, potrei avere un tenore di vita perfino migliore di quello che mi consente questo paese da Jobs Act con la prospettiva Fornero.
Buona giornata, gente.
E ricordate che forse (è dura, ma mai quanto lo è oggi), stavamo meglio perfino sotto i Borbone e i Savoia.
1. L'italia non può indire referendum popolari su trattati internazionali
2. che il nostro conducator Matteo Renzi ci sodomizza di prima mattina rassicurandoci con la vasellina che la Ue «Dobbiamo cambiarla per renderla più umana e più giusta. Ma l’Europa è la nostra casa e il nostro futuro»
3. che essendo l'Italia un paese di sudditi per default, anche senza l'Ue e grazie alla Nato, ancora attendiamo l'attuazione del risultato del Referendum sull'Acqua Pubblica del 2011, quindi c'é poco da esultare per i referendum altrui
4. che lo siamo al punto, sudditi, da esserci subiti quasi in silenzio un Presidente della Repubblica da impeachement e ci difetta la pratica della democrazia al punto di aver perfino tifato un Monti imposto contro un Berlusconi votato, poi un veloce ed etereo Letta, subito silurato perché poco pugnace, e l'attuale governo Renzi. Tutti servi messi lì per derubricare i nostri diritti, e a cambiare la Costituzione più bella del mondo, pur senza essere mai stati eletti da nessuno
5. che per consolarci dell'amaro risveglio, mentre godiamo per una Francia operaia che combatte contro Loi Travail, mentre Le Pen già preannuncia un uguale referendum per una Franexit ('?) e l'Olanda pure, possiamo al più giocarci l'ambata 52-48 su ruota e su tutte, data la strana ricorrenza dell'abbinata, data già ieri a chiusura seggi uguale ma capovolta, cosa che va presa come una sfida della Dea Bendata da cogliere al volo.
Per consolarci ancora, sarebbe bello, per il sadico piacere della verità, che qualche comico giornalista che stanotte ci straziava le palle con le considerazioni a capocchia di Monti, confezionate come se il dato 52-48 per Remain di YouGov fosse il dato delle urne, mandasse in loop ogni 5' e per tutte le prossime 24 ore, le boiate notturne dette da lui e loro con la prona sicumera dell'idiota verso un mero wishful thinking
Mi chiedo: tenuto conto dei ponti d'oro stesi all'immigrazione da sud vs nord, posso emigrare in Inghilterra e lì chiedere asilo politico?
Mi sfiora la perversa idea che come rifugiata nei centri di accoglienza di Sua Maestà, potrei avere un tenore di vita perfino migliore di quello che mi consente questo paese da Jobs Act con la prospettiva Fornero.
Buona giornata, gente.
E ricordate che forse (è dura, ma mai quanto lo è oggi), stavamo meglio perfino sotto i Borbone e i Savoia.
lunedì 19 ottobre 2015
Onore a #ErriDeLuca
Da il FQ online di oggi
Poi taccio sugli altri "intellettuali", quelli che "tengono famiglia" e continuano a sostenere governi fascisti pitturati con una leggera mano di vernice ad acqua rosata pronta a scivolare via alla prima necessità di nero originale.
Onore a Erri De Luca e grazie a tutti i #NoTav (ma anche ai tanti comitati locali in lotta contro la devastazione ambientale di questo paese).
Questo è fare Politica in un paese dove i governi si insediano per fare Affari.
P.S.
L'avvocato di LDF, la società francese che ha presentato denuncia:
Come nella Russia Sovietica. Come nell'Italia fascista. Come nella Germania nazista.
Infatti per lo più tacciono. Quando non si limitano a servire accampando il classico "tengo famiglia" pensando con questo di dirsi innocenti.
“Confermo la mia convinzione che la linea sedicente ad Alta Velocità va intralciata, impedita e sabotata per legittima difesa del suolo, dell’aria e dell’acqua” -Erri De Luca all'apertura dell'ultima udienza del processo di primo grado a Torino.
"...la Tav Torino-Lione va sabotata..."L'unico autentico intellettuale anti-fascista che ci è rimasto a difesa dagli anti-fascisti di professione che si rivelano puntualmente più neri del più nero fra i fascisti.
Poi taccio sugli altri "intellettuali", quelli che "tengono famiglia" e continuano a sostenere governi fascisti pitturati con una leggera mano di vernice ad acqua rosata pronta a scivolare via alla prima necessità di nero originale.
Onore a Erri De Luca e grazie a tutti i #NoTav (ma anche ai tanti comitati locali in lotta contro la devastazione ambientale di questo paese).
Questo è fare Politica in un paese dove i governi si insediano per fare Affari.
P.S.
L'avvocato di LDF, la società francese che ha presentato denuncia:
"...ma nei momenti di tensione sociale ci sono limiti che soprattutto gli intellettuali dovrebbero rispettare"Devono tacere.
Come nella Russia Sovietica. Come nell'Italia fascista. Come nella Germania nazista.
Infatti per lo più tacciono. Quando non si limitano a servire accampando il classico "tengo famiglia" pensando con questo di dirsi innocenti.
giovedì 9 luglio 2015
Dopo il tornado, la devastazione
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| Questa foto è stata presa dal web. Chiunque ne reclami i diritti può chiedermene la rimozione immediata direttamente qui sotto o contattandomi via email accedendo dal link al profilo. |
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Chi frequenta questo blog sa che la Riviera del Brenta è "casa mia", anche se ora abito lì dove la Riviera finisce.
Ieri, mentre questo finimondo succedeva, ero lì, a non più di 3/4 km di distanza, preoccupata dal cielo nero e dal vento impossibile che piegava gli alberi e mi faceva temere il peggio.
Che non è capitato per quei pochi chilometri, che hanno fatto tutta la differenza.
Non so come aiutare chi non ha più un tetto sopra la testa perché quel vento a 300km orari che ieri temevo, il loro tetto se l'é portato via, in alcuni casi portandosi via anche la casa che stava sotto e sparpagliando in giro ciò che c'era dentro.
Molte le persone che sono state trovate vive e ferite sotto muri crollatigli addosso, colpite da terrazzini e cornicioni che volavano.
Alberi maestosi sradicandosi hanno sollevato l'asfalto per abbattersi poi sulle auto, quando le auto quel vento non le ha fatte proprio volare via, come nel caso della vittima, volata nel vento finché l'auto in cui si trovava si è schiantata, capovolta, ammazzandolo.
Qui sotto quel che rimane della bellissima Villa Fini (foto prima e dopo il passaggio del tornado), una delle molte bellissime Ville Venete che costeggiano la Riviera del Brenta e sono l'orgoglio e il vanto di chi ci vive.
