martedì 29 novembre 2011

Beneficenza Spa

Passato il Buy Nothing Day non spendendo un centesimo, la settimana mi si presenta con una questione ambigua ( e per me collegata) che prende spunto da due cose: il commento di Massimo (Massenzio, al post precedente)- che mi ricorda che sabato 26 novembre era in Italia anche la giornata della Colletta Alimentare - e il pezzo di Giap, sempre sulla Colletta Alimentare, che faccio mio perché riflette bene la mia posizione su queste iniziative.

E' un argomento rognoso sul quale mi è già capitato di incappare, senza mai troppo soffermarmi per l'irritazione profonda che mi provocano le premesse da cui prendono corpo queste giornate pro qualcosa.

Trattandosi di un tema complesso ma cruciale, oggi la prendo larga per inquadrare la questione e rendere (spero) chiara la mia posizione.

Il tema dell'ultima edizione del Meeting dell'Amicizia riminese titolava: "E l'esistenza diventa una immensa certezza".
Parto da qui perché già da questo titolo è possibile capire quale sia la visione su cui campano iniziative come il Banco Alimentare (e il Banco Farmaceutico, fratello gemello dell'iniziativa).

L'immensa certezza dell'esistenza del tema ciellino, allude al "Principio di sussidiarietà, che Wikipedia descrive così:
"La sussidiarietà è un principio regolatore in alcuni sistemi di scienza politica. Fondato su una visione gerarchica della vita sociale, tale principio afferma che le società di ordine superiore devono aiutare, sostenere e promuovere lo sviluppo di quelle minori. - In particolare, il principio di sussidiarietà esalta il valore dei cosiddetti corpi intermedi (famiglie, associazioni, confessioni religiose strutturate, etc.) che si trovano in qualche modo tra il singolo cittadino e lo Stato: secondo questo principio, se i corpi intermedi sono in grado di svolgere una funzione sociale o di soddisfare un bisogno del cittadino (per esempio l’istruzione, l’educazione, l’assistenza sanitaria, i servizi sociali, l’informazione), lo Stato non deve privare queste "società di ordine inferiore" delle loro competenze, ma piuttosto sostenerle - anche finanziariamente - e al massimo coordinare il loro intervento con quello degli altri corpi intermedi."

Se non si pone attenzione alle parole e al loro reale significato, il rischio è di confondere la sussidiarietà con la beneficenza.

E non sono la stessa cosa.

Scrive ancora Wikipedia: "In questo modo il principio di sussidiarietà, che è un principio organizzativo del potere basato su una ben precisa antropologia, traduce nella vita politica, economica e sociale una concezione globale dell’essere umano e della società [...]"

Se a sostenere iniziative come il Banco Alimentare o il Banco Farmaceutico trovo Intesa Sanpaolo o la Compagnia delle Opere, cioè le stesse che sponsorizzano il Meeting di Rimini che parla di sussidiarietà, ho la sensazione che non di solidarietà o beneficenza si tratti, ma della gestione imprenditoriale del business prossimo venturo: la povertà.

Come chiarisce Wikipedia, la sussidiarietà è un principio organizzativo del potere.

Lo Stato italiano (cioè i politici italiani, non a caso tutti genuflessi al Vaticano e in fila per salire sul palco di Rimini), anzichè varare leggi sullo Stato Sociale e sul Welfare, provvedendo così a che ogni cittadino continui a essere tale anche quando in difficoltà economiche (attraverso dignitose indennità di disoccupazione o  redditi minimi di cittadinanza), delega a enti di vario genere e natura (associazioni religiose, partiti, sindacati, ect. cioè alla sussidiarietà) - la gestione della povertà e dell'indigenzatrasferendo a questi enti (e non direttamente ai singoli cittadini, ritenuti evidentemente degli incapaci dodicenni da rieducare all'uso di se stessi) le risorse finanziarie che mancano al Welfare. 
Finisce così per promuovere non "la rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana" (Art.3 della Costituzione), ma meccanismi di dipendenza dalla generosità altrui di cittadini planati in stato di bisogno grazie a una visione sghemba dell'equilibrio necessario fra economia di mercato e diritti della persona. 

Quel che ne risulta è un'idea di Stato concepito come fosse una chiesa.
O come un partito di stampo sovietico.

Non è uno Stato civile e laico, quello in cui il bisogno ti declassa da cittadino a fedele (al partito o a una chiesa) per veder soddisfatte le tue necessità primarie.

Il cittadino smette di essere tale nel momento in cui, depredato dal sistema di una reale possibilità di lavoro, e quindi di indipendente dignità - deve assoggettarsi a percorsi kafkiani per ottenere un piatto di minestra o un paio di scarpe con cui camminare, da quegli stessi che in quella condizione l'hanno spinto.

Una società civile, uno Stato laico, non può delegare in esclusiva ad associazioni, partiti o organizzazioni altre, la gestione della povertà che crea lui stesso favorendo politiche economiche chine al potere di banche e grandi aziende.

