sabato 16 febbraio 2013

La bella Germania pensante: Hans Magnus Enzensberger

Un violento pamphlet di Hans Magnus Enzensberger suscita polemiche in Germania. La tesi: la burocrazia di Bruxelles è un mostro che sta instaurando un regime autoritario. E qui lo scrittore spiega le sue ragioni.
Berlino. Poco prima del crollo del Muro di Berlino, quando pensava al Vecchio Continente, a Hans Magnus Enzensberger veniva un melanconico sospiro: "Ach, Europa!". S'intitolava così un saggio, del 1988, del grande intellettuale di Monaco, un libro in cui lo scrittore e poeta, la penna più caustica della Repubblica Federale, registrava i primi segni "d'uno strisciante malessere europeo". 
Sono passati più di due decenni da allora. L'Europa s'è data una serie di trattati (Maastricht, Lisbona), patti (di Stabilità) e fondi, ma la diagnosi di Enzensberger è peggiorata: "Assomiglia a una persona moribonda che non sa di esserlo". Per dirlo, il poeta ha dato alle stampe "Sanftes Monster Brüssel" (Bruxelles: un mostro soft), un violento pamphlet di 70 pagine che in Germania ha suscitato un effetto simile a quello che ha avuto in Francia "Indignatevi!" di Stéphane Hessel. A differenza del 93enne francese però, l'81enne Enzensberger non se la prende con le malefatte del capitalismo. La sua è una protesta "contro la politica autoritaria e autoreferenziale dei burocrati di Bruxelles o dei banchieri centrali di Francoforte", spiega all'"Espresso". E precisa: "Sono andato a trovarli questi nuovi padroni d'Europa nei loro anonimi grattacieli".
Il risultato? Un'esperienza da consigliare agli antropologi: meglio di un viaggio nei Tropici. Perché tra gli sherpa poliglotti e impiegati impeccabili ("Gente perbene, mica canaglie e terroristi") è nata una nuova specie umana: tutta dedita al Potere
Spiega Enzensberger: "Sono persone il cui scopo nella vita è spegnere nei cittadini ogni senso civico, ogni traccia di autonomia". Sono portatori di un virus che sta trasformando l'Europa in "un Mostro". Se non altro perché la pretesa di quella gente è "plasmare nei più piccoli particolari la nostra vita". Ed è esattamente ciò che hanno sempre fatto i regimi autoritari (di destra come di sinistra). Peggio: i burocrati puntano "alla omogeneizzazione culturale del Vecchio Continente". E nelle sedi di Bruxelles, Strasburgo o Francoforte a questo fine "lavora un esercito di 40 mila impiegati".
Enzensberger, come una volta i dissidenti dell'Est, sa che è il linguaggio e non le idee la chiave che consente di capire la realtà, ma anche (dalla parte del potere) di manipolarla. 
Ecco dunque l'insalata di acronimi, degni dei defunti regimi comunisti che di questo orrore linguistico erano grandi produttori, inventati dalla burocrazia europea: Fac, Ecofin, Envi, Comp, Gag, Gac, Raa. 
E poi ci sono le norme. Si va dalla "curvatura massima (dieci millimetri su dieci centimetri)" dei cetrioli, alla lunghezza dei preservativi ("Non meno di cento millimetri"), per arrivare alle 36 regole per stabilire i colori di fagioli, cavoli e meloni. 
Anche se, secondo lo scrittore, l'acme del linguaggio autoritario lo raggiungono le 200 pagine del Trattato di Lisbona: "Scritte col filo spinato per distruggere ogni senso civico nelle istituzioni". Il linguaggio astruso è uno strumento che il potere usa per escludere la società civile da partecipazione e condivisione. Ciliegina sulla torta: per pagare questa nuova specie umana se ne va ogni anno il 10 per cento del budget dell'Unione europea (dagli 8 agli 11 miliardi di euro).
È diventato di destra e reazionario l'intellettuale di riferimento dei sessantottini tedeschi, Enzensberger? Un illuminista che ha passato la vita a scrivere "interviste impossibili" con Voltaire e Diderot, si mette ora a soffiare sulla brace populista dell'euroscetticismo? 
Lui obietta indignato: "Se critichi i risvolti autoritari della Ue eccoti bandito, in compagnia di Le Pen". 
L'incapacità d'accettare critiche al sistema, dice è "la conferma che il pensiero a senso unico è tossico, distruttivo. È un veleno che il Mostro sta iniettando nelle vene d'Europa". Enzensberger (come un altro grande intellettuale tedesco del passato, lui sì reazionario, Ernst Jünger) ha un debole per gli insetti. Ecco perché guarda al "Mostro" come a una farfalla rara: osservandolo da tutti i lati. 
