mercoledì 12 settembre 2012

Senza vergogna

L'idea di possedere degli schiavi dev'essere come un tarlo che lavora, ben occultato alla coscienza, nel 99% degli industriali.

Dopo aver precarizzato il lavoro, l'idea della schiavitù inizia a sfuggire al check-up del politicamente corretto.

Questo signore, per risolvere un problema di "crescita" e "disoccupazione", pensa a come sarebbe bello se i suoi operai gli regalassero ogni giorno 1 ora di lavoro per almeno 1 anno.

"Secondo Gianni Zonin, presidente della Banca Popolare di Vicenza e dell'omonina casa di vini, la strada è poter lavorare di più. E lancia un'idea: «oggi, con le regole che ci sono, non è possibile per i lavoratori regalare un'ora di lavoro all'azienda. Se tutti lo fecessero per un anno si avrebbe una riduzione del più del 10% del costo del lavoro», dice Zonin. «Ci lamentiamo per la poca crescita, per la disoccupazione: questa idea darebbe un forte segnale di volontà di reazione, dimostrando la volontà di tutti di uscire da questa situazione"
Da Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/gQfQe

Signor Zonin, forse tutti un giorno usciremo da questa situazione, ma lei proverà mai vergogna per ciò che pensa?
Ha almeno un'idea di ciò che ha detto?
Lo sa che lo schiavismo è la più degenere della forme parassitarie con cui l'uomo si nutre letteralmente dei suoi simili dandosene ragioni anche economicamente aberranti?

O forse intendeva proporre ai suoi dipendenti di anticiparLe per un anno l'equivalente di 1 ora al giorno di lavoro che poi Lei compenserà a fine anno con una pari ridistribuzione dell'equivalente economico dei ricavi aziendali incassati?

Perché vede, ciò che distingue un lavoratore dipendente da un imprenditore è esattamente questo: il primo accetta di fissare una volta per tutte una remunerazione fissa, non legata in alcun modo ai guadagni derivanti all'impresa dal proprio lavoro, in cambio della stabilità del proprio salario; il secondo dispone in via esclusiva di tutti i ricavi aziendali prodotti dal lavoro del dipendente in ragione del rischio d'impresa che assume totalmente su di sé.

Chiedere al dipendente di pagare di tasca propria le difficoltà economiche dell'impresa, che comunque e dovunque si manifestino fanno sempre parte del fattore "rischio d'impresa", è porre ai suoi operai un ricatto non solo economico, ma esistenziale.

E' chiedere a chi non decide nulla di pagare il costo di decisioni e strategie che gravano interamente su chi decide, cioè sull'imprenditore, cioè su di Lei.
Nel bene (mi tengo tutto ciò che ricavo), e nel male (ci rimetto), Lei è l'imprenditore.

Ora, 360 ore di lavoro per ogni lavoratore dipendente, sono un finanziamento economico di dimensione notevoli.

Conosce forse una banca, una finanziaria, un qualche altro imprenditore che Le presterebbe una somma equivalente senza chiederLe un minimo di interesse sul capitale?
No.
Infatti Lei vorrebbe quelle ore lavorate come capitale a gratis.

Si chiama estorsione.

Se fatta nei confronti di un soggetto debole e già sotto ricatto esistenziale, è rubargli letteralmente la vita senza manco un grazie di ritorno.

Ma che razza di imprenditori siete?

Non tiene, come richiesta, nemmeno se posta come ricatto per mantenere il posto di lavoro (pur rimanendo un ricatto).

Perché, in quest'ultimo caso, per non assimilare allo sfruttamento schiavista la Sua richiesta, lei dovrebbe porre, a parità sulla bilancia, non solo la disponibilità degli operai a rischiare 360 ore di lavoro gratuito l'anno per tenere in piedi un'azienda in difficoltà grazie a decisioni prese da Lei e a congiunture economiche non decise certo dagli operai, ma anche il risultato economico cui potrebbe portare questo lavoro gratuito/capitale anticipato.

E' così che funziona negli affari, lei lo sa bene: a parità di rischio, parità di distribuzione compensi.

Se chiede oggi 360 ore l'anno come impegno per uscire dalla crisi, quando l'azienda dovesse iniziare a fare utili, uscita dalla crisi, quelle 360 ore dovrebbero essere compensate alla pari con gli utili che l'azienda incassa annualmente.

Solo questo è "dimostrare la volontà di tutti di uscire dalla situazione".

Non esistono altre condizioni accettabili per una simile disgustosa proposta.
Perché, se Lei fallisce, avrà provveduto per tempo ad accantonare quel tanto da continuare a mantenere il tenore di vita che, da industriale cui spettano tutti gli utili d'impresa ma anche grazie al lavoro dei suoi dipendenti, Lei oggi ha raggiunto. 

I suoi dipendenti, invece, già sotto ricatto ogni giorno per una paga che a malapena paga le bollette e la scuola dei figli, saranno di punto in bianco alla fame.

