martedì 11 settembre 2012

Sedimenti e luci in fondo al tunnel

"La realtà è che Monti ed il suo governo non sono minimamente nelle condizioni di saper affrontare la crisi che attanaglia il Paese. Non hanno un piano per rivitalizzare i consumi...", scrive FreeYourMind.

Monti non ha avuto l'incarico di formare questo governo per affrontare la crisi per far ripartire il paese, ma quello di fare quelle riforme (legislative e costituzionali) richieste dalla Bce con la famosa lettera del 5 agosto 2011.

E' bene ricordarlo, altrimenti ci aspettiamo cose che non farà mai.

La crisi, più che affrontarla per rivitalizzare i consumi, Monti ha se mai tutto l'interesse ad amplificarla.

Fino al punto da rendere possibili, proprio grazie alla gravità della crisi, quei cambiamenti di leggi, istituzioni e costituzione che, in condizioni normali, nessun cittadino europeo accetterebbe.

Lo dice lui stesso, in un'intervista vecchia di mesi (e stranota), che si trova qui.

E bisognerà pur credergli, per una volta che ciò che dice ha riscontro nella realtà.

Le sue ridicole dichiarazioni quotidiane hanno invece uno scopo meramente sedativo: servono a ingabbiare l'opinione pubblica dentro a una cortina fumogena che non ha alcuna relazione con i fatti.

L'evanescenza sui tunnel e sulle soluzioni dentro di noi, servono a dilatare i nostri tempi di reazione (intanto che stiamo lì a decodificarlo), quel tanto che gli basta per poter raggiungere l'obiettivo da lui così dettagliatamente descritto nell'intervista.

E ciò che descrive è il format di ogni crisi, che si ripete uguale in ogni paese europeo:

- crisi del debito delle banche
- necessità di prestiti per sanare i debiti delle banche
- richieste della troika di modifiche alle leggi su lavoro, sanità istruzione, privatizzazioni, privatizzazione dei servizi pubblici essenziali, svendita di aziende pubbliche
- modifiche alle costituzioni come condizione necessaria per poter accedere ai prestiti.

In una spirale a discesa, abbiamo visto la stessa cosa ripetersi identica in Grecia, in Spagna, in Portogallo, e prima in Irlanda, ora in Francia e oggi anche in Slovenja.

Un caso?
Un format divino?

I fatti, prima delle ipotesi o delle aspettative, dicono qualcosa.

Leggevo stasera una interessante ricostruzione del lento processo che dal 1992 ad oggi ha praticamente azzerato, senza che nessun cittadino ne sia stato informato, ogni possibilità futura  di "reversibilità".
Il pezzo è un po' lungo, come tutte le cose accurate, però vale ogni secondo speso a leggerlo.

Per sapere.

Monti, stando alle sue parole e alle leggi varate dal suo governo, non è la risposta alla crisi: Monti è propedeutico alla crisi, è la ragione dell'aggravarsi della crisi, è il mezzo per rendere la crisi così profonda da "non essere più pienamente reversibile".

Forse pensiamo che l'Italia sia diversa dalla Spagna?
Che avrà un destino meno drammatico di quello della Grecia?
Guardatevi Catastroika, se ancora non l'avete visto.
Poi ne parliamo, di quanto o in cosa siamo diversi.

Il sedimento che rimane dopo la grave crisi, è il reale obiettivo di Monti.

Non l'affrontare la crisi per far ripartire l'economia e i consumi, ma consentire l'aggravarsi della la crisi fino a renderci accettabile, senza che vi siano reazioni, quel post crisi irreversibile e fino a farci pensare come sacrificabile lo spogliare il paese di ogni ricchezza culturale, di ogni risorsa energetica, di ogni possibile soluzione alternativa.

Per questo di Monti è inutile parlare.
Nulla di ciò che ha da dire ha a che fare con la salvaguardia degli interessi reali delle persone che abitano questo paese.
Non c'è niente di positivo da aspettarsi, in nessun ambito: va mandato a casa e basta.
Subito.
Ed è già tardi.
Accompagnato alla porta insieme al codazzo di servi che lo sostengono e a quello che lo ha imposto e li legittima tutti per via di certe astruse e fantasiose prerogative che non ha.
A meno di voler ripetere un terzo ventennio in attesa di un salvatore o di una sinistra che non esiste che nei nostri sogni.

2 commenti:

  1. Esattamente questo è lo stato dell'arte. Non c'è niente da sognare ma da agire, e l'esempio arriva dagli operai dell'Alcoa sbarcati a Roma che hanno cacciato Fassina, avvertendolo che la prossima volta che si fa vedere, o che dovesse presentarsi ad esprimere la sua "solidarietà" pelosa Bersani, saranno calci nel culo.

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    1. Già, proprio questo.
      Al punto che, neanche farlo apposta, ecco cosa dice il Gebirge stamattina:
      «Le nostre decisioni in parte hanno contribuito ad aggravare la congiuntura economica: solo uno stolto può pensare di riuscire a incidere su un male che dura da decenni senza causare nel breve periodo un aggravamento della situazione»: è quanto ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti intervenendo a Milano Unica. Poi il premier ha rivolto un appello a imprese e sindacati: «Così come il governo, bene o male, sta facendo il meglio che può per migliorare la situazione, ci aspettiamo, anzi esigiamo a nome del paese e dei cittadini che facciano qualcosa di più con il loro diretto e congiunto impegno». A proposito della spending review ha sottolineato che è «difficilissima da applicare e per questo ho chiamato Bondi». Fonte qui
      A calci, prima che sia davvero troppo tardi, come insegnano gli operai dell'Alcoa (e tutti gli altri coraggiosi sui tetti, sulle gru, sui traghetti, nelle miniere, etc)

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