martedì 4 settembre 2012

Incantesimi

"Sarà un incantesimo", mi dicevo ieri.

Come nella fiaba di Rosaspina, che tocca il fuso e zacchete!, cade addormentata per 100 anni.

E con lei, tutti.

Cadono addormentati Re e Regina, dormono paggi e servitori, dormono gli stallieri e pure i cavalli e si addormenta anche il cuoco, proprio mentre sta per mollare uno schiaffo allo sguattero perché non sa spennare per bene una gallina.

Un incantesimo, dev'essere questo.

100 anni sono 3 generazioni, a far due conti.

Metto in conto mio nonno bersagliere, mio papà marinaio e mio fratello che niente, nessuna arma: 2 anni a Peschiera, perché di toccare un fucile non se ne parla e tantomeno di giurare fedeltà a una bandiera che sventola.

Tre generazioni a sognare un risveglio e invece il sonno continua.
Anzi: più passa il tempo, e più il sonno somiglia ormai a uno stato di coma agonico.

Ma forse tornano i conti se conto 150 anni.
E' da lì che dev'essere partito l'incantesimo.

Tornati indietro, come 150 anni fa, a prenderle se protesti per difendere la tua terra e ad abbassare la testa per le due palanche e un calcio al culo con cui il padrone ti sfama perché si sa, noi si è peggio dei somari e solo un padrone sa cosa va fatto: lui ordina, noi eseguiamo.

Intanto ci crescono intorno i rovi, sempre più alti e fitti.
Un muro impenetrabile.

E mentre mi faccio questi conti e ragionamenti, mi torna in mente che da un incantesimo ci si può svegliare solo se un principe, uno che nemmeno sa chi sia Rosaspina, entra nell'incantesimo per romperlo.

Il principe capace di rompere incantesimi nelle fiabe è sempre uno nuovo, qualcuno che non sa niente delle vecchie storie e proprio per questo agisce, fa ciò che nessuno per 100 anni ha osato e rompe l'incantesimo.

Il principe è uno curioso, che ha sentito dire che Rosaspina è bella.
Molto bella.
Una cosa che più bella non si è mai vista.
Né prima né dopo.

Così lui la vuole vedere, e per questo sfida il muro di rovi impenetrabile che avvolge il castello in un sonno che dura da cento anni.

E il muro di rovi si apre, lo lascia passare.

Lui entra nel castello di viventi addormentati, pieno di sguatteri che dormono con le galline da spennare ferme a mezz'aria, di paggi e servitori sprofondati fra seggiole e divani con piatti in mano e tovaglioli al braccio, di immobili stallieri e di cavalli che ronfano tranquilli da più di cento anni.

Sale sulla torre, corre su per la scala a chiocciola e apre la porticina della soffitta, quella dove dorme anche la vecchietta che filava.

Ed è lì che la vede, Rosaspina, la cosa più bella che si sia mai vista.
La bacia, com'è naturale.
Perché non c'è niente da fare: se vedi all'improvviso una cosa bella, bella al punto da commuoverti, hai voglia di baciarla.
Vuoi subito che ti entri dentro gli occhi e ti resti impressa nella mente e nel cuore.

Bacio magico, bacio che riporta in vita la dormiente.

Rosaspina si sveglia, e con lei si svegliano tutti: Re e Regina, paggi e servitori, stallieri e cavalli, sguatteri e cuochi.

Anche le galline?
Sì, anche le galline, che comunque finiranno in pentola.

Gran festa finale al castello, esattamente come era gran festa il giorno dell'incantesimo.

Festa per la nuova nascita, festa per la rinascita.

Ora, facendo due conti, anche i 150 anni sono passati.

E' importante, non vi sembri un discorso strampalato e inutile.

Perché, vedete, non esiste incantesimo che finisca prima che si sia compiuta una metamorfosi completa.

La Rosaspina che si sveglia, avendo dormito cento anni, non è la Rosaspina che si era addormentata.

Avvengono dei cambiamenti, mentre si dorme sotto incantesimo.

Quella che si era addormentata non sapeva niente dell'importanza del filare e dei fusi che pungono e addormentano.

Quella che si sveglia, invece, sa che una volta che ti sei punta, la filatura ti si incarna dentro e non puoi più che dormire, per la noia.

E' questo filare anche mentre dormi, che porta avanti il tempo fino a farlo arrivare al tempo di là da venire, quello in cui è tempo per il principe di sfidare il muro di rovi per la sola curiosità di vedere com'è bella, una cosa bella.

Quest'ultima idea mi acquieta, mi pacifica.
Mi fa pensare che le metamorfosi richiedono tempi sospesi ma che poi, quando la vita si risveglia, niente è più come prima.

Perché dopo, quando di nuovo la vita riprende a vivere, se il tempo sarà stato quello giusto per produrre una metamorfosi, quel sonno non risulterà un tempo perso.

Perché tutti allora si sveglieranno, tutti parteciperemo a qualcosa che ancora non sappiamo perché ora non c'è ancora.

Con gli incantesimi, bisogna aver pazienza e fiducia.

E la fiaba di Rosaspina mi rassicura in questo senso, mi ridà fiducia.

So che non basta mai che a svegliarsi siano qui un suonatore di liuto o là un isolato cavaliere senza macchia e senza paura.

Il risveglio, per farsi festa, deve svegliare tutto il castello.

Le metamorfosi sono necessarie per chiudere davvero una vecchia storia.
E avvengono sempre attraverso un incantesimo che per molto tempo addormenti tutti, così che la nuova storia inizi essendo nuova e dal punto in cui tutti nel castello si svegliano.

2 commenti:

  1. Anche se fosse involontaria, ne è venuta una parabola originale, spumeggiante e fiduciosa in un'evoluzione positiva dallo stato larvale in cui sembriamo trovarci. Conto che siamo stregati da un incantesimo, ma che tutto questo assopimento, alla fine, non venga per nuocere e sia anzi di buon auspicio!

    RispondiElimina
  2. Bello questo post. Me l'ero perso. Grazie della segnalazione.

    RispondiElimina