venerdì 5 settembre 2014

Ave marija...

Capita ogni tanto di provare a immaginare in quali attività più umanamente utili potrebbe essere impiegato l'esercito, no?
Eccone una insospettabile fino a ieri: destinarlo alla coltivazione della marijuana!
Ma è solo a scopo terapeutico, preciserete voi.
E a quale altro uso è mai stata destinata, la marijuana?
Già ai tempi di Platoon ci era noto l'uso delle canne da parte dei soldati americani per "guarire" dallo stress dopo aver sganciato qualche quintale di agente Orange sulla giungla vietnamita, no?
Forse che ancora oggi non ne fanno uso a scopo miorilassante i soldati impegnati a sganciare qualche missile all'uranio impoverito in Afghanistan o fra un'incursione in Siria e una più trendy in Ucraina?
Anche i ragazzini si fanno le canne, sì.
C'è forse qualcuno che abbia più di loro bisogno di guarire da questo mondo bastardo che gli sventola sotto al naso ogni anno l'ultimo iPhone delle meraviglie senza mai dar loro anche un bazooka per andarselo a prendere gratis, invece che inchiappettarsi da soli con un mutuo? Sono idioti? Sì, come lo siamo ormai un po' tutti, stando alle ultime ricerche scientifiche cui tendo a dare credito, visto come siamo messi.
In ogni caso, tutto avrei potuto pensare nella vita, tranne che un giorno avrei letto la notizia che l'esercito produrrà in esclusiva farmaci derivati dai cannabinoidi.
Cioè, incasseranno i proventi derivanti dalla produzione e commercio di quella che, fuori dai laboratori dell'esercito, è considerata una droga il cui possesso e il cui commercio viene ancora punito con il carcere.
Come a stabilire che se ti vuoi drogare, cioè vuoi darti tregua per un paio d'ore dal mondo dei bastardi che ti circonda, hai solo una strada per farlo legalmente: o far ingrassare l'industria farmaceutica che ti passa, al costo di un ticket, una scelta svariatissima di antidepressivi, ansiolici, ipnotici, miorilassanti, antidolorifici.
Oppure far salire le quotazioni l'industria militare (Esercito Spa?), che ha l'esclusiva per l'unica droga naturale che ti è impedito di coltivarti sul terrazzino così che i fatturati di mafia ed esercito siano protetti dalla concorrenza domestica (a quando la criminalizzazione del moscatello e del caffè?).
Nemmeno dal punto di vista imprenditoriale tiene, 'sta cosa: dov'è finito in questo mondo di incassi garantiti per decreto, il famoso "rischio d'impresa"?
Di rischi, oggi, rimangono solo quelli dei miserabili di non avere più nemmeno una mutua che gli garantisca il metadone se sono in scimmia o quello di godere di eccessiva salute, così che nada de nada, zero "palliativi", finendo in entrambi i casi (i miserabili), esclusi dall'unico modo, da oggi legalmente consentito, per dimenticarsi del dolore: passare nel negozio della mafia o a quello dello Stato per comprarsi una dose.
Ops! Ho scritto o mafia o Stato?
Una svista, non fateci caso: è un mondo alla rovescia, come sapete, e non è così semplice guardarlo dal verso giusto quando non si capisce più quale sia, il verso giusto.

P.S.  Si chiede la Ministro Lorenzin: "...Che esempio diamo ai nostri ragazzi se chiunque può starsene tranquillo a fumarsi uno spinello?”.
E' un'ottima domanda, alla quale però si da da sola un'incredibile risposta poche righe più sopra: "...distinguere tra “un approccio laico e asettico sul tema e i soliti discorsi che sfociano nella questione liberalizzazione”.