Uno Stato civile, provvede a che il cittadino abbia accesso a un Welfare che gli consenta autonomia e dignità sociale, prima di sovvenzionare altri enti che sulla sussidiarietà campano e hanno la loro unica ragione di esistenza.

Ecco chi sono gli sponsor (cioè le aziende buone) del Banco Alimentare

C'è qualche ragione per cui un disoccupato, depredato della casa che non può più pagare e impossibilitato a farsi una spesa al supermercato, debba sentirsi grato a delle banche (che l'hanno spolpato) o alla industria alimentare (Coca-Cola) o al colosso televisivo Sky?
Non c'è qualcosa di perverso in tutta questa generosità postuma che prima ti spolpa e poi ti soccorre?

Siamo in Europa, ci dicono ossessivamente quando devono farci trangugiare nuove regressioni da diritti che ritenevamo acquisiti.
Siamo in Europa, quando siamo violentati dalla crisi provocata da manovre speculative di banche e finanziarie.

Ma siamo nel terzo mondo come idea di Stato Sociale.

Siamo nel terzo mondo quando, anziché adottare un sistema di Welfare in linea con le raccomandazioni europee per la lotta alla povertà (che esistono, anche se in Italia o non se ne parla o ci vengono propagandate come si trattasse di botte di genio degli economisti nostrani), anziché provvedere a un sostegno economico diretto al cittadino, come previsto dall'Europa, deleghiamo l'assistenza ai poveri ad associazioni che hanno - come chiarisce il concetto di sussidiarietà - un'idea di assistenza quale sistema di potere che entra fin nelle scelte più intime della persona.

Ora, o usciamo consapevolmente da questo perverso meccanismo e iniziamo a considerarci cittadini sempre, poveri o ricchi, con un lavoro o senza, con la pelle bianca o gialla o nera, o siamo inevitabilmente solo due cose: o sudditi o fedeli.

In ogni caso, non liberi di essere ciò che siamo qualunque sia la nostra situazione economica.
Che libertà ha un ateo che per mangiare una minestra deve entrare in una mensa gestita da un ente religioso?
Dovrà abdicare alle sue profonde convinzioni per avere quella minestra che come cittadino di uno Stato laico gli viene negata?

Chiedevo a Tina rispondendo a un suo commento al post precedente, qual è la ragione per cui depositiamo cibo, farmaci, denaro nelle tasche di banche e organizzazioni milionarie (perché quelle sono, alla fine del percorso, le destinazioni ultime della generosità organizzata) anzichè consegnarli direttamente a chi sappiamo nel bisogno.

E' imbarazzo?

Proviamo vergogna ad aiutare il nostro prossimo guardandolo in faccia?

Eppure, in quale altra situazione possiamo dirci davvero pienamente umani che nell'aiutare il nostro prossimo porgendogli una mano per rialzarsi da terra?

E' meglio favorire questa visione del mondo per cui non lo Stato, cioè la casa dei cittadini tutti, provvede laicamente a sostenere chi ha bisogno, ma organizzazioni religiose (con banche a monte), partiti (con interessi elettorali a monte) sindacati (con necessità di fondi statali per sopravvivere a monte)?

Possibile che riescano così tanto e così bene a occultare in noi la consapevolezza di cose che già sappiamo (cosa lega insieme banche e organizzazioni religiose, ad esempio), facendoci regolarmente mettere mano al portafoglio per dare non direttamente alla persona, ma a chi quella generosità usa per gestire la società secondo una visione arcaica e predatoria dell'esistenza?

Così poco teniamo alla nostra libertà?

Così poco ci sentiamo cittadini prima che qualsiasi altra cosa?

Il Principio di sussidiarietà

Una prima definizione compiuta deriva infatti dalla dottrina sociale della chiesa, della quale costituisce uno dei fondamenti: di esso si trova un primo abbozzo già nell'enciclica Rerum Novarum(1891) di Papa Leone XIII ma la formulazione più esplicita di questo principio si trova nell'enciclica Quadragesimo Anno (1931) di Pio XI:
Come è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le loro forze e l'industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere ad una maggiore e più alta società quello che dalle minori ed inferiori comunità si può fare [...] perché è l'oggetto naturale di qualsiasi intervento nella società stessa è quello di aiutare in maniera suppletiva (subsidium) le membra del corpo sociale, non già di distruggerle e assorbirle.
Parlare di minori e inferiori comunità, parlando di Cl o di Compagnia delle Opere, mi pare deliberata manipolazione del senso delle parole.


La prima solidarietà, alla fine, per come la intendo io, è quella fra individui che vivono vicini.


Che bisogno c'è della Chiesa o del Partito o della Compagnia delle Opere, se la nostra generosità si esprime prima, e in maniera certamente più efficace, volgendosi direttamente a chi, nel bisogno, ci abita a fianco? 

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