mercoledì 26 marzo 2014

"Lavoro culturale"

Da Il Lavoro culturale, scritto da Luciano Bianciardi nel 1957. 
"Fu una stagione intensissima", scrive Bianciardi, che si prepara al meglio: un compendio in cento righe per spiegarci le parole indispensabili alla chiacchiera intellettuale, la verbalità dei suoi gesti:
Eccolo:
Per comodità di chi voglia fruttuosamente dedicarsi al lavoro culturale, sarà opportuno raccogliere, a questo punto, tutta una serie di indicazioni circa il problema del linguaggio. C'è infatti un lessico, una grammatica, una sintassi e una mimica che il responsabile del lavoro culturale non può ignorare".
"Cominciamo subito, perciò, con il nocciolo della questione, con il termine problema. Nonostante la differenza spaziale (alto-basso) dei due verbi, il problema si pone o si solleva, indifferentemente: ma c'è una sfumatura di significato, perché porsi è oggettivo, cioè sta a dire che il problema è venuto fuori da s<è, mentre sollevare è attivo; il problema, in questo caso, non ci sarebbe stato se non fosse intervenuto qualcuno a farlo essere.
"Quasi sempre il problema, posto o sollevato che sia, è nuovo; e si dà gran merito a chi, accanto agli antichi e non risolti, solleva problemi nuovi e interessanti o meglio ancora, di estremo interesse, purché siano ovviamente concreti. Sul problema si apre un dibattito.
Dibattito è ogni discorso, scritto o parlato, intorno a un certo argomento (cioè a un certo problema) in cui intervengono due o più persone. Il dibattito, oltre che concreto, e più spesso che concreto, è ampio e profondo, anzi approfondito, e quasi sempre si propone un'analisi (approfondita anch'essa) della situazione. La giustezza della nostra analisi sarà poi confermata, invariabilmente, dagli avvenimenti. La situazione nuova e creatasi (da sé, parrebbe) con o dopo."
"Al dibattito gli interventi portano un utile contributo. Esso può anche assumere la forma di convegno: in questo caso è parlato, gli interventi sono numerosi, e gli intervenuti sono giunti da ogni parte d'Italia. Dal dibattito scaturiscono, oppure anche emergono o anche, più semplicemente, escono alcune indicazioni.
"Le indicazioni sono anch'esse utili. Se possono esprimersi in una breve frase, allora si chiamano parole d'ordine. Per esempio: per un/per una (cinema, teatro, romanzo, arte, cultura, scuola, pittura, scultura, architettura, poesia) nazionale e popolare.
"In caso contrario, quando cioè le indicazioni non abbiano questo potere di contrazione espressiva, si parlerà di tutta una serie di iniziative, utili naturalmente, e concrete, ma di massima, suscettibili cioè di elaborazione.
"Concreto, come si è visto, è il problema, il dibattito, l'intervento e l'indicazione. A memoria d'uomo non si è mai saputo di un problema, dibattito ecc. che si sia potuto definire astratto. Come non si è mai saputo di un problema risolto; semmai superato, dalla situazione creatasi con o dopo. A volte si è scoperto che il problema, pur essendo concreto, non esisteva. In casi simili basta affermare che il problema è un altro.
"La scelta dei problemi si chiama problematica, quella dei temi tematica. Ricordo una volta, a Firenze, discussero tre ore su questo probema concreto: se fosse necessario porsi prima il problema della problematica oppure quello della tematica. Un problema è anche, spesso, di fondo. Esso si adeguerà alle prospettive nuove e concrete di lotta, per o contro.
"Lotta,  anzi lotte, è l'azione quando incontra un ostacolo, altrimenti l'azione è pura e semplice attività. Ma tanto per le lotte come per l'attività si mobilitano tutte le forze, si toccano larghi strati, o larghe masse, si estende l'influenza, ci si pone alla testa e ci si lega anche strettamente. Al servizio della lotta si pongono le proprie capacità.
"A volte le cose non sono così semplici, ma il dibattito ha appunto l'ufficio di indicare gli inevitabili difetti, determinati dalla situazione. I difetti consistono quasi sempre nel non aver sufficientemente utilizzato, elaboato, applicato le indicazioni emerse da un esame autocritico. Ogni dibattito assolve anche a questa funzione.
"Accanto al problema, ma un po' più sotto, c'è l'esigenza. L'esigenza si sente, anzi, si è sentita. A volte sorge, o meglio, è sorta, e in ambedue i casi occorre andarle incontro. Problema ed esigenza riguardano a volte i rapporti con gli intellettuali, per esempio.
"Gli intellettuali possono incontrarsi da soli o accompagnati a operai e contadini. In questo secondo caso la successione di rigore è la seguente: operai, contadini, intellettuali. Gli intellettuali possono essere: illuminati, democratici avanzati, molto vicini a noi, al servizio della classe operaia; la serie è in crescendo. Pseudo intellettuali sono invece gli altri, quelli che si sono posti al servizio del padronato, della reazione, del grande capitale, dell'imperialismo. 
"Al problema del linguaggio va connesso quello della gesticolazione, un problema peraltro più complesso o meno facilmente definibile; ci limiteremo a darne qualche cenno.
"Ampio: si accompagna con un gesto circolare delle due mani, palme rivolte verso l'alto.
"Concreto: si strofinano i due pollici contro le altre dita.
"Nella misura in cui: la mano - sempre sinistra - piegata a spatola scava in un mucchietto di sabbia immaginaria posta di fronte a chi parla.
"Sul terreno del: col dorso della mano si sfiora il tavolo, con un gesto orizzontale.
Da Vita agra di un anarchico, di Pino Corrias - Baldini&Castoldi 2009

1 commento:

  1. "Lotta, anzi lotte, è l'azione quando incontra un ostacolo"...E io che credevo fosse il diminutivo di Carlotta, o Charlotte, tuttalpiù. Sono sempre stata una romantica.
    Buon finesettimana ampio e concreto, cara Ross.
    marilù.

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