Laico proprio no, a meno di voler pensare che l'esercito non sia di per sè un atto di fede (fede allo stipendio o alla patria poco importa ma tanto basta).
Asettico tanto meno, visto che i cannabinoidi rimangono cannabinoidi chiunque li produca o li venda, e il loro effetto sui conti di chi lo vende (o sulla psiche di chi li usa), rimane lo stesso sia che a produrre marijuana sia il privato cittadino, la mafia o l'esercito.
L'unica differenza significativa, rispetto alla liberalizzazione, che azzererebbe il problema, è non tanto il destino ufficiale dei cannabinoidi coltivati e prodotti dall'esercito (palliativo del dolore), quanto quello del destino degli introiti che derivano dal loro commercio. 
Ci saranno quei soldi per i maggiori investimenti per la Difesa chiesti con insistenza da oltre Atlantico?
Non farebbe una piega. 

16.01.2016 h. 13.49
Pare che quanto sostengo in questo vecchio post, cioè che se la marija viene coltivata dallo Stato per uso terapeutico dovrebbe contestualmente esserne consentita la coltivazione e l'uso personale, trattandosi di una pianta, depenalizzandone il reato, non fosse che per semplice logica. 
Vedere l'iniziativa di cui si parla oggi affrontando la questione nelle aule parlamentari... 

11 commenti:

  1. In gran forma, vedo! Stato o Mafia, ho letto bene? Ma non è la stessa cosa?

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  2. Ciao "collega" Rossland, non ti conoscevo ti ho vista ora su Cdc...
    Ti invito a fare un giro sul mio Blog per leggere questo http://clausneghe.blogspot.it/2014/05/imparare-da-jose-mujica.html

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  3. Ma poveri carabbinieri, ma vedi sì un po' che robba che je tocca fa', pe' portasse a casa la pagnotta...
    Che si riconsolino pensando a quel poveraccio dell'agente Orange, buttato e ributtato chissà quante volte a capofitto giù nella giungla, pure rintronato con la musica assordante della cavalcata delle Valchirie sparata a tutto volume dagli altoparlanti dell'elicottero. Quanto so' cattivi li ommini, però.

    Abbraccio e lagrimuccia (con sorriso di scorta), marilù.

    P.s.: discordo un po' sulla questione liberalizzazione, ma sono di una pigrizia a dir poco trasteverina e quindi, se ti interessa, ti rimando alla discussione che ho avuto a giugno scorso con lalla e alessandra, in calce a un bel post di Modigliani, intitolato "Dal D-day all'O-day: il giorno più lungo" (6 giugno). Quando si dice "love is in the air", eh? Ah!, il mio primo commento in tema di (anche) cannabis, è del 10/06, h. 7:06. Ciao!

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    1. Ciao Marilù!
      ho letto ora i tuoi commenti al post di Di Cori Modigliani che mi segnali e...boh? Che dire sulla "liberalizzazione" della cannabis?
      Che lo trovo un tema mal impostato e spesso al limite del ridicolo?
      Mettiamola così: in un mondo globalizzato dove ci si batte per il diritto a tremila cose fino a ieri nemmeno nominabili pena lo sganascio (penso al diritto alla maternità di donne ampiamente in menopausa o al diritto al matromonio in chiesa delle coppie gay, roba che i gay di 40 anni fa avrebbero tacciato, sghignazzando, di perversione clerical-ideologica), non vedo che danno peggiore all'equilibrio già instabile delle menti giovanili potrebbe fare una canna.
      Di sicuro a livello tossicologico è molto peggio un antidepressivo (pare spinga al suicidio più d'uno) e sul versante del danno sociale fa molto più danno l'acool del cui abuso lo Stato non pare preoccuparsi troppo.
      Il punto forse è che se lo Stato è schizofrenicamente diviso fra divieti e produzione/tassazione in proprio, bisognerebbe parlare del dato economico punto e basta.

