lunedì 14 maggio 2018

Un bel tacer...(su Acciaierie Venete)

Sulla tragedia di ieri mattina alle Acciaierie Venete, così il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella:
"L’azienda, rileva, “aveva assicurato una revisione degli impianti a Pasqua, ma qualcosa purtroppo ha ceduto sul piano strutturale (1). In aziende come queste i ritmi di lavoro sono insostenibili e molto spesso non vengono rispettate le distanze di sicurezza (2)”.
Da tempo, sottolinea Palombella, “stiamo chiedendo maggiore responsabilità e maggiori investimenti in salute e sicurezza sul lavoro. Occorre soprattutto creare una cultura della sicurezza sul lavoro che investa tutti a 360 gradi (3)”.
Quando leggo simili stronzate divento pazza furiosa.

Perché:
1. Visto che lo cita, Palombella sa bene che alla revisione degli impianti di un mese fa erano stati segnalati problemi strutturali proprio lì dove è venuta giù la colata, e che però non erano stati risolti (fonte di prima mano mi diceva ieri, quando ancora i pompieri non avevano terminato di mettere in sicurezza l'area, che la dinamica esatta dell'incidente è quella riportata oggi dal Corriere, e cioè che il disastro "sarebbe stato provocato da un cedimento strutturale sull’aggancio della «siviera», un enorme cestello che trasportava 90 tonnellate di materiale fuso. Il gigantesco vaso, durante un’operazione di routine, era appena stato agganciato al carroponte, per essere spostato in un’altra area dell’impianto. All’improvviso però la siviera si è staccata (e questo era il problema segnalato appunto alla revisione di un mese fa - n.d.b.), cadendo da un’altezza di 3-4 metri e provocando una sorta di deflagrazione, dovuta all’impatto di questa col suolo e alle tonnellate di acciaio liquido schizzato dovunque"...)

2. Come faccia a dire che "molto spesso non vengono rispettate le distanze di sicurezza", parlando di una fonderia dove le temperature fuori dalle zone garantite di protezione e raffreddamento, sono di migliaia di gradi, è vergognoso, offensivo e irrispettoso degli operai che ci lavorano. Nessuno sano di mente si sogna di andare anche solo un centimetro oltre le zone di sicurezza, che sono già a temperature da inferno. Inoltre, forse avrebbe fatta miglior figura a ricordare che i 4 operai ustionati gravi sono stati immediatamente soccorsi proprio dalla sicurezza interna, che è intervenuta immediatamente sapendo cosa e come fare ma che certo non poteva fermare la colata a mani nude, neanche rispettando le "distanze di sicurezza". Un bel tacer non fu mai scritto...

3. La "cultura della sicurezza sul lavoro a 360°" i sindacati, volessero ancora fare il proprio lavoro, la dovrebbero imporre alle aziende, insegnando agli operai che non si deve temere alcunché se si decide di astenersi dal proseguire il lavoro quando si è a conoscenza di problemi strutturali emersi alle revisioni. Poi, prima ancora che per "la salute e sicurezza sul lavoro", Palombella inizi non a chiedere, ma a pretendere che le aziende garantiscano la sicurezza degli impianti.

Fino al blocco degli impianti, se necessario.
Che sia per le colate di acciaio fuso o per blocchi di quintali cemento che ti sfracellano in cantiere a 19 anni, del morire pulendo cisterne o vasche per esalazioni di residui chimici tossici sapendo che tanto la vita di un operaio vale giusto il prezzo di un misero stipendio che a malapena basta per campare tanto poi, anche processando i responsabili, ciò che è chiaro alle famiglie degli operai morti sul lavoro è che non c'é rischio che paghi nessuno. Mai.
A parte chi ha pagato con la vita per uno stipendio.

Foto dello sversamento della colata d'acciaio scattata da un operaio di Acciaierie Venete
In ogni caso, quelli di ieri sono ancora in vita (ma due sono gravissimi), per la preparazione e l'immediato intervento degli addetti interni alla sicurezza, che non hanno bisogno di lezioni a 360° da parte di un Palombella il quale in fonderia, lì dove avvengono le colate a migliaia di gradi di calore, non credo sia mai entrato.
Nemmeno così, giusto per farsi almeno un'idea di cosa sia la sicurezza o le "distanze di sicurezza" di cui parla. 
E se vi è entrato e un'idea ce l'ha, le sue parole sono doppiamente un insulto agli operai all'ospedale e a quelli che l'hanno scampata sapendo perfettamente cosa fare e come farlo per salvarsi la vita quando ti sta cadendo addosso l'inferno senza che gli arrivi ora pure la bacchettata sulle dita come avessero loro responsabilità per i 90 quintali di colata che sono crollati per problemi strutturali, non di "distanze di sicurezza".

Tacessero, almeno, visti i morti sul lavoro in spaventoso aumento che non paiono turbare  né i sindacati né i politici più del tempo necessario a sparare qualche cazzata in tv tanto per dire di esistere.

