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giovedì 17 giugno 2021

Smettere di farsi domande per paura delle risposte

Le domande che pone questa donna dovrebbe porle a se stessa ogni persona dotata di buon senso. 

Domande che non riguardano "la scienza", riguardano direttamente la vita di ognuno di noi e di ogni essere umano sul Pianeta.

La domanda su tutte che mi faccio da un anno e mezzo a questa parte è: possibile che la paura (di morire, di un virus, della malattia, ecc) sia diventata più forte dell'amore che abbiamo verso noi stessi? Cosa ci fa accettare tutto come fossimo sotto un incantesimo che ci impedisce di pensare davvero con la nostra testa?

Non serve essere scienziati per capire quello che ci dice questa donna, basta leggere i sottotitoli in italiano per tremare...

domenica 3 maggio 2020

La moda è una scienza esatta?

Fra le molte distrazioni note (tanti film, tanti video, molto Twitter e qualche lettura), compulso news di moda. 
Non perché abbia qualche speranza di rinnovare il guardaroba, ché a stare in casa ormai basta una collezione di tute vecchie e sformate, ma più per una sorta di tributo nostalgico a quel bel momento dell'anno nel quale, rinnovandosi e facendosi bella la natura, ci scopri(v)amo a sognarci nuovi e belli pure noi, almeno negli abiti da indossare.
Passatempi del tempo che fu...
E mentre me ne sto lì a spulciare pagine di moda capito in una notiziola che mi riporta alla questione che provavo ad evitare spulciando pagine di moda (mi sento il gatto che si mangia la coda per passare il tempo).
Eccola:

Le mascherine diventano trendy. "Saranno il feticcio dei prossimi mesi"

Già me l'ero fatta l'idea, vista la mole di video tutorial che girano sul tubo per la produzione di mascherine fatte in casa, quasi si stesse rinnovando il rito forcaiolo delle tricouteses porta sfiga.
Poi, il fatto che vi sia chi sembra aver già incorporato la mascherina, quasi si trattasse delle mutande senza le quali non si esce nel timore di essere nudi, mi pare indichi la brutta china che si sta scendendo.
E vuoi che l'industria della moda non arraffi al volo il business? 
E' già pronto il trikini per l'estate 2020, per dire:
E passi il giocare con l'imposizione dello straccetto da naso anziché chiedersi (o, figuriamoci, ribellarsi) a che diavolo serva indossarlo al mare: il virus si aggirerà fra le onde? Boh...
Incuriosita dalla ributtante notizia linkata sopra l'ho comunque voluta capire meglio. 
Ed ecco come in pochi minuti mi è andato in fumo un pomeriggio passato a scansare certi pensieri disturbanti:

La mascherina viso Gucci di Billie Eilish è il trend 2020

La notizia sopra è del 30 Gennaio 2020.
Il 26 gennaio 2020, quando il lockdown mondiale con la conseguente moda delle mascherine fai da te non era nemmeno nei nostri incubi da eccesso di fritto la sera, questa cantante si è presentata sul palco a ritirare il suo premio con la mascherina firmata Gucci. 
Il 26 Gennaio 2020.
Il primo contagio a Wuhan è del 11 Gennaio. 
La prima vittima è in Thailandia il 13 Gennaio.
Ma i gegni di Gucci già prima del 26 Gennaio avevano in collezione la preziosa mascherina qui sopra: avevano previsto l'obbligo della mascherina e si sono portati avanti?
L'OMS dichiara l'emergenza globale il 30 Gennaio.
Cos'é che non mi qualquadra?  
Vero che l'industria della moda non segue i caproni ma li crea, ma com'é riuscita ad anticipare qualcosa che solo ora ci raccontano girava già da dicembre (ottobre, novembre, chissà da quando, ché trovarne due che siano d'accordo su 'sto virus è un'impresa)?
Cioè, Gucci si era immaginato che la masque sarebbe stata un feticcio indispensabile per uscire la sera mentre ancora al 26 febbraio, cioè un mese dopo, qualcuno ci rassicurava sostenendo che: "Dal coronavirus si guarisce quasi sempre. Ogni giorno che passa diventa più importante ridimensionare l’allarme..."?
Anziché pagare task force di esperti per sapere come spettinarsi il ciuffo per sembrare affaticato forse il Governo dovrebbe consultare degli esperti di moda: mi sa che ne sanno più loro su cosa ne sarà del virus e del nostro futuro di qualunque viru-immu-psico-batt-pincopallogolo.
Insomma, non sarà che la moda è una scienza predittiva più affidabile de LaScienza esatta che non ne imbrocca una? 

P.S. La Collezione Gucci con le maschere era quella Autunno/Inverno 2019/2020. Cioè è stata presentata nel febbraio 2019 la moda che si sarebbe indossata l'inverno successivo, cioè appunto quello 2019/2020.
Quando si dice avere fiuto per le sfere di cristallo...

giovedì 19 settembre 2019

La tenaglia

L'aggiramento su entrambe le ali o manovra a tenaglia o (più raramente) attacco a tenaglia intende isolare il centro dell'accerchiato per attaccarlo su entrambi i fianchi...l'accerchiamento prevede l'annientamento delle forze del nemico, e non semplicemente l'occupazione del territorio inizialmente controllato dal nemico...L'aggiramento strategico ha influenza particolarmente sulle linee di comunicazione, costringendo quindi l'accerchiato ad una battaglia in condizioni sfavorevoli - Da Wikipedia
Intendo: che altro sarebbe la manovra di scissione piddino-renziana?
Con un po' di memoria a breve termine è facile ricordare che per il potere piddino standard il vero nemico non è mai stata la Lega, che anzi fin dai primi vagiti ha emulato riti e struttura organizzativa del fu Pci ora Pd, bensì il M5S, il partitino azienda che Travaglio non osa toccare nemmeno con un tasto (e sarebbe interessante capire perché...). 
Il M5S è quello che minaccia(va) la riduzione dei parlamentari, quello del NoTav, quello della revoca di Autostrade a Benetton, quello dell'onestah onestah onestah, quello della lotta alla corruzione, solo per citare i più recenti punti indigeribili al Pd.
Punti sui quali la Lega non ha mai costituito ostacolo alle logiche piddine, anzi: SìTav, i Benetton Autostrade vanno puniti ma non eliminati (la Lega non ha mai pensato, contrariamente ai 5S, di riportarne la gestione in mani statali), lotta alla corruzione sì vabbé, ma stiamo attenti a non bloccare i cantieri, onestà d'accordo, ma senza indossare i panni del fustigatore pronto a immolarsi sul rogo pur di mantenere i costumi morali dentro il perverso recinto della perenne penitenza.
Il punto di più devastante attrito fra M5S e Lega (voto Tav e voto Von der Leyen) segna anche il più alto seguito popolare di Salvini (secondo un sondaggio a posteriori, pare avesse superato il 50%). 
Quindi: crisi di Governo.
Nel giro di pochissimi giorni: il Pd fa un Governo con il M5S (per il bene del Paese!).
Renzi spinge più di tutti per questo Governo, che entra effettivamente in carica il 4 settembre 2019.
Oggi sappiamo che Renzi già il 9 agosto aveva depositato il nome del suo partito.
Dunque più o meno lo stesso giorno in cui la Lega presenta
in Senato una mozione di sfiducia al premier Giuseppe Conte.
Strane coincidenze, no?
Dichiarata la scissione dal Pd, pare siano già una 40ina, fra deputati e senatori piddini, pronti a entrare nel gruppo del partito di Renzi.