Dov'è il rispetto per le persone, in questa enorme disparità di esiti?
Dov'é la sua di volontà, quando parla di TUTTI INSIEME per uscire dalla situazione?

Con quale coraggio, quindi, si permette di avanzare anche solo l'ipotesi, di chiedere loro 1 ora di lavoro gratis per 1 anno?

E' per caso Lei alla fame?

Ha bisogno di un piatto di minestra?

Quale altra ragione ha, che non sia quella di salvaguardare i Suoi propri interessi fino far passare per umanità che lotta insieme lo schiavismo che lei chiede di accettare a chi già Le da ogni giorno 8 ore di lavoro, senza che con ciò che guadagna riesca già oggi a campare dignitosamente?

Questa crisi sta facendo emergere i tratti peggiori dell'imprenditoria italiana (ma forse di matrice cinese).
Mette a nudo un'idea di sopraffazione sul più debole degna di stare nei bassifondi morali di un'umanità pronta a sfamarsi della vita altrui pur di non rinunciare ai propri privilegi estorti, da sempre, con il ricatto della fame.

8 commenti:

  1. Quando so di dovermi trovare in situazioni di attesa - come l'altro giorno per esami medici- mi porto sempre dietro un libro...magari di quelli interlocutori, che pur sempre presenti,magari proprio per questo, prendi più raramente in mano. (Tra parentesi: sono-ahimè- sempre o quasi, l'unica a leggere...e questo pure la dice lunga su molte cose...)
    Per tornare a bomba, avevo con me i "Pensieri" di Marco Aurelio, e, diligentemente mi ripassavo anzitutto le su di lui note biografiche.
    Sono così inciampata nella notizia che il nostro Imperatore,che aveva legiferato acciocché tutte le minoranze avessero parità di diritti, e in particolare a tutela delle donne e a difesa degli schiavi (...),in occasione di una forte crisi finanziaria, aveva preferito, piuttosto che imporre al popolo nuove tasse, vendere le sue proprietà e svalutare la moneta.
    Ma questo succedeva ai tempi dell'Impero Romano!!!
    Noi oggi per fortuna abbiamo la democrazia ;)...;(

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    1. E che democrazia!
      Una di quelle tante esportate dallo zio Sam, con le stesse finalità, in ogni parte dl globo.
      Letto ieri sera (a proposito di lbri, inciampi e schiavi), un'analisi storica sulla logica che ha giustificato, fino all'altro ieri, la tratta degli schiavi del parente.

      Più gratto e scavo, più realizzo che non c'è paese al mondo (tutti quelli diventati "amici" via preventiva invasione salvifica) che non sia sotto tutela (armata) dell'unico esportatore autorizzato del termine, o in via di diventarlo.
      Il nuovo Impero?

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  2. Nuovo, mia cara Ross?!? I titoli di due bei film ne segnalavano già diversi anni fa il declino e la successive invasioni dei barbari!!!
    Di chi era la definizione dell'America come unico paese al mondo ad essere passato, dal suo costituirsi alla decadenza, senza passare per la civiltà? (come al solito ricordo i concetti, ma non i nomi)

    Certo capi di stato illuminati e filosofi come Marco Aurelio, non esistono più: né sotto forma di imperatore, né sotto forma di premier...

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    1. Successive? Dici che esistono barbari ancora più barbari?

      Non solo non esistono più capi di stato e filosofi illuminati (ma forse fra questi ultimi qualcuno ancora sì): sto arriando alla conclusione che l'intelligenza si sia proprio autoesiliata (tranne poche rarità) per l'assenza di soggetti attraverso i quali manifestarsi.

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  3. Mamma mia Ross, sei ancora più pessimista di me!! ;(
    Il punto è che l'intelligenza è qualità che va coltivata...e innaffiata, proprio come una pianta, per crescere...
    E per diventare ...uno che pretende di dirigere l'apparato sociale (tanto per non dare etichette di nessun tipo) illuminato e filosofo (che nel caso di Marco Aurelio era attributo (o apposizione?...non mettere in difficoltà la mia smemoria da anzianità dell'analisi logica ;)!) e non soggetto aggiunto) occorrerebbe una lunga preparazione, educazione e pratica di discipline importanti per adire a posizioni di guida di un paese, e non improvvisate quanto catastrofiche "scese in campo" di volgarissimi Trimalcioni! E qui si tornerebbe alla vexata quaestio della scuola...sempre meno atta a formare, non solo potenziali premier, ma -quel ch'è peggio- cittadini responsabili, in quanto individui senzienti e capaci di pensare (con la propria testa)...(e non come pecore allo sbaraglio)!

    Ma fammi ora tornare a leggere il tuo post successivo per respirare un po' di vita vera, come l'ho annusata stamattina scorrendolo, che mi liberi un po' dell'inquinazione di queste emanazioni velenose di plastica bruciata...

