martedì 23 luglio 2013

L'ininfluenza delle urne

Il quesito referendario bolognese dello scorso 26 maggio chiedeva ai cittadini di esprimersi fra 2 opzioni:  
A: dare oltre un milione di euro alle scuole pubbliche comunali e statali;  
B: continuare a dare quella cifra alle scuole paritarie private.
A Bologna, 26 su 27 scuole d’infanzia sono paritarie private. 
E la scuola d'infanzia pubblica, cioè quella comunale e statale, lo scorso anno ha lasciato fuori 423 bambini, poi ridotti alla bell’e meglio a 103, che si sono "sistemati diversamente", secondo le parole del Sindaco Merola riportate in un pezzo dello scorso maggio su Internazionale dal collettivo Wu Ming, impegnato fin dall'inizio in questa battaglia di civiltà.
Scrivono: 
"Un dato, quello degli esclusi, di cui non si trova traccia sul sito del comune che canta le lodi del sistema scolastico bolognese, dove invece si annuncia che quest’anno “si va verso l’esaurimento della lista d’attesa”. Se fosse vero sarebbe molto bello. L’azzeramento verrebbe però ottenuto in questo modo: ci sono 221 bambini in lista d’attesa per la scuola pubblica e 90 posti liberi, quindi c’è un esubero di 131 bambini, per i quali però sono disponibili ben 300 posti alle scuole paritarie private". 
Il comune non riesce a soddisfare le richieste di accesso all'asilo comunale di 131 bambini, quindi che fa? 
Finanzia la scuola paritaria privata, dove risultano disponibili 300 posti.
Con quanti soldi? 
Circa un milione (962.000€). 
Quanti posti nuovi negli asili comunali si potrebbero creare con 962.000€?
Circa 350/400 posti, sostiene sul Fatto Quotidiano Massimo Bugani, consigliere 5 Stelle al comune di Bologna. 

Al referendum vince la proposta A: la maggioranza dei bolognesi dice quindi che il finanziamento comunale deve essere destinato alla creazione di nuovi posti negli asili pubblici comunali.
Il che, in un mondo in cui la logica avesse ancora corso legale, non avrebbe richiesto un referendum per ricordarlo.
Ma questo è il paese che ha disatteso il volere di 24 milioni di cittadini al voto referendario per l'acqua pubblica, figuriamoci se gl'importa qualcosa di ciò che dicono 86.577 bolognesi.
Leggo stamattina sul Fatto Quotidiano che il comune di Bologna, incurante del fatto che a vincere sia stata appunto l'ipotesi A, destinerà quel milione di euro alla scuola paritaria privata così come aveva già deciso prima del referendum.
“La priorità – dichiara in aula Francesco Critelli, capogruppo del Pd – è assicurare al maggior numero di bambini l’accesso alle scuole dell’infanzia. Modificare la convenzione, secondo noi, non porta a un aumento dell’offerta formativa, ma a un decremento complessivo. E le scelte dell’amministrazione non possono basarsi solo sull’enunciazione di principi”. 
Gli risponde Massimo Bugani del M5S:
“Tutti hanno mentito sapendo di mentire nel dire che senza quel milione alle private 1700 bambini sarebbero rimasti fuori dalle scuole dell’infanzia – sottolinea Massimo Bugani, consigliere 5 Stelle – quelle risorse coprono circa 350 – 400 posti che possono essere resi disponibili nelle scuole comunali semplicemente ridestinando al pubblico il denaro che la convenzione oggi eroga al privato. A quel punto resterebbero ‘fuori’ circa 150 bambini, che per il momento dovrebbero ricorrere ancora alle paritarie: per loro però dovrebbero contribuire lo Stato e la Curia, si tratterebbe di un investimento di circa 200.000 euro l’anno. Certo, con tutti i vantaggi di cui gode la chiesa, con tutti gli sgravi fiscali che le sono riconosciuti potrebbe valutare un impegno simile”. Non è chi ha votato ‘A’, quindi “a non avere a cuore il futuro dei bambini: sono lo Stato e la Curia, al massimo. Sul perché, quindi, si possa essere contrari o favorevoli alla convenzione si può ragionare, ma l’ordine del giorno del Pd non sta in piedi”.
Non è così che hanno fatto anche con il referendum per l'acqua pubblica? 
Mentre era in corso il referendum già pianificavano proposte di legge per renderne inapplicabile l'esito.
Poco importa cosa abbiano detto con forza e democraticamente milioni di cittadini: si fa ciò che era già stato deciso.
Molti oggi si stupiscono dell'abbraccio fra Pd e Pdl.
Di che stupirsi?
Hanno solo smesso un pudore dietro al quale non hanno più necessità di nascondersi.
Ed è proprio in questo abbandono del mascheramento, in questo mostrarsi nudi, la verità non detta: sono uniti perché servi entrambi di uno stesso potere sovranazionale che li vede non come interlocutori, ma come meri esecutori di un'offerta che non si può rifiutare e a alla quale "non ci sono alternative".
Offerta che non si può rifiutare a cui si piegano però, zelanti e collaborativi. 
E a nostre spese, ça va sans dir. 