      Lo Stato è il tutore della mia salute?
      E com'è che mi lascia morire al freddo se non pago la bolletta del gas?
      Viviamo in un mondo dove ormai gli stati si misurano in base ai bilanci, come fossero semplici aziende.
      Lo siano fino in fondo e senza falsi pudori, la smettano di bisticciare ipocritamente sulla salute dei cittadini tranne poi specularci sopra entrando in produzione propria vuoi di armi, vuoi di tasse su tabacco e alcool, vuoi producendo cannabis.
      Lo Stato azienda, per essere coerente con i suoi nuovi obblighi di Pareggio di Bilancio, dovrebbe consentire tutto a tutti e attenersi alle mere logiche del mercato e della globalizzazione, quelle per cui sbava un giorno sì e l'altro pure.
      L'erba fa male ai ragazzini? Ci pensino e si informino prima: la responsabilità dell'assunzione e del possibile danno è tutta soggettiva, esattamente come per l'alcool di cui troppi ragazzini abusano.
      Fa bene nel trattamento di alcune patologie?
      Fantastico! Diamo gratis dei semi da coltivare ai malati così che se la autoproducano al costo di frequenti innaffiature.
      A qualcuno fa bene e ad altri fa male?
      La liberalizzazione non rende obbligatorio il farsi le canne: se ti fa male, non fartele e basta.
      Ma se lo Stato la mette giù che è punibile l'uso o la vendita, e poi si mette a vendere e a produrre per consentirne l'uso solo ad alcuni, a me la cosa puzza di discriminazione sociale in base a parametri deliranti: se stai male o stai morendo puoi farti le canne che ti vendo solo io.
      Se invece vuoi solo rilassarti è meglio che ti sbronzi fino a perdere conoscenza ma guai a te se tocchi una canna, che ti fa male perché sei giovane e stai bene.
      Dai, siamo al ridicolo...
      O fa male o fa bene.
      O è vietata dalla legge o a chiunque sia lecito coltivarla fra fagioli e zucchine.
      Non se ne può più dell'ipocrisia dello Stato sulla salute e del contemporaneo paternalismo a scopo dominio del mercato delle sostanze stupefancenti.
      Si mettano d'accordo con se stessi o la smettano di rifilarci patacche ideologiche.

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    2. Naturalmente poi qualcuno un giorno mi spiegherà questa per cui il Pil si può alzare grazie ai proventi fuorilegge derivanti dal commercio di sostanze il cui uso e spaccio costituisce reato ma solo, appunto, se praticato dal singolo privato.
      Vuoi vedere che oltre a finanziare l'aumento della spesa per armamenti richiesta dagli Alleati diventerà un business benedetto pure spacciare marija per via del ritocco a un Pil come richiesto dai capi a Bruxelles?
      Se fa bene al mercato e al Pil, tranquilli che finirà per far bene anche alla salute...

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    3. "Vuoi vedere che oltre a finanziare l'aumento della spesa per armamenti richiesta dagli Alleati diventerà un business benedetto pure spacciare marjia per via del ritocco al Pil come richiesto dai capi a Bruxelles?"

      Trovo questa tua analisi molto acuta e molto attenta agli sviluppi multiformi della realtà geopolitica presente.
      Sul resto continuo a dissentire, perché continuo a essere convinta che lo Stato debba tutelare sempre e comunque la salute dei cittadini, anche se non arriva (più o meno colpevolmente) a dotarsi di risorse finanziarie sufficienti a garantire -- per esempio -- a tutti i suoi cittadini in difficoltà il riscaldamento gratis (o compartecipato, basato su un sistema di tickets simile a quello adottato dal SSN).

      Scusa, ma tu smetteresti di comprare antibiotici, pericolosissimi (e tra l'altro, a dosi alte e prolungate, causa anch'essi di depressione -- come avvisano certi foglietti illustrativi acclusi alle confezioni) se assunti senza motivo, specialmente da bambini attratti dai bei colori sgargianti di capsule e pastiglie, solo perché convivi con figli piccoli o vai a lavorare come assistente o come cuoca in una colonia estiva per pargoli o in un collegio?

