martedì 29 marzo 2011

Vac - La Parola

La Parola, imperitura, è la primogenita
Della Verità, madre dei Veda e fulcro
Di immortalità. Possa venire a noi
In felicità nel sacrificio! Possa ella,
nostra Dea protettrice, essere
sensibile alla supplica! –
TB ((Taittiriya-brahmana)II,88,5

La persona non può essere sola, non al puro e semplice livello psicologico ma a livello costitutivo, cioè al livello nel quale può essere ciò che è.
L’Essere infatti non è mai solo; ha sempre la compagnia di se stesso, la sua ombra, per così dire (proprio e veramente “per così dire”), perché questa è vac, la Parola, la primogenita. […]
La rivelazione vedica ci dice in innumerevoli testi che vac, la Parola, non è semplicemente un’invenzione della mente dell’uomo o un mero strumento di comunicazione, o una semplice espressione di ciò che l’uomo è. […]
Vac è più che mero significato o suono privo di senso;
è più di una semplice immagine o veicolo di determinate verità spirituali.
Essa non contiene rivelazione, è rivelazione. […]
Nessuna meraviglia, quindi, che ogni parola sia sacra e perciò potente.
Se scagliare un sasso contro una persona può essere un gesto pericoloso, lanciarle contro una parola è anche molto più pericoloso.
Una benedizione o una maledizione non agiscono per magia: la loro efficacia dipende se si sta trasmettendo un suono vuoto (o un’intenzione ugualmente vuota o un’idea puramente razionale priva di potere) o invece una realtà piena e vivente. […]
Nella Parola infatti sono racchiusi sia un’azione esterna che un atto interno o moto del cuore;
la Parola, si potrebbe dire, ha un’anima, nonché un corpo e una mente.
Alla Parola sono correlate non solo la verità e non verità, ma anche amore, odio, azione e inazione. […]
La Verità, la cui primogenita è la Parola, non è una verità puramente statica o una semplice verità morale;
è l’ordine dinamico dell’intera realtà, l’attività primordiale dalla quale tutto viene in essere; è rta (Verità, l'ordine cosmico).
Il suo primo frutto è la Parola.
Quando la Parola proietta la sua ombra sull’uomo, quando si fa strada in lui, allora l’uomo partecipa della Parola, prende parte alla struttura portante dell’universo ed entra nella realtà dialogica;
allora può ascoltare, parlare comandare;
diventa uomo quando i suoni che emette diventano parole.
[…]L’uomo è tramite la partecipazione alla Parola. […]
L’uomo ha una certa coscienza della totalità della Parola, ma non può afferrarne l’interezza; può solamente comprenderne una parte.
Questa parte rivelata ed espressa è solo un quarto, un piede di quattro (quattro piedi esprimono stabilità e totalità).
Speculazioni successive su questo tema affermano che la prima e più alta (para) dimensione di vac è trascendente e quindi inaccessibile;
la seconda è illuminata (pasyanti, la veggente) ma è ancora su un piano trascendentale;
la terza, quella media (madhyama), consiste nella pura articolazione mentale;
la quarta è la parola intonata (vaikhari), l’espressione esterna di vac, ovverosia il linguaggio umano come comunemente inteso.

Da I Veda Mantramanjari - R. Panikkar - Bur 2008

5 commenti:

  1. Quando la Parola proietta la sua ombra sull’uomo, quando si fa strada in lui, allora l’uomo partecipa della Parola, prende parte alla struttura portante dell’universo ed entra nella realtà dialogica;
    allora può ascoltare, parlare comandare;
    diventa uomo quando i suoni che emette diventano parole.

    E' un concetto fondamentale questo. Un concetto che sta alla base del mio profondo rispetto per le parole. Leggerti oggi e' stato uno scoprire che cio' che ho sempre pensato, era gia' stato espresso in modo compiuto e sicuramente migliore.

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  2. Ecco, mi ci voleva proprio per una bella meditazione in un momento in cui le circostanze lo richiedono: ti sono immensamente grato per questa splendida considerazione.

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  3. E' un testo molto bello e profondo, ti sono grata anch'io!

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  4. Con un’eccezione, le cui origini andremo subito a spiegare: Prajapati. Si narra infatti che vi fu un tempo in cui Mente e Parola ebbero a disputare su chi fosse tra loro la superiore. Mente e Parola sostenevano ovviamente entrambe il proprio partito: per Mente superiore alla Parola era Mente poiché la prima non esprime nulla che non sia precedentemente compreso dalla seconda, dunque Parola si limiterebbe a seguire ed imitare Mente; per Parola superiore alla Mente era Parola poiché tutto ciò che la prima conosce la seconda ha il potere di divulgarlo e, in generale, comunicarlo. Facciamo fatica a comprendere l’argomentazione di Mente, mentre ci sembra più chiara quella di Parola. Parola dice di avere il potere di espressione d’un contenuto che altrimenti rimarrebbe nella solitudine inerte del singolo. Essa dunque presuppone la vita comunitaria all’azione di qualsiasi tipo, e questo ci sembra corretto nel caso dell’uomo, non a caso l’essere vivente con il linguaggio più sviluppato. Mente invece dice, se capiamo bene, di essere superiore poiché Parola non potrebbe nemmeno esistere senza Mente, ovvero che per dire qualcosa bisogna prima aver pensato. Tra l’altro: ogni parola presuppone un pensiero, ma non è vero il contrario. Ma la formulazione dei Veda è più precisamente questa: la Mente è superiore alla Parola poiché la seconda non esprime nulla che non sia precedentemente capito da noi. Ora, ci pare sia questa formulazione (che significa che la Mente capisce prima quello che Parola dice poi? Non è forse vero che si dà la possibilità, invero sotto gli occhi di tutti, di poter parlare di ciò di cui non si conosce o capisce?) a rendere poco chiaro un concetto che pure viene intuito nella sua globalità. Bene, dal momento, comunque, che la situazione gravava nell’impossibilità di decidere per una delle due parti, queste decisero di rivolgersi ad un giudice superparte: Prajapati appunto. Egli disse senza esitare che la Mente era superiore alla Parola, e proprio per le ragioni ch’essa aveva adottato nel giustificare la propria posizione. Parola non prese molto bene il verdetto. Essa si vergognò senz’altro della propria posizione subalterna e nondimeno si offese a tal punto da decidere di non servire mai più come veicolo per le oblazioni a Prajapati. Ecco perché questo dio rappresenta un’eccezione: i sacrifici ad esso devono essere fatti senza l’uso della parola, ovvero a bassa voce.
    (?)

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    1. OMmmm...(Grazie, non conoscevo questa disputa fra Mente e Parola...)

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