venerdì 25 luglio 2014

Il Tamas nazionale

"I tre guṇa si ritrovano in ogni aspetto dell'esistenza: nella natura e nella vita così come in tutti gli stati della coscienza ordinaria. Così, quando prevale sattva la coscienza umana è caratterizzata da uno stato di serenità e chiarezza mentale; quando rajas è predominante, la coscienza diviene attiva, dinamica, volitiva e piena di energia; quando invece prevale tamas la coscienza è inerte, immersa nell'apatia e nel torpore."  Cit. da Wikipedia
Riportavo ieri sera lo stesso paragrafo per indicare a un amico in modo conciso uno stato dell'essere, piuttosto frequente negli ultimi tempi, che pare ammorbare senza soluzione di continuità sia il privato che il pubblico.
Mentre seguo sempre più orripilata gli eventi politici nazionali mi chiedevo se l'intero globo non sia avvolto in uno stato tamasico, fatti salvi alcune rari stati dove ancora resiste una coscienza attiva, dinamica, volitiva e piena di energia.

Cambiare dieta, suggerivo ieri sera all'amico.

Quando si è avvolti da un senso di pesantezza e cupezza, non c'è che indagare la necessità di temporanei cambiamenti che riportino in equilibrio i tre guna: sattva, rajas e tamas.
Proporrei a livello nazionale ciò che proponevo all'amico ieri sera: dieta! 
Tendenzialmente vegana con un paio di obblighi quotidiani: meno pere (mentali), più limonate (di passione civile).

La diagnosi di eccesso di tamas nazionale è presto fatta: esiste qualcosa di più tamasico del fatto che colui che riveste il ruolo di garante delle istituzioni nemmeno finga più di tutelare i diritti parlamentari delle opposizioni?

C'è qualcosa di più tamasico da digerire della banalità di una "leggera indisposizione" servita ai rappresentanti della nazione simile a un insulto in camicia da notte?
E' questo semmai un'esplicita conferma che non più di "pericolo di autoritarismo" si tratta, ma di disprezzo fatto e finito.
Chiarita la diagnosi, è ora necessario consultare la propria tamasica coscienza per capire se sia possibile alleggerire lo spirito e rendere più lucida la mente sul da farsi.

Sia chiaro: si può anche decidere di non fare niente dopo una diagnosi di malattia in fase terminale: è una scelta come un'altra, pienamente legittima.
Resta il fatto che se il non fare niente è una scelta, bisognerà comunque far qualcosa per prepararsi a un sereno e vicino trapasso.
Da domani però, niente più aspirazioni a serenità e chiarezza mentale, se questo è il caso: meglio abbandonarsi al flusso di intorpidimento tamasico senza far più caso a residui ma controproducenti tentennamenti. 
E niente più aspirazioni a una coscienza che diviene attiva, dinamica, volitiva, piena di energia: a che ti serve avere più sattva, se hai deciso di accettare passivamente la fine già scritta?

Quando si va tamasicamente incontro alla propria morte, è consigliabile favorire lo spegnimento del motore vitale molto prima di arrivare a fine corsa, così da evitare di impattarsi su qualche improvviso tornante con l'inaudita violenza di un'energia mal calibrata e in discesa.

Consapevolezza e meditazione quindi. 
Poi ognuno decida per sé, tanto a breve saremo tutti democraticamente (e tamasicamente) morti.

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