venerdì 4 novembre 2011

C'era una volta...

C'era una volta, in un paese lontano lontano, una persona di cui mai nessuno aveva sentito parlare.
Qualcuno diceva di conoscerla, altri di esserle stati amici in passato: qualcuno vantava persino di esserle stato amante.
Ma non vi erano certezze.
In verità, nessuno ne sapeva niente perché poco c'era da sapere.
Viveva in una casina piccola piccola, nascosta dietro una siepe così alta che, pur avendo intorno case di ogni tipo, abitate da persone di ogni tipo, raramente qualcuno riusciva a vederla o a sapere come vivesse o chi fosse.
Lei se ne stava tranquila tutto il giorno a leggere, tranne d'estate, quando curava il piccolo giardino e le molte piante di ogni tipo che nel tempo aveva disposto intorno a sé, come fanti a difesa del suo silenzio.
Non c'era una cosa che sapesse fare meglio del pane, che aveva preso a impastare dopo aver scoperto che bastava un po' di buona farina, un po' d'acqua e un po' di lievito, per avere sempre la cosa più preziosa che ogni umano potesse avere: il cibo essenziale alla vita.
Poi leggeva e leggeva e leggeva.
Leggeva di tutto, sempre, con ogni tempo e ogni tipo di umore.
Si svegliava all'alba, qualche volta, e leggeva di piante e fiori.
Altre si svegliava che il sole era già alto, e leggeva di fatti e persone.
Altre ancora, le capitava di svegliarsi con una sorta di esigenza a ricordare la storia del suo popolo, di capire dove fossero finiti i ricordi, le date, le persone che avevano costruito e resa possibile quella sua vita serena e silenziosa in un paese libero.
Una mattina ad esempio, era il 4 novembre 2011, si chiese dove fosse finita la storia di quella data.
Ricordava che, quand'era ancora bambina e andava a scuola, il 4 Novembre era una Festa Nazionale, un giorno che in tutto il suo Paese si festeggiava con bande musicali a suonare nelle piazze di ogni minuscolo centro abitato e le autorità vestite a festa con la fascia tricolore indossata di traverso alla spalla per significare l'importanza di un evento fondamentale per la Storia di tutti i cittadini: il 4 novembre 1918.
Proprio a pochi chilometri dalla sua casina dietro la siepe, in una grande antica villa, era stato in quella data firmato un Armistizio che metteva fine non solo alla Grande Guerra che il suo Paese aveva combattuto contro quello che era allora il Nemico, l'esercito tedesco, ma a un Impero, quello Austro-Ungarico, che durava fin dal 1867 e che a sua volta era nato da quell'Impero d'Austria nato nel  1804: il più longevo Impero che fosse mai esistito e che lei, la persona di cui mai nessuno aveva mai sentito parlare, amava moltissimo fin dai giorni in cui bambina andava - oltre che a scuola - al cinema, ogni domenica, piangendo ogni volta che le capitava di vedere un film sulla Principessa Sissi, la bellissima e per lei estremamente romantica moglie dell'Imperatore d'Austria e Ungheria.

C'erano alcuni 4 Novembre poi, che a trovare la sua famiglia arrivava il nonno, portando in testa un bellissimo cappello che a lei piaceva molto per via delle piume colorate che vi sventolavano sopra. Il nonno le permetteva a volte di indossarlo, scattando subito sull'attenti davanti a lei e dicendo, serio:"Signora Comandante!". Con quelle piume in testa, sapeva di essere anche lei importante, nel giorno di quella Festa Nazionale.

Così, quel 4 Novembre 2011, si ricordò di come tutto quando era bambina fosse collegato e come tutto contribuisse a farla sentire lei stessa parte della Storia: a scuola imparava le date dei Grandi Avvenimenti del Suo Paese; al cinema imparava la storia delle stesse persone attraverso la commozione; nei giorni delle Feste Nazionali collegava la Storia studiata a scuola, alle storie commoventi che vedeva al cinema, alle bande musicali e al Sindaco con la fascia tricolore, al cappello del nonno bersagliere.

Non si era mai resa conto, fino a quel 4 Novembre 2011, di come il cancellare dal calendario un giorno di Festa Nazionale, fosse così determinante per cancellare il senso di appartenenza e di cittadinanza nelle persone.

Da quando infatti avevano deciso, politici recenti e scriteriati, di eliminare quella Festa Nazionale per farne un semplice giorno lavorativo come tutti, quella data non si festeggiava più, e lei stessa aveva fino ad allora completamente perduto il senso dei propri ricordi e della propria Storia Personale, che era invece impastata come il lievito alla farina per fare il pane a quella del suo Paese, e come il pane la Storia le era essenziale perché collegava insieme lei al suo Paese, questo a ogni altro Paese del Mondo e quindi a tutta la Storia del Mondo e, alla fine, alla Storia di Tutte le Persone del Mondo.

