giovedì 4 febbraio 2016

Non solo l'Egitto (Giulio e la tortura)

Qualcuno fatica forse a immaginare che il povero Giulio Regeni possa essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato (le manifestazioni di Piazza Tahrir per l'anniversario della caduta di Mubarak), e che sia finito arrestato insieme ad altri manifestanti, quindi portato in carcere e lì torturato?
Forse pensiamo che questa ipotesi sia "poco credibile"? 
Che non si pratichi la tortura nelle carceri egiziane? 
Uhmmm.
Che a nessuna persona "normale" possa mai capitare di finire nel posto sbagliato nel momento sbagliato come probabilmente è successo a Giulio?
Uhmmm.
Come alcuni terribili casi italiani dimostrano (da Bolzaneto a Cucchi), la tortura e il pestaggio sono pratiche in uso non solo in Egitto o in qualche sperduto paese sudamericano, ma nelle carceri di molti altri civilissimi paesi occidentali (Guantanamo per tutti, ma senza dimenticare l' extraordinary rendition, pratica illegale tutta occidentale).

Il punto è che Giulio ha (forse) sperimentato la brutalità del mondo parallelo, quello dell'illegalità praticata da chi della legalità dovrebbe essere garante.

Perché, per come la vedo io, il povero Giulio ci sta con la sua morte ricordando questo: 
1. che la tortura è una pratica ufficialmente illegale ma in uso nelle carceri dei paesi arabi non meno che in quelle di molti paesi occidentali; 
2. che nessuno dovrebbe ritenersi al sicuro in un mondo dove chi protesta in piazza può essere incarcerato e torturato per il solo fatto di manifestare idee diverse da quelle ritenute utili al potere e quindi ai governi, proni all'unico potere finanziario/economico delle multinazionali che ai governi impongono TPP o TTIP & so on, perché questo è il mondo oggi; 
3. che il terrorismo è un'etichetta che va bene per tutti e per tutto ciò che ostacola il potere (cioè gli affari), che il terrorismo è ovunque c'è chi protesta contro il potere, che il terrorismo è tale anche quando è prima psicologico e poi brutalmente fisico da parte del potere. Ragione per cui chi non crede o non si piega alle decisioni/visioni del potere può essere incarcerato, torturato, ucciso.
Abbastanza impunemente, tanto si tratta sempre di ragioni di "sicurezza nazionale" e con questo mandiamo giù tutto, come abbiamo già mandato giù tutto.
Ciò che ci ricorda la morte di Giulio è che la tortura da lui (credibilmente) subita, è la stessa che subiscono altri egiziani arrestati con lui ma pure tutti gli altri uomini e donne arrestati nel mondo per ragioni politiche e che soggiornano oggi nelle carceri di mezzo mondo, senza che di loro si sappia poco o nulla, tranne quando ci arriva qualche trafiletto di stampa (torturano perfino i poeti, ormai) infilato fra il problema delle noiosissime stepchild adoption o quello di qualche gustoso scandalo qui e là, in Italia o nel mondo, e alla peggio c'é sempre la scemenza a noi inutile sulle elezioni americane da seguire come una partita di calcio (ci cambia qualcosa sapere se vince un candidato o l'altro? Se il premio Nobel uccide, possono farlo tutti).
La triste considerazione finale è che, passato questo momento, nel quale pare l'Italia minacci sfracelli contro l'Egitto per avere chiarezza sulle cause della morte di Giulio, ci serviranno una ragione di morte ben impacchettata, triste e commossa ma digeribile se pur con qualche singulto, tanto null'altro potranno fare che salvare gli affari con l'Egitto e continuare come se la morte di Giulio non fosse appunto che un "incidente", triste ma senza responsabili ufficiali da condannare.
Nel frattempo, noi finiremo per essere domani depistati verso qualche scandaletto nostrano e magari chissà, sposteranno nuovamente la nostra attenzione sul caso dei marò, così che il sentimento nazionale si sposti su altri "poveri" italiani detenuti ingiustamente dall'incivile India così che finiremo per pareggiare il conto emotivo e poi non ce ne fregherà più un cazzo, della gente torturata nelle carceri di mezzo mondo per il solo fatto di aver un giorno manifestato contro un governo "amico" o per avere un giorno incautamente attraversato una piazza mentre era in corso o tanto peggio aver partecipato, a una manifestazione mal vista dal governo e dal potere economico che lo sostiene.
Oggi, adesso, a valere qualcosa non è più la vita umana, che grazie alla genetica e alla robotica è in via di facile sostituzione, ma le cose, i capitali, gli affari, il denaro che dalla vita umana si può ricavare.
Gli umani, sono più o meno tutti a perdere, nessuno escluso a parte quell'1 % che detta le condizioni. 