Quindi, la situazione al momento pare questa: 
1. il M5S, che già alla crisi di Governo era passato dal 32% del 4 marzo 2018 al 17% delle europee 2019, continua a perdere appeal nei sondaggi (qualcuno mi dice che i commenti di elettori incazzati sulla pagina Facebook ufficiale del MoV siano migliaia. Migliaia...)
2. il Pd che ha fatto il Governo con il M5S non è già più lo stesso Pd: una parte si è staccata per confluire nella nuova "cosa" di Renzi
3. la Lega ha perso qualche punto percentuale nei sondaggi rispetto al pre-crisi, ma si mantiene comunque intorno al 32% c.a. 
4. Leu e frattaglie di varia piddina natura, hanno preteso e avuto qualche bella poltroncina per garantire la tenuta del Conte2 (Speranza alla Sanità? E' come avere un seienne che gioca al Piccolo Medico. Ma tanto, che avrà mai da fare, se non proseguire in quelle stesse direttive già poste sui binari, sbagliati, dai suoi predecessori?)
5. Conte2: conta? Per me ha una mera funzione di jolly, serve a reggere la mano fino al termine della partita in corso, certo è che sarebbe stato bello saperne di più già al Conte1, da dove arrivava "lo sconosciuto"... 

La Partita

- il Pd gioca al centro (è nel Governo)
- il Pd2 gioca ai fianchi e apre una possibile falla (se Renzi dice a Conte #staisereno, noi sappiamo che cosa intende...)
- la Lega non è l'avversario (lo è il M5S) e se mai gioca da playmaker: tiene impegnato il campo catalizzando l'attenzione degli italiani incazzati facendola confluire sui migranti, che sono problema molto sentito, e il fatto che già  straripino gli offre quella pastura da gettare ai suoi numerosissimi e appassionati followers, che vanno tenuti buoni. E se punta da un lato a mantenere i propri consensi (vedi regionali) dall'altro, dalla tranquilla attuale opposizione, rimpalla preciso sull'altra metà del campo, così da mantenere alta la tensione del gioco
- il Capo Politico del M5S (che è Capo Politico per contratto) è stato promosso (cioè declassato) a Ministro degli Esteri, posizione che consente di averlo fuori dai piedi se e quando servirà (e comunque si farà fuori da solo, è bravo ma non è all'altezza) 
- i Ministeri più importanti (e critici) li hanno ottenuti il Pd e LeU, cioè l'altra costola del Pd: Interni (migranti), Sanità (vaccini), Infrastrutture (Benetton&varie), Economia e Finanze (ce lo chiede Leuropa, il Fiscal Compact!)
Basta un niente e una nuova crisi di Governo, una robetta qualsiasi che costringa i 5S a votare roba che non voterebbe neanche il Pd (che infatti userà solo per far cadere il Governo), e si farà.
A quel punto per il M5S sarà la morte: ha perso l'unica cosa che l'ha tenuto in vita fin qui, la credibilità sulla parola e la popolarità in nome del Vaffa...Che non basta più, e oggi non convincerebbe più nessuno. 
L'autorevolezza, digiamolo, il M5S non l'ha mai avuta: stava imparando come si fa ad averne una nel Governo gialloverde, ma s'è impuntato sul "Contratto di Governo" come un pivello, mandando all'aria il Governo e pure il Contratto (i contratti si fanno per essere traditi, e i fessi che li impongono li si usa e li si fa fuori quando non servono più né loro né i loro patetici contratti di 10 punti, no, di 20, no, di 26...dai, sù...)
Questo vuol dire che Renzi è un genio?
Ma figuriamoci!
Sentite cosa diceva ad aprile di quest'anno (e ha ragione, eh? E' esattamente così. Però ha insistito per farci un Governo insieme, al partitino aziendina...e non credo l'abbia fatto per "il bene del Paese")

E' anche lui un utile servo, solo è più navigato di un Di Maio qualsiasi, ha fatto un po' di esperienza e non si fa troppi problemi con i punti e le virgole o l'onestah. E se serve uno che sappia giocare su più tavoli per far scomparire dall'orizzonte la meteora 5S, accerchiandolo e stringendolo a tenaglia fino alla sua sconfitta politica totale, lui è l'uomo giusto che ora si è posizionato al posto giusto: l'altra ala della tenaglia. 
Una volta caduto il Conte2, perché cadrà appena schierate le truppe, probabile che si arriverà a un monocolore verde con all'opposizione i tre Pd (più i rimasugli dei 5S che rimarranno). 

E se fosse stato sempre questo l'obiettivo di Pd e Lega, fin dai primi vagiti della crisi agostana?
Ve la ricordate questa del sospetto inciucio?

L'Italia ha funzionato così per decenni, con un'opposizione concordata il cui scopo è condizionare il gioco occupando tutti gli spazi politici disponibili così da garantire la tenuta non di un Governo, ma di un sistema di potere che è uguale a se stesso fin dalla nascita della Repubblica (sono nel tempo cambiati i nomi e le alleanze, mai la sostanza politica). 
Se deve servire un'Italia unita che esegua i diktat dell'Ue senza troppi disagi, quale migliore strategia che occupare entrambi i lati del campo, come ai tempi del vecchio antagonismo fra Democrazia Cristiana e Pci, così da garantirsi a vicenda che nessun terzo possa ostacolare l'unico obiettivo accettabile dalla troika, cioè un paese che china la testa, si mette a 90°per fare diligentemente i compiti per casa se pur dopo qualche schermaglietta fra finti opposti schieramenti, giusto per rincitrullire il "popolino" con il fumo negli occhi della democrazia?
Il gioco è questo: in campo ci puoi stare se sai come si gioca. Se pensi di scombinare le regole del gioco, ti si impallina e tanti saluti. 
"Tutto cambia perché nulla cambi", no?

Una cosa e chiudo.
C'è la possibilità di un granello di sabbia: il "popolino" è nel frattempo quasi completamente sveglio, e rincitrullirlo è diventato sempre più difficile.

domenica 19 maggio 2019

E ci mancava, la lettera dell'ONU

Il titolo su IlFQ online di stamattina, domenica 19 maggio 2019:
 

Migranti, lettera dell’Onu all’Italia: “Ritirare direttive anti-ong e stop a dl Sicurezza bis. Violano diritti umani”

In sintesi, la lettera:

"...chiede al governo di ritirare le circolari di Salvini contro la Mare Jonio e di bloccare il provvedimento che multa le ong che effettuino soccorsi in mare. Il decreto sicurezza bis, a giudizio degli esperti delle Nazioni Unite, “è potenzialmente in grado di compromettere i diritti umani dei migranti, inclusi richiedenti asilo e le vittime o potenziali vittime di detenzione arbitraria, tortura, traffico di esseri umani e altre gravi violazioni dei diritti umani”.
Se il Salvini che chiude i porti "viola i diritti umani", non mi pare esempio di democraticità e rispetto dei diritti umani l'Islam che l'ONU ci sollecita a importare.

Quindi, alla fine, domenica si deciderà solo se sia più più fascista questa Milano


o questa


Voi importate e aspettatevi di dover sottostare alla legge islamica, poi potrete appellarvi all'Onu, quando saranno abbastanza da imporre la legge del taglione al posto del decreto sicurezza. 

Aprite i porti, lasciateli entrare, contenti oggi dell'esotismo di mettervi il velo e inginocchiarvi a 90° per finta, mentre parlate di rispetto dei diritti umani di chi lapida le loro donne dopo averle stuprate e taglia le mani a chi ruba.
Quando saranno abbastanza, e non manca molto, venitemi poi ancora a parlare del fascismo di Salvini che chiude i porti e pensa a un decreto sicurezza bis.