      Stesso discorso per altri farmaci, come gli immunodepressivi, che gli affetti da malattie autoimmuni (come il morbo di Basedow o di Crohn, per esempio) DEVONO prendere per guarire o semplicemente contenere i danni causati dalle loro malattie e sopravvivere con una buona qualità della vita, assicurata loro proprio dalla regolare (e accuratamente controllata, anche, ma non solo, tramite ripetute analisi di sangue e urine) assunzione di quei medicinali.

      Finché ne vengono coltivate varietà con un contenuto di principio psicoattivo scrupolosamente controllato e finalizzato a scopi terapeutici, sotto la supervisione di persone competenti, la cannabis è un'erba officinale come tante altre, come la digitale o la cicuta. Tutt'altro diventa se lasciata in mano di criminali che puntano a vendere lo "sballo" assicurato, infischiandosene degli effetti indesiderati, o di ingenui che piantano nei vasi del terrazzino i semi regalati da altri sprovveduti (se in buona fede), ma che germinano un tipo di coltura ultrasaturata, a furia di incroci, di THC e altri principi psicotropi.

      Nei miei commenti nel blog dell'ottimo Modigliani ho citato casi e links ad articoli in cui si argomentava molto bene sulla pericolosità della marijuana di ultima generazione, del tipo "skunk" per intenderci, e sulla plateale retromarcia, piena di rammarico e sincero allarme, da parte dell'intera redazione di un famoso quotidiano britannico (The Guardian o The Indipendent, non ricordo più bene) a proposito degli effetti devastanti che la canapa ha sui suoi consumatori abituali, divenuti dipendenti.

      L'alcool ad alte dosi è dannosissimo, concordo, ma prima di vincolare a sé il consumatore con una dipendenza patologica e distruttiva e produrre alterazioni della mente e della volontà paragonabili a quelle di canapa (specie la "skunk") e altre sostanze definite, non per nulla, allucinogene, deve essere consumato in quantità elevate e protratte nel tempo. Una sbronza non basta a scatenare incontenibili istinti suicidi, anche se è chiaro che un ubriaco al volante può togliere la vita a molti, oltre che a se stesso.

      Ma è meglio per ora chiudere qui il discorso, che rischia di diventare inutilmente ripetitivo e noioso, almeno da parte mia. Grazie di esserti andata a leggere gli interventi, miei e di altri, in quella passata discussione, sul sito di Modigliani.
      Con sincera stima e affetto, marilù.

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    4. "Scusa, ma tu smetteresti di comprare antibiotici, pericolosissimi (e tra l'altro, a dosi alte e prolungate, causa anch'essi di depressione -- come avvisano certi foglietti illustrativi acclusi alle confezioni) se assunti senza motivo, specialmente da bambini attratti dai bei colori sgargianti di capsule e pastiglie, solo perché convivi con figli piccoli o vai a lavorare come assistente o come cuoca in una colonia estiva per pargoli o in un collegio?

      No. Mi limiterei a toglier loro la patria potestà...
      Mi auguro che un genitore abbia il buon senso minimo di non lasciare pastiglie "dai bei colori sgargianti" a portata di bambino.
      Se lo fa, galera.
      Stessa cosa per marija varia: che si sappia, l'85% (almeno) dei genitori nemmeno sospetta che i figli tracannano alcool a bestia e/o si fanno le canne.
      Il che dimostra, casomai ce ne fosse bisogno, che tutta la manfrina sulla pericolosità di marija&co colpisce perlopiù l'immaginario dell'adulto amante del patologico sì, ma tradizionale, quello che salva la propria droga di sintesi ma indispensabile!!! perché "prescritta dal dottore", e paternalizza sdottorando su quella a basso costo del cui uso si guarda bene dal sospettare il figlio, sano e bravo agli occhi di mamma per definizione.
      Non fosse uno dei business più remunerativi, o se il trafficante (mafioso o statale che sia) vi pagasse sopra un bel po' di tasse, se ne parlerebbe sui media come di farmaco indispensabile a curare ogni più fantasiosa nuovissima patologia.
      C'è un bisogno allarmante di babau cui aggrapparsi, mi sa...
      Un giorno è l'Isis, l'altro è Putin, un altro ancora sono le canne.
      Intanto sprofondiamo, sprofondiamo, sprofondiamo...

