sabato 23 aprile 2011


Sto leggendo Scritti Corsari di P.P. Pasolini e fatico a credere siano raccolte di pezzi scritti 40 anni fa.
Il 24 giugno 1974, sul Corriere della sera – il titolo del pezzo è “Il vero fascismo e quindi il vero antifascismo”, scrive:

“L’identikit di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente ad esso dei tratti “moderni”, dovuti alla tolleranza e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente: ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza è infatti falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e quanto all’edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto. Dunque questo nuovo Potere non ancora rappresentato da nessuno (ma ora sì, abbiamo B. –n.d.b.) e dovuto a una “mutazione” della classe dominante, è in realtà – se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia-una forma “totale” di fascismo. Ma questo Potere ha anche omologato l’Italia: si tratta dunque di una omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l’imposizione dell’edonismo e della joie de vivre[…]
[…] Perché il vecchio fascismo, sia pure attraverso la degenerazione retorica, distingueva: mentre il nuovo fascismo – che è tutt’altra cosa – non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l’omologazione brutalmente totalitaria del mondo”.

[…]La mia può essere l’ottica di un “artista”, cioè, come vuole la buona borghesia, di un matto.
[…] Ma il fatto per esempio che due rappresentanti del vecchio Potere (che servono però ora, in realtà, benché interlocutoriamente, il Potere nuovo) si siano ricattati a vicenda a proposito dei finanziamenti ai Partiti (…), può essere una buona ragione per impazzire: cioè screditare talmente una classe dirigente e una società davanti agli occhi di un uomo, da fargli perdere il senso dell’opportunità e dei limiti, gettandolo in un vero e proprio stato di “anomia”. Va detto inoltre che l’ottica dei pazzi è da prendersi in seria considerazione: a meno che non si voglia essere progrediti in tutto fuorché sul problema dei pazzi, limitandosi comodamente a rimuoverli”.
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Mentre leggevo questi paragrafi, ripensavo al pezzo di Asor Rosa che nei giorni scorsi ha scatenato le reazioni scomposte dei tanti politici e alcuni intellettuali i quali, in attesa che B perda le prossime elezioni (quelle fra 2 anni, mica le prossime amministrative che non incideranno sulla maggioranza di Governo), continuano da 18 anni a salmodiare il mantra che questo è un governo legittimo perché ha vinto le elezioni e B deve essere sconfitto democraticamente con il voto.
Quasi fosse più sconvolgente il fatto che Asor Rosa scriva che questo governo andrebbe rimosso subito, anche con la forza, se necessario, che l’accettare che il Paese continui ad essere governato da chi  ne offende quotidianamente le Istituzioni e cambia le leggi dello Stato a forza di maggioranze bulgare comprate con qualche benefit aziendale ai dipendenti.
Il tutto, avendo nei confronti del Paese la stessa supponente condiscendenza che avevano nella Russia zarista (o nel Medioevo) i proprietari del latifondo nei confronti dei servi della gleba.
Pensavo, leggendo, a quanto P.P.P. fosse non solo un acuto osservatore della realtà dei suoi tempi, ma forse perfino un visionario che riusciva a proiettare nel futuro le sue osservazioni per descriverci, allora, nel ’74, ciò che sta succedendo ora, nel 2011.
Quando ho letto “screditare talmente una classe dirigente e una società davanti agli occhi di un uomo, da fargli perdere il senso dell’opportunità e dei limiti”, ho pensato citasse, appunto, Asor Rosa.
A volte è necessario assumere il ruolo del pazzo perché la “tolleranza è infatti falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore ( ma per la politica odierna, anche l’elettore è vissuto dai partiti come fosse un consumatore da abbindolare, circuire, vezzeggiare, imbonire - n.d.b.); e quanto all’edonismo ( selezioni dei candidati in base a parametri estetici, il Parlamento come vetrina dove commesse e venditori devono avere un aspetto “vincente” per vendere “merce accattivante quanto inutile” – n.d.b.), esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto."

