martedì 17 maggio 2011


Nel comune dove abito c’erano 4 candidati:
1 Lista Civica - Centro Sinistra –
1 Lista Civica – Centro Destra –
1 Lega Nord - Liga Veneta –
1 Lista 5 stelle.
Il candidato Lista Civica/ Centro Sinistra ha 40 anni, 5 anni di esperienza come giovanissimo consigliere di opposizione, 5 come Assessore alla Cultura, Istruzione, Servizi Sociali, 5 come Vicesindaco, Assessore alla Cultura e ai Servizi Sociali.
Insomma, una solida esperienza nell’Amministrazione comunale.
Cresciuto nell’ambiente dell’attivismo cattolico, ha una caratteristica rara in politica: conosce le regole del dialogo. Ascolta i propri interlocutori e risponde senza mai scantonare dagli argomenti in campo e senza sottovalutare l’interlocutore.
Ha vinto lui, ça va sans dir.
Spulciando i numeri dei voti ottenuti dagli altri candidati però, facevo un ragionamento.
Vivessi a Milano, 90% avrei votato 5 stelle.
Nulla contro Pisapia, ma il Movimento 5 Stelle pone una sfida, legittima, a una politica strutturata sugli apparati di partito  e sui candidati eccellenti.
I 5 Stelle dicono, in fondo, che la Politica, quella con la P maiuscola, non è terra di esclusiva conquista di guru stagionati e standardizzati che hanno in questi anni diviso il Paese in due disastrate metà; dicono che possono esistere dei concorrenti terzi, o quarti, o quinti.
Ci ricordano che ogni cittadino può presentarsi a chiedere un voto perché è questa, la democrazia.
I quotidiani nazionali, però, stamattina, si lanciano a equiparare i 5 Stelle ai Radicali. Qui, invece, un bel pezzo su chi sono, da dove arrivano, perché sono convincenti.
Come a dire che rompono le scatole quanto quelli e sono un fenomeno transitorio e insignificante per la politica italiana quanto lo sono (o sono stati) i Radicali.
Ora, a parte che i radicali sono stati i soli a fare delle autentiche e importanti battaglie civili in questo paese di baciapile, non si capisce dove sia il problema se i 5 Stelle somigliano ai radicali, a parte sostenere la falsa litania che “rubano voti” alla sinistra.
Forse qualcuno intende negare l’alto profilo politico di una radicale storica come Emma Bonino?
Idiozie.
A Milano, domenica, avrei votato sicuramente Calise.
Abitando in un piccolo comune, invece, realizzo quanto sia facile scivolare nell’ideologia al momento di esprimere il proprio voto.
Perché, se è vero che alle Amministrative (ma anche alle Politiche), ciò che dovrebbe contare è quanto conosci un candidato e quale fra quelli che si presentano merita maggior fiducia e stima in base alla sua storia personale, è vero anche che in un grande comune (e nel Paese) non sempre è così facile conoscere direttamente le persone per le quali si è chiamati a votare.
Così spesso si finisce a votare un simbolo, un’idea, un sentimento di frustrazione o uno di simpatia istintiva.
Qui in paese, invece, pur sapendo che si presentavano i 5 Stelle, nemmeno per un secondo ho pensato di votarli.
Conoscendo bene il candidato, non ho avuto dubbi che dovesse essere lui il nuovo sindaco.
Avessi votato 5 Stelle, qui, il mio sarebbe stato un voto basato sul desiderio di esprimere simpatia per ciò che i 5 Stelle mi rappresentano nel panorama politico italiano, più che un voto tarato sulla persona e le sue competenze.
Un voto ideologico, a ben pensarci.
E in politica, invece, contano sì le idee, ma contano di più le persone e contano le loro competenze.
Conta chi sono i candidati, cosa pensano ma anche cosa fanno e cosa hanno fatto.
Conta molto meno sotto quale simbolo si presentino.
In più, raramente una persona perbene accetterà di stare sotto lo stesso simbolo di affaristi spregiudicati che conosce bene perché concittadini.
Così, pur non bazzicando io per chiese e oratori, pur sentendomi molto più a sinistra di lui, espressione di una destra cattolica moderata, ho votato una persona che stimo e alla quale riconosco onestà intellettuale, trasparenza, competenza ed equilibrio nella gestione della cosa pubblica.
Hanno preso 485 voti però, i 5 Stelle.
L’8,3%.
Nessun seggio, e me ne dispiace.
Sarà qui che l’eletto Sindaco dovrà nei prossimi anni dar prova di lungimiranza.
Perché dovrà saper tener conto di quei 485 cittadini che votando hanno detto di guardare le cose da un’angolazione nuova e ancora indefinita ma, forse proprio per questo, interessante e viva.
Così come dovrà saper valorizzare quei giovani della Lista 5 Stelle, che rappresentano una opportunità per tutti di guardare il paese con i loro occhi e dalla loro angolazione.
Il politico illuminato, credo, è quello che sa sfidare, temendoli, quegli stessi giovani che avrà aiutato a crescere fino a farne i propri futuri avversari politici.

