sabato 4 giugno 2011

Chi se ne frega, di B!


Il Governo ricorre alla Consulta per chiedere l’inammissibilità del referendum sul nucleare e le reazioni sono "B boicotta il referendum" (ma dai…) e "B aveva di nascosto presentato una memoria" (un colpo di genio insospettato? Ma va là…).

Fino a ieri sera la questione era come raggiungere il quorum e, pur con un paio di perplessità su quel che sta succedendo a questi referendum, facevo due conti a spanne.
Se anche ognuno dei firmatari (che voteranno prevedibilmente Sì) portassero alle urne 3 persone (1.400.000 firme x 3), mancherebbero comunque circa 20 milioni di voti per arrivare al quorum.

Eppure, non si parla che di votare 4 Sì e di fare propaganda per il Sì, come se la questione non fosse il referendum in sé e il necessario raggiungimento del quorum.
Ma se a votare non vanno anche quelli che votano no, raggiungere il quorum sarà come sperare in un miracolo di San Gennaro.

Poi c’è l’altra questione.
A distanza di poche ore dalla sentenza della Cassazione che ammetteva il quesito sul nucleare, avevo buttato giù un post, poi rimosso, nel quale manifestavo la mia perplessità su quella decisione.
Mi chiedevo cioè se, ammettendo il referendum ma spostandolo su un diverso quesito, non vi fosse una trappola in agguato: il nuovo dl Omnibus, all’art. 5, sospende la legge sul nucleare.
Data la natura dei referendum, votare un sì all’abrogazione sul nuovo quesito, così come indicato dalla Cassazione, art.5 – commi 1 e 8 – appunto del dl Omnibus, significa (per come l’ho capita io) dire sì all'abrogazione di della legge del marzo 2011 riportando quindi a piena validità la legge precedente, quella che la moratoria sospende.
Che il Governo ponga alla Consulta la questione se sia ammissibile che a essere sottoposto a referendum (abrogativo) sia un articolo di una legge diverso da quello per il quale si sono raccolte le firme, non è né uno scandalo né inaspettato.
Mi pare anzi che dovrebbe essere la questione più importante per tutti, visto che in ballo c’è un problema non solo di legittimità del referendum stesso, ma di trasparenza sulle decisioni prese in merito dalla Cassazione.
Reazioni sul genere “chi vota al referendum sul nucleare è in ogni caso contrario al nucleare e quindi B sta solo ostinatamente boicottando la volontà delle persone di esprimersi sul tema nucleare”, mi sembrano roba da tifoseria calcistica.

I referendum sono l’ultimo e forse il più importante strumento della vita democratica.
Non si fanno referendum per consentire solo a una parte della cittadinanza di dire cosa vuole.
I referendum hanno senso solo se vi partecipano tutti i cittadini, quelli che la pensano come noi e quelli che la pensano in modo diametralmente opposto.
La questione se sia ammissibile o meno, che a essere sottoposto a referendum sia un quesito diverso da quello per il quale sono state raccolte le firme, è quindi cruciale per la trasparenza e per la validità dello strumento referendario in sé.
Non mi interessa cosa dice o cosa fa B, che è solo uno degli attori sulla scena.
Mi interessa capire perché la Cassazione ha preso una decisione che a me non quadra perché qualcosa mi dice che potrebbe rivelarsi un boomerang.
La situazione è così pasticciata da farmi sospettare che qualcuno abbia giocato al gioco delle tre carte con un mazzo truccato.
Mentre tutti si scagliano contro le “nascoste” manovre di B per fermare i referendum, siamo certi che B sia il solo a non volerli?
A me qualcosa non torna, qualcuno non mi quadra e continuo a essere perplessa.

P.S. h. 0.58 - Oltre ai miei, ecco altri dubbi del costituzionalista Giovanni Guzzetta sul nuovo quesito sul nucleare.
Da Asca.it - [...] ''Le disposizioni su cui gli elettori si pronunzieranno sono due: la prima prevede che ''al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche (...) sui profili relativi alla sicurezza nucleare (...) non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare''. La seconda disposizione prevede che ''entro dodici mesi (...) il governo (...) adotta la Strategia energetica nazionale'' (relativa cioe' a tutte le possibili fonti di approvvigionamento energetico)''.