Che non ho votato il 4 marzo 2018 ma che forse mi convincerò a votare domenica prossima.
Perché ho una sola regola sull'accoglienza: bussate alla mia porta e vi sarà aperto.
Ma la regola generale ne sottintende una serie di altre: una volta che siete in casa mia valgono le mie leggi, la mia laicità è sovrana, la mia tolleranza per i comportamenti bizzarri finisce nel momento in cui scopro sul mio tappeto uomini inginocchiati con le chiappe al vento.

Ci si inginocchia per sottomettersi, e gli schiavi volontari li disprezzo profondamente da sempre.

mercoledì 24 ottobre 2018

Bio e multikulti

Produrre noi stessi meno rifiuti è semplice solo a tavolino.
Mi sto arrovvellando sui miei: fra tutti (qui c'é differenziata spinta) i due che non riesco a far scendere di volume sono carta (riciclabile) e PLASTICA (eterna)!
La plastica è una dannazione, il volume aumenta a dismisura ed è inversamente proporzionale (sperimentato) alla capacità di spesa: nei discount, tutto è imballato con la plastica. Compri due schifi di zucchine e hai una vaschetta avvolta nella pellicola. Compri due panini gommosi e hai sacchettino di plastica più gancetto che lo chiude in plastica e ferro.
Mi ero detta tempo fa che sarei andata sempre al mercato, ma non uso più l'auto se non per distanze che la richiedono: come ci vado al mercato? O consumo benzina, gomme, olio ed emetto gas di scarico per 6 chilometri per comprare 2 zucchine, o compro quel che trovo al discount che raggiungo a piedi e mi plastifica la vita e la pattumiera.

Comunque, nei tempi lunghi, è meno inquinante il gas di scarico dell'auto o la plastica da imballaggio?

In sintesi, sto realizzando che la povertà mi rende colpevole anche (non solo) di inquinamento ambientale, e non è bello, perché la mia plastica aumenta, aumenta, aumenta, e...qui di sicuro mi arriva il bio estremo, quello con il podere e il campo, che mi racconta delle sue zucchine coltivate nell'orto e raccolte con le sue manine e no, non ce la posso fare, vade retro...

E' che il discount deve ridurre i costi, mi dico, così niente verdure fresche da pesare e solo roba già pesata e imballata, a costi tali che mi son chiesta spesso se nei miei acquisti incidesse più la materia prima o la plastica, sull'irrisorio prezzo di vendita.

.
La plastica, mi sono risposta: perché la zucchina la produce la terra e la raccoglie lo schiavo al ribasso, mentre la plastica inquina già in fase di produzione e però aumenta il fatturato delle multinazionali che sulla produzione di materie plastiche campano distribuendo grassi dividendi. Quindi la plastica è sacra, non si tocca, meglio mazziare me e le mie zucchine imballate.
Non sono colpevole, è che tanto più sono povera tanto più sono in realtà la vittima di scarto del mercato e della finanza globale. Mi potete addossare qualunque cosa, in quanto povera non ho voce in capitolo su nulla.


Fossi almeno benestante, potrei atteggiarmi a salutista, andare al mercato in bici (con cestino d'ordinanza), mangiare solo zucchine bio della filiera corta, quelle che passano dal campo (di pinocchio, perché i campi veneti a novembre non producono zucchine) alla mia chicchissima sporta di tela ecologica.
Poi, dato che se fossi bio sarei anche multikulti, amerei viaggiare per conoscere altri popoli e altre culture, così salterei su svariati aerei all'anno per andare nei deserti meno battuti, nelle jungle abitate da tribù che riciclano tutto tutto tutto (cioè il niente che basta loro per vivere) o negli affollati e coloratissimi paesi orientali da dove potrei atteggiarmi a gastrofighetta postando foto di prelibate cavallette fritte chiamandole esoticamente oriental street food.
Però pochi/nessuno mi additterebbero come inquinatrice compulsiva dei cieli per gli aerei che mi scarrozzano in giro per il globo: viaggiare è un'attività standard per i bio e i multikulti, e mi si potrebbe solo invidiare e se mai prendere a esempio di come si vive eticamente.

Invece, dato che sono povera e ho molto tempo a gratis da passare sul divano mangiando pastasciutta a sbafo (con le due zucchine di cui sopra), mi chiedo: ma inquina più la zucchina cellofanata o lo scarico aereo di kerosene? Il kerosene è l'inquinante più noto rilasciato da volatili, credo...
Mi sa che comunque aveva ragione quel tizio il quale sosteneva che inutile farci illusioni, siamo comunque destinati all'estinzione da eccesso di consumo e inquinamento . 

L'unica, secondo lui (e secondo me), è scegliere di consumare il meno possibile, smettere proprio di viaggiare, di pensare al cibo come divertimento (il proliferare dei gastrofighetti ci seppellirà di avanzi di cucina, digeriti e non), di andare al cinema (il cinema bisogna produrlo, e produrlo inquina, il teatro no, meno...), reintrodurre l'uso di maglioni in casa così da limitare al massimo l'uso del riscaldamento, smettere di pensare che andare in barca sia da fighi amanti della natura (figo è Corto Maltese, fatto di carta e inchiostro), smettere di usare 'sta scatola con tastiera (l'inquinamento prodotto dall'uso e abuso di computer e internet ci sta avvicinando alla figata del 5G, il killer silenzioso che tutti i gegni attendono con ansia, e poi non ce ne sarà più per nessuno, tutti cyborg di default, con codice a barre nel certificato di nascita...).
Tempo fa il mio sogno era di andare a vivere gli anni del mio declino psicofisico sull'Himalaya, da qualche parte lì intorno, a fare la guru tutta misticismo e natura.
Mi sono ravveduta in tempo, per mia fortuna, scoprendo che da quelle parti è ormai intasato di arzilli giovani vecchietti occidentali, tutti in cerca di Illuminazione però con quel minimo di comfort che può consentire oggi una pensione decente e una connessione wi-fi in tasca. Senza wi-fi vivono al massimo 3 giorni (di pena), ma a raccontarlo sui social poi pare come il superamento di un'avventura estrema.
Senza orizzonti e al minimo, sto imparando ad accettare che la plastica non posso azzerarla io, che essere bio e multikulti non è così ecologico come può sembrare a prima vista e che, a conti fatti, il mio divano è quanto di più mistico e a costi contenuti mi necessiti.

Poi, contrariamente a quel che può sembrare, è tutto ciò che serve a chiunque per arrivare all'Illuminazione (l'interruttore è a portata di mano, basta allungare il braccio ed è un attimo...). 