Qui sotto la ripresa dall'alto rende meglio: la villa sembra essere stata colpita da un missile all'uranio o da una testata nucleare:è stata letteralmente polverizzata.
Il Veneto devastato non merita mai la solidarietà di nessuno, scrive Della Frattina su Il Giornale.
E nemmeno titoli sui quotidiani o servizi in tv, aggiungo io.
Anche un euro può bastare.
Due è meglio.
Tre non impoveriscono nessuno e insieme ad altri tre possono sommandosi fare la differenza.
Per il Comune di Mira il codice IBAN è:
- IT30X0200836182000103826448
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giovedì 16 aprile 2015
Sulla "teoria del gender"
Quello affrontato oggi sul Fatto online sulla "teoria del gender" a me pare un temone che contiene altri temoni, tutti confusi fra loro in un minestrone dal quale si ricava una sola sintesi: difficile parlarne se non si conoscono nemmeno le basi, di queste "teorie del gender".
Eppure il tema è cruciale perché mette sul piatto della discussione non solo una mera questione di definizioni "uomo-donna", "maschio-femmina", "sesso-genere", ma investe ogni aspetto della percezione della vita, sia dal punto di vista personale che da quello della struttura della società.
Mi stupisce che qualcuno si stupisca della posizione della Chiesa Cattolica: forse che, parlando di "accettazione delle diversità", la Chiesa non ha invece il diritto di dire la sua? Esprime la propria posizione in modo più chiaro di quanto faccia invece la politica, che su temi così importanti non fa che seguire a pecora tranne poi avere il compito di legiferarvi sopra, di solito creando più confusione che chiarezza.
Dirò solo, proprio perché il tema è troppo vasto e di difficile approccio, che la mia posizione è molto vicina a quella che, sul pezzo linkato, esprime Marcello Mazzola.
Tranne in un punto, finale, quando dice che:
E se non abbiamo ancora capito questo, non so come si possa parlare della spinosa "teoria del gender"...
In classe? a bambini in età di asilo? a genitori impreparati a volte sulla loro stessa sessualità? che spesso nemmeno sanno da dove gli arrivi sulla testa questa "teoria del gender" di cui paiono capire solo che c'é di mezzo l'omosessualità e quindi, sulla base di un termine troppo spesso svillaneggiato, si irrigidiscono a protezione di un'idea del mondo sulla quale invece loro hanno fondato una loro famiglia tradizionale che temono di vedere a loro volta svillaneggiata?
Ma come si può pensare di affrontare temi così difficili imponendo idee (e pratiche educative) che ai più sono totalmente aliene?
Per aprire dei dialoghi è necessario stabilire prima una pari conoscenza dei temi di cui si va a parlare.
Se uno pensa alle mele mentre l'altro parla di patate, difficile che si arrivi da qualche parte.
Siamo sicuri che sia corretto affrontare questo temone sapendo che per la maggior parte delle persone la "teoria del gender" è una sorta di buco nero di cui forse riesce a cogliere l'unico termine comprensibile di cui conosca il senso, cioè "omosessualità"?
Ben vengano dialoghi, discussioni anche aspre e dibattiti sul tema: aiutano a sviluppare una migliore e più ampia visione del mondo nella sua multiforme diversità.
Ma, prima di nazisticamente imporre al paese nuovi modelli e nuovi percorsi "educativi" a chiunque e fin dalla più tenera età, civiltà vorrebbe che tutti fossero in grado, almeno a spanne, di capire di cosa si sta parlando.
Parliamone.
Per ora, spiace dirlo, il vero dibattito l'ha aperto proprio la Chiesa.
Pro domo sua, mi pare ovvio.
Ma la società civile, che ha (civilmente) da dire in merito?
Eppure il tema è cruciale perché mette sul piatto della discussione non solo una mera questione di definizioni "uomo-donna", "maschio-femmina", "sesso-genere", ma investe ogni aspetto della percezione della vita, sia dal punto di vista personale che da quello della struttura della società.
Mi stupisce che qualcuno si stupisca della posizione della Chiesa Cattolica: forse che, parlando di "accettazione delle diversità", la Chiesa non ha invece il diritto di dire la sua? Esprime la propria posizione in modo più chiaro di quanto faccia invece la politica, che su temi così importanti non fa che seguire a pecora tranne poi avere il compito di legiferarvi sopra, di solito creando più confusione che chiarezza.
Dirò solo, proprio perché il tema è troppo vasto e di difficile approccio, che la mia posizione è molto vicina a quella che, sul pezzo linkato, esprime Marcello Mazzola.
Tranne in un punto, finale, quando dice che:
"...L’unico strumento forse è di formare insegnanti adeguatamente, motivati, che sappiano infondere e trasmettere curiosità a 360° e che consentano alle “crisalidi”, sottoposti loro, di trasformarsi in farfalle senza reali condizionamenti...."Ecco, no: l'insegnamento, qualsiasi insegnamento, è già un condizionamento.
E se non abbiamo ancora capito questo, non so come si possa parlare della spinosa "teoria del gender"...
In classe? a bambini in età di asilo? a genitori impreparati a volte sulla loro stessa sessualità? che spesso nemmeno sanno da dove gli arrivi sulla testa questa "teoria del gender" di cui paiono capire solo che c'é di mezzo l'omosessualità e quindi, sulla base di un termine troppo spesso svillaneggiato, si irrigidiscono a protezione di un'idea del mondo sulla quale invece loro hanno fondato una loro famiglia tradizionale che temono di vedere a loro volta svillaneggiata?
Ma come si può pensare di affrontare temi così difficili imponendo idee (e pratiche educative) che ai più sono totalmente aliene?
Per aprire dei dialoghi è necessario stabilire prima una pari conoscenza dei temi di cui si va a parlare.
Se uno pensa alle mele mentre l'altro parla di patate, difficile che si arrivi da qualche parte.
Siamo sicuri che sia corretto affrontare questo temone sapendo che per la maggior parte delle persone la "teoria del gender" è una sorta di buco nero di cui forse riesce a cogliere l'unico termine comprensibile di cui conosca il senso, cioè "omosessualità"?
Ben vengano dialoghi, discussioni anche aspre e dibattiti sul tema: aiutano a sviluppare una migliore e più ampia visione del mondo nella sua multiforme diversità.
Ma, prima di nazisticamente imporre al paese nuovi modelli e nuovi percorsi "educativi" a chiunque e fin dalla più tenera età, civiltà vorrebbe che tutti fossero in grado, almeno a spanne, di capire di cosa si sta parlando.
