domenica 11 marzo 2012

Non il dito, la Luna!

Avete presente quelle volte in cui uno cerca disperatamente gli occhiali che ha sul naso?
Ecco, questo potrebbe essere uno di quei casi.

Mentre il tema Tav si fa rovente per la chiusura al dialogo delle Istituzioni, continuavo a chiedermi: perché questa chiusra insensata?

Se studi tecnici dimostrano che si tratta di un progetto vecchio di 20 anni, che sarà portato a termine fra altri 20, la ragione del proseguire l'opera non puo' basarsi su dati che favoleggiano aumenti esponenziali di trasporto merci e passeggeri, quando sono già oggi in diminuzione rispetto a 20 anni fa, quando è nato il progetto.

Eppure, chiusura a qualsiasi ragionamento.

TINA su tutti i fronti: "non ci sono alternative".

Stamattina ho letto con un'ottica diversa una cosa che fin qui mi era sfuggita, a proposito dei danni ambientali, rischio inquinamento e ...occhiali sul naso.
Si parla in molti studi della radioattività naturale relativa all'amianto e all''uranio, presenti in abbondanza nella montagna da traforare.

Ho fatto un salto.
Uranio?
Qualcuno ha presente qual è il valore di mercato dell'Uranio?
Ma chi l'ha detto che lo smaltimento del materiale di risulta dello scavo costituirà un problema enorme dai costi stratosferici (che comunque pagheremo noi)?
Si parla molto della pericolosità della polvere di amianto e del rischio mortalità per l'uranio radioattivo, ma nulla si sa sul valore di questi materiali sul mercato.

Magari, invece, potrebbe essere questo, il reale obiettivo del proseguire lo scavo "costi quel che costi".

Non la costruzione del Tav, obsoleto e alla fine non conveniente.
Non posso credere che i pro Tav siano tutti così miopi da vedere gli affari solo negli appalti o in quei costi dell'opera che lieviteranno, facendo guadagnare le aziende coinvolte nella costruzione.

Sarebbe presunzione credere che non vi siano nelle Istituzioni persone capaci di leggere due dati e trarne le conseguenze.

Mi chiedo se non sia un errore che si fa spesso, quello di ritenere incompetenti o irragionevoli coloro che la pensano diversamente da noi, e questo potrebbe essere uno di quei casi: non conoscendo le ragioni del voler proseguire un'opera dispendiosa e dannosa, ho fin qui pensato si trattasse solo di "visioni diverse sul mondo".

Ma se penso all'Uranio, il Tav trova all'improvviso un suo perché.
Una così diversa "visione del mondo", da motivare forse le ragioni della totale chiusura al dialogo.

Pare che già in passato l'Agip avesse presentato un progetto per estrazione dell'Uranio in quelle montagne della Val di Susa.
Bloccato, allora, proprio in considerazione dei danni all'ambiente e all'alta pericolosità per gli abitanti della valle.

Quale miglior occasione per estrarlo oggi, che il progetto Tav?
Messo sul mercato, ripagherebbe certamente tutti i costi dell'opera e sarebbe con questo giustificato anche il presidio militare come "Zona di interesse strategico nazionale".

Vista così, la cosa inizia ad avere un senso.

Se era già conveniente per l'Agip negli anni '70, quanto di più lo è ora? 

Nel caso fosse questo l' interesse strategico nazionale, la responsabilità nel proseguire i lavori non sarebbe però più, solo di disastro ambientale o spreco di denaro pubblico.

Il Governo dovrebbe, nel caso, ammettere pubblicamente che la vita dei valligiani (ma penso anche agli operai che fisicamente lavoreranno agli scavi) ha meno valore di mercato dell'uranio che si trova nella loro valle.

Uranio che tornerebbe poi alquanto utile per la costruzione di quelle centrali nucleari, sempre in agenda, nonostante un secondo referendum abbia detto che i cittadini non le vogliono e preferiscono si investa su fonti alternative.

Avete presente la storiella (noiosissima) del dito e la luna?

Ecco, ho come la sensazione che le cose potrebbero avere un senso, se guardo questa luna.

Nessun commento:

Posta un commento