      ...è meglio per ora chiudere qui il discorso,
      As you like...

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    5. No, non ho nessun bisogno di babau cui aggrapparmi, te l'assicuro.
      Sono i miei malanni che si aggrappano a me, e senza chiedere il permesso di alcun parlamento o narcotrafficante.
      Prima di subire la tiroidectomia totale, il farmaco immunodepressivo che prendevo era DAVVERO indispensabile per evitare che mi scoppiasse il cuore o che i muscoli del globo oculare, congestionati dall'aggressione ininterrotta di un sistema immunitario impazzito, schiacciassero il nervo ottico, regalandomi, come prova irrefutabile e definitiva della bontà di diagnosi e terapia mediche, una cecità IRREVERSIBILE. Tu avresti rischiato simili conseguenze, per contestare i medicastri "venduti al sistema" e saggiare la tua fortuna? Buon per te, che hai tutto questo coraggio e questa audacia. Io non me la sono sentita, né ora mi sento minimamnte colpevole di aver fomentato "gli amanti del patologico" o di esserlo diventata io stessa.
      Ciao Ross, stammi bene.
      marilù

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    6. Marilù, questo è un colpo basso che non ho intenzione di incassare.
      credo che entrambe sappiamo che il mio riferimento ai "babau" e agli "amanti del patologico" possa essere inteso da entrambe come riferito all'abuso di prescrizioni e consumo di psicofarmaci, antidolorifici, antidepressivi, etc.
      Non vedo cosa abbiano a che vedere antibiotici o immunodepressivi con l'uso o la liberalizzazione della marijuana e mi guardo bene dall'entrare nel merito delle scelte terapeutiche di fronte a patologie gravi o invalidanti tue o di chiunque altro.
      Portare tutto sul piano della necessità, cioè del diritto alla cura, per giustificare la scelta dello Stato di affidare all'esercito produzione e distribuzione di cannabinoidi è, come conferma il tono del tuo commento, francamente deviante.
      Mi spiace tu abbia sentito il bisogno di usare questo contesto per portare la tesimonianza di un tuo dolore così personale.
      Se vuoi continuare il discorso preferirei lo facessi a livello pesronale scrivendomi:
      rossanadd@gmail.com
      Spero lo farai...

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    7. Grazie dell'offerta, ma non prendertela se, per adesso, preferisco declinare l'invito. Comunque, credimi, te ne sono grata veramente.

      Non avevo proprio capito che ti stessi riferendo a quanti abusano di farmaci, analgesici o psicoterapici che siano. Mi permetto, però, di approfittare ancora un po' di questo tuo spazio e della tua pazienza per ribadire che è molto difficile stabilire dove finisca l'uso e cominci l'abuso quando c'è di mezzo una malattia, un nemico distruttivo che ti colpisce a tradimento e che spesso anche i medici imparano a conoscere e combattere cammin facendo, umilmente e al contempo pieni di grinta e di inventiva, al fianco di chi soffre.
      Io comunque grazie a loro, e al chirurgo che mi ha con vera maestria sbarazzato della calamita primaria per l'aggressione autoimmune qual era la mia tiroide, adesso sto molto meglio. La mia filippica precedente è stata anche un minimo, per me inevitabile tributo di riconoscenza nei loro confronti.
      Ciao Ross, scusa l'animosità, grazie ancora di tutto e -- vista l'ora -- buona notte.
      marilù

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