(Lo so, poi ti capita un Renzi che ti chiama rottamatore e anziché sfidarlo pubblicamente a dimostrare chi rottama cosa, ti senti ingiustamente offeso e lo neghi, così lui fa il Pierino e tu sembri sempre più il Lupo…)

L'unica analisi politica post elezioni leggibile è, invece, quella fatta da Andrea Scanzi sul FQ.
Giuro che vi tira sù sù su...Sù.

9 commenti:

  1. E' vero, nella "Politica" possono esistere concorrenti terzi e quarti, ma in un sistema elettorale fortemente maggioritario come quello delle comunali un voto dato a terzi e quarti probabilmente si traduce in un voto a vuoto (mi si scusi lo scioglilingua). Il grande premio di maggioranza concesso ai sindaci fa sì che perfino chi è stato scelto da quasi un decimo dell'elettorato (8%) non ha rappresentanza politica, mentre se si fosse alleato col vincente adesso sarebbe stato premiato con numerosi seggi in consiglio comunale. Non allearsi, in un sistema così, punisce vistosamente non solo il politico, ma anche il suo elettore che non potrà essere rappresentanto negli anni successivi, col conseguente deficit di democrazia.
    I 5 Stelle, dove hanno successo (vedi l'Emilia Romagna), tendono alla deriva basso-politica a cui ci ha abituati Berlusconi. In Emilia hanno istituito il controllo semestrale degli eletti, a mio avviso scandaloso, che permette a qualche decina di membri del MoVimento di mandare a casa il consigliere eletto da migliaia di cittadini. Da un lato è lampante l'antidemocraticità, dall'altro si impediscono in questo modo al rappresentante tutte quelle scelte impopolari, ma vantaggiose a lungo termine. In una società infantilizzata come la nostra questo è terribile.

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  2. Maurizio:
    il ragionamento non fa una piega eppure, per come la vedo io, arriva a conclusioni discutibili.
    Se ad essere sbagliato, e a non consentire quindi una equa rappresentanza a un decimo dei cittadini premiando solo chi ha la furbizia di allearsi per ottenere seggi, è il sistema elettorale, che si cambi il sistema elettorale.
    Non vedo come possa essere motivo di pregiudizio su una legittima rappresentanza politica di cittadini, il fatto che quella minuscola rappresentanza pur ottenendo voti non possa ottenere alcun seggio.
    Rimane comunque un 10% di cittadini che hanno diritto a dire la loro e a esprimersi con un voto.
    Non parlerei poi di "società infantilizzata" parlando di politica italiana.
    Se mai, credo sia vero (purtroppo) il contrario.
    Se penso alle migliori menti che ha avuto questo paese e a quali siano ancora oggi gli uomini politici del passato il cui pensiero mi è ancora fonte di riflessione e ispirazione, non posso non ricordare a come erano giovani Gobetti, Cattaneo, Gramsci, Mazzini, ect.
    Anzi, a dirla tutta, ho spesso la sensazione che se una "società infantilizzata" esiste, questa sia più quella dei 30/40enni, che quella dei 20/30enni, che paiono spesso più maturi e consapevoli del mondo in cui vivono dei loro fratelli più vecchi di età ma spesso più superficiali e infantili dei più giovani e combattivi ventenni.
    Insomma, non etichettiamo tutto per la facilità di poter delegittimare tentativi e speranze in un paese che da troppi anni pare morto o in coma.
    Che ci si accanisca sulla "antidemocraticità" dei 5 Stelle mi pare uno spostamento pericoloso di attenzione da ben più gravi antidemocraticità che vengono digerite senza provocare più che un vago e transitorio sussulto di flebile indignazione.
    Restiamo concentrati sui veri antidemocratici, per ora. Poi, se verrà il loro turno, faremo lepulci anche ai grillini. No?

