mercoledì 15 giugno 2011

Il Bersani giusto

Dopo i Sì, una precisazione.
A vincere la battaglia referendaria è stato sì un Bersani, ma non l'On. Pierluigi.
A vincere è stata un'idea del mondo che inviterei se mai l'On. Bersani a imparare dal suo quasi omonimo, Marco Bersani.
Questa battaglia referendaria, politica perché nulla è più politico dell'acqua e del nucleare, elementi che riguardano la vita stessa, è nata e cresciuta in movimenti come Attac, di cui Marco Bersani è in Italia il socio fondatore, e AcquaBeneComune, Forum italiano dei movimenti per l'acqua.
A vincere è stato il lavoro di migliaia di persone che, anno dopo anno, sono arrivate a maturare l'idea che sia possibile una società costruita sull'impegno civile di chi non si arrende e non cede alla logica di un mercato (peraltro finto e senza concorrenza) che vorrebbe i cittadini meri oggetti di decisioni altrui.
Ha vinto un'idea del mondo partita da lontano - la battaglia dell'acqua parte nel 1999 a Cochabamba, in Bolivia - e portata avanti da persone che, come Marco Bersani, credono che [...] aria, acqua, terra fuoco (in termini attuali aria, acqua, territorio/mobilità e energia) siano quei Beni Comuni naturali [...] senza i quali non vi è alcuna società di cui parlare.
[...]I beni comuni sociali sono il portato delle lotte popolari in favore dell’emancipazione e sono necessari alla dignità della vita delle persone e alla convivenza comunitaria e solidale. Come tali devono essere gestiti garantendo l’accesso universale agli stessi. Sono riconducibili alla salute, all’abitare, all’istruzione, alla previdenza e sicurezza sociale, alla comunicazione, alla conoscenza, alla cultura.
Beni comuni naturali e beni comuni sociali sono gli elementi che designano una comunità umana in quanto tale, sono il fulcro del contratto sociale fra le persone. Sono l’humus della res publica e l’elemento che permette ad un’aggregazione di persone di definirsi comunità e non semplice somma di individui. I servizi pubblici che ne garantiscono la fruizione universale hanno dunque finalità di interesse generale e vanno sottratti alla logica del mercato e della concorrenza.[...]***

Dopo i Sì, è tempo di allargare gli orizzonti e iniziare a pensare non in termini di "tagli di spesa", ma di investimenti intelligenti, cioè lungimiranti, in ogni settore della vita pubblica e sociale. 
Se l'energia è un Bene Comune, perché contribuisce "all'emancipazione necessaria alla dignità della vita delle persone", si investa affinché vi sia a lungo energia pulita e per tutti (quanti pannelli si possono installare, con i soldi risparmiati dalla costruzione delle ex previste centrali nucleari?).
Si investa meglio per far sì che l'acqua sia un bene a disposizione di tutti per generazioni (se ce l'ha fatta anche Parigi, e dopo Cochabamba, un paesino da niente perso nella lontana Bolivia, ce la possiamo fare anche noi).
Si pensi a un'agricoltura fuori dalle mani di Monsanto&co e riassegnata alla sapienza di chi rispetta la Terra sapendosene sempre ospite (tutti a Km zero, risparmio e qualità insieme).
Si investa nell'istruzione e sul lavoro, sapendoli mezzi indispensabili per migliorare la qualità di vita delle persone e quindi del Pianeta.
Perché, che ne siamo consapevoli o meno, nessuno vive sulla Terra senza vivere della Terra.
Per quanto sembri poco redditizio alla Monsanto, la Terra vive di noi e con noi, in un ciclo integrato e vitale per entrambi.

E' tempo, dopo la bellissima vittoria dei Sì, di credere possibile una nuova politica strettamente collegata a quei movimenti che, come Attac e AcquaBeneComune, quella corsa l'hanno iniziata anni fa e hanno, civilmente ma ostinatamente, guardato avanti nonostante le innumerevoli porte in faccia ricevute dalla politica.
Vincendo.
Loro Sì.
Altro che il Bersani del Pd, quello che gongola compiaciuto come avesse vinto, proprio lui, il primo premio della lotteria Italia.
d'em...dai...

***Da Il granello di Sabbia - Aprile 2011 - Editoriale di Marco Bersani 

4 commenti:

  1. Considerazioni di sano buon senso e temi di una politica concreta che vorrei fossero tenute presenti da coloro che ritengano opportuno stendere un programma lungimirante e di qualche contenuto per proporsi alla guida di questo Paese dopo una trentina d'anni di asservimento totale alla logica del mercato come unica dimensione. Rimane sottinteso che si tratta di valori universali, non limitati alla nostra penisola. Ma è da qui che bisogna ricominciare a ragionare.

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  2. Molto buon senso è quello che ci vuole,sono d'accordo con voi. Dopo il lungo periodo di deterioramento della nostra vita politica, trent'anni sono tantissimi, è difficile inserire un buon programma in tanto sfascio. Abbiamo perso tutto quello che avevamo conquistato lottando da sempre, sessantotto incluso, ora che abbiamo capito che non ci siamo assuefatti, andremo avanti con piccoli tentativi per riappropriarci dei nostri diritti di uomini liberi. Ci vuole molta calma e pazienza, ma sono ottimista,: "chi ben comincia è a metà dell'opera".
    I giovani devono guardarsi intorno e sceglire tra loro i nostri futuri leader

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  3. "Una montagna si scala cominciando ad arrampicarsi giù dalla valle, non dalla cima"

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  4. Marco:
    la logica del "mercato" come unica dimensione, è tale purtroppo a livello planetario.
    Proprio per questo è oggi più di sempre necessario che chi in Italia voglia pensare a programmi politici futuri abbia chiaro, prima che la dimensione italiana, il "panorama universale" di cui l'Italia è parte.
    Mi è assolutamente impossibile credere a politici che parlino di energia, economia, lavoro, cultura limitandosi a pensare soluzioni a brevissimo tanto per metterci una pezza.
    Si tratta di temi che devono riflettere una visione globale della vita dell'Uomo e della Terra e che non possono essere visti come problemi nazionali o locali.
    Il nazionale o locale tende inevitabilmente a trovare piccole soluzioni di compromesso.
    Oggi c'è bisogno di visioni a lungo termine e il più umanamente evolute, per ripensare una vita che metta al centro due cose non trattabili: l'Uomo e la Terra.
    Come stiamo vedendo, chi pensa in termini di economie e mercati, schiavizza appena può il primo e desertifica la seconda.
    E non mi pare una visione granché evoluta o di lungo termine...

    Cle:
    anch'io ho la sensazione che si sia perso tutto ciò che sembrava conquistato, nel lavoro e nella dimensione sociale.
    Però credo anche che, come succedeva nei paesi dell'ex Urss durante la dittatura, forse proprio questi lunghi anni di costrizione e retrocessione dai diritti hanno maturato in ognuno di noi nuove energie e forse nuove visioni dell'esistenza.
    Ora, piano piano, sono certa ci sarà un nuovo Rinascimento Italiano.
    Non torneremo più indietro perché queste vittorie ci hanno reso forti delle nostre pretese utopie...

    Massimo:
    é ciò che si è dimostrato con la vittoria dei Sì ai Referendum e con le Amministrative vinte da Pisapia e De Magistris.
    Ora bisognerà che questa perla di saggezza sia fatta propria dalle "cime", prima di finire spazzate brutalmente a valle...

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