domenica 16 giugno 2013

L'amore borghese

"Mi ero ormai stancato della mia vita di bohéme e mi sposai con Käbi Laretei, pianista di successo. Andammo ad abitare in una splendida villa a Djursholm, dov'era mia intenzione vivere una ben organizzata vita borghese. Il tutto rappresentava una nuova ed eroica messinscena che si sarebbe rapidamente trasformata in una nuova ed eroica catastrofe. Due persone a caccia di un'identità e di sicurezza si scrivono reciprocamente le parti e le accettano per il loro impellente bisogno di farsi piacere a vicenda. Le maschere si incrinano rapidamente e cadono a terra al primo temporale. Nessuno dei due ha la pazienza di osservare il volto dell'altro. Entrambi gridano, con gli sguardi rivolti altrove: guardami, guardami, ma nessuno guarda. Gli sforzi sono sterili. Le due solitudini sono un fatto, il fallimento una realtà non riconosciuta." - Lanterna magica - Ingmar Bergman 
Cambiano a volte alcuni dettagli del copione "ma l'illuminazione è buona", per dirla con le parole di Bergman.

"gli sguardi rivolti altrove: guardami, guardami, ma nessuno guarda".

Applicabile a ogni relazione, dalla più vicina alla più lontana.
Non si può amare, senza sentire il bisogno di guardare il volto dell'altro.
Dove non c'è un confondersi degli sguardi, un perdersi negli occhi dell'altro, non c'è che l'ego, che nell'altro riflette sempre e solo se stesso.
In varie pose e rappresentazioni.

4 commenti:

  1. "Nessuno ha la pazienza di osservare il volto dell'altro": mi fa tanto pensare a "anche la felicità è una lunga pazienza", pensiero di A. Camus. Ma anche al molto più italiota "Lei non sa chi sono io!", la cui palese, debordante quanto tragicomica verità polverizzerebbe all'istante qualunque replica, seppure qualche ardito (o incorreggibile puffo burlone) si provasse a formularla.

    Abbraccio meditabondo, marilù.

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    1. Non si può che meditabondare, sul nostro irredimibile prorompente desiderio di stare sempre su un palcoscenico.
      Recitiamo qualsiasi parte, pur di avere fosse un solo applauso.
      Del resto non c'importa, tranne che per rimpinzare il nostro ego sapendo, e sapendo di sapere.
      Tutto ci nutre e tutto digeriamo, pur di avere un'approvazione, un cenno dalla sala.
      Del chi siamo, del chi sia l'altro, non c'importa mai davvero.
      Guardare l'altro, con la sincera curiosità di saperlo, ci intimidisce, perché ci svela a noi stessi.
      Così guardare "il volto" dell'altro, ci diventa tempo rubato all'esaltazione del nostro incoercibile divorante ego: gratifica subito, senza porci troppi pensieri scomodi.

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  2. "Così guardare il volto dell'altro ci diventa tempo rubato all'esaltazione del nostro incoercibile io...."

    Mi sono imbattuta proprio oggi in questi versi di Tagore, una cartolina con una spettacolare veduta del Lago di Dobbiaco faceva da segnalibro e da quanto mai eloquente illustrazione del testo.

    "Il tempo è senza fine nelle Tue mani, mio Signore. Nessuno è in grado di contare i tuoi minuti.
    Passano i giorni e le notti e le ere sbocciano e appassiscono come fiori. Tu sai aspettare.
    I Tuoi secoli trascorrono nel perfezionare un fiorellino selvatico.
    Noi non abbiamo tempo da perdere e non avendo tempo da perdere dobbiamo precipitarci sulle occasioni. Siamo troppo poveri per arrivare in ritardo.
    Così il tempo passa mentre lo metto a disposizione di ogni querulo uomo che me lo chiede e il tuo altare resta spoglio di ogni offerta.
    Alla fine della giornata mi affretto, temendo che la Tua porta sia chiusa: ma trovo che c'è sempre ancora tempo."

    Ciao cara Ross, buon lunghiiissiiimo fine settimana.
    Un abbraccio, marilù.

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    1. mi affretto, temendo che la Tua porta sia chiusa: ma trovo che c'è sempre ancora tempo.
      Grazie, bella.
      Buon we anche a te (ma quanto caldo fa?).
      Abbraccio...

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