Parliamone.
Per ora, spiace dirlo, il vero dibattito l'ha aperto proprio la Chiesa.
Pro domo sua, mi pare ovvio.
Ma la società civile, che ha (civilmente) da dire in merito?
domenica 25 gennaio 2015
Facili pronostici
E' tutto un tremar dell'UE in vista dell'elezione di Tsipras.
Brrrr...che paura!
Dichiararsi contro l'austerità non equivale che a un claim promozionale:forse ci si lamenta se un prodotto non rispetta quanto promesso dalla pubblicità?
La paura dell'UE per la possibile elezione del chic révolutionnaire è un'utile finto spauracchio: spinge i greci a votarlo esattamente come il lava più bianco si vende nonostante la lavatrice dimostri che non si differenzia da altri detersivi.
Una volta eletto, ciò che ha promesso in campagna elettorale avrà più o meno lo stesso valore delle promesse del rottamatore nazionale, mai eletto da nessuno eppure decisivo quant'altri mai, oltre che deciso a tavolino.
Diciamo che in Grecia lo spottone è stato realizzato con una maggiore cura dei dettagli.
Non fosse così, mi stupirei dell'improvvisa cacarella della troika: molla il colpo e se la fa sotto senza tentar manovre ai fianchi?
Dai, sù...
Sarebbe come volermi far credere che Monti fu una scelta del popolo italiano e Hollande, che in campagna elettorale prometteva popolari sfavillii alla République, il Presidente che potè pour les Français plus che la Révolution.
h. 19.58
Come da pronostico strafacile Tsipras è primo agli exit-poll, attestato fra il 38 e il 39%.
Pare che alle prime proiezioni i greci festanti abbiano intonato Bella Ciao.
Cosa che mi da la misura dello show in uso nelle odierne piazze "partigiane", tutte rivoluzionarie, tutte fottute dall'impacchettamento promozionale standard.
Sul Corriere, un video che la dice tutta sul valore attuale del canto che fu partigiano ed è oggi ridotto a karaoke internazionale.
Brrrr...che paura!
Dichiararsi contro l'austerità non equivale che a un claim promozionale:forse ci si lamenta se un prodotto non rispetta quanto promesso dalla pubblicità?
La paura dell'UE per la possibile elezione del chic révolutionnaire è un'utile finto spauracchio: spinge i greci a votarlo esattamente come il lava più bianco si vende nonostante la lavatrice dimostri che non si differenzia da altri detersivi.
Una volta eletto, ciò che ha promesso in campagna elettorale avrà più o meno lo stesso valore delle promesse del rottamatore nazionale, mai eletto da nessuno eppure decisivo quant'altri mai, oltre che deciso a tavolino.
Diciamo che in Grecia lo spottone è stato realizzato con una maggiore cura dei dettagli.
Non fosse così, mi stupirei dell'improvvisa cacarella della troika: molla il colpo e se la fa sotto senza tentar manovre ai fianchi?
Dai, sù...
Sarebbe come volermi far credere che Monti fu una scelta del popolo italiano e Hollande, che in campagna elettorale prometteva popolari sfavillii alla République, il Presidente che potè pour les Français plus che la Révolution.
h. 19.58
Come da pronostico strafacile Tsipras è primo agli exit-poll, attestato fra il 38 e il 39%.
Pare che alle prime proiezioni i greci festanti abbiano intonato Bella Ciao.
Cosa che mi da la misura dello show in uso nelle odierne piazze "partigiane", tutte rivoluzionarie, tutte fottute dall'impacchettamento promozionale standard.
Sul Corriere, un video che la dice tutta sul valore attuale del canto che fu partigiano ed è oggi ridotto a karaoke internazionale.
sabato 24 gennaio 2015
Fresh eggs sharing
Il punto, precisa Coccia, “è che la donazione di ovociti da parte di donne che fanno la fecondazione omologa, ovvero l’egg-sharing, non è sufficiente e pone anche dei problemi per l’età elevata delle donatrici italiane”, mentre nei centri esteri è tra i 20 e 35 anni. E più è giovane la donna, migliore sarà la qualità dei suoi ovociti e le probabilità di successo di una fecondazione. In Italia al momento non si hanno donazioni volontarie: all’ospedale Careggi, riferisce Coccia, “è stato attivato un numero ad hoc ma ad oggi ci hanno contattato solo uomini”. Da Il FQ
Nella top ten delle odierne surrealtà quella dell'egg-sharing oggi le ha scalzate tutte, piazzandosi subito al primo posto in classifica delirio.
L'intero paragrafo mi risulta comunque esilarante.
Ottimo sapere che ad oggi nessuna connazionale ha chiamato il numero ad hoc per fornire eggs.
Leggere invece che il numero è stato usato solo da uomini mi provoca una ridarella incontrollabile.
A seguire, la pacata apparente ragionevolezza espositiva sulla migliore qualità dei fresh eggs rispetto a eggs più vecchiotti rasenta l'incubo lisergico: pare riferirsi a vacche selezionate per la monta controllata a scopo miglioramento produzione della carne più pregiata sul mercato.
Se mi fanno orrore tali pratiche applicate da tempo agli animali, riesco invece solo a ridere di disperazione sapendo che vengono oggi applicate uguali alla produzione di nuovi umani a richiesta.
Orwell ci fa un baffo.
domenica 18 gennaio 2015
Greta e Vanessa di ritorno dalla guerra
Scrive Roberto Saviano su Greta Ramelli e Vanessa Marzullo:
Sbagliare valutazione in buona fede può succedere, non è questo il punto.
Il punto è che dichiararando il tuo sostegno a una sola parte, nel fare la portatrice di kit di soccorso ai rivoluzionari, ti arruoli direttamente a fianco di quell'Esercito Libero Siriano, le cui azioni e ragioni sostieni contro l'altra parte, che rimane pur sempre anche l'altra parte di "popolazione siriana".
Poi, anche ammesso che fossero ingenue le intenzioni, rimane la domanda essenziale: la popolazione siriana che sei andata a sostenere con kit di soccorso non neutrali, è pur sempre quella parte in lotta contro l'esercito legale della Siria.
Cioè, per quel che ne so, l'esercito regolare che combatte per il governo legale di Assad ancora sostenuto da molta della popolazione siriana.
E rimane più a monte il fatto che le due cooperanti sono entrate in Siria senza alcun visto ufficiale, in un paese con il quale l'Italia ha rotto ogni relazione diplomatica e grazie ai ribelli in lotta contro il governo legale in carica.
