mercoledì 21 marzo 2012

Contropost

Sapete quanto guadagna mediamente, se li guadagna, un precario?
Fra i 3 e i 6€ l’ora.
Lordi.
Se lavora otto/nove ore al giorno, arriva alla mostruosa cifra mensile di c.a. 800€.
Sui quali subisce trattenute per una pensione che non vedrà mai.
Cifra che non può essere moltiplicata per 12 mesi, dato che non si vede retribuite le chiusure aziendali per ferie, festività o, se avesse pure la sfiga di farsi qualche giorno di raffreddore, la malattia.
Quando gli va di lusso, la cifra può al massimo venir moltiplicata per 10 mesi e mezzo.
Il che somma a circa 8.000€ l’anno (euro più euro meno).
L’unico welfare che vede oggi un precario è quello, finché dura e a patto che ne disponga, dell’integrazione al reddito che gli passa la famiglia.
Il reddito minimo di cittadinanza a tutti, serve quindi non solo a garantire a chi lavora in condizioni da terzo mondo di vivere senza dover contrarre debiti (e quindi dipendenze) per pagare affitti e bollette.
Serve anche a chi non lavora per poter semplicemente sopravvivere in attesa di realizzare le proprie aspirazioni.
O a chi ha una pensione al minimo (poco più di 500€ e a volte perfino meno), così che provveda ai suoi bisogni essenziali (cibo/calore, non bocconcini di salmone tartufato), senza che sia costretto a subire umiliazioni per poter accedere a un pasto caldo tre volte al giorno o ad avere un letto dove  dormire sotto a un tetto dove non piova.

Leggere “Gli animali sono meglio degli umani,” a commento di un post il cui focus è “Quale idea avete della libertà e dell’indipendenza, quando ammirate queste attitudini naturali nel vostro gatto o nel vostro cane", è sconcertante.
- Riconoscete anche a voi stessi lo stesso identico diritto alla sopravvivenza senza contropartite?
Il diritto cioè ad avere cibo e calore, senza dover dimostrare di “meritarveli” a nessuno, ma per il solo fatto di esistere?

Leggere commenti di gattari incazzati con gli umani, o scempiaggini sulla affettuosità degli animali che scodinzolano felici ai loro padroni, opponendovi gli umani che non scodinzolano quasi mai se non per avere in cambio un qualche osso, è semplicemente deprimente.

Mi ricorda che davvero la banalità è il più diffuso e più feroce dei mali.

E anche, che solo gli umani riescono a precipitare nella banalità esibendo (a sproposito) l’affetto per un gatto quale indice di una superiore sensibilità, sempre incompresa dai propri (inesorabilmente fetenti) simili.
Ho avuto cani e ho avuto gatti.
Amatissimi.
Non mi verrebbe mai in mente di dire che i miei amati gatti erano migliori degli umani che mi circondano.
Nella mia scala di valori, riconoscendomi come appartenente al genere umano, mi pare naturale che vengano prima gli umani e solo dopo gli animali.

Per questo diffido di gattari e fido-dipendenti che sentenziano banalità da cioccolatino.
Mi ricordano che l’amore per gli animali domestici corre parallela all’esplosione del consumismo tout court.
Cioè di quel fenomeno commerciale che, aumentando il benessere umano in modo esponenziale, rincitrullisce nella stessa misura la consapevolezza del proprio intrinseco valore negli umani, i quali finiscono per idolatrare solo ciò che è altro da sé, divenendo alla fine loro stessi merce priva di valore.

Difficile infatti che in tempi di miseria un essere umano con un minimo di sale fra i neuroni, arrivi a spendere le cifre astronomiche che si spendono attualmente per mantenere i cuccioli di casa.

Nelle campagne cinesi, i cani se li mangiano: la fame conosce solo la legge della sopravvivenza.
Durante e subito dopo la guerra, anche in Italia, cani e gatti vivevano cacciando topi o rovistando fra i rifiuti di casa e, se un pugno di riso avanzava, non era mai per il cane, che libero da ridicoli collarini e paltoncini, provvedeva liberamente da sé ai suoi bisogni, magari azzannando le galline del cortile; ma per il vicino che aveva meno.
Senza contare che in tempo di guerra (e di fame vera) si arrivava anche da noi a mangiare i gatti (e perfino i topi).

