mercoledì 28 marzo 2012

Senza speranza

Dal 2008 al 9 marzo 2012, gli imprenditori che si sono tolti la vita in Italia sono stati oltre 2.500.
Solo nel Veneto sono più di 50 gli imprenditori che negli ultimi 3 anni si sono suicidati.
E in questa conta macabra non è la balla scientifica della "depressione", l'imputato.

Ciò che dicono i numeri, è che a essere sotto attacco è proprio e solo il mondo del lavoro.
Perso il quale, sfido chiunque ad avere voglia di divertirsi e "in culo la miseria", se non ha capitali all'estero o sotto il materasso.

Se un piccolo imprenditore non riesce più a incassare i propri crediti e si vede escluso dall'accesso a prestiti bancari, non potrà più a sua volta pagare i suoi debiti e i suoi dipendenti.
La spirale dell'esclusione, una volta innescata, prosegue per inerzia e a cascata.

Fallito un imprenditore, aumentano ancora un altro po' disoccupazione e miseria.

Miseria che andrà a nutrire da una parte la grande corporazione della Beneficenza Spa (dall'assistenza pubblica alle mense della Caritas), e dall'altra l'esercito di sottopagati, di precari a vita, di lavoratori a tempo pieno (e sempre più spesso con un doppio lavoro) che con ciò che guadagnano non arriveranno mai più a provvedere interamente alle proprie necessità di base.
Da qui, al pensiero di porre fine alla propria vita, non è che un passo.

Stamattina, sul FQ, si da notizia di un artigiano che si è dato fuoco davanti a una filiale dell'Agenzia delle Entrate di Bologna.

Oltre ai suicidi di cui veniamo a conoscenza, mi chiedo quanti altri imprenditori si trovino a vivere situazioni simili che tengono però nascoste in famiglia per pudore e dignità.

Mi chiedo quanti ex lavoratori stiano in queste ore affrontando lo stesso baratro di non avere più davanti a sé alcuna prospettiva di poter saldare i propri debiti o di poter concretamente provvedere alle necessità di base della propria famiglia.

E mentre tutta questa sofferenza percorre il paese; mentre migliaia di persone reali vengono spinte verso il vuoto di una vita che improvvisamente perde ogni speranza, leggo che: "Gli italiani hanno fiducia nel Governo ma non nella politica" e "Gli italiani vogliono la riforma del lavoro".

Gli italiani vogliono qualsiasi cosa voglia il Governo, a quanto pare.
Qualsiasi sia il Governo, alla fine.

Forse perché basta taroccare due sondaggi, fornirli in abbondanza nei talk show nazionali così da convincere chi è senza speranza che a essere sbagliato è solo lui, non certo le scelte di brizzolati o catramati che "lavorano solo per il bene del paese" e degli "Italiani che lo vogliono"?

Contro il mondo del lavoro, sulla condizione delle imprese piccole e medie che scompaiono in una lenta scia di morte, si brandisce l'arroganza decisionista di chi si intende nominato proprio perché bada al sodo, chiede adesioni bulgare alle proprie scelte e non esita a inventarsi statistiche (esattamente come quello prima di lui) pur di sostenere verità inesistenti.

Quali conseguenze abbiano sulle persone quelle scelte imposte come T.I.N.A (There is not alternative) pare non essere tema nell'agenda di nessuno.

Non è nell'agenda sindacale, che pare avere l'unica priorità di tutelare i tutelati dell'art. 18, mentre si distrae sui sussidi a chi non ha più alcun reddito, accettando senza scomporsi la promessa che ci si penserà fra 5 anni (nel frattempo non si capisce di cosa dovrebbe campare chi è alla fame).

Non è nell'agenda di alcun politico, troppo impegnati tutti a garantirsi un reddito certo anche nel futuro governo giocando a briscola e tresette con la legge elettorale.

Non è nell'agenda del Presidente della Repubblica, troppo stanco (comprensibilmente, vista l'età) per ricandidarsi  e troppo occupato a sostenere le direttive europee così da non trovarsi (immagino) con una crisi di Governo prima della scadenza del suo mandato.

In questo panorama di agende piene di temi altri, l'umano scivola fuori pagina fino a non far nemmeno notizia, se trova l'unica uscita dall'incubo nel suicidio.

Qualcuno è capace di credere davvero che queste morti non sono una diretta responsabilità della politica?
Ci vuole un bel coraggio.
O delle fette di prosciutto sugli occhi spesse mezza libbra.

2.500 imprenditori, 50 solo nel Veneto, un artigiano che stamattina ci ha provato.
Per uno di cui si ha notizia, di quanti invece non sappiamo nulla?

Migliaia di disoccupati, qualche centinaio di esodati, migliaia di precari sottopagati, migliaia che campano di Beneficenza Spa (la quale ingrassa e fa utili sulla fame altrui).

E c'è ancora chi sta a confrontare il sex appeal del catramato con l'aplomb del brizzolato.
Ancora c'è chi non vede come vi sia continuità e contiguità, fra ieri e oggi.
Come vi sia un unico solo obiettivo condiviso da tutti, da Parlamento vecchio e Governo nuovo, avendo il primo solo delegato il lavoro sporco al secondo.
La Politica è morta per far sopravvivere i politici, così da non doversi loro più sporcare le mani mentre si rifanno, con il tempo che passa, una verginità che non hanno mai avuto.

2.500 suicidi in 3 anni.
Morti per il lavoro che non c'è, che va male, che non rende o non basta a vivere o a pagare debiti o le tasse che intanto continuano a correre, come se tutto fosse normale.

Senza contare le morti bianche e senza mettere in conto tutti quelli che non compaiono nelle statistiche.
E ancora sento chi si ubriaca con la storia del debito pubblico "che bisogna pagare", senza chiedersi mai com'è composto quel debito, di chi sono i denari con cui si salvano le banche o per quale ragione si trovino denari freschi per guerre e armamenti (o sistemi di sorveglianza) ma non ve ne siano mai per dare di che vivere alle persone.

Quando sento un qualsiasi lavoratore, un qualsiasi imprenditore, un qualsiasi pensionato che ancora hanno un lavoro, un reddito o una pensione decente, difendere le scelte del Governo perché "è colpa del catramato se ci troviamo in questa situazione", ho voglia di darmi ai riti voodoo.

Spesso mi pare di vivere in un mondo di zombies che si credono vivi solo per avere una bocca per darle aria e una connessione adsl per darne notizia al mondo.

Ma una coscienza del valore dell'esistenza dei vostri simili, l'avete persa per strada o l'avete sotterrata in giardino sperando che fruttifichi con la prima pioggia?

29.03.2012 Update -
Oggi a darsi fuoco è un lavoratore edile che da 4 mesi non incassa lo stipendio.
E' una tentazione forte, quella di iniziare a tenere la macabra conta...

Nessun commento:

Posta un commento