lunedì 3 giugno 2013

Gli alberi e i continenti

Piazza Taksim a Istanbul
Gezi Park, in Piazza Taksim
Progetto di trasformazione di Piazza Taksim: Parco Gezi diventa un centro commerciale, con nuovi alberi ordinatamente allineati al centro di un quadrilatero di negozi, torri a uffici e hotel di lusso con vista sul nuovo ordinatissimo parco
 Gli abitanti di Istanbul non sono però d'accordo con il progetto, con quest'idea di mondo in formato shopping. Così la difesa degli alberi centenari di Gezi Park diventa la goccia di un vaso ormai stracolmo: la cementificazione delle città è un processo che desertifica e rimodella, oltre alle città, anche le nostre anime, così da renderle sterili (come i semi ogm),  a ogni contatto con l'ambiente che le circonda
Ma gli alberi, si sa, sono come l'acqua: come fiumi e mari si congiungono, così le radici si uniscono affondando nella Terra e parlano un linguaggio universale che tocca l'anima di tutti gli uomini. I quali, per salvare il diritto alla vita degli alberi, così come per salvare il diritto all'acqua, gli esseri umani si muovono come un unico corpo a difesa di un'idea di terra che vive con loro. Perché alberi, acqua, terra e agricoltura, foreste e ghiacciai, sono tutt'uno con l'essere umano, il quale vive o muore per le stesse malattie
Di fronte alla minaccia del cemento che uccide la vita, non esistono separazioni, non esistono più etnie, non esistono più lingue o culture diverse: Tutti siamo uno. Dovranno abbattere tutti i ponti, privarci di tutte le barche, privarci delle stesse gambe, per fermarci. Perché ognuno sa, dentro di sé, che senza alberi, senza acqua e in una terra ricoperta di cemento e negozi, la nostra vita stessa, è minacciata.


Così, oggi, un Twitter racconta in 140 caratteri cosa sta succedendo:

54m
Brutal imagen d Estambul. Este es el puente q une Europa con Asia. La revuelta conecta los continentes...

1 commento:

  1. Scopro oggi, grazie a una segnalazione su Kelebeklerblog, che l'ultima foto, quella che riprende il ponte affollato, è in realtà una foto relativa alla Maratona Intercontinentaledel 2012.
    Mi spiace per l'incauta condivisione di una foto che su Twitter girava come scattata nelle prime ore delle proteste di Gezi Park.
    In ogni caso, rimango convinta che, foto del ponte o meno, oggi solo i ponti che riusciamo ad attraversare per raggiungere altre sponde, cioè l'altro da noi stessi, possa aver qualche speranza di portarci fuori dall'imposizione violenta di un mondo squadrato e cementificato fin dentro le nostre singole anime.
    Insomma, non solo Gezi Park: anche una Maratona Intercontinentale può simbolicamente rappresentare qualcosa di rivoluzionario.

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