Oggi, in Italia, secondo stime dell’Adusbef pubblicate su Quattrozampe, si spendono per gli animali da compagnia, calcolando una vita media dell'animale in15 anni, circa 20.000€ per mantenere un cane, e circa 8.000€ per provvedere al micio.

I volumi d'affari del settore pet, sono impressionanti:

Volume d’affari annuo GATTO: 3.046.950.000;
Volume d’affari annuo CANE: 7.586.550.000;
Volume d’affari annuo COMPLESSIVO: 10.633.500.000

I numeri:
GATTI domestici in Italia: 5.550.000
CANI domestici in Italia: 5.175.000

Fatevi due conti e traete le vostre conclusioni.

Dopo aver letto le banalità sugli animali migliori degli umani, non fatico a comprendere come si sia arrivati a ritenere accettabile che un umano debba sopravvivere con 8.000€ l’anno.
Cioè, facendo due conti a spanne e calcolando a braccio che la taglia di un cane di medie dimensioni equivalga a 4 volte quella di un umano di medie dimensioni, l’umano dovrebbe vivere con la stessa cifra (più o meno) che si destina al cane.
(Muovendo un volume d'affari inferiore però, che gli investimenti in pubblicità sui poveri non rendono, Beneficenza Spa a parte).
Al quale cane però non teniamo lezioncine moraleggianti, non chiediamo di dimostrarci se vale o meno qualcosa, non ci aspettiamo di “stimarlo” prima di passargli i bocconcini firmati.
Dovrei stupirmi se il Ministro Fornero, commentando la richiesta di un gruppo di precarie di avere un reddito minimo garantito, risponde che "gli italiani mangerebbero pasta al pomodoro senza far niente"?
Penso sia un'ottima rappresentante della banalità che ci perseguita.

E sapete che c’è?
Se l’unica cosa cui riuscite a pensare, leggendo nella stessa riga la parola “gatti” e la parola “esseri umani”, è che gli animali sono migliori dell’uomo (e quindi valgono ogni cifra spesa per loro, mentre le carogne umane no), forse siete pronti per affrontare un po’ di miseria e, perché no? magari una piccola guerra.
Magari vi si raddrizza il buon senso e ci date un taglio con la superficialità con cui affrontate i bisogni umani rifugiandovi nell’illusione che, amando i gatti e viziando i cani, voi siete più che umani, molto meglio dei vostri simili che disprezzate, alla fine.
Lo dimostra (nel sottinteso), il fatto di sentirvi molto più sensibili e avveduti di Fromm.
Il quale, parlando di reddito minimo e animali domestici, parla di qualcosa di cui forse ignorate ormai perfino l’esistenza: la libertà.
Cioè la rinuncia consapevole al desiderio di esercitare una qualsiasi forma di potere coercitivo sui vostri simili prima di riconoscergli il diritto a una sopravvivenza senza ricatti.

Come si diceva negli anni ’70, tempo in cui Fromm (ma anche Bertrand Russell) ragionavano di libertà.

“Vedetevela questa cosa”.

Per me, di banalità sugli umani e sui gatti, ne ho fin sopra i capelli.

P.S. Post miracolosamente recuperato dai feed e ripubblicato, così come sono stati recuperati alcuni vostri preziosi commenti

5 commenti:

  1. mscaini ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Contropost":