Se invece di cadere nelle mani dei ribelli fossero cadute, di vendita in vendita e da gruppo a gruppo, in mano all'esercito regolare di Assad, cioè nelle mani dell'esercito del governo legale, sarebbero state sbattute minimo in una prigione in quanto immigrate clandestine, nella migliore delle ipotesi, o direttamente fucilate in quanto nemico nella peggiore.
Quando si decide di entrare in un conflitto per sostenere solo una delle due parti, ci si mette con ciò stesso nella condizione di patirne le conseguenze in base a quanto previsto dalla legge di guerra.
E in Siria, comunque la si voglia mettere, è in atto una guerra.
Con tutte le sue leggi.
Quindi, fare delle due cooperanti delle vittime cui mettere l'aureola perché andavano in aiuto alla "popolazione civile", è ragionare a valle senza prendersi la briga di analizzare i fatti a monte: entrate clandestinamente in un paese in guerra per portare aiuto a una delle parti in conflitto che si batte contro il governo legale.
Gli è andata bene, e siamo tutti contenti che siano sane e salve a casa.
Stupisce però che si dipingano le due come odierne sante nostrane eludendo completamente il contesto in cui tutta la faccenda nasce, si dichiara e si sviluppa, quasi che fosse marginale l'implicita condanna di una parte di popolazione nel momento in cui ci si schiera apertamente a favore dell'altra, in un contesto di guerra civile i cui esiti sono tutti ancora da scrivere.
Gli è andata bene ema, piaccia o meno, avrei una migliore considerazione se si fossero direttamente arruolate per combattere con il Libero Esercito Siriano.
Giocare alle crocerossine, senza esserlo fino in fondo e con la neutralità richiesta dal ruolo, ne fa ai miei occhi delle pericolose innocenti delle cui buone intenzioni diffiderei qualunque età avessero.
E questo è il punto.
"...Greta e Vanessa, due giovani donne, non due ragazzine viziate, non due amanti dell'uomo con il kalashnikov, fondano, insieme a Roberto Andervill, Horryaty, un progetto di assistenza con l'obiettivo di portare medicine e generi di prima necessità alla popolazione siriana. Ecco perché partono, per portare aiuti alla popolazione che sta subendo gli attacchi di Assad. Ma al commentatore medio che ci siano centinaia di migliaia di persone a cui manca tutto non interessa..."La "popolazione siriana" che Greta e Vanessa si proponevano di aiutare era, nero su bianco, nell'obiettivo dichiarato della ong fondata dalle due cooperanti insieme a Roberto Andervill e riportata da Il Fatto Quotidiano:
Greta Ramelli e Vanessa Marzullo erano partite per la Siria non solo allo scopo di aiutare i civili vittime della guerra, ma anche con l’intenzione di distribuire “kit” di salvataggio destinati ai combattenti islamisti anti-Assad. Così le due 20enni potrebbero esser rimaste vittime proprio di quelli che volevano soccorrere sul campo di battaglia. Questi i retroscena inediti dell’ancora oscura genesi del sequestro delle due cooperanti rapite questa estate e liberate il 15 gennaio a quanto si legge in alcune informative riservate dei carabinieri del Ros che il Fatto ha visionato.Ancora più chiaro l'obiettivo delle due risulta da quanto riportato più sotto nello stesso pezzo:
Le due ragazze erano infatti partite per Aleppo con l’idea di svolgere “un lavoro in favore della rivoluzione” piuttosto che restare neutrali rispetto al conflitto interno al Paese. L’informativa del Ros sintetizza così una telefonata tra Greta Ramelli e Mohammed Yaser Tayeb: “Greta precisa che un primo corso si terrà prossimamente in Siria con un operatore che illustrerà ai frequentatori – circa 150 persone tra civili e militari dell’esercito libero – i componenti del kit di primo soccorso e il loro utilizzo. La donna dice che ha concordato con il leader della zona di Astargi (fonetico) di consegnare loro i kit e che a loro volta li distribuiranno ai gruppi di combattenti composti solitamente da 14 persone, facendo in modo che almeno uno degli appartenenti a questi gruppi fosse dotato del kit e avesse partecipato al corso”.Più sotto ancora, stesso pezzo:
È datato 26 aprile uno dei colloqui più interessanti. In questa telefonata Greta illustra a Tayeb dettagli e spirito del progetto che lei e Vanessa hanno in mente . “Greta dice a Tayeb – annotano gli investigatori – che quello a cui tengono di più, soprattutto lei e Vanessa, è far capire che il loro lavoro si svolge in favore della rivoluzione e dell’aiuto umanitario, che il loro sito ha come simbolo la bandiera della rivoluzione a differenza di tutti gli altri che lavorano sotto l’egida della neutralità; che sono state protette dall’Esercito Libero e che loro (quelli dell’Esercito Libero, ndr) non sono l’Isis, infatti in alcune zone non indossavano neppure il velo”.Se dichiari apertamente (pare lo avessero scritto anche sulla loro pagina Facebook), che la parte verso la quale ti schieri è una, e quella stessa parte mette in opera un tuo rapimento a scopo riscatto, sarai ingenua e sprovveduta fin che vuoi ma certo non sei completamente innocente rispetto all'ottenimento del riscatto a favore di chi ti rapisce.
Sbagliare valutazione in buona fede può succedere, non è questo il punto.
Il punto è che dichiararando il tuo sostegno a una sola parte, nel fare la portatrice di kit di soccorso ai rivoluzionari, ti arruoli direttamente a fianco di quell'Esercito Libero Siriano, le cui azioni e ragioni sostieni contro l'altra parte, che rimane pur sempre anche l'altra parte di "popolazione siriana".
Poi, anche ammesso che fossero ingenue le intenzioni, rimane la domanda essenziale: la popolazione siriana che sei andata a sostenere con kit di soccorso non neutrali, è pur sempre quella parte in lotta contro l'esercito legale della Siria.
Cioè, per quel che ne so, l'esercito regolare che combatte per il governo legale di Assad ancora sostenuto da molta della popolazione siriana.
E rimane più a monte il fatto che le due cooperanti sono entrate in Siria senza alcun visto ufficiale, in un paese con il quale l'Italia ha rotto ogni relazione diplomatica e grazie ai ribelli in lotta contro il governo legale in carica.
Se invece di cadere nelle mani dei ribelli fossero cadute, di vendita in vendita e da gruppo a gruppo, in mano all'esercito regolare di Assad, cioè nelle mani dell'esercito del governo legale, sarebbero state sbattute minimo in una prigione in quanto immigrate clandestine, nella migliore delle ipotesi, o direttamente fucilate in quanto nemico nella peggiore.
