sabato 1 dicembre 2012

Cazzeggio sul destino

Mi chiedevo: "E se domani mattina mi svegliassi plurimiliardaria, che farei?"

Sembra una domanda facile, no?

Mi si sparano a mitraglia nella mente una miriade infinita di cose delle quali non avrei più bisogno, la prima delle quali, su tutte, è che essendo piena di soldi non avrei all'improvviso più bisogno di niente.

O meglio: non avrei più bisogno di nessuna cosa che si possa comprare con il denaro, avendone a sufficienza per comprare qualsiasi cosa.

Allora, soddisfatti tutti i "bisogni", che altro potrei fare che già non faccia ora?

Uno dice: potresti viaggiare di più.

Anche no, a dire il vero.
Tutti quei deserti pieni di sabbia, e scorpioni, e cacche di cammello, e panorami mozzafiato, che mi mozzerebbero il fiato...
No, grazie.
Già ne ho abbastanza della polvere che mi si deposita sui mobili e mi costa un pacco di euro fra swiffer e vetril: direi di no.

Dice: potresti comprarti una mega villa in un atollo del Pacifico con una mega barca ancorata appena al largo raggiungibile con il tender ancorato al tuo molo personale che costeggia il maneggio e il parco dove passeggiano indisturbati gazzelle e pavoni.

Anche no.
Tutta quell'acqua, tutto quel sole, tutto quello starnazzare di pavoni in calore, tutto quel sù e giù dal tender solo per far passare decentemente le ore fra il pranzo e la cena, così da aver voglia di piluccare qualcosa per colazione il giorno dopo: direi di no, davvero, grazie.

Beh, magari potresti fare beneficienza a molti poveri, diventare una benefattrice dell'umanità, usarli per finanziare un grosso grasso partito internazionale da opporre in uno scontro titanico a quell'1% che costringe alla fame il 99% del mondo.

Bah, anche sì, ma è una stronzata.
L'unico modo di togliere dalla fame il 99% è pagare dei killer perfezionisti per far fuori uno a uno quell'1% con un asettico cocktail al polonio: me ne avanzerebbero tantissimi e mi ritroverei probabilmente nella lista sbagliata.
Non mi pare una soluzione: dovrei sempre comprarmi un contro-killer che facesse fuori i killer al polonio che pago per far fuori l'1% di cui farei parte.
Non arrivo al masochismo, scusate.

Potresti darli a me, saprei io cosa farne.
Non è un problema: lasciami una email con iban e quanto stimi ti serva, e appena mi sveglio lunedì, ammesso che sopravviva domani al collasso da iperfinanza improvvisa, provvedo volentieri.
A una condizione (eh, le mettono tutti, perché io no?): poi mi dici come fai a sottrarti alla mannaia del fisco per i prossimi 40 anni, che appena si venisse a sapere che riesci a pagare l'Imu, che ti compri improvvisamente il Porsche e hai prenotato due mesi alla Bahamas, voglio vedere se Befera non ti scatena contro tutti i cani che ha nel canile, d'accordo?

Per me, mi svegliassi domani iper miliardaria, farei ciò che faccio ogni giorno, cioè niente di niente.
Però con più calma, diciamo.
Niente feste, niente barche, niente Porsche, niente saldo creditori.

Se arrivano in contanti, compro qualche metro di tessuto per materassi e li ficco dentro a mo' di pannocchie, per dormirci sopra.

Se arrivano in lingotti, ci tiro su un paio di muretti intorno alle aiuole del giardino e li vernicio di verde, così che il sole non vi si rifletta troppo attirandomi stuoli di rumeni a caccia di metalli da vendere un tanto al chilo alla 'ndrangheta.

Se arrivano sotto forma di bonifico sul conto, faccio finta di niente e, prelevati a rate un tot di euro in contanti, nel giro di 2 mesi sparirei senza lasciare recapito, che se ne passano cinque, di mesi, hanno il tempo per un incrocio dati banca/agenzia delle entrate e avrei la fila all'uscio delle jene ridens ministeriali.

