venerdì 30 novembre 2012

“Osceno” vuol dire “fuori scena”...

"...Ecco: senza le intercettazioni, noi conosceremmo soltanto le dichiarazioni pubbliche dei politici del centrosinistra, che poi sono quelli che nei dibattiti televisivi si sciacquano sempre la bocca con il lavoro e l’ambiente. Non sapremmo, invece, che – appena si spengono i riflettori – sono tutti lì al telefono coi dirigenti dell’Ilva: molto più docili, con i “padroni delle ferriere”, di quanto non vogliano far credere. Non c’è nessun reato, magari, in tutto questo. Ma forse c’è qualcosa di peggio: cioè la doppiezza, l’incoerenza tra quello che si vede sulla scena e quello che avviene fuori scena. Etimologicamente, si chiama: osceno. Ecco, “osceno” vuol dire “fuori scena”: accade sempre così, quando c’è il rapporto tra politica e affari, che è il nodo irrisolto della nostra democrazia.
Per questo, sul “Fatto Quotidiano” abbiamo chiesto a Bersani: restituisci quei 98.000 euro a Riva; perché non puzzino, non basta registrarli alla Camera. Perché un politico deve sempre domandarsi perché un imprenditore gli dà dei soldi, e soprattutto chi è l’imprenditore che gli dà quei soldi, e soprattutto che cosa si aspetta da quello che prende i soldi. Non deve mettersi in condizioni di dovere qualcosa a qualcuno: soprattutto se il suo partito naviga nell’oro dei rimborsi elettorali; soprattutto ora che Riva è agli arresti domiciliari per quel po’ po’ di accuse; soprattutto se ha il figlio latitante; soprattutto se è indagato a Milano per un’evasione fiscale da 52 milioni. E soprattutto se uno che deve diventare ministro dell’industria, prima di diventarlo prende dei soldi da un’industria. E soprattutto: se uno è sempre lì a menarla con il primato e l’autonomia della politica. Ma autonomia da cosa e da chi: da chi t’ha pagato la campagna elettorale?"

Marco Travaglio - su Libre idee - testo integrale del video-editoriale della puntata del 29 novembre 2012 di “Servizio Pubblico”, trasmissione condotta su La7 da Michele Santoro

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