"Sono venuto al mondo nel 1929", ricorda: "Sono cresciuto tra le macerie della Germania Anno Zero", prosegue: "Mai vista tanta pace in Europa. E c'è la libertà di viaggiare", ammette, "senza dogane e frontiere". Eppure, non era questa la Ue il sogno in cui la sinistra tedesca, dai tempi di Willy Brandt, ha creduto. 
Per afferrare cosa Enzensberger intenda quando lamenta "un'Europa sempre più omogeneizzata e uniforme", basta pensare, dice, a quel che, dal 2013, i cittadini dovranno fare per effettuare un versamento. Da quella data per ogni transazione bisognerà specificare l'Iban: in Italia, 27 cifre, "a Malta", si scandalizza Enzensberge (che è un matematico), "31 cifre". E il massimo di "overstretching" del potere viene toccato quando si tratta della nostra salute e dei nostri soldi. "Ai manager della banca centrale di Francoforte", afferma, "non viene in mente che i cittadini possano decidere se rilevare o no i titoli di Stato italiani". 
Per quanto lo riguarda, lui non li acquisterebbe "né i Bot, tantomeno azioni Mediaset del vostro premier". E allora "con quale legittimità", chiede, "i capi della Bce pompano miliardi sui mercati? 
Il fatto è che "solo a sentire la parola "referendum" i burocrati di Bruxelles rischiano di prendere un ictus", dice. 
Poi torna a insistere: "L'Unione europea ha in sé, fin dalla nascita, i germi di una cultura autoritaria". E il Moloch che governa ormai mezzo miliardo d'europei "pensa pure d'essere più buono e salutista che mai". 
Il sogno è stabilire cosa dobbiamo mangiare e bere, e cosa sia vietato sulla nostra tavola. Enzensberger è in ottima forma. Ci tiene al suo vizio del fumo. E a bersi un buon bicchiere. "Ogni antropologo sa", provoca, "che l'uomo non campa senza droghe. In Italia avete ancora le drogherie o solo ipermarket?". Il trend di un'Europa "ipersana" sfocia nel paradosso di miliardi per campagne anti-fumo, norme anti-nicotina sempre più tassative, "e 650 mila europei che", riassume, "secondo le statistiche ogni anno il fumo uccide".
Fuori dalla metafora: Enzensberger è sempre rimasto un anarchico: "Anzi", precisa, "più passa il tempo e più decido di testa mia cosa fare e cosa no". 
Tre anni fa ha scritto un libro, "Hammerstein" (Einaudi), la biografia del primo comandante di Stato maggiore della Wehrmacht di Hitler. Un ufficiale prussiano, conservatore e integerrimo, che dopo tre mesi si dimise. "Der Eigensinn" (l'ostinazione) era il vero tema di quel libro. E lui, Hans Magnus, è il prototipo della "testardaggine". 
Un esempio, e sempre nell'ambito del linguaggio? 
Qualche anno fa ci fu una riforma dell'ortografia tedesca. Venne eliminata la lettera "ß" (la doppia s). Lui non ha obbedito: il pamphlet "Monster Brüssel" pullula di ß. Non si tratta di fare il bastian contrario. "Ma di non farci usurpare la vita", spiega, "dai vari mostri". 
E allora che fare? 
Quello che Kant suggeriva rispondendo alla questione cosa sia l'Illuminismo: "Avere il coraggio e il gusto", sintetizza Enzensberger, "di pensare con la propria testa, e dirlo con la propria lingua". Tra tutti i veleni, è questo – la mancanza di gusto individuale – il più nocivo. Il budget per la cultura della Ue, conclude, è la miseria di 54 milioni di euro: 11 centesimi l'anno per ogni cittadino. "Per fortuna il Mostro è avaro quando si tratta di cultura", sorride: "Pensi cosa succederebbe se, oltre a prescrivere le misure di cetrioli e preservativi, a Bruxelles iniziassero a dettarci come ballare, e quali libri scrivere".
Molti commissari poca democrazia
Nel suo saggio Enzensberger, in nove capitoli, seziona "il Mostro" di Bruxelles. Si parte dalle cose positive: i pregi della Unione europea, nonostante tutto. 
Grazie ad essa abbiamo vissuto "decenni di pace. Un'intera epoca senza guerra: anomalia di cui il Continente può esser fiero!". 
