giovedì 6 ottobre 2011

Il morso della vanità

"Siate folli! Siate affamati!", cita il Fatto Quotidiano ricordando uno degli slogan di Steve Jobs.
Sul "Siate folli!, ci posso anche stare.
Sono mesi (anni?), che mi auguro un momento di sana follia collettiva che salvi dalla regressione culturale, economica e civile questo mondo.
Follia come catarsi, senza la quale nessun cambiamento è possibile.
Sul "Siate affamati!", ho qualche perplessità.
La passione - non a caso - è spesso abbinata a "divorante".
Una passione che affama (e non sfama), divora.

Se qualche sano momento (o periodo) di follia è auspicabile in ogni vita, così che vi sia una misura umana all'ordine, il persistere nel tempo della fame (nel senso jobsiano di curiosità insaziabile) può trasformarsi in un sotterraneo bisogno di fama, cioè di riconoscimento universale al proprio (vero o presunto) genio.
E questo, altro non è che vanità.
E alla lunga, come ogni fame insaziabile, questa brucia e dissolve ogni sincero appetito, la vanità affamando sempre e solo se stessa.

Nella notizia, sempre ai titoli del FQ online linkato sopra, si cita il messaggio con cui Barak Obama comunica la notizia della morte di Steve Jobs alla Casa Bianca: "Un grande innovatore visionario. E non ci può essere maggior tributo al successo di Steve che ricordare che la maggior parte del mondo ha saputo la notizia della sua scomparsa sui computer che lui stesso ha inventato". 

Capisco che la fame di fama, cioè la vanità, sia contagiosa e spesso finisca per nutrirsi di luce riflessa (elogio il "grande innovatore visionario", dunque sono anch'io un "grande innovatore visionario"), ma dire che la maggior parte del mondo ha saputo la notizia leggendola sui computer che lui stesso ha inventato, è un autoincensamento (pare che Obama smanetti solo su macchine Apple) e una distorsione dei fatti.
O parla di Mac (o iPhone, iPad, ect), cioè di Apple; o parla di Computer.
E quest'ultimo, I'm sorry dear President, non l'ha certo inventato Steve Jobs.
Che poi, sinceramente, davvero l'umanità non poteva fare a meno del genio di Cupertino?
A parte i cultori del gadget che fa tanto distinzione di classe e must del pensiero, davvero il mondo non avrebbe potuto/saputo fare a meno di Apple?
Dai, sù...
Il computer ha molti padri ed è, alla fine, frutto della fame (curiosità) e della follia dei molti che hanno via via contribuito a portare nelle nostre case, nei nostri uffici, a portata delle nostre mani il Personal Computer, e quindi Internet.
Steve Jobs ha certo contribuito alla diffusione di Internet proponendo la sua versione del Coso.
Ma la sua follia, cioè il suo essere affamato di "conoscenza" (da cui il logo, che ricorda il morso di Eva che "pecca" addentando il "frutto della conoscenza del Bene e del Male), ha contribuito non poco anche alla diffusione della vanità riflessa.
Quella vanità (spesso inconsapevole) che spinge i suoi adepti a comprare l'ultimo coso al solo scopo di poter esibire quel morso così da implicitamente dichiararsi fedeli seguaci del messaggio di Steve Jobs.
"Siate folli! Siate affamati!" (di conoscenza).
Folli magari sì, affamati (di conoscenza) magari anche no.
I cultori del robo trendy, spendono oggettivamente una follia per l'iPad, usato dai più per i giochi o per mostrarsi fra loro le foto, o per l'ultimo iPhone, copia appena ritoccata del precedente, al solo scopo di poterne vantare il possesso, quasi mai per "necessità". 

Raramente usano ( i più) gli aggeggi per navigare in Internet o per accedere ad applicazioni diverse da Facebook.
"Siate meno folli!","Siate meno affamati!" (di puttanate).
Siate soprattutto meno vanitosamente adepti di qualsiasi guru che abbini una filosofia esistenziale al proprio commercio: lo scopo di una filosofia aziendale non è quello di acculturare i propri clienti, ma di creare la pre-condizione necessaria per farne degli acquirenti fedeli (e a-critici) nel tempo.

Indipendentemente dalla filosofia esistenziale (cioè personale) di chi quell'azienda crea.