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  3. Concordo, il proporzionale sarebbe, in teoria, il sistema elettorale più giusto: tanti voti tanti seggi, con la massima rappresentatività di tutte le anime di una comunità. Ma a prezzo di consigli comunali ingovernabili e la paralisi dell'attività dei comuni. Bisogna vedere se i costi valgono i benefici.
    Sul fatto dell'infantilismo, purtroppo sono abbastanza disilluso per varie ragioni. Da un lato vedo cesarismo dilagante e partiti in cerca del capo a cui affidarsi, come se fosse importante più la faccia del programma; dall'altro il fenomeno NIMBY non solo cresce, ma comincia anche ad ammantarsi di una presunta dignità che non ha. Non è possibile che si parli di rifiuti e di raccolta differenziata solo quando ci devono costruire l'inveneritore sotto casa, come non si possono fare bei discorsi sulla società senza immondizia come se fosse realizzabile in 15 giorni e non, invece, in seguito ad una fase di transizione senza dubbio indispensabile (quando, mentre piano piano si abbandonano le tecniche attuali, si cambia in parallelo la mentalità dei cittadini per renderla compatibile con la politica intrapresa).
    Sono due facce della stessa medaglia, quella della logica del "tutto e subito" e della bacchetta magica. A me piacerebbe se la società del MoVimento si realizzasse domani, ma guardandomi intorno e vedendo che in casa mia (casa di studenti) mi strappano le scatolette di latta di mano, prima che io possa portarmele in camera dove le raccolgo, per buttarle subito nell'indifferenziato, capisco che purtroppo (ed evidenzio PURTROPPO, perché è frustrante anche per me) di strada da farne ce ne è ancora tanta.

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  4. Concordo con Rossland sulla società infantilizzata: lo è maggiormente il segmento d'età da lei indicato (pensiamo ai guidatori di SUV, ai tatuati, pelati, depilati, palestrati, femmine e maschi: la botox generation) e con Maurizio sul sistema elettorale adottato per i Comuni per impedirne la paralisi: in ambito locale, dove si conoscono i candidati e il loro percorso all'interno della comunità, la "personalizzazione" va benissimo. Faccio notare che a Milano chiunque conosce Pisapia (o a Torino Fassino) e la sua storia mentre la Moratti è vista come un'intrusa, esattamente come a suo tempo Cofferati a Bologna. A livello nazionale, in un Paese in cui ogni aumento del peso dell'esecutivo nel bilanciamento dei poteri si è rivelato esiziale, dopo la sbornia maggioritaria sono convinto che sia opportuno tornare a un sistema proporzionale rigoroso e senza sbarramenti, in modo che non solo le trattative per la formazione dei governi avvenga pubblicamente in Parlamento, ma che questo torni a essere la sede di produzione di norme pensate, elaborate, digerite, discusse e il più possibile aperte al contributo di tutti, con un minimo comun denominatore: non dimentichiamo che le migliori leggi della storia repubblicana, a cominciare dalla Costituzione, furono varate da un Parlamento in cui il partito maggiore era la DC. A proposito dei Cinque stelle, non vedo perché, alla luce del sistema elettorale in vigore, si reputi un voto disperso quello dato a loro e non agli ex comunisti (sono loro a lanciare queste accuse, solitamente): non stringendo alleanze, chi li vota dà un voto di testimonianza e ne è cosciente, così come se lo desse al "Terzo polo", con cui invece il PD è sempre pronto all'inciucio. Segnalo di seguito il link a una lettera di dimissioni dal suddetto movimento da parte di un'insegnante emiliana che vi era impegnata, che può essere di qualche interesse: http://www.facebook.com/note.php?note_id=178831895467108&id=1656882137

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  5. Ammiro la tua analisi e le tue considerazioni oneste e intelligenti. Il sindaco è principalmente una persona con i suoi programmi e le sue idee politiche. Dovvrà governare, cioè amministrare le cose e i fatti della "ristretta comunità" in cui vivi e che la ami e la rispetti. Si dovrebbe pensare alle persone che hanno i requisiti giusti per onorare i cittadini, persone oneste e capaci. Le ideologie, a mio parere, non valgono tanto in questo caso.
    Ciao
    Cle

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  6. Eccomi.
    Leggo con piacere quanto scrivi condivido tutto, di questi tempi bisogna dimostrare davvero un'apertura mentale senza precedenti.
    Solo così potremo sperare davvero nel nuovo.

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  7. Io invece non sono andato a votare. Non me ne vanto, anzi. Il bello è che non so nemmeno chi abbia vinto, nè se si va al ballottaggio. Presumo che abbia vinto il CS, anche perchè è tradizionalmente maggioritario qui. Non so, è come se un uccellino mi avesse sussurrato che tanto stavolta il vento sarebbe cambiato, e non c'era bisogno del mio aiuto :-)
    Cara Ross, ti vedo assai tentata dai grillini...I quali sicuramente sono più seri di Grillo. Costui ama troppo il paradosso, la battutona e la frasona ad effetto, e le iperboli, ama dire che "Moratti o Pisapia sono uguali", profetizzare che "vincerà la Moratti" e che tutto fa schifo tranne lui...
    Però ci sta, in fondo è un istrione prestato alla politica, e poi in un Paese di leccaculi è una ventata d'aria fresca. Ma a me piacerebbe qualcuno, magari più tranquillo, che però introducesse alcune semplici riforme: tra cui quella secondo cui la legge è uguale per tutti per davvero. Vedrei bene il giudice di New York che sbatte in cella uno degli uomini più potenti del mondo, così, dall'oggi al domani. Pensa che rivoluzione, nel Paese dei Minzolingua e dei servi dentro...

