lunedì 20 agosto 2012

Un sogno bellissimo

Avrei dormito fino a rimanervi intrappolata per sempre, nel sogno di stanotte.

Mentre mi aggiro intorno alla stazione cercando di ricordare dove abbia lasciato la macchina, mi perdo in una zona di nuovi condomini popolari davanti a uno dei quali vedo scendere, con una bacinella per il bucato, una ex vicina di casa.
Vicina che effettivamente ha traslocato di recente, ma per trasferirsi in una zona più centrale, non certo dietro la stazione.
Nel sogno le chiedo infatti stupita come sia finita ad abitare lì, quando la immaginavo sistemata meglio.
Ha un'aria sana ma un po' dimessa, rispetto alla realtà, e mi chiede di salire con lei in casa. Entrando, non si capisce come, estraggo da una mia tasca un pane fatto da me, che le porgo in regalo.
Lei ricambia dandomi una enorme manciata di monete di un nuovo conio, che nel sogno hanno anche un nome ma che vedo per la prima volta. Mi spiega che si tratta di una moneta “parallela”, nuova ma già in uso in un circuito non legale, che però è accettata in parecchi negozi dei quali trovo l’elenco anche su internet.

Poi sono nuovamente persa nella zona stazione, dove però la situazione è cambiata.
Sul piazzale c’è un continuo flusso di happening: attori, mimi e performers vari, si esibiscono in rappresentazioni lampo, brevissime, tipo flash-mob.
Ogni gruppo ha un suo tema che rappresenta usando solo il proprio corpo, gli abiti che indossa o al più con qualche pennellata di colore sulla faccia o sulle vesti.

Due scene in particolare mi si sono scolpite nella mente e da stamattina continuo a pensarci:

-         davanti ad alcune persone, sedute sulle panchine, per terra, in piedi o magari solo di passaggio, c’è una bellissima donna. Sta seduta in una posizione del loto però molto morbida e fluida, e muove il suo corpo tondo e molto molto aggraziato, facendo delle semplici oscillazioni che la spostano ora da un lato, ora dall’altro, e usa solo i muscoli del volto che muove con un’espressività straordinaria. Su una panchina di cemento, fra gli spettatori, è seduto un “collaboratore” davanti al quale lei si sposta intervallando frasi e pennellate restando però sempre seduta a terra. Lui le passa sul volto ora due lunghe strisce di bianco, ora due di un color argento, ora di azzurro chiarissimo e queste, alla fine, si sommano formando come una maschera che asciugandosi sembra quasi di gesso.  Ad ogni nuova pennellata, lei poi si volge al pubblico, sempre muovendo solo i muscoli del viso - che a ogni pennellata diventa meno mobile - declamando semplici frasi, un po' surreali ma estremamente catalizzanti. Tipo:” Non c’è vergogna nell’intensità”. Oppure: “Non c’è più paura nelle lacrime” o “E’ nella verità la forza”. 
Alcune erano anche più efficaci di queste, ma le ho dimenticate al risveglio.

Quando lei e il suo collaboratore se ne vanno si fanno avanti altri tre mimi che rappresentano i giornali, i quotidiani, la stampa.
          
-  Una donna è in piedi, magrissima, con capelli molto corti e biondi (mi ricorda nel sogno Laurie Anderson).
Veste una lunga tunica bianca, di un cotone semplice simile a quello delle lenzuola. Un collaboratore le dipinge sulla tunica, ben distanziate prima e poi sempre più confuse fra loro, le lettere dell’alfabeto. Ad ogni lettera tracciata lei ne estrae una nera uguale dalla manica e la gira e rigira in ogni possibile posizione continuando ad osservarla, come guardasse un oggetto sconosciuto, del quale non riesce a cogliere il significato o il possibile utilizzo. Rende visibile sul volto la sua incomprensione dell'oggetto fino a gettarlo alle sue spalle come inutile, facendo sempre a quel punto un passo indietro per far sentire la lettera scricchiolarle sotto il piede mentre si frantuma.
Poi le viene dipinta un’altra lettera e la scena si ripete fino a esaurimento dell’alfabeto.
A quel punto si allontana fra la folla mentre compare un altro gruppo di performer che rappresenta qualcos’altro.
E questo nel sogno sembra stia succedendo ovunque, come se "sapessi" che sono presenti situazioni simili in ogni piazza e ogni città.

Come se tutti gli artisti, gli attori, i mimi, i performer del mondo si fossero accordati per fare la stessa cosa ovunque, nello stesso giorno e momento.

Mi sono svegliata in un punto del sogno in cui entravo poi nel cortile di un palazzo dove era allestito una specie di banchetto, con tavoli imbanditi di dolci bellissimi da vedere, e cose da bere servite da camerieri vestiti come per una cerimonia.
Mi stavo giusto servendo un magnifico dolcetto ottagonale, cosparso di cacao in polvere, il quale stava poggiato con altri su un vassoio dove andava a formare un ottagono più grande di dolcetti tutti uguali.
Avevo appena appurato che non costavano niente e che tutti potevano servirsi da soli quando è risuonato un "Buongiorno!" a interrompere la festa, cioè il sogno.

Inutile dire che vorrei avere il macchinario usato da Trevor McPhee (William Hart) nel film Fino alla fine del mondo (Wim Wenders), per scaricarvelo come filmato su youtube questo sogno, così da farvi “vedere” con i vostri occhi quanto tutto ciò che "ho visto" avesse qualcosa di rivoluzionario e bellissimo.

2 commenti:

  1. Un risveglio della coscienza collettivo che forse è nell'aria e che tu, che sei dotata di antenne sensibilissime, riesci a percepire e poi raccontarci: questo è il mio sogno. E... buonanotte e che vengano altri sogni simili!

    RispondiElimina
  2. Mi rammarico profondamente di non avere manco visto il film, ma potrebbe essere un ripiego accettabile e un efficace antidoto all'invidia che non posso fare a meno di provare per una sognatrice di così gran ...calibro, anche rivoluzionario (ma non solo).
    Grazie comunque della vivida condivisione che hai fatto qui del tuo densissimo e poetico sogno.

    Una passante ammaliata

    RispondiElimina