    Finalmente qualcuno che parla di reddito di cittadinanza. In realtà ne aveva accennato LaFornero stessa (odia farsi chiamare con l'articolo, così l'ho integrato nel nome) nei primi giorni successivi all'insediamento del governo Monti, a proposito di riforma del "mercato del lavoro" da compiersi assieme a quella degli "ammortizzatori sociali". Missione compiuta, in minima parte e solo smantellando quel feticcio che è l'articolo 18, mentre per la seconda si è rinviato sine die e comunque non ci sono soldi. Che però si trovano - più o meno l'equivalente - per rimborsare 3,4 miliardi sull'unghia a Morgan Stanley (una banca) per assicurarsi contro la volatilità dei tassi di interesse. E di derivati sui tassi l'Italia ne ha in portafoglio per qualcosa come 160 miliardi: notizia di tre giorni fa. Ero appena rientrato in questo Paese pagliacchesco quando ho letto che LaFornero definiva gli italiani come degli magnaspaghetti a ufo nel caso esistesse un reddito di cittadinanza, sempre per il luogo comune dell'italiano fancazzista. Si dimentica, l'idiota, la lezione di Keynes, e pure la considerazione che, nella situazione attuale, costituirebbe un volano per l'economia. Al di là che non condivido per niente questa religione del lavoro che nelle fantasie di chi detiene il potere (e non lavora) nobiliterebbe l'uomo, mentre a me pare che, nelle condizioni moderne, per lo più l'abbrutisca, evidentemente preferiscono che la gente faccia la fame. Benissimo, che vadano pure avanti così e presto faremo i conti. Ora la Scamuffo chiama a raccolta per protestare contro la linea dura del governo, ma figurarsi se dalla Grande CGIL, che se n'è sempre fottuta di precari, contratti atipici e giovani (salvo patrocinare quale buffonata del Concertone del 1° Maggio) ha mai pronunciato verbo sull'argomento e su una vera riforma del welfare. Bene: rappresentino pure i loro iscritti, ma non parlino e trattino per il resto dei cittadini: la mia delega non ce l'hanno, e meno ancora gli altri due sindacati gialli. Quanto agli animali, ci sono nato in mezzo e tuttora due gatti vivono con me. Li rispetto in quanto tali, ma proprio perché rispetto anche l'uomo, in quanto tale.

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  2. Acrostico ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Contropost":

    Ross, sei riuscita a condizionare almeno un pò la mia vita: oggi, uscendo dal supermarket, ho incontrato un mendicante palesemente extracomunitario, in età che fino a poco fa si sarebbe detta "da pensione"; bè, di solito in questi casi tiro dritto oppure lascio qualcosa senza profferire parola. Stavolta mi è tornato in mente il tuo post precedente; mi sono fermato, gli ho dato 2 euro e gli ho chiesto se avesse provato a cercare un lavoro o lavoretto purchessia: manovale, lavapiatti, pulizie, cose del genere...Ovviamente mi ha risposto che sì, ha cercato, ma lavoro non se ne trova etc...Facendomi tra l'altro sentire stupido, visto che non consideravo che un 60enne disoccupato passa più facilmente per la cruna di un ago che in un posto di lavoro (ci ho pensato subito dopo).
    Oggi, poi, si parla anche del famigerato art. 18, che c'entra dirai tu, e invece c'entra: l'art 18 è una logica conseguenza del dogma secondo il quale per vivere bisogna obbligatoriamente lavorare. Solo che, oggi, questo imperativo si traduce in una beffa ipocrita: sono obbligato a lavorare, ma il lavoro non si trova. E allora l'art. 18 è una forma di "garanzia" del fatto che potrò adempiere al mio obbligo di lavorare per vivere. Credo che le resistenze alle modifiche derivino, psicologicamente, anche da questo (oltre che dalla sgradevole sensazione che le riforme per "modernizzarsi" e "andare avanti" curiosamente sembrano altrettanti passi all'indietro: cioè, sembra che si demolisca qualcosa senza costruire qualcos'altro, dunque tornando ai tempi in cui ciò che era stato costruito non c'era ancora).
    Non credo che quel che ho scritto sia superficiale, è solo focalizzato sullo "psicologico" più che sul tecnico o sul sociologico.

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  3. Massenzio ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Contropost":

    Non so da dove partire. Davvero. Mi sembra uno di quei discorsi che verrebbero meglio a voce, dato che ogni parola scritta, priva della corretta intonazione, potrebbe essere fraintesa.