Altro pregio sono le sovvenzioni (con cui iniziano, però, le "mostruosità" ): "Per la politica agraria vi sono nel budget di Bruxelles circa 59 miliardi. Al secondo posto con 49 miliardi, ci sono 455 "programmi" per lo sviluppo regionale. Secondo la Corte dei Conti però il 36 per cento di questi progetti non è sovvenzionato in modo corretto". 
I burocrati di Bruxelles lamentano di non esser ascoltati dai loro sudditi. 
Ma il "Mostro" paga milioni per la sua inconfondibile "Voce del padrone": "Con cinque milioni di euro all'anno sovvenziona l'emittente Euronews; e con sei Euranet, la sua sconosciuta stazione radio. Anche il Parlamento europeo ha un suo canale tv di nome "EuroparlTv", cui vanno altri 10 milioni sebbene abbia pochi spettatori. Molto di ciò che in quei canali si dice, ricorda bollettini di Corte: l'autocritica non è la virtù dei nostri controllori".
I padroni di Bruxelles soffrono poi di una forte "amnesia storica": come dimostra il fatto di aver chiamato i ministri dell'Ue commissari. "Commissari del popolo c'erano dal 1917 al 1946 nell'Unione Sovietica; sorvegliavano nell'Armata Rossa che si rispettasse la linea di Partito. E nel Reich tedesco, dal 1871 al 1945, a Kommisaren furono affidati grandi poteri, e dopo l'invasione dell'Urss, dal 1941 al 1944, in Ucraina si istituirono dei Kommissariat del Reich".
Più grave dell'amnesia, la politica della sanità del Mostro "per proteggere gli europei, moralmente in pericolo, da se stessi". 
Già il modo di vendere "sigarette, libri pornografici e preservativi ricorda l'assolutismo, le nevrosi sessuali della Chiesa o il mercato-nero nell'ex Rdt". La dice lunga sulla morale del Mostro che "non abbia vietato armi da fuoco e motociclette che notoriamente aumentano la mortalità. In questo punto l'Europa segue gli Stati Uniti in cui a ogni angolo si può acquistare un mitra, ma non fumare una sigaretta".
Uno dei tic più devastanti del Mostro sono gli acronimi, mai un potere ha creato più istituzioni con sigle diverse: "Queste istituzioni crescono sul terreno come cavoli, e non per niente in inglese si chiamano Brussel sprouts. Piante che obbediscono al principio autoreferenziale: non appena nate ne riproducono di simili". Difetti che rimontano al papà del Mostro, che ha instillato "un germe antidemocratico" nella sua creatura. Chi era? Il manager francese Jean Monnet, il primo presidente dell'Unione, "uno che pensava francese, non era nazionalista. Un pragmatico, mai entrato in nessun partito. E che al contrario dei suoi eredi, nella Ue non costruiva piramidi politiche per distibuirne i posti". 
Famoso però il suo "metodo Monnet": "Prendeva decisioni solo tra le élites senza mai consultare cittadini e parlamenti. Di referendum non ne aveva la minima stima, e l'integrazione a cui mirava aveva caratteri tecnocratici e decisionistici".
Lo slogan del Mostro è "It's the economy, stupid!": "L'intera integrazione è stata portata avanti senza alcun rispetto per le diversità economiche, territoriali, etniche e religiose dei suoi membri: una sordità storica assoluta a cui nessun discorso al Premio Carlo Magno può porre rimedio". 
Non c'è Trattato di Maastricht, Patto di stabilità o Fondo monetario che tenga: il Mostro ha in pancia "contraddizioni immanenti per comprenderle bastano gli strumenti della teoria dei sistemi. I quali dicono che per ridurre le complessità d'una Comunità come la Ue, che a sua volta produce nuove complessità, bisognerà sopportare nuovi costi che faranno saltare il sistema dai cardini. Detto un po' a sangue freddo, ma almeno è chiaro!".
Ultima contraddizione del sistema, gli euro-bond: "Appellandosi alla solidarietà", il presidente dell'Eurogruppo vorrebbe portare sul mercato eurobonds per coprire il 60 per cento del fabbisogno dei membri più deboli. 
La "solidarietà" ha visto tempi migliori: nessuno ricorda che il concetto deriva da "Solidus", "affidabile, ben fondato". Così si chiamava anche una preziosa moneta d'oro che l'Imperatore Costantino introdusse nel IV secolo".
l'Espresso – Cultura

1 commento:

  1. Per "pensare con la propria testa, e dirlo con la propria lingua" bisogna avercela, la testa. E per esprimersi qualcosa che non sia la neolingua di cui parlava Orwell.

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