sabato 4 dicembre 2010

Biobibliografia

E’ un pensiero che mi è passato spesso per la testa, quello di una biografia che corre in parallelo alla bibliografia. Intendo dire che, se devo ricordare alcune tappe per me significative, quelle che hanno coinciso con un cambiamento o un’evoluzione della mia vita, queste sono sempre associate a un libro che mi ricollega a un preciso momento. Sempre presenti, ci sono tuttavia alcuni libri (o alcuni autori) che restano indissolubili nella memoria da alcuni momenti di passaggio, di crescita, di formazione; come se questi non fossero del tutto slegati da quelli. Da qui il tentativo di farne una sintesi in ordine cronologico. Cosa che mi costringerà inevitabilmente ad escludere la maggior parte dei libri letti, alcuni molto amati e forse perfino più belli. Ma, proprio come la vita sembra a volte una strada sterrata e altre un'autostrada a quattro corsie, così l'elenco cronologico dei libri scelti sono autostrade a quattro corsie che ne intersecano altri,  magnifici tratti sterrati ma privi (qui) di ogni segnaletica. Ecco dunque 10 libri (più un paio), le mie autostrade biobibliografiche per arrivare qui. Da me. Oggi.

1)    Alice nel Paese delle Meraviglie. Non so se sia davvero il primo, forse il primo è stato Cappuccetto Rosso o La Bella Addormentata. Ma Alice è il primo del quale ricordo anche il contesto in cui l’ho letto, quello di cui conservo inalterata la sensazione provata mentre lo leggevo. Avevo scoperto una nicchia nel muro della camera da letto di mia nonna, dietro una tenda. Dentro questa nicchia, che forse era un ripostiglio, c’erano ammassati molti libri che erano stati di mia cugina, con qualche anno più di me. Nascosta lì dentro, in silenzio e con la sensazione di star facendo scoperte sensazionali, ho trovato Alice nel Paese delle Meraviglie. Una vecchia edizione, con dei disegni che ricordo bellissimi. Ancora oggi, che possiedo una edizione più recente dello stesso libro, non smetto di sentire una lieve contrazione di piacere allo stomaco, ogni volta che [...]vide il Coniglio cavare dalla tasca del panciotto un orologio e guardar l’ora, affrettando sempre di più il passo [...]. E’ ogni volta l’invito a lasciarsi andare alla noia del pomeriggio e a seguire le intriganti apparizioni dell’immaginazione.

2) Lo Zen di Alan Watts. Mi fu regalato da uno di quegli amici che incontri per caso, frequenti un paio di mesi, e non ne sai più nulla. Questo amico era in quel momento così intrippato con le filosofie orientali, da parlarmene in continuazione. Non ne avevo mai sentito parlare prima di allora, e la lettura di questo primo libro fu per me una folgorazione. Lo lessi viaggiando in treno, raggomitolata contro un finestrino e completamente assorbita dalla scoperta. Avvolta dalla sensazione di un mistero che mi si svelava ma che, riconoscendolo, avevo sempre intuito abitare in me. Che sia stato il mio primo Satori? Per me sì, lo è stato.

3) Thomas Mann. Cito l’autore, perché Mann è stato un intero lungo periodo che potrei definire di “intossicazione" da Thomas Mann. Il primo libro che ho letto non fu il classico “Morte a Venezia”. E questo credo abbia fatto la differenza. Era “L’Eletto”, che scoprii subito dopo far parte della tetralogia “Giuseppe e i suoi fratelli”. L’avevo scovato a casa di un amico, solo soletto. Nel senso che dopo averlo letto, ormai affamata e consapevole che la tetralogia iniziava in realtà con “Le Storie di Giacobbe”, mi sono chiesta se non stesse aspettando proprio me per essere riunito agli altri “fratelli” della tetralogia cui apparteneva. Tetralogia che ho faticato non poco a riunire, passando al setaccio i vari mercatini dell’usato perché, l’insieme di Giuseppe e i suoi Fratelli, era allora introvabile. Libro assolutamente esilarante. L’amico a cui l’ho sottratto (con il consenso del padre cui il libro apparteneva) era l’amore di quel momento. Thomas Mann era dunque presente (sul tavolino a fianco) ad ogni bacio e spesso in dolorosa (per lui) competizione. Il primo Thomas Mann coincide quindi con il primo amore. Durato quanto la lettura di tutte le opere dell’autore e terminato con l’incontro dell'amore/autore successivo.

4) “I Fondamenti del Misticismo Tibetano” di Lama Anagarika Govinda, libro che ho già citato altre volte e non ne dico di più. Non è un romanzo, è  il ”mio” libro. Quello che sta sempre dove sto io. Magari non lo tocco per mesi, ma arriva sempre il momento in cui ho bisogno di ricominciare da lì.

5) Lo Zen e l’Arte della Manutenzione della Motocicletta di Robert M.Pirsig. Mi è stato regalato da due amici olandesi durante una loro vacanza in cui erano ospiti da me. Lo stavano leggendo e non si limitarono a consigliarmelo. Sono loro debitrice. Perché è quello che si può definire un “libro di formazione”. Intenso, tormentato, semplice e complesso, come a volte è la vita. Dopo quella prima volta, in cui mi pareva già di averlo capito e amato, mi è capitato di leggerlo altre due volte, a distanza di tempo. Scoprendo che è uno di quei libri che ti parlano in modo diverso a seconda del periodo in cui lo leggi, e che vi sono ogni volta dei passaggi che scopro essere come nuovi, tanto mi dicono a ogni rilettura, "di più".

6) Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar. Così grande e unica che mi sento in imbarazzo a parlarne. Un'autrice della quale ho ormai letto quasi tutto e che è per me un pilastro, un punto di svolta nel mio gusto per la lettura. Memorie di Adriano fu una scoperta appassionante, un libro che non potrei pensare di non avere e che da allora non ho smesso di consigliare a chiunque non l'abbia ancora letto. Ha cambiato il mio modo di leggere. Mi ha appassionato alle biografie, alla storia, all'arte. Per questo M.Y. ha, nel mio personale Olimpo dei grandi autori, il posto d'onore dove è, ancora oggi, è regina incontrastata. 

7) Possessione di Antonia Byatt. Era estate, il giorno in cui iniziavo le vacanze dopo un anno di lavoro intenso, molto gratificante e molto stressante. Sarei partita di lì a pochi giorni per Praga ma, come sempre succede, la prima tappa della mia vacanza iniziò da Feltrinelli. Ho iniziato a leggerlo appena tornata dal negozio, alle cinque del pomeriggio, stesa sul tappeto dello studio e con davanti a me la porta finestra aperta sul parco di fronte. L’ho terminato 72 ore dopo. Nel senso che ho fatto vari breaks ma non ho smesso di leggere finché non l’ho finito. Così bello che, almeno una volta l’anno sento il bisogno di rileggerlo. Perché? C’è tutto ciò che si può chiedere ad un libro. La suspence, l’intreccio, l’amore, la poesia, la passione, l’intrigo, i rimandi letterari. Tutto in un solo libro. Avvincente e intenso. Come è stato quel periodo. Ancora impregnata dalle atmosfere romantiche di Possessione, imposi la partenza per Praga con colonna musicale di Chopin. Insomma: vivere la vita come se fosse la trama di un romanzo.

8) Orlando di Virginia Woolf. Quando le cose vanno bene, quando tutto è tranquillo e niente è fuori posto, ti capita fra le mani un libro che ti propone l’intelligenza unita all’umorismo. Spassosissimo, divertente, acuto e inquietante. Quando le cose vanno bene è una bella pratica quella di giocare con l’immaginazione per riconoscere che la realtà è nient’altro che un caso fortuito di cui non lamentarsi mai. Mi ricorda, questo libro, che il saper ridere di sé è un’arte da coltivare con tenacia.

9) Lei così amata di Melania G. Mazzucco. Era un periodo di confusione e velata crisi d’identità, lo confesso. Così leggere la storia romanzata di Annemarie Schwarzenbach è stato come fare un percorso autoanalitico. Fra gli autori italiani, la Mazzucco è quella che amo di più. E la vita di questa donna, Annemarie Schwarzenbach, così come la racconta Melania Mazzucco, mi ha allora toccata profondamente. Perché ho riconosciuto in questo personaggio alcuni tratti del suo carattere che mi appartengono, quelle idiosincrasie che mi rendono la persona difficile che sono. Leggerlo mi ha quindi, in qualche modo, fatto sentire bene. Di nuovo. Come nuova.

10)Il filo del Rasoio di W.Somerset Maugham. Un autore raffinatissimo e un libro che segna un momento magico: un insensato innamoramento che mi ha fatto vivere a mezzo metro da terra per qualche tempo. Il mio piede per terra è stato, per quanto possa sembrare in contrasto con l’affermazione, Larry, il personaggio mistico attorno al quale si muove la narrazione. Apparentemente irraggiungibile tanto sembra vivere fra le nuvole, è in realtà il più terreno fra i personaggi del libro. Una frase che riassume quel mio momento: “...è una sofferenza celestiale. Da un giorno all’altro può svanire [Larry] come un’ombra quando il sole tramonta, e magari non lo rivediamo più per anni”. Eppure, sapere che c’è stato, che abbiamo avuto la sfacciata fortuna di incontrarlo, è una sofferenza che è valsa la pena vivere. Un amore e un libro che segnano la mia consapevolezza di cosa significhi in amore "non tutto ciò che si desidera, si può avere". Un amore che mi ha insegnato a distinguere e ad accettare la differenza fra un no e un sì. Una lezione che va imparata.

11)Le Particelle Elementari, di Michel Houellebecq. Cui unisco La Possibilità di Un’isola. Perché uno segue l’altro. Houellebecq è il momento attuale e coincide con la rimessa in discussione di una serie di cose che sembravano ormai scontate e intoccabili. L'autore è uno di quelli che o lo ami o lo detesti. Io lo adoro, portate pazienza. Quando scrive, tagliando a fette la realtà e proiettandone davanti a te le conseguenze, senza risparmiarti la versione più disinibita e fastidiosa di ciò che la realtà attuale è, non gli puoi contestare niente. Ripeto: o lo ami o lo detesti. E io lo detesto, amandolo.
11? Dieci più un paio - uno dei quali, La possibilità di un'isola, sto leggendo ora. Come dicevo, una bibliografia per una biografia. Sintetica e quindi solo indicativa. Questi sono i miei dieci titoli (più uno) per la mia ipotetica isola. Quelli che, dovendo, vorrei salvare.
21 settembre 2007

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