''La doppia negazione - continua Guzzetta - produce un'affermazione. E poiche' il
referendum si chiama abrogativo perche' il corpo elettorale vuole ''negare' una scelta del legislatore, che succede se ad essere negata e' una negazione? Che succede cioe' se io abrogo una norma che stabilisce che ''non si'' procede... ''nel programma nucleare italiano?'', e ''come si puo' conciliare il fatto che in occasione di uno stesso referendum (si tratta del medesimo quesito) l'elettore voglia l'abrogazione del programma energetico per qualsiasi fonte di energia e, nello stesso momento, che si proceda nel programma nucleare?''. ''Le soluzioni sono due: o si ritiene che le due affermazioni contraddittorie si elidano (e dunque l'effetto innovativo e' nullo) oppure, se una ha portata piu' generale dell'altra, si applica il principio di specialita'. Vale a dire, la norma speciale deroga a quella generale. Il risultato nel nostro caso: si abroga l'intera politica energetica del governo, tranne quella nucleare, che rimane l'unica praticabile!''. E ricorda, in proposito, che ''la Corte costituzionale (...) in ogni sentenza sull'ammissibilita' del referendum non si stanca di ricordarci che ''la richiesta referendaria e' atto privo di motivazione e, pertanto, l'intento dei sottoscrittori del referendum va desunto non dalle dichiarazioni eventualmente rese dai promotori (...), ma esclusivamente dalla finalita' ''incorporata nel quesito', cioe' dalla finalita' obiettivamente ricavabile in base alla sua formulazione ed all'incidenza del referendum sul quadro normativo di riferimento''. Appunto, la finalita' incorporata: chi puo' dirlo?''.

16 commenti:

  1. Dell'art. 5 del decreto si abrogheranno solo i commi 1 e 5. Le vecchie disposizioni, invece, erano abrogate esplicitamente dai commi 2, 3 e 4, quindi non dovrebbero esserci problemi.
    Qui c'è il testo del decreto, graziosamente messo a disposizione da sua nuclearità Chicco Testa ;)
    http://www.forumnucleare.it/index.php/normativa/riferimenti/articolo-5-del-decreto-omnibus

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  2. Maurizio:
    immagino sia una svista ma sto leggendo in giro parecchie sviste, così ne approfitto per precisare.
    Il nuovo quesito recita:
    «Volete che siano abrogati i commi 1 e 8 dell'articolo 5 del dl 31/03/2011 n.34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75?»
    Quindi non "commi 1 e 5" ma commi 1 e 8.
    Per le disposizioni "esplicitamente abrogate", ti incollo qui sotto cosa dice il testo, che "sospende" non "abroga" i commi 2,3 e 4 ect:

    1. Allo scopo di acquisire ulteriori evidenze scientifiche sui parametri di sicurezza, anche in ambito comunitario, in relazione alla localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, per un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto resta sospesa l’efficacia delle disposizioni degli articoli da 3 a 24, 30, comma 2, 31 e 32 del decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31.

    2. In deroga a quanto disposto dal comma 1, la sospensione dell’efficacia non si applica alle disposizioni individuate nel medesimo comma nelle parti in cui si riferiscono alla localizzazione, costruzione ed esercizio del Parco tecnologico e del deposito nazionale.

    Il decreto omnibus 75/2011 fa dunque riferimento al precedente decreto omnibus 34/2011 che a sua volta fa riferimento al dl 31/2010.
    Per come la vedo io, e come mi pare chiarisca il costituzionalista Giovanni Guzzetta qui sopra, un referendum non "sottintende" niente.
    Voti solo sì o no all'abrogazione degli articoli e commi cui il quesito si riferisce.
    Fine.
    Cosa ti fa pensare che dei commi, cui il quesito refrendario non si riferisce e che a me risultano "sospesi", siano implicitamente compresi e che quindi non dovrebbero creare problemi?
    So che mi sto solo facendo domande inutili, visto che se passa il referendum e se passa il Sì, ciò che succederà dopo è tutto da dimostrare.
    Il testo è disponibile in rete, Testa o non testa (zucca? rapa?).
    Ho avuta la pessima idea di leggermi da cima a fondo tutti e 3 i dl sul nucleare, per almeno provare a capire cosa significherà il mio Sì.
    E nonostante la faticaccia, a me rimangono i dubbi cui accenno nel post.