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    1. Ci hai fatto caso?
      L'osservazione filosofica della realtà ha assunto una connotazione negativa.
      A questo punto l'idea americana dell'utilità e del profitto ha cambiato la nostra cultura del senso.
      La scuola, certo.
      Produrre mani e menti utili al sistema produttivo, non "fannulloni" che perdono le ore a cercare il senso del proprio vivere, cioè il bello.
      Ma se non lavoriamo prima sul senso, al più produrremo mostri, oggetti e perfino pensieri utili al sistema, non esseri umani e felici di esserlo.
      Ci hanno ridotto a provare vergogna per la tristezza (improduttiva), per la malinconia (tipica dei lavativi), per il dolore (che va sedato per essere utile almeno a Big Pharm), per il semplie desiderio di stare a guardare le stelle senza provare alcuna neessità di chiamarle per nome (una forma produzione di nozionismo anche nel riposo).
      Pessimista?
      No, per niente.
      Non provo alcun disagio nel chiamare le cose con il loro autentico nome né abbasso lo sguardo davanti alla realtà oggettiva.
      A scuola, sì.
      A perdere tempo tutti con gli inutili classici, con l'anarchica poesia, con lo studio approfondito delle relazioni profonde fra uomo e terra e fra terra e universo.
      Tutti, però.
      Non solo i politici.
      Che poi è necessario saper i perché sul cosa fanno i politici e il perché lo fanno.
      Insomma, ne ho le scatole piene di teorie politiche contrapposte.
      Così come ne ho le scatole piene di produttività e utilità sociale dell'individuo.
      Partiamo dal non avere nulla da fare e tempo da dedicare alle cose essenziali al benessere umano integrale.
      Poi, per gestire la cosa pubblica, bastano dei semplici ragionieri assunti per concorso e contratti a scadenza.
      Come diceva tempo fa una mente eccelsa, se la politica fosse davvero mera gestione della cosa pubblica, si arriverebbe a dover rendere quella gestione obbligatoria a rotazione per tutti e per legge, perché nessuno vorrebbe volontariamente occuparsene per più di qualche anno di servizio civile.

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  4. Carissima Ross, sono molto d'accordo con quanto dici in questo lungo e appassionato commento di risposta!
    Dopo non molto che l'avevo letto ho ascoltato a Fahrenheit (Radio3)una conversazione molto interessante con Federico Rampini, dove, anche indirettamente, sono emersi vari temi di cui si parlava (a cominciare dall'America)! Nel caso tu non fossi come me una radio-dipendente fedelissima di Fahrenheit, ti riporto il link tramite il quale puoi ascoltarla in podcast: http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-0e0b6fb2-014d-4dde-bc91-a7beb045bf4d-podcast.html?refresh_ce
    Sentila tutta, merita!
    Volevo scrivere qualche altra cosa ancora, ma è tardi e devo ancora fare yoga...Buona serata!

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    1. Rai3 è l'unia radio che asolto. Fahreneit purtroppo lo ascolto solo quando a volte, in auto, esco prima dal lavoro: abbiamo orari che non coincidono.
      Però mi piace Rampini e pure la trasmissione, così l'ho ascoltata volentieri l'intervista.
      Tocca aspetti che in Italia vengono molto opportunamente evitati e li tocca però, da gentiluomo qual è, senza entrare troppo a fondo della questione.
      Tempo fa, seguivo una giornalista free lance americana che ha studiato per un paio d'anni le conseguenze della povertà sulle persone, in America.
      Ha seguito e monitorato la vita di quelli costretti a vivere nelle roulottes, quelli che nel giro di un mese sono stati sbattuti fuori dalla casa che avevano comprato e ora dormono in auto, di quelli he sono costretti dalla miseria a rivolgersi ai servizi sociali, venendone umiliati con percorsi kafkiani per ottenere a malapena un piatto di minestra o una scatola di antidepressivi, trattati come rifiuti umani che pesano sulle tasche altrui.
      Ci sono realtà, nell'America del Romney che indica come spauracchio l'Europa, che fanno rivoltare lo stomaco, per la violenza operata sui poveri e diseredati che il sistema americano stesso crea.
      Mi chiedo con cosa ci abbiano ubriacato, per aver passato anni (pure io, eh?) a inseguire un'idea di democrazia all'americana: sono dei guerrafondai, dei violenti, con un unico dio in testa: il denaro.
      Senza il quale non esisti nemmeno, vali meno di un ane o di un topo.
      Non so che farci, ma mi continuo a chiedere cosa abbiamo in testa, per rinunciare alla nostra idea di mondo per adottare la loro.
      Idea, la nostra, che è sicuramente imperfetta, ingiusta, a volte litigiosa e incongruente, ma certo non al punto da doverci far dare lezioni di democrazia dagli americani.
      Che tutto sono, tranne un paese democratico.
      Va be'...
      Mi sa che ti seguo e mi regalo anch'io un po' di asana...

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