giovedì 25 ottobre 2012

Gentili lettori....

Questo blog potrebbe fermarsi qui, anche se la tentazione di pubblicare scientificamente balle mostruose per sfidare chiunque a trovarmi addosso 100.000€ con cui pagare una multa per la mancata rettifica o rimozione del contenuto sgradito, è grande. La sola idea mi fa l'effetto di un gas esilarante: sai che bello dirgliene quattro senza sconti e senza rimuovere niente?
Mi oscurano?
Capirai la perdita...

Ma può fermarsi Wikipedia?
Diciamo che questo loro messaggio è anche il mio, in attesa di capire come si mette.

Ogni giorno che passa, ho sempre più la netta sensazione che sia tempo di uscire dalla rete, prima di rimanerci impigliati dentro diventando inconsapevoli servi di furfanti mascherati da curatori d'anime per conto terzi.
Si fottessero tutti.
Non mi avranno mai.
Statemi bene, speriamo a presto... 

"Gentili lettori,
ancora una volta l'indipendenza di Wikipedia è sotto minaccia.
In queste ore il Senato italiano sta discutendo un disegno di legge in materia di diffamazione (DDL n. 3491) che, se approvato, potrebbe imporre a ogni sito web (ivi compresa Wikipedia) la rettifica o la cancellazione dei propri contenuti dietro semplice richiesta di chi li ritenesse lesivi della propria immagine o anche della propria privacy, e prevede la condanna penale e sanzioni pecuniarie fino a 100.000 euro in caso di mancata rimozione. Simili iniziative non sono nuove, ma stavolta la loro approvazione sembra imminente.
Wikipedia riconosce il diritto alla tutela della reputazione di ognuno e i volontari che vi contribuiscono gratuitamente già si adoperano quotidianamente per garantirla. L'approvazione di questa norma, tuttavia, obbligherebbe ad alterare i contenuti indipendentemente dalla loro veridicità. Un simile obbligo snaturerebbe i principi fondamentali di Wikipedia, costituirebbe una limitazione inaccettabile alla sua autonomia e una pesante minaccia all'attività dei suoi 15 milioni di volontari sparsi in tutto il mondo, che sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".
Wikipedia è la più grande opera collettiva della storia del genere umano: in 12 anni è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. L'edizione in lingua italiana ha quasi un milione di voci, che ricevono 16 milioni di visite ogni giorno, ma questa norma potrebbe oscurarle per sempre.
L'Enciclopedia è patrimonio di tutti. Non permetteremo che scompaia. "

14 commenti:

  1. Secondo te è una diffamazione affermare che Bersani è un coglione a scegliersi i collaboratori più stretti, prima Filippo Penati, nominato capo della segreteria personale, sotto imminente processo per corruzione, concussione e finanziamento illecito; ora Zoia Veronesi, indagata per truffa aggravata alla Regione Emilia Romagna? E che quindi è inadeguato a fare il capo di governo, visti i precedenti nelle scelte?

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    1. Non spreco offese su questioni inutili, ho i miei principi: solo un amico, merita il tempo e l'energia necessaria e tentare di scuoterlo da errori reiterati e dannosi per sé e per gli altri, dicendogli apertamente ciò che penso di lui.

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  2. Io sono praticamente nullatenente, quindi continuo a scrivere quello che più mi aggrada, al massimo mi mettano in galera, lo status di prigioniero politico mi manca... comunque scherzi a parte credo che una legge del genere possa essere considerata incostituzionale (libertà di espressione) e lesiva della convenzione internazionale dei diritti dell'uomo... se passa penso sia giusto cominciare a organizzarci in rete per portare la legge davanti a un giudice.
    Che ne dite ce la facciamo?

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  3. Posso essere d'accordo con quel che scrivi ma la questione non è di lana caprina bensì giuridica. Affermare che Bersani (è solo un esempio) è un coglione (o un inetto, come preferisci) a scegliere i suoi collaboratori è diffamazione o esprimere un'opinione? Rientra anch'essa nel campo di applicazione della legge di cui sopra?

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  4. Maurizio Mozzoni

    Se avesse ancora qualche senso la nostra Costituzione, o se davvero esistessero cose come la "lbertà di espressione" o la "convenzione internazionale dei diritti dell'uomo", il nostro non sarebbe il paese di briganti impuniti che è e il mondo sarebbe un posto senza guerre, torture, rendition, schiavitù, sfruttamento, indigenza e perfino senza scie chimiche...
    Ciò che invece è, mi dice che qualsiasi opposizione, qualsiasi movimento, qualsiasi iniziativa, trova ascolto e giustizia e riconoscimento solo a patto che non vada a infilarsi fra gli ingranaggi di interessi intoccabili.