Fra il niente e il troppo, alla fine, il niente è meglio: niente jene ridens, niente tediosi problemi di investimento, niente ville con barca cui pensare, niente deserti o foreste vergini da dover esplorare, niente pavoni che mi fanno la ruota  davanti e da sotto la coda regale mi mollano pluricacche nel mio bel giardino sul Pacifico col tender.

Niente giocate al superenalotto neanche per oggi, mi sa.
Non voglio rischiare per 2€ l'attuale tranquillità del niente, duramente conquistata, per far felici i creditori, l'agenzia delle entrate o qualche killer disoccupato che già sognava di comprarsi la villa col tender cui ho rinunciato con saggezza or ora proprio per non lasciar in giro illusione nefaste.

Voglio rispettare la saggezza del mio destino, non sfidarlo al superenalotto rischiando di rimetterci l'unica cosa che ho e non si può comprare.

Cosa?
Il tempo.
Quello che posso sprecare oggi scrivendo cazzate come questa, ad esempio.

E santosha: essere ciò che si è amando ciò che si ha. 
O non si ha.

7 commenti:

  1. P.S. h. 20.34
    Va be'...
    Ho appena letto di questa Cindy e ho scrollato le spalle: una candidata all'infelicità, diciamolo, ditemelooo...
    Una piccola capanna dello Zio Tom vista mare...

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  2. Sì che è candidata alla depressione nera: vive in un Paese che le ha soffiato quasi i 4/5 della vincita in tasse! e lì il finanziamento pubblico ai partiti è una bestemmia, per non parlare della sanità pubblica, nel senso che presto o tardi qualche repubblicano introdurrà la pena di morte per chi osa anche solo parlarne, mi sa.
    Comunque, se il Gebirge continua con il tourbillion delle battute di spirito, mi farà nero pure il tornado tarantino e rimpiangeremo il terremoto dell'Aquila; non solo quelli costruiti con sabbia di mare, ma anche tutti gli altri ospedali crollerranno per far spazio alle piscine olimpioniche di Ligresti-Bertolaso per colture di zanzare tigre a rischio di estinzione. Allora forse il premier potremo spedirlo in America, come premio di consolazione per gli ex-dipendenti di Cindy. Nel giardino condominiale, con qualche spruzzo e un paio di pesci rossi, farebbe sempre la sua figura.
    Ciao Ross, buona domenica!
    marilù

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    1. Buon lunedì, cara Marilù...
      L'ho scampata anche stavolta: la domenica è passata e, miracolo!, mi si presenta un lunedì mattina svuotato di tasche e pieno di sunyata, cioè di quel vuoto che fa tutto il pieno, tasche comprese.
      Sai che un paio di pesci rossi, a pensarci, non mi disturberebbero?
      Potrei regalarmeli per Natale, che mi sa farebbero più festa in casa di una Stella di Natale e potrebbero durare forse anche più di quella.
      Ma si può giocare con le vite altrui?
      E' questo il dilemma...

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  3. Veramente è insolubile. O al massimo solubile nel silenzio dei pesci di cui sopra. E se te li adottassi tutti, i -- a voler essere precisi -- tre pesci rossi rimasti in formalinica sospensione? Taba-Puppat-Enzi. Una cordata a base di bandane trasformate in bavagli per l'occasione. Mai in bavaglini, però; altrimenti la festa sì che te la farebbero, ma non proprio domenicale.
    Be', allora ti auguro un buon Venerdì. Su un'isola che non c'è è più facile trovarne uno, si sa.
    Alla prossima!
    marilù

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    1. Adottarli, dici?
      Mai! No tengo dinero per accollarmi pure il mantenimento di 3 allegri piraña...
      Buon martedì (o quel che è, quando arrivi qui)

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  4. Hai spiegato esattamente perché tu (come me) non avrai mai un sacco di soldi.

    Quelli che fanno un sacco di soldi partono pensando semplicemente che vogliono fare un sacco di soldi.

    E continuano a pensarlo, anche quando hanno fatto un sacco di soldi: gliene importa ben poco di cosa farsene.

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    1. Infatti.
      Una legge quasi matematica

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