L'azienda morde la sua parte di lucro a ogni pezzo venduto.
Il che è la ragione di vita, per ogni azienda, guru o non guru che la diriga o l'amministri.
Agli acquirenti/adepti rimane il costoso giocattolo, ricco di una potenziale offerta di conoscenza inesplorata. 

Cioè, di conoscenza inutile.

Niente affamati che mordono e pochissimi folli autentici.

Alla fine.

E questo è quanto, caro Steve.

The sky welcome your great spirit and grant him peace.

12 commenti:

  1. Uso Mac da quando sono informatizzato "in proprio" (non al lavoro), ossia da una quindicina d'anni, dopo un primissimo approccio con un banalissimo "assemblato" con sistema operativo Windows 1995 col quale mi sentivo un minorato. Passato al Mac, dispositivo "a prova di idiota" (per non usare il termine "user friendly"), sono tornato ad avere fiducia nei miei mezzi. E nella possibilità di alfabetizzarmi col "coso". Dunque sono tra coloro che hanno appreso della morte di Steve Jobs "da uno dei computer che lui stesso aveva inventato", nel senso stretto del termine, ossia un MacBook. Non per questo mi sento far parte di una "setta" (Apple nel campo dei PC e degli stessi laptop non ha mai avuto una quota di mercato superiore al 10%), anche se riconosco che i nuovi adepti della "Mela", grazie a diavolerie come iPod, iPhone e iPad (che non ho mai posseduto né desidero) fanno di tutto per essere irritanti con il loro esibizionismo e la smania da ultime novità. Insomma, non è morto Gandhi né un guru (di cui peraltro non sentirei il bisogno): mi dispiace, ma è così vanno le cose, specialmente quando si è alle prese con un tumore maligno. In più, se n'è andato un mio coetaneo. Sembrerò banale, ma ricordo che solo due giorni fa in un maglificio semiclandestino di Barletta, per il crollo di una palazzina fatiscente sono morte quattro giovani operaie che lavoravano in nero per meno di 4 € l'ora (oltre una ragazzina di 14 anni). Una paga equivalente a quella degli assemblatori di iPad in Cina, alcuni dei quali hanno finito per suicidarsi per lo stress da lavoro. Per loro, poche righe, e quelle pure ipocrite. Insomma, ce l'ho con la gerarchia delle notizie, con il modo di darle e con la dabbenaggine della gente, sempre alla ricerca di una divinità da adorare, di una Star e di abbeverarsi ai coccodrilli post mortem. I media compiacenti, eseguono, secondo il principio che se la gente vuole merda, noi gliela forniamo, e pure a pagamento. Le cose non vanno così soltanto in Italia, Paese notoriamente provinciale e succube delle mode USA: va così dappertutto, almeno in Europa. Un mio amico ha notato che le masse di poveri di spirito che anni fa piangevano da scomparsa di Lady D forse erano più innocenti e meno marce di quelle che in queste ore si profondono in tributi francamente esagerati nei confronti del fondatore di Apple: un po' dura, ma vera. Quanto al resto, sostanzialmente sono d'accordo con te.

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  2. Marco:

    Primo MacBook 15 anni fa?
    Listen: di Mac non so niente, ma dato che mi pareva di ricordare che il MacBook fosse molto meno antico, ho cercato su Wikipedia (tornata per fortuna visibile), ed ecco che dice:
    " Il modello iniziale con lo schermo a 15,4 pollici viene annunciato da Steve Jobs al Macworld Expo il 10 gennaio 2006. La commercializzazione del MacBook Pro comincia nella metà di febbraio 2006"
    Forse prima avevi un iBook tipoQUESTO?
    Non dirmi che possedevi un Apple IIc Plus, che pare sia stato venduto solo in America e pare fosse una roba da supertecnici...
    Se sì, un vero cultore: non saprei da che parte girarlo...
    Sui media compiacenti:
    ciò che mi irrita non è tanto il fatto che si comunichi con un titolone la morte di Steve Jobs e si continui a "ciurlare nel manico" con code dsul Jobs pensiero visto da varie angolazioni: aveva carisma, una comunicazione molto affascinante e penso in tutta onestà che lui fosse davvero una gran persona.
    E' che quei titoloni non hanno altro scopo che solleticare la pancia alla marea di persone che si sono cucite addosso il Jobs pensiero al punto da confondere il prodotto con la persona.
    Alla fine, ilco-fondatore dell'azienda Apple era un uomo d'affari il cui obiettivo era incrementare le vendite per aumentare i fatturati, nulla di più lontano dal guru buddhista il cui pensiero rispetto ma le cui azioni erano in netto contrasto con lo zen che praticava.
    Megli che un pugno in un occhio, certo: ne abbiamo visti di peggio e con molto meno stile e zero carisma.
    Insomma, l'iPhone o un Mac, (tranne alcuni casi, alcuni dei quali più che ragionevoli per la tipologia di prestazioni che solo il Mac o l'iPhone offrono) rimane nel 90% dei casi la pacchiana esibizione di uno status symbol, la necessità più di soddisfare una vanità ipertrofica che un acquisto motivato e ragionato sulla base delle proprie reali esigenze d'uso.