    Secondo me, c'è un equivoco di fondo: quando tu citi i dati sugli animali, fai riferimento a quelli domestici, quelli che teniamo dentro casa e ch ormai sono di famiglia. Ma di quelli lasciati in condizione di randagismo? I ventimila cani abbattuti a Kiev per far "pulizia" per gli Europei di calcio credo servano ad illustrare l'operato della Pubblica Autorità meglio di qualsiasi altra cartolina. Gandhi diceva che la grandezza di una nazione si misura per come vengono trattati gli animali: e qui, perlomeno nella realtà italiana, allora si, che ci trovo parallelismi tra le situazioni che si accavallano nel tuo post. Alias, il completo disinteresse dello Stato per le sorti di alcune categorie di viventi. L'assessore che stanzia "x" € per, dico a cso, le colonie feline diventa oggetto di un attacco feroce da parte delle opposizioni: allora devono penarci i privati. La gente che perde il lavoro, o che viene buttata fuori di casa o termina la pena detentiva, dove trova conforto? nello Stato, che anzi ha deciso, inginocchiandosi di fronte alla volontà della peggior finanza capitalista della storia, di considerare tutto ciò che è sociale come "spreco"? No, è più facile che trovi conforto nelle associazioni (private) di volontariato, nelle ONG, nelle onlus. E lo Stato è assente: o se è presente, si trova addirittura a fare la "guerra" a certe associazioni (basta ripensare ai rapporti tra governi di cdx ed associazioni strameritorie come Emergency o MSF). Adesso, il governo dei professori da noi è solo la "lunga mano" del capitalismo nella sua forma più bieca e pericolosa, perhè è sul punto di morire, perchè uno sfruttamento discriminato di risorse umani, materiali, naturali non può durare per sempre: un ripensamento generale sta covando, i primi segni di ribellione di Madre Natura ci sono tutti, per il risveglio nelle menti degli umani i tempi sono fatalmente più lunghi, dato che l'essere umano è facilmente corruttibile e noi ci siamo svenduti per quattro spiccioli di apparente benessere, che in realtà è solo una forma raffinata e subdola di schiavitù. L'esclusione sociale non avviene al livello elementare del distinguere tra chi ha da mangiare e chi no: nell'Occidente, l'asticella è molto, molto più in alto. Siamo drogati marci di bisogni assolutamente secondarii che solo la manipolazione delle menti fa sembrare "indispensabili".
    Chiudo con un esempio: l'altra sera c'era (credo fosse "Ballarò" ) il classico servizio sui falsi invalidi, ciechi che guidano e tutta la casistica che fa audience. Come se i problemi della spesa pubblica e del debito fossero causati da questi poveracci che, fino a prova contraria, non si sono macchiati di alcun reato, ma che vengono additati come "delinquenti"; ed il tutto, mentre fior di professionisti che hanno firmato ed accertato la (falsa) invalidità se ne stanno al loro posto, belli tranquilli e ben remunerati. Allora, chi è che delinque?
    Ultimissima, davvero; i precari che dicevi all'inizio. L'intossicazione di cui sopra, quella per cui parlavo di noi tossici, ha fatto in modo che si passasse tranquillamente dalla favoletta della "flessibilità" allo sfruttamento vero e proprio, allo schiavismo di Stato o, dallo stesso, legalizzato. Chi va a a vedere cosa succede davvero nelle strutture turistiche, come lavorano baristi, camerieri, animatori dei villaggi? Cosa si nasconde dietro la parolina magica "stage"? Il mondo cannibale ha ancora una sua dignità umana, o siamo macchine lanciate a piena velocità verso un muro mentre c'è chi, seduto, si gode la scena e conta i soldi delle impari scommesse?

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  4. Cle Reveries ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Contropost":

    Grazie Mass, hai riposto anche per me .
    Cara Ross e uno dei discorsi in cui si parla anche con gli occhi!

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  5. Acrostico ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Contropost":

    Di sicuro è un post coraggioso, visto che nei blog pullulano amanti compulsivi di cani e soprattutto gatti :-)

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