martedì 19 giugno 2012

Don't be hungry, nor foolish

Tra i miei ricordi c'è l'odore dell'orto di mia nonna.

Abitava in una casa sul fiume, e l'orto vi si affacciava.

Vi crescevano carote, ravanelli, radicchio, bieta, prezzemolo, melanzane, pomodori, fagiolini ma anche fagioli, arrampicati su lunghe pertiche puntute; zucchine ma anche zucche, gigantesche e con una dolce polpa gialla.
C'erano nell'orto anche un albero di fichi, uno di prugne scure e un altro di ciliege; e però anche gli aster, le rose, i settembrini viola e, in primavera, i gigli bianchi e i mughetti.

L'odore dell'orto di mia nonna era un miscuglio di terra umida, profumo di fiori e verdure vagamente intriso dal sentore dell'acqua che si alzava dal fiume.

L'altra settimana, in un negozio di ferramenta, ho comprato dei semi di zucchine.
"Sarebbe troppo tardi per questi", mi ha detto la cassiera.
"Sulla bustina c'è scritto che la semina va da aprile a giugno. Io ci provo, e per agosto magari mi spunta una zucchina".
Ha sorriso compassionevole.

Sono germogliate una decina di piantine (la metà se le sono già mangiate i passeri), così ora sono alla fase due: dove trapiantarle?
Lungo la siepe, ho deciso:avranno spazio per correre in orizzontale e immagino potrebbero essere anche decorative.

Stamattina riflettevo che pare chiudersi un cerchio.

Della prima volta che entrai in un supermercato ricordo una sensazione rispetto alla quale l'orto di mia nonna all'improvviso mi pareva solo miseria: niente terra sulle scarpe per raccogliere carote e pile di mele luccicanti.
Le carote di mia nonna, piene di terra e tutte bitorzolute, mi parevano all'improvviso scarti da pattumiera.
Insomma, i colori e le luci del supermercato mi hanno sedotta fin da subito: volevo anch'io insalata da fotografia e prugne senza ospiti.

Ora, con le mie zucchine da trapiantare lungo la siepe, mi sento come se stessi riscoprendo una saggezza autentica, imparata da una bambina poi sedotta dall'orco della vanità.
Non sopporto più di vedere assurde patate senza terra, selezionate per varietà (da fritto, da purè, da forno), imbustate in fastidiose retine di plastica e tutte con lo stesso aspetto una volta cucinate: lattiginose e simil-vetrificate.

Intanto inizio con le zucchine, così faccio esperienza.
Mi immagino però già a predisporre delle isole lungo la siepe, magari delimitate con dei bei sassi bianchi, dove poter far crescere in un'isoletta carote, in altre pomodori o prezzemolo, ma senza dover sacrificare le rose o gli amati (profumatissimi) garofanini giapponesi.

Ho poi raccolto nel tempo vari semi di frutta, che tengo in un contenitore scuro e sogno di avere anch'io un giorno un albero di mele, uno di albicocche e magari uno di ciliege.
Di fichi no: ho un vicino gentile che ogni anno me ne fornisce dal suo, che intravvedo crescere oltre la siepe.

Per non finire hungry, è tempo di virare decisamente al foolish.
Diventare ostinatamente più saggi è oggi essere degli outsider, cioè ribelli.

La più radicale e praticabile delle rivoluzioni mi pare sia oggi il boicottare scientificamente la grande distribuzione, quella delle mele lucidate a cera e tanto amata dalla speculazione sul cibo dei vari S&P o Goldman&Sachs, i mostri alieni che decidono in base a precise strategie finanziarie quanto dovremo pagare domani il riso, lo zucchero o le patate.
Alieni venerati dagli anemici Frau Merkel & Mr. Monti, i compari marziani che parlano di crescita pensando al Pil europeo, più che all'insalata.

Pensano cioè a come far crescere qualcosa di morto che esiste solo sui grafici dei computer di chi decide se domani avremo fame o sete.

Per me, ho deciso di far crescere terrestri zucchine, arborei fagiolini e fragorosi fagioli, che hanno bisogno di arrampicarsi in verticale lungo barbare pertiche bellicose.

Soprattutto i fagioli mi ispirano, perché mi immagino come all'occasione questi potrebbero rivelarsi delle potenti (doppie) armi di distruzione di tasse in mano alle masse.





8 commenti:

  1. Non intervengo mai nei commenti, ma stavolta sì. Per un grazie. Saluti !

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    1. Questo me lo salvo da qualche parte come rarità da collezione.
      E però, non mi faccio sfuggire l'occasione per ringraziarti io, per le tante belle cose che leggo sempre da te.

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  2. Merkel e Monti sono insipidi (e dannosi) come dei pomodori o delle melanzane da serra olandese. Sono sulla tua linea: la grande distribuzione va boicottata e combattuta. E viva il fagiolo da combattimento!

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    1. Da "serra olandese" sì, ma di melanzane Ogm e pure col verme...
      Il fagiolo come simbolo rivoluzionario?
      Mi piace, contiene tutto ciò che c'è da dire e da fare: terra, orti, cibo semplice e nutriente, lo mangi subito fresco ma puoi usarlo come cibo di scorta, se riempi dei sacchetti può essere contundente senza lasciare tracce evidenti, è cibo universale e si mangia in ogni parte del mondo di mille varietà diverse e, programmato, può esprimere senza parole le uniche cose che restano da dire sulle melanzane bacate e Ogm...
      Lo vedo bene anche come concertone collettivo, al posto di tante bandierine e bella ciao...

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  3. Io ho il pollice nero però faccio parte di un GAS; conosco l'orto e il contadino da cui arriva la mia frutta e verdura non patinata e non mi servo della grande distr(ib)uzione. E poi... evviva i fagioli, io amo i legumi!

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  4. :-)

    http://vimeo.com/10923552

    akueo

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