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  3. Primo Mac, non MacBook! Era un Power Mac, non chiedermi quale modello, che avevo in uso dalla fine del '96 ma il primo acquistato fu un iMac nel '98 seguito da un iBook e da un "Cube" che ho ancora a casa. Il MacBook è arrivato a inizio 2007. E lo trovo funzionale, semplice da usare, bello esteticamente, piuttosto solido, visto che ha viaggiato con me per mezzo mondo, al di là del fatto che sono abituato a usarlo. Non mi hanno mai dato eccessivi problemi, i prodotti Apple, o meglio i PC MacIntosh. C'è sicuramente una parte di sfizio, ma non rinuncerei mai al sistema operativo, la cui semplicità e stabilità per me è fondamentale.

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  4. Marco
    Non è strano?
    Impossibile parlare di Apple senza che spunti -magari grattando un po'- il culto per l'oggetto, più che un appassionato della funzionalità dell'oggetto in sé.

    Non è che c'è sicuramente una parte di sfizio: c'è un desiderio di esibizione del gadget da paura!

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  5. "Siate folli, siate affamati"
    Ha lo spazio che merita, perché è la filosofia del nostro tempo. Tempo folle, perché va avanti in modo irrazionale, all'ombra ella fede cieca nel dio denaro che decide chi è e chi non è, che decide che della morte di un unico industriale di successo deve occuparsene il mondo, mentre di quattro sfigate da 4 euro al giorno non gliene deve fregare nessuno.
    Tempo affamato, perché bulimico in quanto si ingozza di ogni novità mirando sempre di più al futile e poi la rigetta fuori quando quella passa di moda, quando ormai non fa più tendenza.
    Siate folli e voraci!

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  6. Mah: almeno per quanto mi riguarda non mi riconosco nel desiderio di esibizione di quello che per me è uno strumento e non un gadget, e ho parlato appunto di funzionalità, solidità e stabilità di sistema. Ti dirò, non sono nemmeno "appassionato" delle funzionalità del "coso": il contrario di uno smanettone. Semplicemente, finora i Mac che ho acquistati hanno abbondantemente soddisfatto il rapporto qualità/prezzo: è lo stesso motivo per cui, visto che mi tocca muovermi su quattro ruote, preferisco una più affidabile Ford o VW, magari spendendo qualche soldo in più, piuttosto che una Fiat o una macchina franzosa. Per il resto sono d'accordo con l'esibizionismo dei Mac-maniaci, ma le cose non vanno diversamente per gli usufruitori degli ultimissimi modelli delle play-station, per i fan della saga di Harry Potter o dei vampiri o i malati della moda. O di divoratori di sushi!

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  7. "Think different".
    Io parto da qui, nel mio ricordo personale di Steve Jobs. Premessa: non ho mai posseduto alcuno dei suoi prodotti, prodotti che dal punto di vista pratico mancano sempre di qualcosa, ma hanno addosso anche un "quid" in più, direi il carisma dell' "elitario di massa". Credo che la vera genialata di Jobs sia stata quella di saper sfruttare al massimo le sue doti di grande comunicatore, e di saper valorizzare al massimo le proprie idee attraverso la sostanza dei suoi prodotti. C'è una frase del suo pensiero che per me è illuminante, ed è forse la didascalia dell'icona "I-qualcosa": "Prendiamo una cometa: quello che resta nella memoria è la scia, ma è pur sempre la testa a determinare il percorso". Ecco, una metafora che mi viene in mente è quella dei dipendenti degli studi che vengono qui in ufficio da me nell'area di consulenza: sono quasi sempre dei fattorini o poco più, ma hanno sotto il braccio "IlSole24ore" che li fa sentire grandi commercialisti o consulenti. Oppure grandi, e basta.