Quando si decide di entrare in un conflitto per sostenere solo una delle due parti, ci si mette con ciò stesso nella condizione di patirne le conseguenze in base a quanto previsto dalla legge di guerra.
E in Siria, comunque la si voglia mettere, è in atto una guerra.
Con tutte le sue leggi.
Quindi, fare delle due cooperanti delle vittime cui mettere l'aureola perché andavano in aiuto alla "popolazione civile", è ragionare a valle senza prendersi la briga di analizzare i fatti a monte: entrate clandestinamente in un paese in guerra per portare aiuto a una delle parti in conflitto che si batte contro il governo legale.
Gli è andata bene, e siamo tutti contenti che siano sane e salve a casa.
Stupisce però che si dipingano le due come odierne sante nostrane eludendo completamente il contesto in cui tutta la faccenda nasce, si dichiara e si sviluppa, quasi che fosse marginale l'implicita condanna di una parte di popolazione nel momento in cui ci si schiera apertamente a favore dell'altra, in un contesto di guerra civile i cui esiti sono tutti ancora da scrivere.
Gli è andata bene ema, piaccia o meno, avrei una migliore considerazione se si fossero direttamente arruolate per combattere con il Libero Esercito Siriano.
Giocare alle crocerossine, senza esserlo fino in fondo e con la neutralità richiesta dal ruolo, ne fa ai miei occhi delle pericolose innocenti delle cui buone intenzioni diffiderei qualunque età avessero.
E questo è il punto.
mercoledì 14 gennaio 2015
Ma dove sono spariti?
Qualcuno ha visto i corpi dei terroristi dopo le sparatorie nelle quali si intravvedono confusi e in lontananza?
Qualcuno ha visto i corpi delle vittime, a parte quella del primo poliziotto a cui i terroristi sparano uscendo e mentre è a terra e della cui morte nel video che ho visto io non si capisce niente?
Alle vittime di questi attentati, faranno almeno un funerale, una commemorazione, un rito di qualche genere in Francia?
Leggo che le vittime del negozio erano di religione ebraica e quindi saranno sepolte in Israele (non erano anche francesi?): ma vedremo in tv il rito funebre o non ne sapremo più niente?
E i funerali delle vittime del Charlie Hebdo, ci sono già stati e io mi sono persa la notizia?
Domenica 11 gennaio abbiamo visto Parigi celebrare una sorta di rito collettivo contro le minacce alla libertà, etc.
Finita lì?
Ogni altra cosa che riguardi le vittime è privata e quindi non va vista in tv?
Perché i quodiani continuano ad aggiornarmi sulle minacce incombenti, sugli incontri ai vertici che sfornano numeri e previsioni di altri possibili attentati futuri ma nonostante smartphone, video, twitter e facebook costantemente all'opera non ho visto una foto che sia una né delle vittime né degli attentatori morti?
Leggo dell'uscita domani del numero nuovo di Charlie Ebdo in lacrime ma io ancora non so niente di cosa ne sia stato dei corpi delle vittime del Charlie Ebdo?
Non so: è come se l'unica informazione cui ho diritto fosse quella del notiziario della paura perenne ma non quella sul destino ultimo delle vittime della paura perenne.
Di Bossetti mi aggiornano anche se non hanno niente da aggiungere.
Della madre siciliana mi raccontano anche i pettegolezzi malvagi della perfida sorella.
So ogni virgola via twitter su chi c'era, chi non c'era, cosa ha detto e perché l'ha detto a commento dei fatti narrati su Parigi ma delle vittime, a parte il numero, i nomi, l'età e la professione, non so niente.
I parenti hanno chiesto tutti il massimo riserbo?
Anche quelli dei terroristi, dato che a parte le due foto segnaletiche non ho visto altro?
La foto mostruosa di Saddam trucidato però non hanno esitato a farmela vedere. E non è stato bello.
Pure le decapitazioni girano a mille su youtube.
Di questi zero.
Molti video ma in tutti si vedono tanti caschi, molte armi spianate, vetrine attraverso le quali sparano a ombre che si muovono indistinte a un'ombra che si butta fuori (pare con le mani legate...boh?) ma poi gli passano sopra i caschi come se di quello lì, cioè del micidiale terrorista, non fregasse nulla a nessuno.
Niente foto del bastardo crivellato di colpi?
Protesto!
P.S. 15 gennaio 2015 h. 13.53
Visto che le proteste servono?
Sacrosanto, che i familiari decidano funerali in forma strettamente privata.
Però...
Sarei curiosa di sapere se fra i 48 manifestanti extra large di domenica scorsa a Parigi, qualcuno ha inviato almeno un telegramma o una corona di fiori.
Qualcosa, insomma, che testimoni ai parenti delle vittime una qualche vicinanza umana al loro dolore.
Sarebbe un mero atto formale, lo so bene.
Soprattutto dopo che già lunedì mattina più d'uno dei 48 smentiva nei fatti quanto dichiarato a parole e pubblicamente domenica.
E' un mondo che fa affidamento ormai solo sulle rappresentazioni simboliche, tutte ben separate fra loro, ognuna a voler dire qualcosa e tutte unite da un filo comune a voler signifcare il suo contrario.
Tutto è consentito. Tutto è lecito.
Tranne il provare a far collimare una cosa con l'altra.
Resta da sapere (comunque) che fine abbiano fatto i corpi degli attentatori: sepolti in mare secondo il già collaudato rito (con copyright) incluso?
Qualcuno ha visto i corpi delle vittime, a parte quella del primo poliziotto a cui i terroristi sparano uscendo e mentre è a terra e della cui morte nel video che ho visto io non si capisce niente?
Alle vittime di questi attentati, faranno almeno un funerale, una commemorazione, un rito di qualche genere in Francia?
Leggo che le vittime del negozio erano di religione ebraica e quindi saranno sepolte in Israele (non erano anche francesi?): ma vedremo in tv il rito funebre o non ne sapremo più niente?
E i funerali delle vittime del Charlie Hebdo, ci sono già stati e io mi sono persa la notizia?
Domenica 11 gennaio abbiamo visto Parigi celebrare una sorta di rito collettivo contro le minacce alla libertà, etc.
Finita lì?
Ogni altra cosa che riguardi le vittime è privata e quindi non va vista in tv?
Perché i quodiani continuano ad aggiornarmi sulle minacce incombenti, sugli incontri ai vertici che sfornano numeri e previsioni di altri possibili attentati futuri ma nonostante smartphone, video, twitter e facebook costantemente all'opera non ho visto una foto che sia una né delle vittime né degli attentatori morti?
