sabato 4 dicembre 2010

Ho fermato un Boeing 747

Oggi è una giornata orribile. 
Piove, il traffico è impazzito e sono stanca di passare ore in colonna. 
Ad aggravare le cose, un’inutile braccio di ferro con l'esperta aziendale di informatica la quale, come molti suoi simili, parte sempre dal presupposto che se ti rivolgi a lei per segnalarle un problema, il problema è che sei tu il problema, cioè sei impedita. Ovviamente sono impedita: sono molte di più le cose che non so di informatica, di quelle che so. Ma, pur con qualche dubbio quando mi muovo dentro al CRM aziendale, un paio di click li so fare.  
A lei non importa: se il sistema non funziona è perché sei tu che non hai capito e sicuramente sbagli in qualcosa. 
Con la pazienza messa a dura prova, sono arrivata a farle ammettere che sì, effettivamente c’era un problema, non se n’era accorta. 
Così, aggiungendo noia a pazienza mal spesa, succede che oggi il mio livello di autostima stia precipitando verso il basso. 
Ma ho un trucco per riprendermi, imparato ad un corso di marketing, che serve quando lo stress rischia di far scivolare in basso l'autostima. 
Consiste in questo: quando ti prende male la giornata e inizi ad avere dubbi sulle tue capacità; quando senti un filo di depressione immotivata affacciarsi, o quando la pressione è alta e sembra che tu sia improvvisamente diventata un'incapace, ti ripassi mentalmente tutte le piccole vincite della tua vita. 
Quelle situazioni cioè in cui, contro ogni previsione, le cose hanno funzionato perché hai avuto il coraggio di non smettere di credere in te stesso. 
Dopo aver analizzato con lucidità la situazione per verificare che si tratti solo di stress e non di altro, inizi a raccontarti di quella volta che…
Ecco, oggi è il giorno di quella volta che "ho fermato un Boeing 747". 
Si si, proprio così. 
Allora, ecco com’è andata. 
Ero di ritorno da un bellissimo e avventuroso viaggio di due mesi fra l’Honduras, il Belize, il Messico. 
All’aeroporto, come ogni turista che ha un paio d’ore da spendere, mi ero infilata al duty free dove avevo acquistato il solito flacone di profumo, un paio di oggetti di artigianato da regalare, un paio di bottiglie di tequila, una con verme e una senza (quella con lo schifosissimo ospite doveva essere un regalo spiritoso per un amico che me  ne aveva fatta una richiesta, ovviamente senza). 
Pagata la merce, la infilano in un sacchetto e mi consegnano lo scontrino per ritirarla al momento dell’imbarco.
Annunciano il volo e mi metto in fila per ritirare il mio sacchetto. 
Mi consegnano invece un sacchetto contenente un paio di bottiglie, una di tequila e una di un liquore al caffè. 
Manca ilprofumo e mancano i due regali: non è il mio. 
Segnalo l’errore e chiedo di avere il mio sacchetto con la merce pagata. 
L’imbarco intanto è iniziato e mi chiedono di salire finché loro cercano la mia roba e poi me la consegnano sull’aereo. 
I miei neuroni in trenta secondi realizzano: 
1) fidarmi di chi ha fretta di risolvere il problema non è nel mio interesse 
2) se salgo a bordo e non trovano il sacchetto, l’aereo parte e ciao 
3) non metti in moto una procedura di recupero merce per una bottiglia di tequila, una volta che sei di nuovo in Italia, è anti-economico. 
Dico un semplice “No, grazie: attendo la consegna qui”. 
Gli amici con cui viaggiavo intanto si imbarcano dicendomi le solite frasi: “ Dai, che vuoi che sia, per una bottiglia di tequila...”. 
Vero, ma l’ho pagata e l'ho affidata con l’impegno di riaverla integra. 
E la voglio. 
Arriva il responsabile del duty free, riconosce lo scontrino con l’elenco merce acquistata e concorda che non corrisponde a quella consegnata. 
Mi fanno tutti pressione, il tempo passa e io non accenno a muovermi. 
Sto lì, tranquilla, sorridente ma irremovibile: voglio la mia merce. 
Si crea un po’ di agitazione, mi dicono che l’aereo deve decollare, che sono in ritardo. “Non è un mio problema, mi consegnate la merce e si parte”. 
Mezz'ora di trattative. 
Il direttore traffico trova la soluzione: va al duty free e ricompra per intero lo scontrino (che avevo tenuto io), torna da me e mi consegna il sacchetto. 
Con molta tranquillità controllo e vedo che c’è tutto…e qualcosa in più: due bottiglie di tequila normale più una con il verme (dev'essere stato così agitato che per non sbagliare ne ha comprata una di più). 
Finalmente mi decido a salire. 
Come metto il naso dentro l’aereo, si scatena un boato: gli amici con cui ero, alle persone che si stavano chiedendo come mai non si decollava, avevano raccontato che c’era una loro amica (cioè io) che non saliva per un problema con il duty free, e la cosa si era propagata di sedile in sedile così che, quando sono salita, tutti sapevano che ero quella che teneva fermo l’aereo sulla pista. 
Ridevano tutti come matti. Con tanto di urletti e applausi di approvazione. 
Insomma, forse anche chi stava aspettando per i miei sciocchi motivi deve essersi sentito in qualche modo ripagato delle volte in cui, per stare tranquillo e fare quello che non pianta casini, ha rinunciato a far valere un proprio diritto. 
Anziché essere arrabbiati, erano tutti a ridere con me. 
Una mezz'ora ho tenuto quel Boeing fermo sulla pista ad aspettarmi. 
Una mezz'ora in cui piloti, hostess e stewards in ansia per il ritardo, sono rimasti bloccati per aspettare me. 
Non so se mi spiego: ME!
La mia autostima si sta rialzando velocemente: ogni volta che mi racconto questa storia mi sento bene, mi sento capace di quasi tutto. 
Quante persone ci sono che possono dire “Ho fermato un Boeing 747?” 
Ecco, ora posso tornare alla giornata con un sorriso stampato in faccia che solo io so perché sta lì.

26 ottobre 2007

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