P.S. da Il Gazzettino
"...Perché un perno praticamente nuovo di zecca, e per giunta verificato non più tardi di qualche settimana fa, improvvisamente ha ceduto? Non è che, magari, aveva qualcosa che non andava sin da quando è stato costruito e nessuno se ne era accorto?"

Una fonte diretta (interna alla fonderia) mi diceva domenica che quel "problema" era stato segnalato fin dalla revisione di un mese fa dagli stessi operai. 
Ciò che sa chi effettivamente ci lavora tutti i giorni raramente viene preso nella giusta considerazione, e questo è forse il problema dei problemi in ogni posto di lavoro: non si ascolta chi magari non ha una laurea in ingegneria ma conosce ciò che utilizza ogni giorno molto meglio dei tecnici che spesso le situazioni e le cose le analizzano a tavolino.

P.P.S. da Il FQil racconto di uno degli operai del momento in cui è crollata la siviera

7 commenti:

  1. l'incoerenza omicida dello struzzo

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  2. Precarizzato il lavoro , complici i sindacati FIRMATARI ,obbligati i lavoratori ad accettare quel che passa il convento non senza averli formati sulla sicurezza , hanno ottenuto che gli infortuni e le morti sono colpa del lavoratore.

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    1. ...hanno ottenuto che gli infortuni e le morti sono colpa del lavoratore.

      Leggendo poco fa le dichiarazioni della Scamuffa, prontamente fiondatasi a Padova a sventolare scioperi dei quali non si capisce il senso, a parte quello di fornire una sorta di illusoria decompressione allo choc dei lavoratori di fronte all'ennesima verifica di quanto poco valga la loro vita, leggendo ciò che dice viene voglia di parlare di Napalm a colazione.
      Spostare, nel caso specifico di Acciaierie Venete, l'attenzione su formazione degli operai sulla sicurezza è da sberle: se c'é una cosa che risulta evidente dai dati oggettivi che già si conoscono sul caso, è che il problema sicurezza riguarda l'impianto, non gli operai.
      Se mai, gli operai sono quelli che sono entrati immediatamente in soccorso salvando (per ora) la vita dei colleghi. E, come nel P.S. aggiunto poco fa, gli operai sapevano da un mese del problema sul giunto del carroponte e lo avevano segnalato.
      Gli operai, tanto per riprendere le affermazioni di AV, sanno bene che in un impianto non esiste "l'imponderabile". Se un fatto è imponderabile, è segno che l'impianto non è in sicurezza, la quale ha il compito appunto di scongiurare l'imponderabile.
      Che può riguardare la volontà Divina, la filosofia, la realizzazione dei propri sogni, non un impianto che funziona solo se funzionano tutte le parti meccaniche secondo norme precise.
      E ho la brutta ma non nuova sensazione che i sindacati stiano mobilitando lo choc degli operai per iniziare l'opera di distacco fra realtà oggettiva, responsabilità oggettiva e fuffa utile e inventarsi nuovi corsi sulla sicurezza che frutttano denaro sonante alle organizzazioni che producono corsi che ruotano intorno ai sindacati e servono a mantenere salvi solo i loro introiti.
      Scusa @anonimo, è che sono livida su questa storia perché mi sento come se ogni cosa fosse successa a me, alla mia famiglia e ai miei fratelli.
      E non è stato così solo per un caso fortuito che non può nn farmi sentire coinvolta e dolorante per quegli operai, tutti vittime ed eroi: si sono slavati perché sapevano cosa fare, e va detto che in AV la sicurezza è altissima. Però manca, come in ogni altro posto di lavoro, l'ascolto delle segnalazioni degli operai, che se dicono che qualcosa non va come dovrebbe vanno ascoltati e presi sul serio...

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    2. Hanno detto :non c'é una crisi di offerta ma di domanda ( indotta attraverso la contingentazione del denaro )non vuoi morire di fame ? spaccati la schiena per 4 soldi ma sappi fin da subito che a noi basta informarti del fatto che puoi farti male , la tua alternativa ? Lasciare che quel lavoro lo facciano altri.

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    3. Non si tratta più di quel che si vorrebbe o di quel che si dovrebbe fare.
      Identificare la realtà, per quanto brutta , é necessario per comprendere quantomeno in quale realtà si é calati e serve per poterla cambiare.
      I corsi incessanti sulla sicurezza , per quanto formativi , hanno il solo scopo di togliere le responsabilità ed costi sia al datore di lavoro che l'inps tantevvero che a tutte le segnalazioni di anomalie la "risposta" tanto dei sindacati che dell'azienda é " più formazione " e mai RIMOZIONE DELLE POSSIBILI CAUSE DI DISASTRO e questo perché la causa "prima" é la precarietà del lavoro.

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  3. A scanso di equivoci.
    La CGIL oggi 15 maggio 2018 ha presentato in audizione in commissione speciale , le sue considerazioni ( scritte ) riguardo il Def definendolo ...

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