24.07
P.S. - Mi ero persa questa intervista, perfettamente in tema, allo storico, filologo e docente universitario Luciano Canfora pubblicata su L'Inkiesta,

5 commenti:

  1. Bisogna (scusa l'entrata a "gamba tesa") aver chiaro un fatto...
    Vale a dire questo: il Pd è ormai un partito di centro... che guarda a destra. Punto.
    Non gli importa più niente della giustizia sociale, dell'uguaglianza, di una scuola che sia pubblica e laica, di una cultura che sviluppi il senso critico delle e nelle persone, dei diritti dei lavoratori eccetera eccetera.
    Ecco perchè, per es., corteggiano le scuole private e tutto quanto sappia di reazione e di ancien règime.
    Rimane un arcano che secondo me, rimarrà sempre tale: perchè la base sopporta certi dirigenti e le scelte (o meglio NON-scelte) che fanno?!
    Ciao.

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    1. Ciao Riccardo.
      Il "fatto" mi è (purtroopo) assolutamente chiaro.
      Forse perfino l'arcano, mi pare di poterlo capire, e dividerei "la base" in due distinti gruppi: uno, formato da tutta la marea di piccoli e piccolissimi responsabili locali, sindacali, etc che se moltiplicati per ogni singolo paesello italiano sommano da soli una bella base di voti certi.
      L'altro gruppo invece, è forse quella base vera fatta da chi ha sempre votato solo Pci, poi Pds, poi Ds...
      Come fanno ad arrendersi all'evidenza della tragedia che hanno davanti agli occhi senza avere insieme una seria crisi d'identità?
      Votano più per agrapparsi a qualcosa, credo, che per convinzione.
      Fin qui li ha salvati B., ottima sponda sulla quale riversare l'intera responsabilità di ciò che il partito non ha mai fatto e anche quella che il partito (così gliel'hanno raccontata), ha "dovuto fare", per colpa dell'indispensabile nemico B.
      Poi ci sono le nuove leve, non il terzo gruppo ma l'inevitabile verme della mela nato e cresciuto con il Pd senza aver mai conosciuto nemmeno un ex Ds, figuriamoci il Pci dei "compagni".
      Questi non hanno alcuna crisi d'identità infatti, e anzi coltivano un loro berlusconino personale il quale, in attesa di entrare in scena, fa bruummm bruuummm con il giubbino di Fonzie sperando di innervosire con questo le vecchie carampane che non gli vogliono mollare la pista.

      Bisogna scrutare l'orizzonte verso Firenze, per capire l'evoluzione piddina prossima ventura.
      E non mi pare sia il caso di perderci sopra altro tempo.

      C'importa?
      No.
      C'importano le sorti delle persone sul cui destino questi perenni sconfitti per strategia politica hanno pranzato e giocato per ricavare qualcosa un po' da tutti.
      O quasi.

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  2. Pensa che ci è arrivato persino Cretinotti...

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    1. Già.
      Incredibile come sembrino cascare tutti dal pero all'improvviso: ma dove hanno vissuto negli ultimi 3 anni per non accorgersi che qualcosa non andava?
      Non so se hai letto ieri il pezzo di Giannuli, riportato oggi su Libre: come se la modifica dell'art. 138 della Costituzione fosse un dettaglio estemporaneo scollegato da ogni altra cosa che l'ha preceduto fin qui. Come se non si fossero fin qui chiesti quale altro senso potesse mai avere il Pareggio di Bilancio in Costituzione o il Fiscal Compact votato da tutti e che chiarisce da solo l'esatto ruolo dell'Italia nello scenario UE: declassati da cittadini a servi della gleba a vita per rispettare l'assurdità di un rapporto debito/Pil al 60% da raggiungere in 20 anni.
      A queste condizioni, poi.
      Ci sono?
      No: ci fanno.
      Tempo di prenderne atto e farsene una ragione.

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    2. Perfetto il tweet appena inviato da Lidia Undiemi, che dell'assalto alla Costituzione via Fiscal Compact e Mes parla da almeno due anni

      "Lidia Undiemi ‏@Lidia_Undiemi 19s

      L'assalto alla Costit. si è manifestato apertamente con le leggi di ratif. di MES e FCompact ...dov'eravate il 19 luglio del 2012?Ipocriti."

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