40 anni fa aveva già capito tutto. O non è cambiato niente da allora, o il tempo ha solo definito meglio ciò che P.P.P. già intravvedeva per noi all'orizzonte

6 commenti:

  1. La politca odierna si propone esplicitamente come un prodotto da vendere al cliente, e i governanti come "amministratori": mi ricordo di quando la "Albertina" si candidò per la prima volta a sindaco di Milano e disse di volerne essere nulla più che l'amministratore di condominio. Quanto a PPP era un uomo estremamente colto, intelligente e dotato delle sensibilissime antenne degli artisti. Notava quel che tutti avevano sotto gli occhi ma non riuscivano a vedere (o non lo volevano), così come le lucciole che avevano smesso di brillare nelle notti estive, uccise dall'inquinamento, aveva denunciato il Palazzo (inventando questo termine per significare il potere, quel che oggi è definito la "Casta"), la massificazione consumistica e il conseguente conformismo ma anche il fascismo antropologico degli italiani. Che ritorna ciclicamente, sotto mentite spoglie, ma è sempre lo stesso. E' bene ricordarlo, in prossimità del 25 aprile.

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  2. Marco:
    Sul "fascismo antropologico degli italiani" che è sempre lo stesso, ti corregge ancora P.P.P. , qui sopra, dove scrive (nel '74, prima che nascessero, nel'78, la Fininvest e la prima tv via cavo - Telemilano, che comincia a trasmettere da Milano2 sempre nel '78)
    "Perché il vecchio fascismo, sia pure attraverso la degenerazione retorica, distingueva: mentre il nuovo fascismo – che è tutt’altra cosa – non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico."
    Ciò che forse nemmeno P.P.P. poteva immaginare, è che sarebbe diventato fascismo "pragmatico" al punto da fare "trattati di amicizia", cioè partnerships affaristico/politiche, indifferentemente con Bush, Putin o con Gheddafi.
    B. ha infondo realizzato quel fascismo "non retorico" per cui pecunia non olet e "famiglia,Dio e patria" sono estensibili anche agli amici e agli amici degli amici.
    Il che mi ricorda che anche la mafia è (forse) un tratto antropologico italiano...

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  3. Quello cui siamo sottoposti oggi è un fascismo peggiore di quello del Ventennio. Perché all'epoca la repressione avveniva in termini fisici (confino, olio di ricino, detenzione, censura evidente), mentre oggi il regime ci è stato imposto in modo del tutto indolore, incruento, lasciando apparentemente intatti i nostri diritti. Siamo stati convinti che questo sia un governo che, in quanto democraticamente eletto, ha tutto il diritto di malgovernare questo paese. E Asor Rosa, che ha avuto il coraggio di dire ciò che in molti dentro di noi avevamo già elaborato, viene additato al pubblico ludibrio per aver evocato metodi da dittatura per abbattere un regime a tutti gli effetti dittatoriale. B. ha compiuto un gioco di prestigio che nessuno mai avrebbe creduto possibile.

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  4. Laura:
    magari fosse solo un "gioco di prestigio".
    Non c'è prestigiatore che non sia consapevole che "ogni gioco è bello se dura poco".
    Questo fascismo peggiore del fascismo, che Pasolini aveva ben riconosciuto perfino prima che B. aprisse il primo canale televisivo, è molto più tossico perchè, come Cesio e Plutonio (Berlushima, come ha genialmente coniato Massimo al post precedente)è invisibile e si basa sul quella manipolazione che B. ben conosce e usa a piene mani: P.N.L.
    E se senti ancora qualcuno dire che le tv non contano, che non sono state "solo" queste a determinare il suo successo, digli che è un tossico inconsapevole.
    Fino ad oggi, solo una volta qualcuno ha osato affrontare l'argomento, chissà mai perché, visto che tutti, chi più chi meno abbiamo sentito parlare di P.N.L., magari in modo raffazzonato e ridicolo.
    Il dramma è che, se diffusa in tv, è esponenziale (si basa infatti proprio su vista, udito, gestualità).
    In radio non ha successo perché la radio è solo ascolto, niente vista niente gestualità.
    Sarà un caso che B le radio le ha sempre snobbate?
    Fascismo del 2000, la dittatura dei consumi che ci vuole tutti felici e con i denti bianchi (come alla tv)...
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/30/berlusconi-un-potere-basato-sulla-pnl/101064/