Decise allora di fare una cosa semplice, piccola, minuscola per se stessa  e per tutti: ricordare quella data.
Farla ricordare, ricordare che i giorni importanti per la Storia di un Paese, non sono solo Feste Nazionali buone per farci un ponte e non lavorare: sono la Storia stessa delle persone, il filo sottile che le collega l'una all'altra e le tiene legate in modo invisibile al Tempo e al Senso di essere Donne e Uomini di oggi che hanno avuto un padre, un nonno, uno zio, un bisnonno o un trisavolo che, in qualche punto della Storia, hanno avuto una infinitesima parte nella costruzione del Mondo e della Libertà, della Giustizia e di quella Democrazia in cui lei, piccola e sconosciuta, aveva sempre vissuto grazie a loro, ormai persi nel Tempo e nella Memoria.
Fu una specie di ribellione interiore.

Il suo Paese si chiamava Italia.
Quell'Armistizio fu firmato a Padova, a Villa Giusti, la sera del 3 Novembre 1918.
Il 4 Novembre 1918 fu dichiarato che da allora in poi quel giorno sarebbe stata una Festa Nazionale.


Ora che tutto si stava disfacendo e libera non si sentiva più, nonostante l'Impero Austro-Ungarico non esistesse più e fossero sparite persino le frontiere, sapeva che ricordare e festeggiare - anche da sola e in modo piccolo - quella data, era non solo ricordare la Storia del suo Paese, ma ricordare a se stessa la propria storia personale.
Così prese carta e tastiera, e lo scrisse nero su bianco.
Poi fece un click e inviò le Sue Memorie nel Mondo là fuori, così che la ricordasse anche il mondo, quella data che metteva fine alla Grande Guerra.
Si senti subito un po' meglio.
Abbastanza, almeno, da poter ricominciare a leggere leggere leggere...

9 commenti:

  1. Sull'attenti: una standing ovation. Un memorandum a tutti noi, lontano anni luce dalla solita trita, lugubre e ipocrita retorica. Grazie.

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  2. ...mi hai emozionato fino alle lacrime...

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  3. Bello :-) Sai una cosa? Io il 4 novembre non l'ho mai festeggiato... mi sento scema ma non mi ricordo neanche se prima era festa o no (nel senso: si stava a casa da scuola?).

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  4. Adesso eliminiamo anche 25 Aprile e 2 Giugno, così formattiamo il disco ed eliminiamo quella materia inutile che è la Storia.
    Adesso scusate, ma mi guardo le biografie delle ballerine di Colorado Café per sapere da chi sarà formato il prossimo consiglio regionale lombardo...

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  5. Give me five Ross!
    BRAVO! BRAVO!
    ...sono senza parole! Ma sei entrata nella mia memoria? e come hai avuto la password?...
    Forse hai anche visto quanta delusione e quale sensazione di vuoto ho provato nell'andare a scuola nel giorno in cui l'anno prima, continuando la consuetudine del 4 novembre, ero andata a visitare i cimiteri portando fiori e preghiere a quei soldati che avevano dato la vita per la nostra "libertà dallo straniero". Erano le tombe più povere perchè loro erano lì, lontani dalle loro terre. Quelli che sapevano fare i discorsi di belle parole (forse come si fa ancora oggi), avevano onorato con corone d'alloro e il Tricolore il monumento a loro dedicato. Ma a noi spettava il gesto più umano e il più doveroso: la preghiera e il ricordo.
    Ora non so cosa è successo a quelle tombe nella terra con la croce di ferro! Ho solo dei flash della televisione. Corone d'alloro, persone "importanti" e tanta, tanta indifferenza per la nostra storia.
    GOOD BLESS US, my dear friend!
    Cle

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  6. ...sono nato il 4 novembre di (ahimè) molti anni fa, dici sia un caso?
    Ciao Ross e grazie del tuo bellissimo post, davvero un bel regalo di compleanno.
    Ciao.

    Ale

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  7. @Rossland....splendido post, davvero commovente e coraggioso; mi ha fatto sentire addirittura in colpa per essermi tenuto per me la mestizia nel ricordare e segnalare (dentro di me) la totale dimenticanza mediatica della data e non averla voluta condividere con gli altri, bravissima...grazie per questo bellissimo momento (è proprio questo ciò che io intendo per "necessità di un senso di patriottismo evoluto")......

