martedì 18 giugno 2013

Uno vale uno (e la scatoletta di tonno ve l'apre B.)

Pare dimostrato con il caso Gambaro il reale obiettivo politico del M5S: distrarre, confondere, appassionare la rete su temi ininfluenti.
Mentre infatti il camaleonte Berlusconi osava un "...il Governo italiano si presenti a Bruxelles dicendo: "il limite del 3% all'anno e del fiscal compact ve lo potete dimenticare" seguito dal rincaro dose:"Ci volete mandar fuori dalla moneta unica? Fatelo", ricordando che ogni anno l'Italia versa 18 miliardi e ne prende indietro solo 10", gli eletti del M5S decidevano, pare dopo ben 6 ore di riunione (buona parte delle quali a telecamere spente), per l'espulsione della loro parlamentare Adele Gambaro, il cui insostenibile reato è l'aver detto chiaramente che Grillo deve cambiare toni perché danneggia il lavoro dei parlamentari.
Ha detto cioè una verità innegabile: Grillo, fin dal dopo elezioni, non ha fatto che danneggiare e oscurare il lavoro dei parlamentari 5S al punto da silenziarne ogni buona iniziativa, come scrivevo al post precedente.
Nel mentre di questa ridicola riunione che ha deciso per l'espulsione, che però viene rimandata alla decisione della Rete (quale? quella degli iscritti? quella estesa ai milioni di utili idioti che li hanno votati? O quella, Dio non voglia, dell'intero www?), l'esperto comunicatore, quello che sa meglio di chiunque altro come tenere il Parlamento intero per le palle avendolo fatto per vent'anni, diceva l'unica cosa che ogni italiano che ha votato il M5S si sarebbe aspettato dicessero gli eletti 5S fin dal primo giorno del loro insediamento a palazzo.
Esiste forse una ragione della crisi che non affondi le radici in quel limite del 3% stabilito dal Trattato di Maastricht?
No.
E ne esiste forse una più devastante di quella del Fiscal Compact (votato dallo stesso Berlusconi, tanto per essere coerenti), che renderà materialmente impossibile uscire dalla crisi rendendo anzi questa sempre più profonda e irreversibile?
No.
Ecco fatto.
Regola n° 1 per il controllo sociale di Noam Chomsky:
1 – La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).
Sia chiaro: il solo fatto che la dichiarazione di B. sia stata fatta a Pontida dice che pure la strategia di B., è inondare di proclami inutili per distrarre l'attenzione dalle decisioni delle élite.
In questo caso, bisognava (immagino), distrarre il popolo leghista resuscitando le sopite fantasie leghiste grazie all'associazione Pontida-padroni a casa nostra, rendendo così un piccolo favore all'amico Maroni.

Tuttavia, fra la strategia comunicativa del M5S/Grillo e quella del Cavaliere, inutile rilevare quanto sia sempre più incisiva ed efficace quella del secondo.
Quando l'ho letta ieri sera m'è venuta perfino voglia di votarlo, pensa te.
Infondo, visti gli esiti tragicomici dell'aver votato il M5S, forse ieri sera mi sarei fatta due risate di gusto, anziché scuotere la testa pensando che la ridicola fuffa sul caso Gambaro, con la decisione della sua espulsione (però decide la rete, eh? che c'è la democrazia dal basso, mica son fascistelli tutti ordine e punizioni), è roba da super asilo infantile gestita con la stessa logica del gioco del campanon, dove uno vale uno e gli altri non valgono niente: si prosegue uno alla volta, saltando di quadro in quadro e facendo attenzione a non pestare le righe fra un quadro e l'altro. Chi pesta la riga è fuori e non arriva al campanile a fare din don campanon. Poi si torna indietro e parte un altro. Vince chi resiste senza mai sbagliare un giro e solo dopo aver fatto fuori tutti gli altri.
Avanti così ragazzi, che intanto la scatoletta di tonno ve l'apre Berlusconi. 

Era meglio morire da piccoli...

1 commento:

  1. Anche se con la radiolina portatile non riesco a beccarne più le trasmissioni (ma fino a tre-quattro anni fa ci riuscivo, però... che strano), a questo punto mi conviene sintonizzarmi su GR-parlamento -- via web ancora si può -- quando voglio sapere cosa stanno o non stanno facendo i nostri marinati concittadini.
    Naturalmente non posso tirarmi dietro il PC in ogni stanza e così la possibilità di tenermi al corrente su imprese e traversie dei sottoli e sottaceti parlanti si restringe ancor più dell'immaginazione al potere, e di varie ed eventuali altre misure.

    Però c'è un però: il tuo blog. E qui casca l'asino. Giù dal pero, chiaramente.
    Ari-abbraccio (dal ser-raglio), marilù.

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