mercoledì 7 marzo 2012

T.I.N.A.

Ci informa l'amico Sergio Di Cori Modigliani, nel suo ultimo appassionato post, della nascita di un nuovo simbolo/acronimo: T.I.N.A.

"Non ci sono alternative" è la frase mantra di cui si serve l'oligarchia planetaria per imporre un'unica soluzione a tutti i problemi.

Si parla di Tav, e "Non ci sono alternative".
Si parla di Sanità, e "Non ci sono alternative".
Si parla di scuola, e "Non ci sono aternative".
Si parla di lavoro, e " Non ci sono alternative".
Si parla di "guerre preventive", e "Non ci sono alternative".

"Non ci sono alternative" è la chiusura ad ogni possibile diversa ipotesi rispetto a quella messa in campo dai tecnici, gli esperti al potere.
La politica si accoda e collabora, già suddita.

Lo scopo di un mantra, di una frase ripetuta ossessivamente, come spiega bene Di Cori Modigliani, è cancellare dalla mente dell'interlocutore tutte le possibilità, tranne una: quella a cui non ci sono alternative.

Qualsiasi sia la domanda, qualsiasi sia l'argomento, qualsiasi sia il problema in discussione, ogni discorso si chiude, senza argomentarlo, dicendo:" Non ci sono alternative".
Alla fine, le alternative spariscono davvero dall'immaginazione.

Anche se invece rimangono tutte lì, a disposizione, come sempre è stato e sempre sarà.
Le "alternative" possibili sono sempre tante quante sono le menti capaci di idearle, pensarle, immaginarle.
Basta resistere alla seduzione del mantra che le chiude tutte, dichiarando che non ne esiste che una.

Eppure, è risaputo che ogni problema ha sempre almeno due soluzioni, e spesso più di due.
Basta poi semplicemente navigare in rete, informarsi senza pigrizia e senza preconcetti, e di proposte alternative, sui temi citati sopra e su mille altri, se ne trovano tantissime.

Molte delle quali, su lavoro, sanità, scuola, welfare, economia, ect., decisamente migliori di quella del partito "Non ci sono alternative".

Perché di fatto non è vero, che non ci sono alternative.
Il punto è che non si considerano alternative diverse da quella che TINA impone quale unica soluzione possibile.

Ci spiegava Herbet Marcuse, in un libro sessantottino che nessuno legge più, L'uomo a una dimensione, tre cose:


1. Sotto l’illusione della razionalità di un mondo sempre più plasmato dalla tecnologia e dalla scienza, si manifesta l’irrazionalità di un modello di organizzazione della società che sottomette l’individuo.

2. La razionalità della tecnica ha ridotto il discorso e il pensiero ad
un’unica dimensione, che fa coincidere ad es. la realtà e l’apparenza.

3. Questa “società unidimensionale” ha annullato lo spazio del pensiero critico.

La riduzione a "una dimensione" del pensiero umano, è prepotentemente all'opera e fa moltissimi inconsapevoli proseliti.

Come è possibile che la creatività umana,  l'immaginazione, l'intelligenza siano scomparse riducendosi alla miseria del "Non ci sono alternative"?

Mentre ascoltiamo i vari Bersani, Monti, Napolitano (ect.) ripeter ossessivamente che "Non ci sono alternative", il mantra plasma la nostra mente fino a renderci insicuri della nostra capacità ideativa per la minaccia costante, e piuttosto fumosa, che "Non ci sono alternative".

In questi giorni mi è capitato di leggere delle notizie che rendono bene l'idea di come accettiamo per inevitabile l'ipnotico mantra.

Una l'ho trovata in un pezzo di Luca Telese sul Fatto Quotidiano.

La Fiat, negli stabilimenti dell'azienda, sta mandando a ciclo continuo, sul circuito interno, un filmato di circa 6 minuti che illustra ai lavoratori le meraviglie del nuovo contratto.
I capo reparto hanno poi in dotazione un kit per spiegare i punti salienti del contratto e rispondere a eventuali domande secondo modalità predisposte dall'azienda.
Fra l'illustrazione dei premi e le nuove regole su malattia e orari di lavoro, pare vi siano illustrate anche le "punizioni" per chi non si è impegna al massimo per raggiungere i risultati previsti.
Racconta Telese, "gli operai che perdono colpi e non rispettano le cadenze della catena di montaggio vengono simpaticamente invitati da capi e sottocapi a recitare al microfono il grazioso scioglilingua: “Song un omm’e ’ merd. "

La seconda l'ho trovata in un'Ansa di stamattina.

