giovedì 16 aprile 2015

Sulla "teoria del gender"

Quello affrontato oggi sul Fatto online sulla "teoria del gender" a me pare un temone che contiene altri temoni, tutti confusi fra loro in un minestrone dal quale si ricava una sola sintesi: difficile parlarne se non si conoscono nemmeno le basi, di queste "teorie del gender".
Eppure il tema è cruciale perché mette sul piatto della discussione non solo una mera questione di definizioni "uomo-donna", "maschio-femmina", "sesso-genere", ma investe ogni aspetto della percezione della vita, sia dal punto di vista personale che da quello della struttura della società.
Mi stupisce che qualcuno si stupisca della posizione della Chiesa Cattolica: forse che, parlando di "accettazione delle diversità", la Chiesa non ha invece il diritto di dire la sua? Esprime la propria posizione in modo più chiaro di quanto faccia invece la politica, che su temi così importanti non fa che seguire a pecora tranne poi avere il compito di legiferarvi sopra, di solito creando più confusione che chiarezza.

Dirò solo, proprio perché il tema è troppo vasto e di difficile approccio, che la mia posizione è molto vicina a quella che, sul pezzo linkato, esprime Marcello Mazzola.
Tranne in un punto, finale, quando dice che:
"...L’unico strumento forse è di formare insegnanti adeguatamente, motivati, che sappiano infondere e trasmettere curiosità a 360° e che consentano alle “crisalidi”, sottoposti loro, di trasformarsi in farfalle senza reali condizionamenti...."
Ecco, no: l'insegnamento, qualsiasi insegnamento, è già un condizionamento.
E se non abbiamo ancora capito questo, non so come si possa parlare della spinosa "teoria del gender"...
In classe? a bambini in età di asilo? a genitori impreparati a volte sulla loro stessa sessualità? che spesso nemmeno sanno da dove gli arrivi sulla testa questa "teoria del gender" di cui paiono capire solo che c'é di mezzo l'omosessualità e quindi, sulla base di un termine troppo spesso svillaneggiato, si irrigidiscono a protezione di un'idea del mondo sulla quale invece loro hanno fondato una loro famiglia tradizionale che temono di vedere a loro volta svillaneggiata?
Ma come si può pensare di affrontare temi così difficili imponendo idee (e pratiche educative) che ai più sono totalmente aliene?
Per aprire dei dialoghi è necessario stabilire prima una pari conoscenza dei temi di cui si va a parlare.
Se uno pensa alle mele mentre l'altro parla di patate, difficile che si arrivi da qualche parte.
Siamo sicuri che sia corretto affrontare questo temone sapendo che per la maggior parte delle persone la "teoria del gender" è una sorta di buco nero di cui forse riesce a cogliere l'unico termine comprensibile di cui conosca il senso, cioè "omosessualità"?
Ben vengano dialoghi, discussioni anche aspre e dibattiti sul tema: aiutano a sviluppare una migliore e più ampia visione del mondo nella sua multiforme diversità.
Ma, prima di nazisticamente imporre al paese nuovi modelli e nuovi percorsi "educativi" a chiunque e fin dalla più tenera età, civiltà vorrebbe che tutti fossero in grado, almeno a spanne, di capire di cosa si sta parlando.
Parliamone.
Per ora, spiace dirlo, il vero dibattito l'ha aperto proprio la Chiesa.
Pro domo sua, mi pare ovvio.
Ma la società civile, che ha (civilmente) da dire in merito?

2 commenti:

  1. Premesso che il termine "gender" sarà conosciuto dal 10% si e no degli italici, a me viene da ridere a sentire che le sottane dei cardinali tremino per la paura dell’imposizione di quello che loro chiamano “pensiero unico”, quando non c’è nessuno più titolato dei rappresentanti delle religioni al riguardo. Pensa solo alle recenti affermazioni dell’immancabile Bagnasco che parla addirittura di "indottrinamento" e propone "campi di rieducazione" riguardo alle scuole che adottano programmi di educazione alle differenze.
    La società civile, dici? Troppo impegnata a risolvere il giallo di Pordenone, a dare ragione a Bova o alla suocera, a preoccuparsi di chi vincerà Amici....certo, se la politica (ma quale???) si limita alle sparate propagandistiche, siamo a posto.
    Lo sai che leggevo della istituzione di un numero verde da parte di Forza Nuova per segnalare ogni pertugio in cui si parli di ideologia del gender? E che i n certe scuole (private) spuntano comitati di genitori a cui sudano mani e piedi per il pericolo che i propri figli vengano a conoscenza che esistono omosessuali , bisessuali, transessuali?
    Se tutto va bene siamo rovinati..

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    1. Concordo sulle considerazioni generali e sulla sintesi finale: siamo in effetti rovinati.
      Rimane il fatto, però, che se lasciamo tutto il campo della discussione a disposizione di Chiesa e destre, se non riusciamo ad esprimere in proposito almeno un nostro punto di vista, se non affrontiamo il tema da qualche parte accetando di discuterne pur consapevoli delle difficoltà date dalla vastità di implicazioni del tema, facciamo il loro gioco e finiremo non solo per non capirci mai nulla fino in fondo, ma pure di spianare la strada (già ampiamente spianata), a una restaurazione e imposizione di modelli che pensavamo di aver in qualche modo rivisto e ricollocato nel loro giusto contesto.
      Per buttare lì una prima domanda mi rifaccio a un passaggio dell'intervista linkata lì dove Mazzola dice:"...La Chiesa teme una destrutturazione della famiglia tradizionale per rendere la società liquida e più facilmente manipolabile (e dunque controllabile) alla stregua di persone assoggettate a consumatori-oggetti."
      Ora, al di là delle ragioni per cui la Chiesa teme questo, siamo sicuri che abbia torto fino in fondo?
      La cultura gender è frutto di anni di meticolsa e attenta indagine su cosa sia la famiglia, cosa sia la sessualità, su come la cultura domnante abbia da sempre stabilito ruoli e regole sociali
      E' anche vero però che in ogni tempo e in ogni cultura, fino a un certo momento della storia, queste regole e questi ruoli hanno avuto interpretazioni diverse (l'omosessualità era piuttosto comune nell'antica Grecia e in alcune culture ancora oggi il nucleo familiare vede la donna come capofamiglia e il maschio come elemento accessorio, come in alcune comunità che vivono nell'Altopiano del Tibet).
      Quello che io mi chiedo è perché mai si insista così tanto sull'educazione partendo dalle "teorie gender", quando a me pare sarebbe molto più efficace e culturalmente importante l'educazione al mero rispetto di ogni diversità.
      Meglio ancora, all'astensione del giudizio sulle scelte altrui, quella pratica comune e apparentemente innocente per cui, nell'esprimere il mio parere su qualcuno o qualcosa (lecito) sancisco in realtà una condanna a quel qualcuno o a quel qualcosa (giustificandola nascondendomi dietro paraventi di "moralità" o peggio, "eticità", giudicando con la mia ignoranza del mondo cosa sia bene e cosa male, cosa sia giusto e cosa sbagliato).
      Va be', l'ho detto: un temone...Però...

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