giovedì 20 luglio 2017

#RespectVenice

Fra i divieti e i consigli del nuovo piano di comunicazione con cui Venezia si propone di iniziare a gestire i disagi provocati dai milioni di turisti in laguna, alcuni dei quali (come tuffarsi in canale o girare in bicicletta), mi auguro prevedano dure sanzioni, ne spunta uno straniante: "Si sottolinea di non intasare le calli" - 

Ma, benedettidalsignore, mi volete spiegare come possono i turisti evitare di intasare una calle che sono venuti a Venezia per visitare? Le "calli", sono, Venezia. 

Che poi, anche volendo, come farebbero?
Magari evitando di fermarsi a guardare le vetrine dei negozi? 
E i negozianti? Li immagino contenti nel vedersi sfilare davanti file di ordinati camminatori svelti ed educati i quali, per rispettare il dotto consiglio, si fanno cura di non guardare la gondoletta di plastica esposta in vetrina nel timore di, appunto, intasare le calli.
E' previsto lo sfoltimento eventuale con l'accensione di mirate graticole ardenti sotto ai piedi?
Saranno posti vigili a controllare che in una calle non passeggino contemporaneamente più di quelle 20/30 persone che in certe calli sono già un intasamento?

Prenderete a manganellate di sfollagente quei turisti indisciplinati che avranno l'ardire di sostare su un ponte per ammirare lo scorcio suggestivo di una città che, se va bene, vedranno una volta nella vita e fra un selfie e l'altro? 


Capisco e concordo sulla necessità di trovare rimedi a un turismo fuori controllo,
ma se Venezia sta tracollando sulla propria fortuna come meta turistica, il primo passo in vera contro tendenza è mettere ordine fra quelli che sui grandi numeri fanno affari a spese di un bene clonabile ma insostituibile: le agenzie turistiche che ormai proliferano peggio dei miceti sui piedi sudati.

Venezia come parco a tema l'hanno già riprodotta in Cina, monetizzata in America e favoleggiata in ogni luogo del mondo che appena abbia un paio di canali che attraversano un paesello.

Se Venezia è un brand, e lo è, più che sottoporre l'originale al degrado rischiando di far della Venezia imitata la peggiore delle Venice esistenti, si metta sul nome e sull'architettura della città un marchio imponendo royalties a chiunque ne imiti il nome o ne riproduca fedelmente palazzi e ponti.
Insomma, per salvare Venezia l'unica è delocalizzarla, clonarla (come già si fa) mettendo a bottega il brand più che sottoponendo la città a invasioni che ne snaturano la romantica decadente (ma non inimitabile, come si è visto) bellezza.

Come si dice, matrimoni per conservare i patrimoni. 
Chi vuole farsi la propria Venice in Africa o sulle Montagne Rocciose paghi le royalties per l'utilizzo del nome e l'imitazione dei palazzi sul Canal Grande facendo un contratto d'uso del brand con la città.
Non abbiamo abbastanza avvocati capaci di reggere cause milionarie in giro per il mondo?
Sono certa che se gli si prospetta l'opportunità ci sarà chi saprà coglierne al volo le potenzialità.
Forse sono leciti Ceta e Ttip per vendere formaggi ma non per commercializzare e tutelare un brand unico al mondo?
Non lo so, diciamo che inutile pensare al formaggio D.o.p. se non si riesce nemmeno a tutelare commercialmente Venezia.
I turisti pigri, quelli sbracati, i mordi e fuggi che Venezia la intasano al solo scopo di farsi due o tre selfie sul Ponte dei Sospiri o in Piazza San Marco, non patiranno alcuna significativa differenza a scattarsi la foto col bastoncino in un uguale scenario dislocato a Dubai, nelle Valli del Mekong o nei più vicini ed economici deserti tunisini. 
In compenso, i soldi delle royalties potrebbero far partire restauri conservativi dell'originaria Venezia consentendo una miglior vivibilità sia ai più fortunati turisti che possono permettersi di pernottarvi, che agli abitanti, quelli veri, quelli che potrebbero magari sentirsi meno incentivati a svendere casa al primo cinese che passa pur di scappare in terraferma per liberarsi dalla intasante folla che gli rende difficile anche andarsi a comprare il pane sotto casa la mattina.


Insomma, tutto non si può avere: o si limita davvero l'ammasso o è inutile consigliare di non ammassarsi sulle calli: dove dovrebbero passeggiare, gli sventurati turisti che spesso a Venezia arrivano e partono in giornata? 
Farsi il giro delle Fondamenta Nuove, girare per Santa Marta, aggirare con astuzia le calli per San Marco o Rialto limitandosi a passare quelle 3 ore in città fermandosi a rimirare il Lido dal pontile di Sant'Elena per non intrigare?
Bella pretesa.
O bel consiglio, come volete.
O magari gli potreste dare un numero progressivo appena scendono al Tronchetto o alla stazione: non più di tot per zona al giorno, con la piantina della sola area che è loro consentito visitare e in non più di 10 in contemporanea per max un paio d'ore?  
Anche questa è un'idea.
Sempre a gratis e per amor di popolo.
Ma salvare centinaia di bus turistici e navi crociera chiedendo a chi sbarca e viene intruppato dalle agenzie di non intasarvi le calli no, non potete chiederlo.
Non è dato avere botte piena e moglie ubriaca.

* Disclaimer: tutte le foto sono dal sito di La Nuova Venezia
 Campagna "Respect Venice" su decoro dei turisti a Venezi


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