In più, leggere non inquina, ascoltare Schubert mi disinquina, camminare mi disintossica.
Posso ben perdonarmi, credo, visto il mio risparmio su benzina, kerosene e grilli fritti, le due zucchine imballate del discount che aumentano il volume della plastica nella mia pattumiera. 
Il problema a monte non posso risolverlo io, quello a valle è solo una conseguenza triste del prezzo che costa la religione dello spread servito risveglio, pranzo e cena e sbandierato da bio e multikulti come il più feroce dei fustigatori del risparmio.
Loro.
I poveri non hanno risparmi, solo zucchine plastificate.

domenica 7 ottobre 2018

Reddito di sudditanza

Da IlCorriere.it
Di Maio -"Rispondendo a una domanda, ha poi precisato: «Non diamo l'opportunità di prendere soldi standosene sul divano, perché tutti dovranno avere la giornata impegnata per la formazione e per i lavori di pubblica utilità». Questo vuol dire che non si avrà tempo per lavorare in nero e chi imbroglia si becca fino a 6 anni di galera per dichiarazioni non conformi alla legge".
1. "prendere soldi standosene sul divano" ricorda il noto "...con un reddito base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro" della Fornero. 
Siamo lì: i poveri disoccupati, tali per decisioni prese dai politici sulla loro testa, sono sempre dei mangia pasta a sbafo e lavativi buoni solo a far niente, seduti o svaccati sul divano.
Penoso doverlo risentire, speravo di no.
2. "dovranno avere la giornata impegnata per la formazione e per i lavori di pubblica utilità" - 
I corsi di formazione al lavoro non sono roba inventata da Di Maio: da anni se ne fanno di ogni tipo in tutto il paese, finanziati dal FSE o dalle Regioni e gestiti da enti accreditati. 
E da quel che so, i corsisti che poi hanno trovato un lavoro, intendo un vero lavoro, sono pochini. Docenti dei corsi e dipendenti delle società che li organizzano a parte.
Poi c'é da considerare che i corsi organizzati con i soldi del FSE venivano (non so se è ancora così) retribuiti con 3€/h. e quindi, calcolando circa 7h al giorno, si arriva(va?) frequentando tali corsi, a incassare circa 420€ al mese. Senza minacce di anni di galera e senza ditini alzati su immorali divani e pastasciutte.
Pare poi che i percettori del futuro RdS avranno anche l'obbligo di almeno 8h impegnate in lavori di pubblica utilità la settimana (pare nei Comuni di residenza). 
In altri tempi, i lavori di pubblica utilità venivano offerti ai disoccupati per garantire loro una retribuzione, vogliamo quindi calcolare il valore economico di quei lavori a 8.50€ l'ora? Sarebbero circa 270€ al mese, se vivessimo in un mondo normale. E invece saranno a gratis, perché già compresi nei 780€.

3. I 780€/mese - La cifra è calcolata a nucleo familiare, non a singolo individuo, quindi dalla misura immagino saranno esclusi i giovani laureati che vivono in famiglia in attesa di uno stipendio vero che consenta loro di farsi una vita: se i tuoi guadagnano, tu sei costretto o a campargli sulle spalle a vita o a espatriare. Nulla di nuovo.
Il nucleo familiare, per accedervi, dovrà poi avere un Isee di poco superiore ai 9mila euro anno. 
Che corrispondono a uno stipendio di circa 750€ al mese, se per 12 mesi. 
Se in una famiglia è disoccupata la moglie, e il marito porta a casa invece 850€ lordi al mese, sono fuori (l'Isee è calcolato al lordo, e tiene conto anche del saldo medio di conto corrente). 
Hanno un figlio? Forse avranno agevolazioni per scuola o asilo, ma nel RdS non rientreranno.
4. Di Maio: «il reddito sarà erogato su una carta -. Questo permette la tracciabilità, non permette evasione o spese immorali e quindi permette di utilizzare questi soldi per la funzione per cui esiste, cioè assicurare la sopravvivenza minima dell'individuo. Quindi alimentari e beni di prima necessità»
Sentir parlare di "tracciabilità" e "spese immorali" nel concedere 780€ di RdS, condizionato da obblighi di corsi 8 ore al giorno e 8 ore a settimana di lavori socialmente utili, fa capire quanto il giovane Di Maio non abbia proprio idea di quanto costi "la sopravvivenza minima" a una famiglia fra alimentari, bollette, trasporti, assicurazioni e Tari varie, che si pagano anche se non si hanno introiti di alcun tipo.
Che spese immorali immagina si possano fare con 780€ al mese magari per camparci in 3?
I dementi in rete straparlano di "gente che se li gioca", "gente che se li beve", "gente che si compra l'iPhone", dimostrando che la platea di imbecilli che sentenziano su cose di cui non hanno idea è infinita e varia.

La misura è per ora destinata solo a famiglie in difficoltà con almeno un componente disoccupato, e voglio provare a fare un esempio di famiglia che potrebbe averne diritto.

Facciamo che ho 30 anni, sono laureata e sposata, ho un bambino che va all'asilo, mio marito è laureato ma disoccupato da 2 anni, e io riesco a portare a casa circa 500€ al mese facendo la domestica la mattina mentre il bambino è all'asilo. 
Ho un Isee sotto i 9mila, per cui il nostro nucleo familiare rientra nella platea dei possibili percettori del RdS.

Attaualmente, avendo in realtà un Isee sotto i 7.500€, ogni anno presento domanda per avere bonus gas/energia/idrico. 
Sono pochi euro di risparmio in bolletta, ma in miseria anche quei 150/180€ totali di risparmio annuo sono importanti. 
In più, sempre per Isee basso, ho esenzione sui ticket (non su tutto) e per la eventuale mensa dell'asilo.
Siamo in affitto (chi vive in casa di proprietà vedrà ridotto l'importo di circa 400€, ritenuto il costo medio di un affitto, ovviamente nel mondo di papalla), 500€/al mese, e per pagarlo attualmente rientriamo fra i percettori di un'integrazione all'affitto erogato dalla Regione di circa 150€/mese. 
In casa entrano quindi ora circa 650€/mese, ed essendo in 3, siamo comunque costretti a chiedere aiuto alle nostre famiglie per avere "la minima sopravvivenza".

Se mio marito, disoccupato, rientra fra i possibili percettori, i suoi futuri 780€ di RdS al mese porteranno il nostro reddito annuale oltre la soglia Isee che ora ci consente di avere i bonus, l'esenzione ticket e la mensa scolastica per il piccolo. 

Quindi, già dall'anno successivo, non solo i 780€ di RdS non gli saranno più riconosciuti perché l'Isee supererà la soglia dei 9mila euro previsti dalla misura (i suoi 780€/mese + i miei 500€/mese superano i 15mila l'anno), ma perderemo i pochi benefici che il nostro attuale reddito da fame almeno ci consentiva.

Il tutto, senza altra garanzia che l'obbligo a frequentare corsi 7/8h al giorno, l'obbligo di 8 ore a settimana in lavori di pubblica utilità per il Comune, a essere tracciato su cosa e come spende quasi fosse un delinquente in libertà vigilata che è necessario monitorare.

Poi, diciamolo, finiti i corsi (che si fanno già), finiti i soldi (li danno per 3 anni, non all'infinito), il lavoro chi lo garantisce? Dov'é? Dove si trovano tutti 'sti lavori per ridare dignità ai milioni di cittadini poveri e disoccupati?

A tavolino, Di Maio i conti li fa tornare così:
"L'obiettivo, ha dichiarato Di Maio, è quello di far spendere le risorse distribuite ai bisognosi «nei negozi italiani, nelle attività sul suolo italiano, perché vogliamo iniettare nell'economia reale 10 miliardi di euro ogni anno, che significa far ripartire non solo i consumi, ma anche la vita delle imprese e dei commercianti e tutti gioveranno del reddito di cittadinanza».
Tradotto: il RdS (Reddito di Sudditanza) usa i poveri disoccupati come una sorta di elicopter money, dove a far girare le pale dell'elicottero come benzina ci saranno i percettori i quali dovranno spendere quei soldi, non immoralmente e non all'estero (non potranno andare a puttane né andare a comprare cioccolato in Svizzera, per capirci). 
E però i percettori, già minacciati di 6 anni di galera, che girano le pale dell'elicottero per far piovere quei soldi sui commercianti e sulle imprese, che dovranno impegnarsi ai corsi forzati, ai lavori forzati per il Comune, insieme serviranno su un piatto d'oro all'Istat e a chiunque ne sia interessato, anche svariati dati sui loro consumi personali, sulle loro abitudini di spesa, sulle loro debolezze (ti piacciono i biscottini al miele, eh?) e sulle loro perversioni (ma ci si potranno comprare gli anticoncezionali e i preservativi oppure no? No, a meno che si riesca a farli rientrare come spesa farmaceutica di prima necessità, boh?).