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  8. Maurizio:
    mi perplime l'esempio casa dello studente/mancato riciclaggio scatolette.
    E'una fase transitoria.
    Ti tranquillizzo: tranne qualche zona disastrata (e conosciuta) e rarissimi pessimi esempi, la prima cosa che impari a fare come hai una casa tua è che riciclare non è un optional, non puoi non farlo. Qui mi rognano anche se sbadatamente infilo nel secco non riciclabile un paio di mutande sfinite di cotone (che vanno nell'umido perché il cotone è biodegradabile). Uno che butta una scatoletta fuori dal contenitore del vetro/metallo lo fucilano seduta stante e senza avvocati difensori.
    Insomma, non va tutto così male. La maggior parte delle persone ci provano davvero a fare le cose bene.
    Per il resto, credo siamo sulla stessa linea, cioè: concretezza, buon senso, ragionare più che ideologizzare. No?

    Marco:
    a parte che non posso leggere il link (e manco morta mi iscrivo al Facebrook per leggerlo), l'accento sull'insipienza del Terzo Polo andrebbe prossimamente ampliata.
    Esiste? E se sì, perché chiamarsi Terzo Polo quando poteva benissimo chiamarsi Sponda Elastica? Un po' di qua, un po' di là, un po' al centro ma anche no...Bah!

    Cle:
    ho intenzione, a breve, di istituire un Premio al Miglior Commentatore dell'Anno.
    Sei in pole position, lo sai...
    Un abbraccione.

    Cri:
    aperura mentale sì, ma con moderazione.
    Ciò che intendo è che apertura mentale viene spesso interpretato come un aprire a chiunque e a qualunque cosa. E leggendo stasera di gruppi nazisti e di estrema destra che si sono presentati alle elezioni in alcuni comuni, prendendo pure voti, sarei propensa a chiudere un po' le stalle, prima di trovarci incornati da mandrie di buoi in libera uscita...

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  9. Francesco:
    Separerei le cose.
    A me Grillo piace.
    Non lo voterei e infatti mai ha pensato di presentarsi come candidato.
    Ha un merito, come comico: sono anni che parla di cose di cui in questo paese non parla nessuno.
    Vogliamo dire che è un cretino perché è riuscito a galvanizzare le energie positive di moltissime persone che hanno deciso di giocarsela e provare?
    A me pare un'altra di quelle litanie che siccome sono ripetute all'infinto tutti si accodano e Grillo pare il Satana della politica.
    Il M5S non è Grillo, anche se nasce con Grillo ed è sostenuto da Grillo. Ciò che mi da da pensare è che sia dovuto essere un comico a stimolare energie nuove in politica.
    Mi pare uno di quei tragici segni di cui ogni politico (ma anche ogni intellettuale o pensatore italiano, ammesso che esistano ancora "pensatori") dovrebbe vergognarsi e prendere atto: non solo non c'è n'è uno che oggi si possa dire leader capace di trasmettere altrettanta energia (a parte forse il Vendola dei primi tempi), ma non c'è nessun partito che sappia intercettare quelle stesse energie. Insomma, Grillo ha fatto qualcosa che nessun altro ha fatto, in questo paese: ha indicato una strada nuova.
    E' vecchia? E' piena di difetti e di limiti? Finiranno come tutti? Ci provano. Più di quanto abbia fatto io negli ultimi anni. Sbagliano? Lasciamoli provare e poi giudichiamo. Però con le stesso metro che usiamo per ogni altro. Perché a volte ho l'impressione che se uno del M5S fa una cazzata ci sia pronto il plotone d'esecuzione e passino sotto silenzio cose ben più gravi relative ad altri consiglieri comunali o regionali,
    Sono simpatizzante dei grillini?
    Sì, per i motivi detti sopra.
    Mi auguro solo di non dover arrivare alle politiche avendo solo loro come unica vera nuova politica.
    Perché, davvero, di votare Pd non ne ho più voglia. E se SeL si accoda a D'Alema, mi prende male. Di Pietro sì e a volte no.
    Sulla riforma che proponi invece firmo subito.
    E' una cosa che mi manda fuori dai gangheri che in questo paese non sia possibile mandare in galera un delinquente ma gli si apra volentieri e spesso le porte del Parlamento per farlo santo subito e per sempre.

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