Un abbraccio sentito alla famiglia di Giulio e un pensiero affettuoso e tormentato a Giulio stesso, che vorrei davvero poter immaginare morto fatalmente per un incidente anziché essere tormentata dal sospetto che abbia passato gli ultimi giorni della sua giovane vita nelle mani di bastardi boia a contratto per conto terzi di cui nulla vogliamo sapere perché questo ci toglierebbe il velo dagli occhi facendoci vedere con chiarezza che di civile, come società, ci è rimasto ben poco.

7 commenti:

  1. Certamente non sarà la morte atroce di questo povero ragazzo a interrompere i rapporti con l'Egitto del criminale Sisi.
    Magari diranno che sono stati i biekiSSimi Fratelli MuSSulmani.....

    Mirkhond

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    1. Leggevo ora sul FQ quanto riporto sotto. Dettagli che non fanno che rafforzare la mia ipotesi che sia stato arrestato e torturato dalla polizia perché dava fastidio, come da fastidio chiunque si opponga al potere.
      Strano poi che ricompaia il corpo appena in Italia si agitano le acqua per la strana scomparsa.
      Magari era torturato ma ancra vivo fino a un paio di giorni fa e l'hannp ammazzato e buttato in un fosso così che non potesse parlare e si ritrovasse in un luogo lontano così da poter intanto costruire una versione per la stampa della sua morte.
      "...Manifesto con il quale collaborava anche Regeni, ha raccontato a Radio Popolare che il ricercatorea veva preferito non firmare gli articoli perché “aveva paura per la sua incolumità”. “Giulio si occupava soprattutto di movimenti operai e di sindacalismo indipendente”, ha raccontato Acconcia, dunque era in contatto con esponenti dell’opposizione egiziana.

      Acconcia ha raccontato anche della testimonianza di una cronista locale che avrebbe visto uno straniero arrestato alla fermata della metropolitana di Giza, nel quartiere dove Regeni viveva, luogo in cui nel 2013 – proprio nell’anniversario della rivoluzione di piazza Tahrir del 2011 – si erano verificate manifestazioni contro il regime di Mubarak. “Può essere che Giulio fosse andato lì proprio per vedere se ci fossero ancora manifestazioni”, ha raccontato il giornalista del Manifesto."

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  2. cara la mia scrittrice all'uncinetto ...adesso 11/ 06 / 2016 come le gestisci le cazzate espresse sull'egitto in codesto post ? 4 parole su Cambridge e 2 su Londra no ? ...

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    1. Caro il mio commentatore da ricamo a tombolo, quanto volevo dire sulla triste vicenda Regeni l'ho detto e, pur informata su quanto emerso in seguito, che al momento in cui scrivevo ancora non lo era, nulla ho da aggiungere. Ti pare che cambi qualcosa su quanto detto sulla tortura se Cambridge o Londra si rendono più collaborative? Io non credo.
      Comunque stiano le cose la verità che ci verrà servita sarà sempre una verità accettabile e concordata per mettere a tacere chi la verità aspetta e reclama senza spostare di una virgola la realtà del corpo di Regeni torturato a morte.
      E, per come la penso, non esistono ragioni di alcun tipo che quella tortura possa giustificarla né tanto meno cambiarla.
      Però, se vuoi scrivere tu qualcosa, sentiti libero di farlo...

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  3. cara la mia scrittrice all'uncinetto ...ca va sans dire ...
    p.s. "che al momento in cui scrivevo ancora non lo era" ...tra i ricamatori...

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  4. p.p.s. la qualità delle cazzate che scrivi ne eccede la quantità peraltro sovrabbondante ...

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    1. Fa comunque piacere sapere che con le mie cazzate ci perdi pure del tempo.
      Niente di meglio da fare?

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