" Flessioni per ogni errore sul lavoro, per le donne un trattamento piu' 'clemente': degli squat, ovvero piegamenti sulle gambe. E' il trattamento riservato ai ragazzi, spesso dal fisico statuario, che lavorano nel settore ''Loss and prevention'' (in sostanza l'antitaccheggio) di Abercrombie, un negozio di abbigliamento di Milano, reso noto oggi dal Corriere della sera.
La punizione e' stata introdotta con una mail del responsabile del settore che impone dieci flessioni per ogni sgarro: ''Da oggi ogni volta che faremo un errore - radio non presidiata, compiti non eseguiti o non completati - dovremo eseguire dieci flessioni, squat per le donne. Questo ci portera' a un grande risultato: impareremo di piu' dai nostri errori''[...]

A suggello del modello "Non ci sono alternative" delle aziende qui sopra, leggo le dichiarazioni del Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco:

[...]"Il mantenimento del livello di vita raggiunto nel nostro Paese - ha detto Visco - richiede che si innalzi l'intensità del capitale umano e riprenda a crescere la produttività totale dei fattori. Non si può non richiedere che si lavori di più, in più e più a lungo". "Non si tratta di uno slogan - ha aggiunto il governatore - ma di un percorso inevitabile, da affrontare con determinazione, anche se con la gradualità necessaria"[...]

TINA è ormai un incubo.

Non ci sono alternatve nella Fiat di Marchionne, che ritiene il metodo adottato per il raggiungimento degli obiettivi senza alternative, al punto da punire gli operai costringendoli a dirsi da soli e pubblicamente  “Song un omm’e ’ merd”.

Non ci sono alternative alla punizione corporale inflitta ai distratti (e magari stressati)commessi di Abercrombie, cui si impongono flessioni o piegamenti per ogni "errore"
commesso nello svolgimento del loro lavoro.

Non ci sono alternative per il Governatore Visco, il quale vede "la soluzione" ai problemi economici dell'Italia solo nel "lavorare di più, in più e per più tempo".

Il non ci sono alternative è già riuscito a far accettare a chi lavora l'idea che, pur di avere un lavoro, di solito sottopagato, precario e comunque a rischio licenziamento se non si soddisfano le esigenze padronali, è accettabile anche la punizione corporale.

La frusta psicologica che si scudisciava fisicamente sulla schiena dello schiavo ribelle, nei campi di cotone dell'Alabama, per piegarne la volontà fino a fargli dimenticare di essere un uomo che si può ammalare, che a volte è stanco e ha in più quella necessità psichica di avere orizzonti più ampi, del mero produrre e crepare.

Ma questo prevede il format per "adattare" un individuo a cose che non accetterebbe mai in condizioni normali.
Prima gli radi al suolo ogni prospettiva sul futuro, così che non riesca nemmeno più a immaginarne uno.
Poi lo convinci che "Non ci sono alternative" a quello che gli offri.
Poi, se qualche residuo di resistenza denota un non perfetto adattamento, lo pieghi con l'umiliazione fisica e psichica, così che veda in te il solo dio che gli può garantire il diritto a esistere.
A quel punto, basta dargli quel tanto per tenerlo in vita e in stato di perenne fame fisica e sudditanza psicologica.
Uno schiavo volontario: perfetto.


Ragionando su questi dettagli, grazie all'illuminante acronimo e agli influssi venefici che ha sulla nostra percezione della realtà, mi tornava in mente un altro post, scritto qualche tempo fa, in cui mi pareva di individuare nell'anima l'ultima barriera che il capitalismo del profitto a ogni costo sta buttando gù a spallate per trasformare la working class in una più efficiente ed economica robotic class.

Umani sub-umanizzati.
Depredati fin dentro l'anima.
Costano meno che costruire robot, a conti fatti.
E quando non servono più, a smaltirli ci pensa madre natura: biologici al 100%.