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  8. Aggiornamento (anzi, update), mi hanno mandato via mail questa frase, scritta fresca fresca sui muri della metro di NY:

    "10 years ago we had Steve Jobs, Bob Hope and Johnny Cash.
    Now we have no Jobs, no Hope and no Cash"

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  9. Maurizio:
    "Tempo affamato, perché bulimico
    Sempre straordinariamente efficaci, i tuoi commenti.
    Concordo, tempi bulimici: si inghiotte tutto e niente ci sfama.
    Un circolo vizioso in cui tutto si spreca perché niente ha vero valore.
    Malati di oggetti, ingurgitiamo idee e parole per allontanarci da idee e parole.
    Per non sperimentare (forse) il loro potere di trasformazione.
    Undicenni,incapaci di cogliere la bellezza e la generosità del diventare adulti.
    E parchi.

    Marco:
    " le cose non vanno diversamente per gli usufruitori degli ultimissimi modelli delle play-station, per i fan della saga di Harry Potter o dei vampiri o i malati della moda. O di divoratori di sushi!
    Sì, ecco. Come scrive sopra Maurizio, voraci e bulimici.
    Si inghiotte tutto solo per poterlo risputare.
    Forse l'unico modo che abbiamo di liberarci dall'eccesso rimanendo vivi, in qualche modo.
    Vittime della sovraproduzionedi merci, ne siamo sepolti al punto da non distinguere il cibo nutriente dalla spazzatura.
    (Non volevo sentenziare sul tuo personale uso del Mac, solo riportare al centro la distinzione fra l'oggetto e il suo inventore/produttore, che rimane essere umano,persona anche (soprattutto) quando finisce per diventare guru al di là delle sue intenzioni

    Massimo:
    "Credo che la vera genialata di Jobs sia stata quella di saper sfruttare al massimo le sue doti di grande comunicatore, e di saper valorizzare al massimo le proprie idee attraverso la sostanza dei suoi prodotti.
    Lo credo anch'io.
    Come credo che il saper comunicare sia comunque sempre anche un modo dell'essere,cioè un valore.
    E n questo, Steve Jobs (è una mia idea), credo abbia (lui sì) avuto un "quid" personale affascinante perché, di base, onesto.
    A ben vedere, il suo discorso che ha fatto più volte il giro del mondo, non è tanto uno di quelli che accompagnavano la presentazione dell'ultimo prodotto Apple,ma quello tenuto alla Stanford University, dove parla di se stesso e della sua vita.
    Forse, se ognuno di noi miseri mortali potesse, verso lafine, descrivere come "ha unito i puntini" finoad essere diventato ciò che alla fine è, l'unica discriminante non sarebbe nel fascino, che ha ogni vita, ma nel modo tutto ersonale che ognuno ha di raccontarla.

    2° Massimo:

    "10 years ago we had Steve Jobs, Bob Hope and Johnny Cash.
    Now we have no Jobs, no Hope and no Cash"


    La trovo grandiosa.averla condivisa.
    Grazie di

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  10. Bel post spiazzante, controcorrente...e anche ben argomentato.. Bravissima :-)

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  11. Da possessore di un MAC (che uso da anni ma di cui non sono adepto) ho ricevuto almeno 10 mail che mi facevano le condoglianza per la morte di "Steve" (ma che cavolo perché poi quando muoiono diventano dei super amici)... Steve Jobs è un prodotto dello stesso mercato che ha usato per diffondere le proprie idee... ha ragione Rossland quando dice che il computer non lo ha inventato lui e che i guru non esistono (almeno non in senso stretto)...
    Tra l'altro a tutte le mail di condoglianze insensate ho risposto con un piccolo proverbio ZEN che recita: "Se incontri Buddha per strada, uccidilio"...

    Bellissimo pezzo complimenti...

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  12. maurizio mozzoni:
    Il proverbio zen che ci ricordi andrebbe perfetto anche al post successivo (secondo me)...

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