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  3. Sì, scusa, ho sbagliato il numero del secondo comma, è comma 8.
    Comunque al costituzionalista si deve rispondere con un'obiezione più profonda. Lui parla del refrendum come se esso riguardasse le norme. In realtà non è così, il referendum riguarda unicamente le disposizioni, ovvero unicamente la legge come è scritta e non il suo significato. Non ha importanza che cosa si toglie e si mette, ha importanza cosa l'interprete ne ricaverà fuori quando la leggerà così come modificata.
    L'art. 5 fa letteralmente a pezzi le vecchie disposizioni sul nucleare abrogando tutti i pezzi che facevano riferimenti alla localizzazione dei siti per gli impianti atomici. Gli unici due commi dell'art. 5 che non abrogano le precedenti disposizioni sono appunto quelli 1 e 8 che sono norme programmatiche, che permettono al nucleare di rientrare dalla finestra, anche se in silenzio.
    Il comma 1 in particolare afferma che i commi dal 2 al 7 abrogano sì tutte le disposizioni sul nucleare, ma lo fanno solamente per acquisire nuove evidenze. Elimare il comma 1 significa affermare la definitività di quelle abrogazioni.
    Il comma 8, invece, consegna al governo una delega in bianco sulla politica energetica che permette entro l'anno di fare un nuovo piano energetico che, in forza del comma 1, può anche prevedere il nucleare.
    Di fatto il referendum così come è stato impostato ora è una consultazione sulle intenzioni del governo. Ma l'abrogazione delle vecchie disposizioni non sarà toccata, perché collocata in commi non in discussione col referendum: l'art. 5 così come uscirà dalle urne (toccando ferro!) sarà la pura e semplice fine del nucleare italiano, senza se e senza ma.

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  4. Non ho mai capito né accettato quando un politico dice di non andare a votare. Il principio della democrazia è andare a votare, non "non andare".

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  5. @Riccardo: non concordo. Il principio della democrazia è la libertà, oltre all'uguaglianza davanti alla legge (altro tema in ballo coi referendum), compresa quella di non andare a votare. Ciò non toglie che sia un opportuno che un CITTADINO che si ritenga tale (e non un suddito) esprima la propria opinione una volta che questa incida davvero sulla realtà normativa, cosa che accade col referendum, che dà l'opportunità a chiunque di essere legislatore in prima persona in una materia che riguarda tutti (democrazia diretta), senza delegare questa funzione ad altri (democrazia rappresentativa). Coloro che non si recano alle urne, ad esempio, per eleggere un parlamento tra candidati imposti dalle segreterie dei partiti, come avviene con la legge attuale, hanno invece tutta la mia comprensione e simpatia. Certo, che sia un politico "di professione" a dire di non andare a votare, è indica della ciarlataneria della categoria!

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  6. Il voto sarebbe un dovere civico, secondo la Costituzione

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  7. ... e l'Italia una repubblica basata sul lavoro, che ripudia la guerra, e in cui ogni cittadino è uguale dinanzi alla legge!

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  8. Certo. Ma se non voti come fai a realizzare gli obiettivi sopra indicati?

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  9. Maurizio:
    ma...quelli ironicamente citati da Marco, non erano obiettivi già raggiunti e garantiti dalla Costituzione?
    Che famo? Li rifamo?

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  10. La Costituzione contiene norme programmatiche e quelle sono appunto norme programmatiche. Cioè, ci dicono come noi dobbiamo comportarci per il futuro, non cosa appartiene al passato. Sono scopi che non si raggiungono mai una volta per tutte, ma che richiedono impegno costante di costruzione e di mantenimento. E il voto responsabile fa parte di questo impegno.

