lunedì 11 gennaio 2016

Un triste lunedì (senza David Bowie)

Dubito di riuscire a far altro oggi che rivedere e riascoltare David Bowie. Mi sta prendendo una sorta di nostalgia che somiglia a un lutto familiare, quello stato di introspezione in cui si precipita quando perdi un amico o una persona che è stata parte davvero significante della tua vita.
David Bowie ha segnato un momento, alcuni anni della mia vita, che forse più di tutti gli altri hanno fatto di me ciò che oggi sono.
The Man Who Sald The World in particolare, mi porta a un passo dalle lacrime, e nemmeno so bene perché, quali emozioni evoca, quali ore o giorni del passato vi sono legati perché non riesco a distinguere bene da tutti gli altri se non rari momenti separati. Ci sono stati i giorni di China Girl, quelli di Ashes to Ashes e quelli, senza tempo, di Space Oddity. In alcuni di questi momenti cammino per Londra, in altri sono in macchina con la musica a palla, in altri ancora sono nella vecchia prima casa bohemienne da cui entravano e uscivano amici a qualunque ora del giorno e della notte perché prima casa dell'indipendenza, quindi casa di nuove regole la prima delle quali era niente regole. 
La casa di Scary Monster (And Super Creeps):

Mentre ascolto, mi tornano in mente volti, voci, situazioni, colori, gioie e tristezze, che evidentemente rimangono in me da allora, quando erano un vivo oggi che poi è finito nel buco nero del tempo che passa.
Per uno strano gioco del destino mi è capitato di incrociarlo, a distanza di un metro, per ben due volte: una prima volta a Londra, una seconda a New York, sempre casualmente e sempre sorprendentemente, per via di quell'inconfondibile effetto straniante che fa l'osservare un volto da cui ti guardano due occhi di diverso colore. 
Non sono mai stata una grande appassionata di concerti, le masse mi turbano e quando è capitato ne sono uscita come se mi fosse stato sottratto qualcosa, una dimensione di ascolto solo mia, forse. Così, entrambe le volte è stato come se quell'incrociarlo casualmente fosse un segno di grazia tutto personale, tutto mio. Una specie di occasione di sommare per un istante sogno e realtà, di poter sbirciare dal buco della serratura nella quotidianità della Star che amava passeggiare con la mente fra le stelle, di metaforicamente toccar con mano quell'essere originale nato al mio mondo cantando dello spazio riducendo con questo la mia distanza fra l'infinito e la pozzanghera nella quale sguazzo e sulla quale attendo fiduciosa che a ogni primavera rispuntino nuovi fiori a dirmi che tutto può essere, che tutto può succedere, che tutto è parte di quell'infinito che ci pare così lontano e invece è a un passo dal poter essere fisicamente toccato.
Questo per dire la nostalgia, per dire che mi manca come può mancarci a volte quella parte della nostra storia che non saremo più, ciò che siamo stati un giorno e di cui non ci ricordiamo pur essendo sempre in noi quel lontano giorno. Per dire che ciò che ero è ormai fuso con ciò che sono e che ciò che sono stata è fuso insieme alla musica di David Bowie che ho amato e che oggi torna per ricordarmi che anche se muoiono gli uomini e i miti, le leggende restano.
Buon volo, Duca...

1 commento:

  1. "... metaforicamente toccar con mano quell'essere originale nato al mio mondo cantando dello spazio riducendo con questo la mia distanza fra l'infinito e la pozzanghera nella quale sguazzo e sulla quale attendo fiduciosa che a ogni primavera rispuntino nuovi fiori a dirmi che tutto può essere, che tutto può succedere, che tutto è parte di quell'infinito che ci pare così lontano e invece è a un passo dal poter essere fisicamente toccato."...

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