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  5. Tralascio il resto e percorro il solco della tua ultima considerazione, quella relativa al rapporto tra radio e tv. In realtà, da noi -ed è qui che penso al lavor preparati scientificamente nei trent'ani- è la tv a trascinare: tu pensa solo al fatto che ogni quotidiano dedica quotidianamente pagine su pagine alla tv ed ai suoi personaggi, al fatto che Sorrisi è il settimanale più venduto, alla miriade di settimanali sorti sulla scia e che sono popolati in larga misura dalle stesse faccine che vedi in tv. Non a caso uno dei maitre à non penser italioti è quel Signorini che occupa, sul versante populista, il ruolo che Vespa occupa su quello politico e Minzolini su quello telegiornalistico. Una morsa, da ragno velenoso, in cui ci ritroviamo un po' tutti: PPP ne aveva già individuato il potenziale, l'atteggiamento di sostituire al mondo reale una realtà da fantasia, chiusa, ristretta, da cui impossibile fuggire o distanziarsi pena"la macchina del fango", pensa solo a certe assonanze tra l'ultimo suo film, "Salò", e certi fatti racchiusi nella ordinanza di rinvio a giudizio.

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  6. Massimo:
    Infatti.
    PPP scrive quasi ossessivamente (40 anni fa) di come la tv, macchina privilegiata del consumismo, sia responsabile del "cambiamento antropologico" degli italiani.
    Di come oggi la tv sia a sua volta divenuta oggetto da consumare (vedi la recente moltiplicazione dell'offerta grazie alle tv satellitari e via decoder obbligatorio per ricevere programmi che sono "prodotti" da vendere come ogni altro) siamo tuttavia ancora poco consapevoli.
    O meglio: lo siamo. Ma comunque troviamo sempre a noi stessi mille valide giustificazioni pur di poter accedere al mezzo televisivo quasi che, senza, la nostra percezione dell'esistenza venisse in qualche modo defraudata di qualcosa.
    Ma quel "qualcosa" è appunto un bisogno indotto, pura e semplice manipolazione delle nostre reali necessità di cui nemmeno ci accorgiamo più.
    In questo, il famoso "cambiamento antropologico" profetizzato (fra gli altri) da PPP, è oggi cosa compiuta e operante su larga scala totalmente con il nostro contributo e consenso.
    Nessuno di noi (a parte pochi rari esemplari umani piuttosto tignosi) oggi si avvede di essere qualcosa di totalmente diverso antropologicamente, rispetto ai propri antenati.
    E il dramma è che i politici, per loro natura sempre un paio di passi indietro rispetto all'evoluzione della società che dovrebbero governare, nemmeno si sono resi conto che il vero mezzo contro la tv è internet, che sta operando un altro tipo di "cambiamento antropologico".
    Forse nemmeno noi, che pur lo usiamo e grazie a questo accediamo a una visione del mondo molto più globale di quella che ne hanno i nostri politici, siamo infondo davvero consapevoli di ciò che quotidianamente usiamo.
    La vera minaccia al potere, oggi più che mai, è quell'azione terroristica che nessuno si decide davvero a compiere: spegnere la tv.
    Buttarla.
    Il danno, a cascata, avrebbe un impatto decisivo non solo su Tv Sorrisi e canzoni, (ne cito uno per tutti, non escludendo i quotidiani blasonati), ma proprio sulla politica, che non esiste se non esiste oggi in tv.
    Che ne sarebbe di B, se fosse costretto a dire le sue atrocità alla radio?
    Varrebbe forse uno 0,002% dell'elettorato.
    E allora, perché invece continuaiamo a fare abbonamenti a sky, a pagare un canone, a vedere i vari Santoro o Lerner, quando è evidente che altro non sono che l'equivalente mediatico di quei predicatori che, pur lanciando anatemi contro peccatori che sono sempre altri da sé, non fanno che santificare in modo molto clericale quelle rabbie di cui ci liberano per, alla fine, risputarci due ore più tardi più impotenti che mai?
    Non è che infondo, dentro di noi, siamo convinti che ci basti sapere teoricamente le cose senza mai però tradurre quel sapere in atto pratico?
    A che serve tanta teorica consapevolezza se rimango più attaccato alla tv di una cozza allo scoglio?

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