Insomma, alla fine, nulla che non si sia già visto: corsi già esistono, bonus energia e gas, ecc., già definiscono chi è povero e chi non lo è (non accedi a questi aiuti se non porti  anche gli estratti conto bancari).
Manca il lavoro, non i corsi, non i lavori socialmente utili.
Mancano i soldi per vivere, non le lezioncine e le minacce preventive.
E se non hai un reddito, con 780€ in 3 e in affitto, non ci campi comunque ("chi non li spende tutti se li vedrà ridotti" è parte degli insulti all'intelligenza del RdS...)

Ciò che non si capisce (cioè si capisce benissimo) è per quale ragione chi ha un Isee sotto una certa soglia non possa essere destinatario di un versamento mensile direttamente nel conto corrente quale forma di aiuto senza condizioni.
Perché, al di là delle sciocchezze, una cosa è certa: come tracciano le spese della eventuale carta del RdC, così già oggi chi presenta richiesta per bonus energia, di integrazione all'affitto o per qualunque altra forma di aiuto economico previsto dall'attuale sistema, viene scannerizzato direttamente nel conto corrente dall'Agenzia delle Entrate.
Che non perdona, e mi pare giusto. 
Ma se già oggi funziona così, vuol dire che il sistema di verifica e controllo del diritto all'aiuto è comunque possibile ed esiste già, senza carte (con estremo godimento e lucro del sistema interbancario), senza ricatti, senza ditini alzati e senza minacce di galera e moralizzazione dei consumi del povero cristo (chissà com'é che ai ricchi nessuno mai fa la morale...).
Invece, mi tocca rileggere la Fornero in peggio.
Forse, più che accettare questo Reddito di Sudditanza che è un insulto ancora prima di essere attivato, i poveri disoccupati dovrebbero imparare come si fa a farsi rispettare dai vitelloni con iPhone che passano davvero la giornata a cazzeggiare sulle panchine: imparare a stare tranquilli sulle panchine, innanzitutto; e al primo che se ne lamenta alzare subito la voce urlando:" No buono mangiare, no wi-fi, tu dare me soldi o buttiamo cibo merda e matterassi giù dalla finestra".

domenica 21 gennaio 2018

Facili profezie

In tempi non sospetti, quando ancora nessuno aveva (forse) nemmeno il sospetto delle crisi in arrivo sulle banche venete - cioè su Veneto Banca e Banca Poplare di Vicenza - mi aveva colpito una sparata di Zonin il quale, con la spudoratezza di chi dal pane degli altri è abituato a trarre profitto, suggeriva quale soluzione al problema "crescita e disoccupazione" che se i suoi dipendenti avessero lavorato 1 ora gratis al giorno per un anno le cose sarebbero andate meglio.

Scrivevo allora quanto fosse ai miei occhi immorale chiedere agli operai di cedere 1 ora di lavoro gratis per risollevare le sue aziende perché, in caso di crescita effettiva del capitale dell'azienda, i suoi operai non avrebbero comunque visto un centesimo di utili per il valore ore/lavoro investite.
Se invece gli affari fossero andati comunque male, agli operai sarebbe arrivato comunque, come sempre, il calcio in culo, mentre l'imprenditore, che solo sa davvero come vanno i suoi affari, quando vede avvicinarsi un possibile fallimento, ha la possibilità di mettere in salvo i propri beni così da sottrarli a eventuali pignoramenti per pagare il dovuto agli operai.

Ora, non pare che le aziende di Zonin navighino in cattive acque, ma in acque fetide navigano invece quei correntisti (magari alcuni anche suoi dipendenti) che gli avevano affidato anni di risparmi volatilizzati dalla Banca Popolare di Vicenza della quale Zonin è stato a lungo Presidente.

In questi giorni la Guardia di Finanza, in apertura delle prime fasi processuali a seguito dei fallimenti delle due banche, ha messo sotto sequestro gli ultimi beni che Zonin non aveva già provveduto a mettere in salvo, per garantirsi lo Stato il saldo dei costi processuali. Come riporta Il Fatto Quotidiano:
“La grande parte del patrimonio dell’imputato è stato ceduto ai familiari nell’arco di un biennio, e tale attività dismissiva (…) concretizza il pericolo che, in caso di futura condanna, l’imputato non disponga delle garanzie sufficienti a coprire il credito vantato dall’erario per le spese di procedimento”. Zonin ha scelto la strada della donazione del patrimonio immobiliare (in due occasioni nel 2016) a favore di un figlio e della moglie. I finanzieri hanno scoperto la cessione alla consorte del 2 per cento di Tenuta Rocca di Montemassi Srl (il restante 98% è già della signora), e ai figli del 5,38 per cento di Casa Vinicola Zonin spa, nonché e delle partecipazioni in due società del gruppo, la Zonin Giovanni sas e la Gianni Zonin Vineyards. Non si tratta di bruscolini, ma di partecipazioni dal valore che si aggira sui 10 milioni di euro. Cosa rimane nella disponibilità dell’ex presidente dell’istituto vicentino? Un terreno a Gambellara, azioni della Popolare con cui al massimo può comperarsi una pizza e qualche quota di società minori.
Da ruspante abituata a fare i conti della serva, mi chiedo perché mai la Guardia di Finanza sia stata messa al lavoro solo ora, quando si tratta di garantire allo Stato le eventuali spese processuali e non prima, quando a chiedere allo Stato di bloccare i beni di Zonin lo chiedevano i correntisti rovinati durante la sua presidenza di BpVi.
Proprio sapendo quanto sia facile disfarsi dei propri capitali, mettendoli com'è noto in salvo fra amici, familiari e parenti, lo Stato (ammesso che ne abbiamo ancora uno) avrebbe dovuto immediatamente, con la notizia del fallimento delle banche, bloccare i beni di chi aveva una responsabilità di gestione.

O meglio, forse lo so perché: è che con i risparmi degli operai, e della gente comune in genere, lo Stato è il primo garante delle entrate delle banche, che vanno sempre tutelate e salvate, tanto più se sono "allegre" con i soldi dei loro correntisti, che invece vanno depredati e bastonati economicamente in ogni modo possibile.
Pesando diversamente i soldi dei contribuenti/correntisti e quelli delle banche, lo Stato si premura ora di recuperare per sé le spese e lo fa ora che è ben certo che, come si dice, i buoi sono già scappati dalla stalla, così che si avveri l'altro detto veneto, cioè "càn no magna càn".

Certo fa tenerezza sentire Zonin dire "anch'io ho perso soldi".
Vengono i lucciconi a immaginarsi quale miserabile esistenza gli toccherà ora per i due spicci persi mentre nulla ha da dire su quelli spariti dai conti di chi glieli aveva affidati pensando di potersi fidare di lui.

In ogni caso, nel Zonin che chiedeva nel 2012 un'ora di lavoro gratis ai propri operai per "crescita e disoccupazione", vedo una perversa continuità con quello che oggi sui gradini del Tribunale piange il morto dopo aver beatamente fregato i (circa) 5 mila vivi.
Perché, quelli che si sono visti sparire i risparmi di una vita durante la sua presidenza della Banca Popolare di Vicenza (ma lui "non ricorda") e stanno provando a costituirsi parte civile nel processo, sono davvero tanti.
Ma nessuno ha chiesto prima, per loro e da subito, quel blocco dei beni quando ancora si poteva e si sarebbe dovuto fare.

