mercoledì 2 settembre 2015

All'ombra degli arbusti inglesi


Nella boscosa isoletta al centro del laghetto artificiale, perfettamente rotondo, si trova la dimora definitiva di Lady D., lì ormai da 18 anni.
Leggevo stamattina che da quel giorno nessuno ha mai potato un ramo né curato la principesca tomba. 
Volutamente (dicono).
L'idea, nella narrazione ufficiale, è di lasciare che la natura l'avvolga nelle sue spire. Forse perché così, penso io, della sua ingombrante presenza nel mondo non resterà che la fiaba della principessa bella e sventurata, uguale in tutte le fiabe per bambine buone da che mondo è mondo: lei è bella e degna di mettere al mondo i figli del re. Ma si ribella, e da questo discende la sua rovina poiché la sua ribellione nuoce al regno. E non va bene in nessuna fiaba.
L'idea di restituirla "alla natura" è in sé molto romantica, molto poetica, molto inglese.
Insomma, molto perfida.
Perché poi una blogger si chiede cosa diavolo l'abbiano costruito a fare,  quel vialetto che conduce a bordo del tondo lago artificiale se l'idea era di lasciare che la "natura" selvaggia cancellasse ogni traccia della memoria di lei.
E il tempietto a bordo lago?
Serve ai turisti? 
Certo, così è tutto molto coreografico, cioè vendibile pur se inaccessibile e inutile.
Ma a che serve una tomba se nessuno la può visitare né, col tempo, vedere?
Cosa ricorda, quell'isola arborea, che pare studiata per promuovere un mito per l'assenza dell'idea di un corpo fisico, che ogni tomba ricorda, così che rimanga nella memoria solo la costruzione fantastica?

Quell'isoletta, avvolta dal verdume incolto al centro di un lago e irraggiungibile, a me pare chissà perché la conferma dell'antica condanna del potere. Il suo pare essere anche da morta un destino da icona pubblicitaria, irreale, puro prodotto creato dai media che continua a vendere anche da morta a patto che nessuno raggiunga la sua tomba, che la renderebbe umanamente reale.

Nulla ad Althorp la ricorda davvero.
Visitavo poco fa il sito della nobile residenza dove quel laghetto è stato costruito: perfino il gift shop non vende lei ma solo il ricordo sterilizzato e romanzato di lei.
Vi si vendono libri sulla storia della famiglia, sulla residenza storica, su qualche antenato illustre. Ma chi volesse comprare lì un ricordino della Goodby England Rose o della Queen of Hearts, deve arrendersi a un oggetto che la ricorda senza ricordarla: il cuoricino con zirconi a 28£, gli orecchini abbinati col cuoricino sempre a 28£, il braccialetto con i cuoricini a 45£, la tazza di ceramica con la rosa rosa a 13£, il porta candelina votiva a forma di rosa rosa a 10£.
Goodby England Rose, quanti soldi ci ha fatto l'amicone gay?
La Regina di Cuori: quanto ha fruttato ai produttori di tazze londinesi per turisti?
Morta e sepolta, nella sua casa natale non va ricordata che per ciò che ancora si può commercializzare.
Pare ci siano ben 6 stanze ad Althorp, dedicate al Princess Diana Museum. 
Vi si trovano il suo abito da sposa, altri suoi abiti, le sue lettere di bambina, i suoi reports scolastici e parecchi dettagli sulle sue opere di carità.
Santificata, viene resettato il lungo conflitto che aveva messo in forse la corona inglese.

La restituiscono "alla natura", ma dopo 18 anni ancora se ne nutrono a piene mani.
Lady D., come industria, è diventato un classico del turismo inglese perfino più delle vecchie foto davanti a Buckingam Palace.
Della sua vita, di lei, non rimangano che alberi, erba e selvaggi arbusti: segno forse del profondo disturbo che ancora reca, alla corona e alla nobiltà inglese, la memoria della sua ribellione alla corona e a certa nobiltà inglese.

Fra vent'anni avremo ancora milioni di tazze di lei con la coroncina indossata il giorno del matrimonio, tazze ancora vendute in ogni parte del globo nonostante la drammatica fine di quel matrimonio. 

O forse rimarrà la sua fiaba, una di quelle da raccontare alle odierne bambine che sognano ancora di sposare un principe azzurro ma omettendo dal racconto quei dettagli scomodi alle narrazioni sulle corone, a quelle sui principi azzurri e al florido business delle tazze turistiche.
Quello che da lei si voleva, quello che da lei si è sempre voluto e che si vorrà sempre da ogni Princess, era che si limitasse a mettere al mondo paio di eredi, così che la fiaba continuasse e per il resto che rimanesse congelata nella parte assegnatale dal destino. 
Che di lei si potesse vendere la fiaba così da farne mitologia viva ma muta e congelata da viva.
Mito, quello della sposa del principe che deve solo figliare e stare al suo posto, utile per istruire anche oggi le brave bambine così che sappiano che, se si comportano bene, cioè se non fanno di testa loro, potranno avere l'onore di dare al principe il necessario erede.
Per il resto, si limitino a decorare gli eventi ufficiali o a darsi a opere di carità.
Pare antica e dimenticata, questa storia, ma credo che potrebbe tornare buona per le prossime generazioni di fanciulle, tutte (forse) nuovamente da rieducare a un'idea di sottomissione che fino a ieri pareva ormai antichissima, e invece è sempre rimasta lì, pronta a ritrovare vigore grazie alle crisi e alle invasioni. 
Leggo in giro roba che appena un paio di anni fa avrebbe scatenato quelle sfigate di Se non ora, quando...
Il quando è passato, la nuovelle soumission è invece in corso ora. 

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