sabato 3 marzo 2012

Lettera dall'amico Scaini

Buongiorno Rossana.

Le tue riflessioni sulla cementificazione del nostro Paese sono simili a quelle fatte dolorosamente e visceralmente da me.
Soprattutto facendo un raffronto fra i nostri panorami del nord est e i panorami visti in questo viaggio dei quali ho messo qualche foto nei miei post dalla Birmania e dallo Sri Lanka.

Soprattutto in quest'ultima settimana nello Sri Lanka mi ha preso come un incanto fanciullesco, una reazione da bambino che resta con la bocca aperta davanti a una cosa tanto meravigliosa, quale è sempre la natura non solo e non tanto quando è selvaggia, quanto quando la terra è curata con amore ed è, torniamo sempre lì, “addomesticata” e “vissuta” in modo armonioso.
Ne è la riprova che anche gli altri esseri viventi non vivono qui in cattività, e tantomeno vengono allevati in batteria.
E’ un modo diverso, e quindi possibile, di affrontare le cose.

E’ quello che dicevo scrivendo della Birmania: credo che un certo modo di pensare, ma sarebbe meglio dire di essere e di raffrontarsi con ciò che si ha attorno, sia così profondo che sono relativamente ottimista sull’impatto di una sua prossima “modernizzazione”, che per certi versi è in Birmania necessaria.

Lo Sri Lanka non è nelle condizioni della Birmania, e mediamente, a mio avviso, è un paese più ricco dell’India, nel senso che il benessere è qui distribuito in modo molto più equilibrato.
Tutte le nostre comodità davvero utili, ad esempio la rete, sono assolutamente a livello occidentale: così le telecomunicazioni, gli elettrodomestici più strettamente utili e così via.
Il parco automezzi non è all’ultima moda ma funzionale, e non girano catorci; i bus non sono dei “Greyhound” però sono puliti e comunque non sono degli “chicken shack”: e chi se ne fotte se non c’è l’aria condizionata, se si tengono finestrini e portiere aperti!
I treni che collegano il paese, in alternativa, sono funzionali e più che decenti: chi cazzo se ne frega della TAV o delle autostrade a tripla corsia in un Paese dove per andare da un capo all’altro si fanno un paio di tappe da 6 ore ciascuna, e nel caso si dorme per una notte a metà percorso?
Ho visitato una fabbrica di tè, ieri: macchinari antiquati ma tenuti in ordine, essenziali, fatti per durare; pulizia, condizioni di lavoro decenti: è vero, le raccoglitrici tamil prendono qualcosa meno del salario medio, ma hanno vantaggi sulla casa, scuole in lingua per i figli, condizioni di lavoro che non sono quelle degli operai cinesi che montano i-Pad, ma otto ore con pausa pranzo e mensa gratuita, che ieri i visitatori hanno rispettato attendendo che terminasse.

Insomma, si può fare, di continuare a vivere alla propria maniera e anzi migliorando il proprio stato.
Tieni presente che sto parlando di un Paese uscito da soli tre anni da una guerra civile che ne era durati 26, e di una minoranza che in altre condizioni, e basti pensare alla ex Jugoslavia, nostra confinante, avrebbe subito una pulizia etnica senza possibilità di alternativa.
Non sto dicendo che lo Sri Lanka sia un Paese modello: conosco troppo poco una situazione molto complessa né è la mia realtà quotidiana. Ma ciò che i miei occhi vedono e le mie orecchie sentono mi producono delle sensazioni (la “vibra”, o “ola” - onda – degli spagnoli) che molto, ma molto difficilmente mi tradiscono.

Ripeto: si può fare e si può provare, a non stravolgere il proprio modo di essere e a procedere, con dignità e senza violentarsi, migliorando la propria qualità di vita.
E senza farsi mancare delle comodità davvero utili.

Noi ci siamo persi, in Europa; in Italia ciò è ancora più grave perché abbiamo più storia e più complessità dei nostri vicini, e perché sono state distrutte delle culture, dei modi di essere e delle capacità, parlo anche di “arti e mestieri”, che i pecorari inglesi trasformatisi in guerrieri e i loro compari tedeschi che allevavano vacche, si sognavano.

Per non parlare del saccheggio sistematico che è stato fatto del nostro territorio, incomparabilmente più bello, vario e benedetto dal clima di quello dei nostri vicini del Nord di cui sopra, e che però, a quel poco di bello che hanno ci tengono più di quanto sembriamo tenerci noi.

O almeno ci provano e hanno imparato a farlo già da tempo, mentre noi non andiamo avanti che a fare centri commerciali come quello scempio che sorgerà vicino a dove stai tu, o come il TAV in Val di Susa.

A proposito dello stato di meraviglia che si è impossessato di me ieri durante il tragitto in treno, la riprova è stata che ero convinto di avere scattato molte più foto di quanto poi abbia fatto in realtà.

Per “ristorare” i tuoi occhi dal deserto di cemento e lamiere del nord est, eccoti qualche squarcio di come qui è bella Madre Terra, coltivata a tè e banani e dove ancora crescono felci arboree provenienti dal Devoniano.
Pensare da qui alla bellezza naturalistica cui l'Italia delle fabbrichette e del cemento ha irreparabilmente rinunciato, in nome di uno "sviluppo" e di un "progresso" mai arrivato e già fatiscente, fa quasi male.
Per questo parlarne non è mai abbastanza.

Un caro saluto, Marco A. Scaini.

Felce, banano e té
Risaie a Ella

Felce King Size

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