Leggo dell'uscita domani del numero nuovo di Charlie Ebdo in lacrime ma io ancora non so niente di cosa ne sia stato dei corpi delle vittime del Charlie Ebdo?
Non so: è come se l'unica informazione cui ho diritto fosse quella del notiziario della paura perenne ma non quella sul destino ultimo delle vittime della paura perenne.
Di Bossetti mi aggiornano anche se non hanno niente da aggiungere.
Della madre siciliana mi raccontano anche i pettegolezzi malvagi della perfida sorella.
So ogni virgola via twitter su chi c'era, chi non c'era, cosa ha detto e perché l'ha detto a commento dei fatti narrati su Parigi ma delle vittime, a parte il numero, i nomi, l'età e la professione, non so niente.
I parenti hanno chiesto tutti il massimo riserbo?
Anche quelli dei terroristi, dato che a parte le due foto segnaletiche non ho visto altro?
La foto mostruosa di Saddam trucidato però non hanno esitato a farmela vedere. E non è stato bello.
Pure le decapitazioni girano a mille su youtube.
Di questi zero.
Molti video ma in tutti si vedono tanti caschi, molte armi spianate, vetrine attraverso le quali sparano a ombre che si muovono indistinte a un'ombra che si butta fuori (pare con le mani legate...boh?) ma poi gli passano sopra i caschi come se di quello lì, cioè del micidiale terrorista, non fregasse nulla a nessuno.
Niente foto del bastardo crivellato di colpi?
Protesto!
P.S. 15 gennaio 2015 h. 13.53
Visto che le proteste servono?
Sacrosanto, che i familiari decidano funerali in forma strettamente privata.
Però...
Sarei curiosa di sapere se fra i 48 manifestanti extra large di domenica scorsa a Parigi, qualcuno ha inviato almeno un telegramma o una corona di fiori.
Qualcosa, insomma, che testimoni ai parenti delle vittime una qualche vicinanza umana al loro dolore.
Sarebbe un mero atto formale, lo so bene.
Soprattutto dopo che già lunedì mattina più d'uno dei 48 smentiva nei fatti quanto dichiarato a parole e pubblicamente domenica.
E' un mondo che fa affidamento ormai solo sulle rappresentazioni simboliche, tutte ben separate fra loro, ognuna a voler dire qualcosa e tutte unite da un filo comune a voler signifcare il suo contrario.
Tutto è consentito. Tutto è lecito.
Tranne il provare a far collimare una cosa con l'altra.
Resta da sapere (comunque) che fine abbiano fatto i corpi degli attentatori: sepolti in mare secondo il già collaudato rito (con copyright) incluso?
giovedì 8 gennaio 2015
Addestrati con il sangue freddo
Da Il Fatto Quotidiano:
Non solo: hanno avuto un addestramento avanzato di tipo militare.
A conferma: si vede da come tengono le armi, come avanzano in modo calmo e freddo, il loro sangue freddo.
- Si sa anche dove sono stati addestrati: in Siria, in Irak o altrove, perfino in Francia.
Torniamo indietro e partiamo dall'inizio:
1. "secondo un testimone, i tre terroristi sono arrivati a 200 chilometri all’ora a bordo dell’auto grigia e hanno investito un ciclista"
- E il modo calmo e freddo? Mi ricordano il Fabrizio Corona dei suoi tempi migliori. Provate a percorrere a 200 all'ora le vie di una qualsiasi grande città senza trovarvi alle calcagna da minimo una volante a max l'esercito in tenuta anti-sommossa nel giro di pochi minuti
2. In un primo momento hanno sbagliato indirizzo e si sono fermati al numero 6 per poi spostarsi nella sede della redazione al civico 10
- Fermi tutti: ma non hanno avuto un addestramento avanzato? E il forte livello di organizzazione?
Questi, prima di mettersi ad attraversare Parigi (a 200 all'ora), non si sono nemmeno presi la briga di dare un'occhiata a una cartina per localizzare con certezza lo stabile né dato una sbirciatina a Goggle Maps o a Street View per farsi un'idea di dove fosse l'ingresso? Almeno studiarsi a fondo Il Giorno dello Sciacallo, prima di darsi al terrorismo, dico io.
A meno che non sia la trama di un film comico, come sospetto
3. Sul posto hanno chiesto agli uomini della manutenzione dove si trovavano i locali...
- niente mappa dello stabile, tocca chiedere informazioni al primo che capita, così poi tocca anche farlo fuori (cos'é? Una scena da Quei Bravi Ragazzi?)
4. Da testimonianze ancora non confermate sul posto, gli attentatori avrebbero chiesto il nome ai giornalisti in redazione
- erano così calmi e freddi, avevano un tale addestramento di tipo militare, erano così organizzati che nemmeno sapevano che faccia avessero le vittime predestinate, peraltro pare piuttosto note (erano meno approssimativi perfino i protagonisti di Quel pomeriggio di un giorno da cani)
5. Ad aprire il portone all’ingresso digitando il codice è stata la disegnatrice Corinne Rey detta Coco che abita nell’edificio
- cioè, questi partono da chissà dove (ma addestratissimi), attraversano Parigi (a 200 all'ora), sbagliano il civico e, dopo aver chiesto informazioni a destra e a manca (sempre in tutina nera tattica e kalshnikov, che si vedeva che erano addestrati da come imbracciavano le armi), arrivano al civico giusto ma...sorpresa! Il portone si apre solo digitando un codice, che non sanno. Così minacciano chi per farsi digitare il famigerato codice?
Una giornalista (con bambino) che lavora proprio al giornale dove stanno andando a fare il massacro e abita nell'edificio (qui mi viene in mente I tre giorni del Condor, va a capire perché...)
Poi finalmente entrano, fanno un massacro praticamente indisturbati, escono in strada e sparano un altro po' (ma freddamente e con calma), poi saltano in macchina (mi dicono che in un video si vede uno che si ferma perfino a raccogliere una scarpa che gli è scivolata dal piede, a proposito di addestramento avanzato) e sfrecciano via (sempre a 200 all'ora)
Però ops! Li inseguono (arrivano i nostri con John Wayne?)
Allora abbandonano l'auto (non senza lasciare sul sedile i propri documenti, che non è bello rubare un'auto per fare un massacro e poi abbandonarla lì senza far sapere chi sei così che il proprietario può almeno avere rifusi eventuali danni, giusto?)