Brutale?
No, non sono io a essere brutale.

Brutale è T.I.N.A., cioè chi liquida la nostra intelligenza e la nostra immaginazione ripetendoci ossessivamente "There is no alternative".

Quelli che ripetono TINA almeno 5 volte in 5 minuti a in ogni intervista, in ogni talk show, a ogni apparizione pubblica e su qualsiasi argomento.
Alla fine, ne rimaniamo convinti contro ogni nostro istintivo buon senso.
Anche il peggior scafato del mondo alla fine conserva latente in sè il seme del dubbio sulla sua capacità di scegliersi una vita e un futuro diverso, da quello senza alternative.
Paralizzati dal condizionamento ipnotico costante, accettiamo TINA come fosse l'unica verità possibile.

Nel '77, a Bologna, lo slogan era "L'immaginazione al potere!".
Potrebbe essere un buon antidoto, per depotenziare la presa di T.I.N.A. sulla nostra attuale percezione della realtà.

4 commenti:

  1. Commenti al post recuperati

    Acrostico ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "T.I.N.A.":

    Viene una gran tristezza, ma a pensarci meglio, ci si indigna, direi. Ogni lavoro, si dice, è nobile; però non quando il luogo di lavoro si trasforma in una specie di caserma con tanto di "nonnismo" e vessazioni. Non è vero, come giustamente dici, che non ci sono alternative. Per i casi che hai citato, poi, credo addirittura che ci siano gli estremi per delle denunce, credo che si tratti di procedure illegali. Vabè cche la Fiat sembra fregarsene pure delle sentenze...

    mscaini ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "T.I.N.A.":

    T.I.N.A. e' la evoluzione, con altre parole, dell'itailanissimo "emergenza" (emergenza freddo in gennaio, emergenza caldo a luglio, emergenza inquinamento a Milano, emergenza esodo a inizio agosto, emergenza rientro quindici giorni dopo, emergenza frane e cosi' via con altre banalita'), ma mi piace molto qhe qualcuno ricordi il grande, fondamentale libro di Herbert Marcuse per capire la societa' odierna, scritto 50 anni fa. Leggetelo!

    Miguel Martinez ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "T.I.N.A.":

    Credo che sia una delle cose più lucide scritte negli ultimi decenni, grazie!

    La cosa più significativa sono i verbi in prima persona plurale ("noi") nel testo sulle punizioni alla Abercrombie.

    Non c'è più il padrone in frac che ordina. Siamo noi stessi a darci le TINAte in testa.

    E grazie ancora!

    Acrostico ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "T.I.N.A.":

    Non è che cistanno rimbecillendo a forza di TINA, è che già in partenza sono stati chiamati a motivo della "emergenza", dunque adesso non è che possano dire: "Ma non è vero niente"

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    1. Anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "T.I.N.A.":

      L'immaginazione al potere, era lo slogan del 1968 a Parigi. Nel 1977, a Bologna, c'erano tutt'altri slogan.

      Maurizioha lasciato un nuovo commento sul tuo post "T.I.N.A.":

      Sulle pensioni le alternative ci sono, ma potrebbero non piacervi. Le elenco.

      1) Eliminiamo il sistema pensionisti, i contributi previdenziali e tutto il resto, in modo che chiunque possa smettere di lavorare quando vuole e vedere quanto resiste con ciò che ha da parte. Oppure, più softly, si va in pensione quando si vuole, ma invece di una rendita si dà al lavoratore un capitale pari alla quantità di contributi versati durante la sua carriera e così si estingue il debito pensionistico: stiamo anche qui a vedere quanti sopravvivono e fino a quando. In ogni caso, quando il pensionato si è bruciato tutto non lo si aiuta in alcun modo: la libertà ha un prezzo.

      2) Si fa come vorrebbero molti, si dice a me (e a chi è come me o più giovane di me) che dovrò lavorare in perpetuo per mantenere una popolazione di pensionati sempre più longeva e sempre più dispendiosa. Naturalmente i miei contributi, seppure aumentati, non bastano di certo e quindi occorrerà drenare risorse dalla fiscalità generale, con paralleli tagli a sanità, istruzione, assistenza e altri servizi, oppure aumento del famigerato debito pubblico (che già è in buona misura dovuto al nostro già pietoso sistema pensionistico), che però qualcuno dovrà pagare, prima o poi.