Ultima amara considerazione.
Ogni due per tre c'é qualche burlone che ci magnifica la grandezza della giustizia americana (e del giornalismo americano), tranne che poi, sul suolo italico, non c'è nessuno che ricordi ai nostri politici, ai nostri giornalisti e alla nostra giustizia che lì i truffatori vanno davvero in galera e che non si aspetta che prima di andarci provvedano a mettere in salvo i proventi delle loro pessime gestioni finanziarie.
E chissà poi se il giornalismo italiano, quello che sbava sulla libertà di stampa quando escono film tipo Spotlight, o il più recente The Post, sarà bravo quanto quello americano d'antan (oggi se c'é un paese dove il giornalismo viene zittito dal potere è l'America, ma è un male piuttosto diffuso nell'attuale globo terracqueo) e saprà denunciare l'intollerabile ingiustizia italiana che consente ai truffatori il tempo necessario a imboscare i capitali prima di provvedere a bloccare solo quei pochi spicci rimasti per farsi lo Stato ripagare le spese processuali in un processo che pronostico già da operetta.

sabato 6 gennaio 2018

Vladimir Korolenko. La Patria russa di 100 anni fa e la Patria ai tempi dell'UE

Vladimir Korolenko - Su Russie Vedemosti il 15/17 agosto 1917 -Riportato da un pezzo pubblicato sul numero speciale di Internazionale Extra n° 1 dedicato alla Rivoluzione russa.


“…Per troppo tempo il nostro popolo è stato separato dall’intelligentsija, per troppo tempo è vissuto senza un pensiero collettivo. A sua volta, l’intelligentsija democratica è vissuta per troppo tempo isolata, senza condividere il suo pensiero con il popolo. Oggi che il muro di violenza è crollato, l’intelligentsija rivoluzionaria è, per volere della sorte, a capo del movimento popolare. Con tutti i meriti di una lunga lotta, con tutte le lacune del suo pensiero minoritario, è diventata subito il cervello del suo popolo, il pensiero che determina la volontà. 

Ma insieme a molte cose necessarie e utili per la nuova vita del popolo, parte dell’intelligentsija ha portato con sé anche un pregiudizio contro la patria. 

Questo pregiudizio sostiene che tra patria e umanità c’é un’insanabile contraddizione, e postula che si può servire l’umanità senza servire la patria, e che anzi per questo bisogna rinunciare alla patria. 
Così quel carattere che inizialmente aveva dato alla nostra rivoluzione una unità e una forza insormontabili, ha cominciato a vacillare ed è scomparso. Il centro del sentimento popolare, la patria, ha smesso di essere al servizio dell’unità. 
Dopo aver detto parole importanti a favore dell’umanità, molti di noi hanno deciso di aver già fatto tutto il necessario, hanno pensato che le parole erano già diventate carne, che l’umanità comune era diventata una forza attiva in grado di esonerarci dal difficile impegno per la patria e per la libertà.  
Abbiamo immaginato che le parole fossero sufficienti, e abbiamo pensato di non dover fare altro che entrare nel tempio dell’umanità futura, dove ci attende un futuro felice senza fatica e senza sforzi.
E il popolo ha creduto alla bella notizia, tanto più che quest’idea lo liberava da un difficile eroismo e sostituiva gli interessi della patria con gli interessi di classe.
Un errore spaventoso, fatale, lo stesso in cui tanto spesso è caduto il falso patriottismo del passato.  

Abbiamo immaginato di essere alla guida dell’umanità progressista solo perché abbiamo rinunciato alla nostra patria. 
Ma limitandosi a negare non si costruisce niente. Abbiamo visto che le patrie rimangono ancora il modello più elevato delle associazioni umane. Non rinunciare alle patrie, non distruggere questi scrigni della futura unità, ma renderle indipendenti e forti, giuste e libere, pronte a nuove associazioni: questo è il compito che è emerso chiaramente in tutti i congressi internazionalisti.
Ma noi abbiamo seguito una strada inversa, e alla fine di questa strada c'é la rovina.  

Rinunciando alle grandi comunità già realizzate dall’umanità, non andiamo avanti, ma indietro, regrediamo dall’unità alla disgregazione. Su questa strada ci attende un altro mostro, indicato con l’ennesima parola straniera, con cui la Russia, per sua disgrazia, dovrà fare i conti. 
E’ la parola anarchia. 
Letteralmente significa assenza di potere. 
E’ la perdita di quel centro che dirige la forza popolare e dà armonia e viva unità a tutte le singole aspirazioni. 
Basta che sparisca definitivamente, basta che si affermi l’idea che la patria non è necessaria, che non riguarda tutto il popolo ma solo certe classi, e la vita dell’intero paese tornerà indietro
Invece del difficile e grande lavoro di creazione di una nuova vita comincerà la disgregazione
Prima per regioni, poi per ceti e classi, in base a interessi separati e inconciliabili. 
A questo seguiranno le tensioni interne e poi si scateneranno gli istinti peggiori, il saccheggio e il banditismo.
Alla fine di questo spaventoso sfacelo, e forse della scomparsa dell’organismo vivo dello stato, c’é il ritorno a un passato cupo. 

L’anarchia è la guerra di tutti contro tutti all’interno della stessa patria.
 

Non so se sono riuscito a realizzare il compito che mi ero prefissato all’inizio di queste mie note, cioè parlare delle più importanti questioni del nostro tempo in modo comprensibile sia alle persone colte sia a quelle meno istruite. Ma se sono riuscito, almeno in parte, a chiarire l’idea centrale di queste parole, se riusciranno a generare un dubbio riguardo a punti di vista troppo miopi, se indurranno alcune persone a prendere coscienza dell’importanza della patria, risvegliando in alcuni cuori il vecchio, sacro e doveroso sentimento dell’amore per la patria, allora riterrò di non aver riflettuto inutilmente su queste tormentose questioni della nostra terribile epoca.
Vladimir Korolenko era uno scrittore russo, nato nel 1853 a Zitomir, in Volinia, e morto a Poltava nel 1921. Da giovane aderì al movimento dei narodniki, i populisti, e fu arrestato e deportato in Siberia. Sostenitore della rivoluzione di febbraio, fu invece molto critico verso il bolscevismo. In italiano è disponibile Il sogno di Makàr (Imagaenaria 2011).

venerdì 20 ottobre 2017

Fighe de oro

La Presidente della Camera Boldrini sullo stupro di Rimini:
"La mia condanna è ovviamente incondizionata. Ci sono delle indagini in corso ma a prescindere da chi sarà ritenuto colpevole spero che la giustizia comminerà pene adeguate alla gravità del reato. Ogni giorno purtroppo abbiamo notizie di violenze, non faccio dichiarazioni di condanna su ogni singolo episodio. Non è il mio lavoro, di professione non commento gli accadimenti del giorno. Faccio una battaglia contro tutte le violenze, in special modo quelle sulle donne. Qualcuno può dubitare del mio impegno in questo ambito? Se lo fa è sicuramente in malafede e con intento strumentale". Repubblica del 29 agosto 2017

Oggi, alla minaccia di Asia Argento di andarsene dall'Italia per gli sgraditi commenti ricevuti alla notizia della sua denuncia per stupro a Weinstein, Boldrini interviene invitandola a restare perché "siamo con te".
Dimostrando quindi che quanto dichiarato per lo stupro di Rimini, cioè che non commenta gli accadimenti del giorno, valeva solo per la donna stuprata a Rimini.
Quando lo stupro lo subisce invece la star, tra l'altro ben capace di tirare su da sola un vero polverone da Oscar sul suo caso, arrivano quelle pubbliche dichiarazioni di sostegno alla vittima che evidentemente alla polacca stuprata in spiaggia non meritava fare.