Comunque, abbandonano l'auto ma ne trovano subito un'altra con la quale si allontanano (sempre a 200 all'ora) in direzione nordest, facendo perdere le loro tracce ai tremila (stamattina, ora sono diventati 88 mila) poliziotti che hanno alle costole
Secondo l'Ansa:
- Tutti gli accessi a Parigi sono in questo momento bloccati dopo la segnalazione dell'auto con i presunti terroristi a bordo, diretta verso la capitale. I ricercati erano stati localizzati dalla polizia nei pressi di Villers-Cotterets, città della Picardia 85 chilometri a nordest di Parigi. I due erano su un auto con la targa nascosta sulla strada nazionale RN2, in viaggio in direzione Parigi, e avevano delle armi.
- Quella della targa nascosta (così diventa un'auto invisibile, giusto?) e dell'auto con dentro le armi, sono di quelle che mi fanno venire mal di testa:
- la seconda auto era stata da loro parcheggiata (con le armi e la targa nascosta) in precedenza in un punto preciso per essere pronta al cambio in corsa?
- L'hanno rubata?
- Non si capisce un tubo di questo passaggio...
E poi:
- come si sa poi che avevano armi?
- li hanno fermati, hanno visto le armi e oddio!, li hanno lasciati andare verso la casa dove poi sono stati (leggo) per ore (con le armi? senza? Non si sa...) barricati in una casa vicino a Crepy En Valois?
Comunque tranquilli, non è vero niente:
- dopo ore di barricamento a Crepy En Valois questa è stata dichiarata una falsa pista (se la fanno e se la disfano come gli pare, e tutti noi a seguire l'avvenimento come se fosse un reality alla tv)
Quindi, fin qui, nessuno sa dove siano.
Si sa però chi sono i due (hanno lasciato i documenti, no)?
Sempre dall'Ansa:
I quotidiani e i social media, intendo, mica i Terroristi.
Secondo fonti (chi?) citate dai media (chi?), presunti terroristi (come "presunti"...ma non erano stati addestrati in Siria, in Irak e forse perfino in Francia? Poi guarda: se girano con un kalashnikov e si vede da come lo tengono che sono addestrati, non è che sono vestiti in tutina nera per fare gli spazzacamini, eh?), potrebbero, sarebbero, si dice, pare che, corre voce, secondo testimonianze non confermate (se non sono confermate, cosa mi racconti? Le opinioni dei vicini di casa?)...
Dei Terroristi, in ogni caso, ormai si sa tutto: vanno, vengono, muoiono, scompaiono, ricompaiono, resuscitano e rimuoiono, si nascondono nelle grotte però con il collegamento wi-fi e anche satellitare e però s'infrattano anche nei compound così che poi gli atterra addosso un team di altri addestrati con visori notturni che sparano a vista senza sapere a chi sparano e però il morto terrorista si sa, bisogna rispettarlo e fargli poi un bel funerale in mare con la preghierina giusta sul ponte dopo aver ben bene lavato il corpo che prima di darlo in pasto agli squali avrà ben diritto di farsi mangiare ripulito e fresco pur se con la faccia a brandelli e irriconoscibile ma solo ai comuni mortali che loro, lì, al Truman Show, hanno sempre una matematica certezza che l'è lù, l'é proprio lù, che dopo anni di protagonismo ora si cambia attore protagonista e si globalizza il copione e oggi qui, domani, là, io vado e vivo così...
Tzsk!
Datemi un autentico vecchio film, di quelli con la Pantera Rosa e l'Ispettore Clouseau.
Di quelli banali che sai che sia i buoni che i cattivi sono tali per al massimo un'oretta e mezza e i morti sono tali solo contro adeguato compenso e per un tot di minuti di pellicola, non di più se no gli rifondi i danni d'immagine.
Qui, invece, i morti sono l'unica cosa vera.
Il resto, matitine e #hashtag virali compresi, non si capisce né da dove arrivino né chi se li inventi o come mai attecchiscano in un paio d'ore puntualmente sulla massa emotivamente compattata al punto da trasformare un'occasione di elaborazione del lutto in uno stato di cittadinanza confusa e fuori controllo emotivo.
Proprio quella cittadinanza, emotivamente confusa, richiesta dal copione del Truman Show per la riuscita perfetta della fiction on the air right now.
"L’assalto dei tre, secondo alcune fonti della polizia francese, dimostra un forte livello di organizzazione. “Il modo in cui hanno agito dimostra che hanno avuto un addestramento avanzato di tipo militare. Lo si vede chiaramente dal modo in cui tengono le armi, da come avanzano in modo calmo e freddo. Hanno di certo ricevuto una formazione di tipo militare”, afferma una fonte. Un altro ex poliziotto sottolinea “il loro sangue freddo: sono stati addestrati in Siria, Iraq o altrove, forse persino in Francia. Ciò che è certo è che sono stati addestrati”.Chiarissimo, abbiamo capito: sono stati addestrati.
Non solo: hanno avuto un addestramento avanzato di tipo militare.
A conferma: si vede da come tengono le armi, come avanzano in modo calmo e freddo, il loro sangue freddo.
- Si sa anche dove sono stati addestrati: in Siria, in Irak o altrove, perfino in Francia.
Torniamo indietro e partiamo dall'inizio:
1. "secondo un testimone, i tre terroristi sono arrivati a 200 chilometri all’ora a bordo dell’auto grigia e hanno investito un ciclista"
- E il modo calmo e freddo? Mi ricordano il Fabrizio Corona dei suoi tempi migliori. Provate a percorrere a 200 all'ora le vie di una qualsiasi grande città senza trovarvi alle calcagna da minimo una volante a max l'esercito in tenuta anti-sommossa nel giro di pochi minuti
2. In un primo momento hanno sbagliato indirizzo e si sono fermati al numero 6 per poi spostarsi nella sede della redazione al civico 10
- Fermi tutti: ma non hanno avuto un addestramento avanzato? E il forte livello di organizzazione?
Questi, prima di mettersi ad attraversare Parigi (a 200 all'ora), non si sono nemmeno presi la briga di dare un'occhiata a una cartina per localizzare con certezza lo stabile né dato una sbirciatina a Goggle Maps o a Street View per farsi un'idea di dove fosse l'ingresso? Almeno studiarsi a fondo Il Giorno dello Sciacallo, prima di darsi al terrorismo, dico io.
A meno che non sia la trama di un film comico, come sospetto
3. Sul posto hanno chiesto agli uomini della manutenzione dove si trovavano i locali...
- niente mappa dello stabile, tocca chiedere informazioni al primo che capita, così poi tocca anche farlo fuori (cos'é? Una scena da Quei Bravi Ragazzi?)