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  8. Marco:
    Grazie a te. Commossa del tributo.
    Sarebbe bello, magari, organizzare una standing ovation alle migliaia di persone morte a causa della Grande Guerra. E magari anche per quelle morte nella Seconda.
    Sono loro, ad averci dato qualcosa di davvero importante, no?

    Massimo eh, pure tu...pure voi, mi avete emozionato. Chi se l'aspettava?

    Ilaria
    Ecco, è questo il probema con lo spostare le feste per non perdere giorni lavorativi : inesorabilmente ne perdiamo memoria.
    In ogni caso, la festa fu spostata alla prima domenica successiva la ricorrenza nel 1977. Quest'anno, per darle una ulteriore invisibilità, è invece stata accorpata al 17 marzo (150°), giorno della proclamazione del Regno d'Italia nel 1861, mantenendo però la retribuzione del festivo . Come se fossero interscambiabili, la stessa cosa, il valore della memoria, e della propria storia, con quello del compenso festività (che tanto oggi quella festività la incassa ancora solo chi non è precario, per dire come anche le persone perdono valore, se si perde la memoria).

    Maurizio Infatti. Il tentativo è stato fatto, per abolire 1° Maggio (qualcuno ha definito la ricorrenza absoleta, ricordo, e forse non a torto visto come stanno le cose) e il 25 aprile (obsoleta pure questa).
    Immaginavo, mentre scrivevo il post, cosa sarebbe se eliminassero Natale o Pasqua: nel giro dipochi anni, sparirebbero i ricordi dei trepidanti regali sotto l'albero dei bambini, le fiabe del Natale e i pranzi di pasquetta sui prati. Infondo, il Natale e Pasqua, mi sono diventati ostili per il sempre più massiccio trasformarsi in occasioni di mega business, mica per il carbone dell'Epifania e l'uovo di cioccolato con lasorpresa. Ma proprio per il business non spariranno: insorgerebbero Bauli e Panettoni vari, credo...

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  9. Cle

    Mi commuovi, Cle...
    Eppure, sono proprio i ricordi di ognuno di noi - diversi e simili insieme, quando relativi a ricorrenze che hanno per tutti lo stesso significato e valore - a fare di un Paese una comunità, no?
    Azzerare la Storia è defraudarci della Memoria collettiva, quindi del senso di appartenenza e subito dopo di solidarietà umana.
    So che le cose sembrano non essere collegate fra loro, ma lo sono.
    Solo che già abbiamo iniziato a dimenticare chi siamo, come la nostra famiglia personale sia collegata alla grande famiglia umana nazionale dalla Storia del Paese in cui viviamo oggi ed è ciò che è non tanto per noi, che lo lasciamo massacrare nei valori e nei riti, ma per loro, i nostri valorosi antenati, contadini mandati al massacro senza scarpe o pensatori che la Storia la scrivevano perché noi la ricordassimo.
    Se dimentichiamo la nostra Storia, personale o nazionale, siamo soloindividui soli, ognuno per sé, che condividono, sempre più a fatica, lo stesso suolo.
    Capisci come non sarebbe possibile una lega, se solo ricordassimo puntualmente Tutte le date della Storia, non solo quelleinventate o estrapolate per farsene ignobile bandiera.

    Ale
    Pensavo: e se ti assegnassimo ilcompito - istituzionale e quindi nazionale - di ricordarci ogni anno il tuo compleanno così che ci ricordassimo tutti, insieme, la bella coincidenza del tuo compleanno e della firma dell'Armistizio?
    Spero tu abbia comunque gradito i miei personali auguri, anche se sono arrivati solodopo questo tuo commento a promemoria.
    Mi perdoni il ritardo?

    sergiodicorimodigliani
    Sa cosa mi ha fatto quest'anno particolare impressione?
    Che il Capo dello Stato, il 4 Novembre, abbia deposto la solita inutile corona all'Altare della Patria - a Roma, e sia poi andato a Bari, alSacrario dei Caduti d'Oltre Mare.
    Il 4 Novembre ha il suo Sacrario simbolico a Redipuglia, non a caso. Fu a Vittorio Veneto, sulla linea del Piave, che ci fu la battaglia più cruenta che portò al ritiro delle truppe tedesche e alla firma dell'Armistizio.
    Sono dettagli simbolici, i Caduti sono tutti importanti per la Memoria.
    Ma anche i luoghi della Memoria hanno importanza, perché collegano le date alla Storia e queste alla memoria collettiva.
    Il Sacrario di Bari è importante, ma non è Memoria Storica. Non c'entra che per volontà con la Grande Guerra.
    "Patriottismo evoluto", sì. Riprendersi il senso delle parole è riprendersi anche il senso di sé, alla fine.
    Grazie delle sue parole.

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