Il reato di stupro è sempre un reato grave e odioso, oppure lo è in misura diversa se a subirlo è la star di Hollywood, che pur lo denuncia a distanza di 20 anni, quando ormai dobbiamo fidarci sulla parola pur se è in contrasto con certe sue foto con "l'orco" a veder le quali non risulta particolarmente sofferente?

Qui pare stiamo arrivando agli stupri di serie A e a quelli di serie B.
Nulla di nuovo, sia chiaro.

Il sostegno istituzionale alla stuprata di 20 anni fa va bene, mentre la turista polacca stuprata ieri è sufficiente liquidarla con quell' "affidarsi al corso della giustizia che comminerà pene adeguate"?

E che diavolo!
Ma che razza di solidarietà vuoi tirarmi fuori, se come donna delle Istituzioni non sai prendere campo sempre, ma soprattutto quando a essere stuprata è proprio una donna comune, una senza santi in paradiso e/o amici potenti a sostenerla, e che si ritrova stuprata, in paese straniero, da 4 merde (nere e straniere), ubriache, che la massacrano al punto da mandarla all'ospedale per giorni?

Ma dove eravate voi, Boldrini e Argento, #quellavoltache ci sarebbe stato da dire qualcosa sullo stupro della ragazzina violentata a Trieste, per quella minorenne stuprata a Massarosa, per quello della donna di 80 anni stuprata a Bari o per le tante altre sconosciute stuprate, molestate, picchiate di cui abbiano ormai quotidiana notizia? 
Quelle sono solo notizie di cronaca mentre qui abbiamo il caso di stupro hollywoodiano in mondovisione?

La solidarietà, per chiederla, bisogna saperla distribuire a piene mani e orizzontalmente. Asia per le Istituzioni dovrebbe valere quanto qualunque altra donna e forse un po' meno, visto che ha più armi per difendersi da sola mentre una donna comune non ha che le istituzioni. 
Se ci sono.

Un Presidente della Camera che si scomoda per la star, ma si ripara dietro frasi generiche quando a subire lo stupro è una donna comune, da la strana impressione che qui si tratti più di una solidarietà fra loro, una roba fra fighe de oro (come se dise a Venessia), più che altro.

Nulla che ci riguardi davvero, forse...

martedì 10 ottobre 2017

Traditi e mazziati

Che votare non sia più che una sorta di reality nazional-popolare trova ulteriore conferma nelle odierne dichiarazioni del Governo Puigdemont in Catalogna.
Forse che sia lui che Rajoy non sapevano entrambi che si trattava di una sfida fra loro per testarsi i reciproci muscoli? 
Uno, il secondo, li ha mostrati fin da subito tirando cazzotti direttamente sui votanti. L'altro, appena il giorno dopo un a mio avviso deludente risultato elettorale, dichiarava di voler aprire al dialogo, rendendo così le botte alle vecchine e le dita rotte alle donne buttate giù dalle scale nei seggi, un prezzo accettabile per arrivare al "dialogo".
Che per il Sì abbia votato circa il 90% dei votanti, quando a votare sono andati appena circa il 39% degli aventi diritto, pur tenuto conto delle difficili condizioni oggettive, era di per sé misura del fatto che la maggioranza dei catalani non era per l'indipendenza che il referendum chiedeva. 
Quindi, appena poche ore dopo l'inutile massacro, gli indipendentisti spinti al voto su basi democratiche fragilissime (per me un referendum senza quorum è una bestialità), erano belli che traditi.
Quella di stasera non è che la dichiarazione ufficiale di quel tradimento giocato, come purtroppo sempre più spesso accade, sulla testa di chi crede ancora che l'Unione Europea sia la salvezza e siano possibili cambiamenti democratici grazie al voto.
Ma dove?
Non lo è più in Italia dal Referendum sull'Acqua Bene Comune: votarono il 54% degli aventi diritto, e i Sì vinsero con il 94% dei voti. A urne ancora calde quel risultato fu azzerato nei fatti con una legge che ne vanificava l'esito. Non era gradito all'UE, che sulle privatizzazioni dei servizi pubblici aveva un'agenda diversa, prontamente sposata dai governi che si sono succeduti di lì a un paio di mesi.
Referendum tradito e 1-0 per politiche UE.
Mi astengo da ogni ulteriore valutazione su ciò che è successo dopo di allora, e pure su ciò che sta accadendo in Italia in queste ore: se il voto non ha più importanza, diciamo che per i politici ne ha una strategica: far pagare ai contribuenti dei sondaggi su larga scala che servono solo per misurarsi il pisello fra loro.
In Grecia, il Referendum del luglio 2015 che chiedeva se accettare o no il piano proposto dai creditori internazionali per il rientro del debito (v. Troika), vinse il No con il 61,31% dei voti.
Festa in piazza con Tsipras trionfante e già con il coltello del tradimento nascosto dietro le spalle: andò a trattare quel risultato con Bruxelles e tornò a casa accettando quel piano che i greci avevano respinto alle urne.
Capite com'é la cosa? 
I risultati elettorali o refendari non contano nulla, si va sempre a trattare a Bruxelles pur avendo i numeri per decidere, se si potesse decidere, ed evidentemente non si può: è Bruxelles a dire l'ultima parola, non i cittadini che si illudono che conti votare.
Stessa cosa con il risultato catalano (che comunque per me non era valido, ma così però lo si è voluto far intendere ai catalani che le hanno prese in testa pur di poter dire la loro): Puigdemont dichiara il risultato valido, vanta una maggioranza che non ha in virtù del fatto che aveva dichiarato prima che l'indipendenza sarebbe stata dichiarata anche senza che le urne raggiungessero il quorum, lì non previsto (e a me 'sta cosa pare un filino fascista, o staliniana, se volete), tranne il giorno dopo "aprire al dialogo" con la stessa Madrid che il giorno prima gli ha massacrato la popolazione a manganellate e stasera stessa, prima di fare dichiarazioni, si consulta con Bruxelles (che evidentemente sta dietro le quinte anche quando tace e non da segno di sé).
Poi, e questo la dovrebbe dire tutta sull'ambiguità del governo catalano (ambiguità non dissimile a quella praticata in Italia o in Grecia), di fronte ai suoi cittadini, oggi, dichiara: "...assumo il mandato del popolo perché la Catalogna si converta in Stato indipendente di forma repubblicana", tranne aggiungere che ne sospende l'attuazione per aprire al dialogo con Madrid, la quale ha già chiarito che non c'é dialogo possibile visto che per lei il referendum "non c'é mai stato".

I catalani in piazza stasera, silenziosi davanti ai megaschermi, mi hanno ricordato (purtroppo) i greci del No nel 2015: muti, come si ammutolisce di fronte ai peggiori tradimenti che non ti aspetti.