4. Da testimonianze ancora non confermate sul posto, gli attentatori avrebbero chiesto il nome ai giornalisti in redazione
- erano così calmi e freddi, avevano un tale addestramento di tipo militare, erano così organizzati che nemmeno sapevano che faccia avessero le vittime predestinate, peraltro pare piuttosto note (erano meno approssimativi perfino i protagonisti di Quel pomeriggio di un giorno da cani)
5. Ad aprire il portone all’ingresso digitando il codice è stata la disegnatrice Corinne Rey detta Coco che abita nell’edificio
- cioè, questi partono da chissà dove (ma addestratissimi), attraversano Parigi (a 200 all'ora), sbagliano il civico e, dopo aver chiesto informazioni a destra e a manca (sempre in tutina nera tattica e kalshnikov, che si vedeva che erano addestrati da come imbracciavano le armi), arrivano al civico giusto ma...sorpresa! Il portone si apre solo digitando un codice, che non sanno. Così minacciano chi per farsi digitare il famigerato codice?
Una giornalista (con bambino) che lavora proprio al giornale dove stanno andando a fare il massacro e abita nell'edificio (qui mi viene in mente I tre giorni del Condor, va a capire perché...)
Poi finalmente entrano, fanno un massacro praticamente indisturbati, escono in strada e sparano un altro po' (ma freddamente e con calma), poi saltano in macchina (mi dicono che in un video si vede uno che si ferma perfino a raccogliere una scarpa che gli è scivolata dal piede, a proposito di addestramento avanzato) e sfrecciano via (sempre a 200 all'ora)
Però ops! Li inseguono (arrivano i nostri con John Wayne?)
Allora abbandonano l'auto (non senza lasciare sul sedile i propri documenti, che non è bello rubare un'auto per fare un massacro e poi abbandonarla lì senza far sapere chi sei così che il proprietario può almeno avere rifusi eventuali danni, giusto?)
Comunque, abbandonano l'auto ma ne trovano subito un'altra con la quale si allontanano (sempre a 200 all'ora) in direzione nordest, facendo perdere le loro tracce ai tremila (stamattina, ora sono diventati 88 mila) poliziotti che hanno alle costole
Secondo l'Ansa:
- Tutti gli accessi a Parigi sono in questo momento bloccati dopo la segnalazione dell'auto con i presunti terroristi a bordo, diretta verso la capitale. I ricercati erano stati localizzati dalla polizia nei pressi di Villers-Cotterets, città della Picardia 85 chilometri a nordest di Parigi. I due erano su un auto con la targa nascosta sulla strada nazionale RN2, in viaggio in direzione Parigi, e avevano delle armi.
- Quella della targa nascosta (così diventa un'auto invisibile, giusto?) e dell'auto con dentro le armi, sono di quelle che mi fanno venire mal di testa:
- la seconda auto era stata da loro parcheggiata (con le armi e la targa nascosta) in precedenza in un punto preciso per essere pronta al cambio in corsa?
- L'hanno rubata?
- Non si capisce un tubo di questo passaggio...
E poi:
- come si sa poi che avevano armi?
- li hanno fermati, hanno visto le armi e oddio!, li hanno lasciati andare verso la casa dove poi sono stati (leggo) per ore (con le armi? senza? Non si sa...) barricati in una casa vicino a Crepy En Valois?
Comunque tranquilli, non è vero niente:
- dopo ore di barricamento a Crepy En Valois questa è stata dichiarata una falsa pista (se la fanno e se la disfano come gli pare, e tutti noi a seguire l'avvenimento come se fosse un reality alla tv)
Quindi, fin qui, nessuno sa dove siano.
Si sa però chi sono i due (hanno lasciato i documenti, no)?
Sempre dall'Ansa:
Secondo fonti giudiziarie citate dai media, i fermati sono 7, tra cui Hamyd Mourad, sospettato di essere l'autista del commando. Teste di cuoio e polizia francese stanno cercando Said e Cherif Kouachi, due fratelli noti alla polizia e ai servizi di intelligence francesi, mentre il più giovane dei tre ricercati si sarebbe consegnato alla polizia a Charleville-Mezières, spiegando però di non essere implicato nella vicenda. Ha 19 anni. Avrebbe anche fornito un alibi supportato da alcuni testimoni: "Era a scuola".Sono già stufa di seguirli.
I quotidiani e i social media, intendo, mica i Terroristi.
Secondo fonti (chi?) citate dai media (chi?), presunti terroristi (come "presunti"...ma non erano stati addestrati in Siria, in Irak e forse perfino in Francia? Poi guarda: se girano con un kalashnikov e si vede da come lo tengono che sono addestrati, non è che sono vestiti in tutina nera per fare gli spazzacamini, eh?), potrebbero, sarebbero, si dice, pare che, corre voce, secondo testimonianze non confermate (se non sono confermate, cosa mi racconti? Le opinioni dei vicini di casa?)...
Dei Terroristi, in ogni caso, ormai si sa tutto: vanno, vengono, muoiono, scompaiono, ricompaiono, resuscitano e rimuoiono, si nascondono nelle grotte però con il collegamento wi-fi e anche satellitare e però s'infrattano anche nei compound così che poi gli atterra addosso un team di altri addestrati con visori notturni che sparano a vista senza sapere a chi sparano e però il morto terrorista si sa, bisogna rispettarlo e fargli poi un bel funerale in mare con la preghierina giusta sul ponte dopo aver ben bene lavato il corpo che prima di darlo in pasto agli squali avrà ben diritto di farsi mangiare ripulito e fresco pur se con la faccia a brandelli e irriconoscibile ma solo ai comuni mortali che loro, lì, al Truman Show, hanno sempre una matematica certezza che l'è lù, l'é proprio lù, che dopo anni di protagonismo ora si cambia attore protagonista e si globalizza il copione e oggi qui, domani, là, io vado e vivo così...
Tzsk!
Datemi un autentico vecchio film, di quelli con la Pantera Rosa e l'Ispettore Clouseau.
Di quelli banali che sai che sia i buoni che i cattivi sono tali per al massimo un'oretta e mezza e i morti sono tali solo contro adeguato compenso e per un tot di minuti di pellicola, non di più se no gli rifondi i danni d'immagine.
Qui, invece, i morti sono l'unica cosa vera.
Il resto, matitine e #hashtag virali compresi, non si capisce né da dove arrivino né chi se li inventi o come mai attecchiscano in un paio d'ore puntualmente sulla massa emotivamente compattata al punto da trasformare un'occasione di elaborazione del lutto in uno stato di cittadinanza confusa e fuori controllo emotivo.
Proprio quella cittadinanza, emotivamente confusa, richiesta dal copione del Truman Show per la riuscita perfetta della fiction on the air right now.
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