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  11. Non è proprio così.
    Quando la Corte Costituzionale ha ammesso il vecchi quesito pur essendo il più lungo e complesso mai affrontato nella storia dell'istituto questo è stato ammesso perché ritenuto non equivoco e chiaro davanti al giudizio dell’elettore chiamato di fatto a dire un sì o un no a nuove centrali nel nostro Paese.
    Sappiamo che B. ha detto chiaramente perché è stato scritto l'art. 5 del dl omnibus e quei due commi fumosi 1 e 8. Ma non sarebbe bastato questo alla Cassazione che invece ha bisogno di atti ufficiali non dichiarazioni di stampa. I promotori, alias Italia dei Valori, alias Di Pietro, lo sapevano e hanno teso un tranello alla maggioranza alla Camera, hanno fatto votare quattro ordini del giorno con i quali si chiedeva da una parte di mettere una pietra tombale definitiva al nucleare in Italia, dall’altra la possibilità di riprendere il nucleare in futuro. Inutile dire che ci sono cascati e il voto ha prodotto due atti paralegislativi utili per dare un’interpretazione autentica alla norma. Questi atti sono stati l’elemento determinante dell’istanza del costituzionalista Pace. A quel punto la Cassazione non ha fatto altro che confermare quanto aveva detto al momento dell’ammissione e trasferire il quesito sulle altre norme.
    Il dubbio che solleva Guzzetta è tecnico ma non politico, una vittoria del sì sarebbe una grande vittoria politica che impedirebbe il ritorno al nucleare dell’Italia, ma tecnicamente nulla impedirebbe il governo di ripristinare le norme in toto dopo un giorno, è stato già fatto con il finanziamento pubblico dei partiti e con il ministero dell’agricoltura entrambi soppressi con referendum e rientrati dalla finestra con una leggina.
    Matteo

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  12. ...questo è stato l'odg determinante:
    http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=39497&stile=6&highLight=1&paroleContenute=%27ODG+IN+ASSEMBLEA+SU+P%2ED%2EL%2E%27

    Matteo

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  13. Matteo:
    questo dettaglio su Di Pietro mi sa che non l'avevo messo a fuoco, ti ringrazio per la tua chiarezza espositiva e per il link.
    Bisognerà che subito dopo il Sì e il quorum (è assolutamente necessario farcela), si esigano le dimissioni del governo B (così da impedire che facciano ilgiorno dopo ciò che si è disfatto il giorno prima) e vengano però smascherate anche le ambivalenze di certa parte del Pd, a mio avviso, piuttosto ambiguo sia sull'acqua che sul nucleare.

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  14. Ci sta tutto, sia giuridicamente che politicamente, e sottoscrivo i post di Matteo: la conclusione rilevante è, per me, che se i governanti tradiranno la volontà popolare, come in passato, dimostreranno ancora una volta di essere una casta, e pian piano lo capiranno anche i meno svegli. Proprio per questo bisogna votare: l'ha capito persino il PD......

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  15. Massimo:
    sulla comprensione del Pd sollevo qualche dubbio (e so che tocco un tasto delicato).
    Magari l'hanno capito alcuni iscritti o votanti del Pd, ma su quello che hanno "capito" Bersani o D'Alema c'è di che sospettare.
    Del primo si conoscono le affermazioni fatte sull'acqua e sul nucleare fino all'altro ieri (basta fare un ripasso in rete); del secondo basta e avanza la recente intervista a Repubblica nella quale si dichiara pronto a sostenere un governo "di larghe intese" per "fare le riforme".
    Sempre in soccorso di B ogni volta che hanno l'occasione di batterlo?

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  16. Altri (simili) dubbi sul quesito nucleare qui

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/06/la-fregatura-del-quesito-sul-nucleare/115962/

    l'originaria sensazione di un quesito pluri-pasticciato mi persiste e mi perplime
    Votare Sì e subito dopo esigere le dimissioni di questo governo...

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