      3) Si riconosce finalmente che la pensione è una forma di elemosina di Stato, data a chi non può più lavorare in nome della solidarietà sociale. Si prevedono un minimo ed un tetto (basso)per l'assegno mensile, in modo tale che tutte le prestazioni ricadano in questo range (notevolmente ristretto) e siano sufficienti a vivere dignitosamente. L'età pensionabile si deve calcolare man mano sulla base delle risorse disponibili e dell'aspettativa di vita, mentre la rendita si calcola su base retributiva, integrando per chi non raggiunge il minimo e togliendo a chi supera il (basso) tetto per finanziare tutto il sistema. Socialista e beveridgiano? Esattamente, ma è l'unico modo per evitare che chi va in pensione e percepiva 900 euro al mese eviti di aggirarsi poi tra i 300 e i 450 (reddito insufficiente). Quanti sono disposti a perdere del proprio per un sistema del genere? Non è che poi mi dite che "si trasforma un povero in due mezzi poveri", giusto?

      E, oltre a queste possibilità, non ci sono davvero altre alternative. O, almeno, nessuno ha pensato mai ad altro.

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    2. Maurizio ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "T.I.N.A.":


      Non dimentichiamoci che nella società contadina non si viveva fino a 90 anni e che la maggior parte della gente moriva molto prima di essere diventata inabile al lavoro. Così come la società contadina non aveva invalidi, ecc da mantenere, vista la "selezione naturale" che c'era. Non mi sembra questo il modello che mette l'uomo al centro, cioè un modello dove effettivamente la persona era rottamata (dalla natura).

      Il fatto è che se si vuole cambiare il mondo si deve guardare avanti e non indietro. Dietro di noi possono esserci fonti di ispirazione, progetti, ecc; ma lo stato dei fatti che ci siamo lasciati alle spalle è appunto superato, non più possibile (se no esisterebbe ancora).
      L'ipotesi 3 era un progetto passato, risalente al 1969 e che però era stato subito affossato perché nessuno voleva rinunciare a del proprio per tenere in piedi il sistema. La sedicente sinistra l'ha mai proposto, in alternativa al contributivo che altro non è che un rendere i ricchi sempre più ricchi (pensione contributiva + previdenza complementare, assicurazioni, ecc) e i poveri sempre più poveri (300 euro al mese e una pedata)? Non l'ha fatto, si è preferito tornare al sistema di primo Novecento, guardando la realtà dei fatti del passato e non cercando nel passato semplicemente ispirazione per guardare al futuro.

      Maurizio ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "T.I.N.A.":


      Sul qualità-quantità, credo non sia molto qualitativa una vita in cui sgobbi finché campi e poi diventi un peso morto per la tua famiglia che se vuole ti tratta bene, se vuole ti tratta male e attende la tua morte con impazienza... e se poi non ce l'hai la famiglia? Allora muori solo di fame.
      Lo Stato sociale credo che sia imprescindibile per stare bene ed avere quantità e qualità della vita.

      Per il resto sono abbastanza d'accordo: in tempi di penuria (e crisi vuol dire questo) la redistribuzione è ciò che è necessario. Accumulo e sperpero sono roba da tempi di vacche grasse.

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    3. Maurizio ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "T.I.N.A.":

      (Curioso come da premesse diverse si giunga alla medesima conclusione)
      Il welfare è quello della pensione, dell'assistenza medica a domicilio (piaga italiana), dell'intervento poco invasivo (l'ospizio è l'extrema ratio per il non autosufficiente).
      In genere, però, sono le amorevoli famiglie a sbattere il nonno all'ospizio: tolta la pensione, all'anziano non resta che andare a vivere mantenuto dai figli i quali, se si stancano di lui, lo spediscono in casa di riposo.
      Occorre, come dici, garantire il singolo come persona, non come figlio, fratello, padre, zio o nonno di qualcuno: questo qualcuno diventerà il suo padrone e, ancor peggio, se non riuscirà a mantenerlo, saranno guai per entrambi ("dipendente" in primis).

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