Visto che siamo in tema Referendum, chiarisco anche che a quello per l'Autonomia del Veneto andrò a votare.
Non perché sono leghista, pur apprezzando il leghista Zaia più di quanto abbia mai apprezzato Galan, ma perché credo che questi referendum vanno ormai vissuti e partecipati non tanto per quel che chiedono e mai ottengono, ma perché lo considero un sondaggio per prendersi anche noi somari le misure da totali impotenti su ogni altro fronte: votare per la maggiore autonomia del Veneto (cui aderisce anche buona parte del Pd, e già questo è sospetto e segno di un tradimento in fase di cova pronto ad azzerarlo comunque vada il giorno dopo), è il solo modo di esprimere pubblicamente un mal di pancia che si fa più acuto ogni giorno che passa.
Mal di pancia che non ha nulla a che fare con nessuno e niente, e ha a che fare con tutto.
A voi non passa mia l'idea che si sia andati talmente oltre ogni possibile malata immaginazione per poter davvero fare/contare ancora qualcosa?
A me sì, sento che la gabbia si sta chiudendo e i pochi pertugi aperti sono comunque presidiati da sentinelle armate e circuiti elettronici.
In piazza non ci si può andare, ché a prendere legnate certe una non ne ha più voglia.
Dire sul blog, su Twitter o nei forum che tutto ormai mi schifa ma tutto è ormai troppo tardi per essere rimediabile "democraticamente" o "politicamente", mi attira ormai solo frasi fatte in max 140 caratteri: "Fascista!", ecc. 
Ovviamente da parte di chi del fascismo non ha ancora capito se non lo slogan né tantomeno ha ancora capito di vivere in un paese in mano a stalinisti autentici, abilmente riverniciati ma similmente perversi e altrettanto feroci nella loro paranoica perversione.

Vado a votare per dirmi che anche sapere quant'é la gente che in Veneto e Lombardia è incazzata e impotente, per null'altro che questo.
Vince Zaia? Ben per lui: è su molte cose, come dicevo, più "compagno" di sinistra di certi marpioni sinistrati veneti che fanno gli antifa nell'week-end ma applicano la legge del lager negli altri cinque giorni della settimana.
Perde Zaia? Non sarebbe un tragedia né per lui né per i veneti, che mussi* sono e mussi restano.
A cosa serve allora?
A trattare con Bruxelles, no? Cioè, a trattare con Roma che tratta con Bruxelles.
Per ottenere cosa?
Forse qualche euro in più per asfaltare le strade del Veneto o per finanziare qualche bretella autostradale in Veneto, nulla di più.
Però, si va e poi si sa quanti sono gli scontenti lombardi e veneti.
Tutto qui.
L'unico modo per non essere traditi è evitare di innamorarsi di qualcuno. O di qualcosa. 
Fare il minimo, e solo per aiutarsi a capire meglio... 

P.S. 
Segnalo questo pezzo su Contropiano che sul tema Catalogna, Referendum e valore del voto in UE, arriva più o meno alle stesse mie conclusioni.

*mussi = asini (ma anche somari) venessìani

mercoledì 30 agosto 2017

Con le migliori intenzioni

Sembrava un fake, l'immagine qui sopra, quando un paio di giorni fa l'ho trovata che girava su Twitter.
Invece no, è davvero inserita nel pieghevole che promuoveva una manifestazione culturale - "Insegui l'arte" - organizzata dal comune di Badolato e Sant’Andrea Apostolo dello Ionio, in quel di Catanzaro, Calabria.
Leggendo il programma del volantino qui sotto, scovato in rete, apprendo che l'iniziativa proponeva un itinerario artistico e culturale allo scopo di far conoscere i bei borghi della zona, ed è senza dubbio programma meritevole.

Peccato che quell'immagine abbia provocato in me tutt'altra suggestione.
In ogni caso, capisco che la santificazione nazionale del Buon Selvaggio, quello da salvare da guerre e fame, richieda ormai a ogni comitato feste e sagre locale di far entrare nei pacchetti di promozione turistica la questione migranti: bisognerà pur trovar loro una qualche collocazione sociale che sostenga la favoletta dell'integrazione, no? 
Quindi, perché non buttar nel programma "borghi" anche un "momento di riflessione su temi quali: l’accoglienza e l’integrazione dei migranti, l’operato dei volontari e missionari nei campi profughi e in Africa, la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturalistico e demo-etno-antropologico"
Non che mi sia così chiaro come stiano insieme i "borghi" da riscoprire con il "patrimonio naturalistico e demo-etno-antropologico".  
Diciamo che mi da l'idea di un voler includere tutto lo scibile umano nel titolo pur di trovare una qualche ragione pregevole per giustificare la presenza (ovviamente "attiva") di nigeriani (?) o senegalesi (?), in quell'itinerario fra i borghi catanzaresi.
Che c'entrano?
E va be', non è questo il punto. 
Il punto è che la prima cosa cui mi ha fatto pensare l'immagine sopra non è tanto ai borghi, quanto a una promozione di vacanze esotiche per signore attempate e in fregola.
Avete presente? 
Quelle vacanze per sole signore che, da ormai parecchi anni, le vedono partire per paesi sole e mare per tornare come rivitalizzate da una segreta passione.
Le vacanze infatti sono su isole o paesi esotici dove si sanno essere disponibili amanti neri occasionali. 
I quali,  regalano l'illusione di un romanzo d'amore in formato mordi&fuggi (ma prima di fuggire, paga), che contempla l'approccio sgamato e saputo da parte di giovani mandrilli locali.
Questi, addestratissim gigolò e astuti quel che basta, interpretano alla perfezione il ruolo dell'innamorato (le signore non fanno mai "turismo sessuale", vivono solo brevi intense storie d'amore, si sa) allo scopo di ottenerne in cambio soldi (anche se di soldi non si parla mai, basta metterglieli in tasca o lasciarglieli sul comodino), regali (possibilmente rivendibili) e (perché no?) la pur remota possibilità di raggiungere "l'amata" a sue spese.
E con questa, magari, un lussuoso permesso di soggiorno in quel ricco occidente che la signora gli rappresenta.
Del fenomeno del turismo sessuale femminile cui mi riferisco ne ha parlato qualche tempo fa Linkiesta, caso mai qualcuno volesse farsene un'idea.

Così, di suggestione in suggestione, m'é venuta pure questa: ecco forse perché ci importano giovani manzi nel pieno della loro esplosione ormonale: qui la popolazione invecchia, e molte sono le signore di una certà età che non se la passano male economicamente. E, si sa, saper esibire un amante/servetto di pelle nera ha sempre quel certo fascino fin da quando i servetti neri si esibivano nei salotti settecenteschi.
Poi, per le signore in miseria che il servetto nero non se lo possono permettere, si può sempre consentirgli di arrotondare strappando loro dal collo catenine d'oro o rubando i loro risparmi gelosamente nascosti per il previsto trapasso sotto al materasso. 

Insomma, a ragionar di amanti esotici e pronti all'uso, vien facile capire come finisca (quasi) sempre che a sostenere col cuore in mano il migrante che scappa dalle guerre e dalla fame, poi trovi puntualmente delle signore arzille e benestanti che la mettono sugli scambi culturali e sull'inclusione sociale, ma solo quel che basta a giustificarsi quel recondito desiderio di servetto negro da tenere in salotto, che fa tanto antica nobiltà.

Non volendolo, perché sicuramente sono stati mal consigliati nell'uso di quella immagine, ringrazio tuttavia gli organizzatori dell'evento culturale calabrese per avermi ricordato come, spesso, dietro le più nobili intenzioni si nasconda quel virus bifido che da una parte puzza di bieco paternalismo, dall'altra di sottostante desiderio di schiavismo.
Fosse anche "d'amore".
Insomma, accogliamoli purché non ci sporchino i tappeti e sappiano portare in tavola con grazia i flut con lo champagne.
Se poi ci scappa pure un friccico extra, perché no? Se paghi, puoi avere qualunque cosa.
In fondo loro poi amano così tanto i poveri, i derelitti e i neri: per questo fanno tanto volontariato e stanno sempre per canoniche: è lì che se ne trovano in abbondanza.
Ma mica son razziste, le signore perbene, anzi: lo fanno per il bene altrui, per far sentire poveri e pidocchiosi un po' "amati".
Illudendosi naturalmente di esserne riamate.
Ed è lì, di solito, che le prendono sui denti...