    Per dirne una e dirle tutte, siamo quel paese in cui già un paio di anni fa, un centinaio di economisti presentarono un documento in tutte le sedi governative e sù fino al Presidente della Repubblica, dimostrando che la via intrapresa per uscire dall'idiozia del debito era la strada verso il disastro.

    Hai notizia di qualcuno che li abbia minimamente presi in considerazione?
    Di qualcuno che si sia fatto venire almeno un falso scrupolo aprendo una discussione pubblica sul tema, fosse anche solo per far finta di essere democratico?
    Nulla è più possibile.
    Tranne prendere atto che nulla è più possibile.

    mscaini

    Temo dipenda da come interpreta Bersani stesso il termine.
    Se cioè abbia ancora un barlume di onestà che si affaccia ai suoi neuroni e gli fa dirsi da solo che è stato un coglione/inetto nel fidarsi dei suoi collaboratori; e se invece ritenga (cosa più probabile), che "tutto si chiarirà nelle sedi opportune" e alla fine si dimostrerà che non di una sua svista nello scegliere le persone si tratta, ma di "macchina del fango" all'opera contro il purissimo Pd.

    Fango da cui ci si lava facilmente con opportuni aggiustamenti legislativi e la consueta macchina del contro fango lanciata verso la magistratura.
    Nel senso: di quale legge stiamo parlando?
    Esiste una legge uguale per tutti?
    E se non è una legge uguale per tutti, che legge è?

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  5. Come sempre cogli a meraviglia -- anche se non solo -- il nòcciolo della questione, cara Ross: "Se non è una legge uguale per tutti, che legge è?". E' proprio così: l'istituzione di un sistema di leggi è privo di senso se non come baluardo contro la prepotenza e l'invadenza del più forte (o più ricco o più astuto e abile, o comunque sia più capace di imporre i propri punti di vista e interessi a scapito e detrimento di quelli altrui). In un sistema in cui davvero vige e funziona il Diritto non dovrebbe essere nemmeno concepibile una legge in cui il destinatario delle critiche abbia non solo il potere di farle rimuovere a suo piacimento ma addirittura di punire con ritorsioni così pesanti, per di più senza appello o possibilità di arbitrato preventivo, chi ha avuto l'ardire di formularle.

    A mio parere resta comunque vero che bisogna saper mantenere la distinzione tra critica e insulto: un conto è esprimere tranquillamente dubbi sulla capacità di discernimento e sulla conseguente affidabilità (o inaffidabilità) di un politico per il tipo di consiglieri di cui si circonda, un altro è prenderlo apertamente a parolacce in luogo pubblico. Qui non si tratta più di diffamazione, ma di vilipendio, qualcosa che è regolamentato, se non sbaglio, dal codice penale, prima ancora che da qualunque legge di qualunque transitorio (almeno si spera) Parlamento.

    Mi son letta con gusto anche l'articolo sul 'monster' di Dubezia: un gioiellino, alla faccia del narcisone ultraottantenne maniaco depressivo.
    Uh!, a proposito di gioielli: l'anulare e il mignolo come stanno? No perché anche certi banalissimi contrattempi possono rivelarsi un attentato al personale feeling con la tastiera che fanno tremare le vene ai polsi di noi sudditi. Quindi, niente scherzi e aggiornamenti tempestivi sulla situazione, please!

    Con sempre più grande simpatia (che mai si tramuti in nostalgia, per tutti gli incantesimi!), marilù.

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    1. Marilù

      Concordo sulla necessaria distinzione fra critica e insulto e tuttavia, ci sono volte in cui l'insulto, come certi termini dialettali intraducibili, esprime una verità impossibile da verbalizzare altrimenti.
      Oggi, dopo vent'anni in cui politici e rappresentanti delle istituzioni ci hanno svezzato su tutto il catalogo di reati previsti dal Codice Penale, aggiungendone di imprevisti, sentire un cittadino che sinceramente insulta un politico, riportandolo così al suo essere uomo tra gli uomini, fa quasi tenerezza.
      E' come sentire un'eco di tempi semplici, quando solo un grezzo beone da osteria, un gruista stremato a scaricare navi di notte e al freddo o un'operaio di turno agli altiforni insultava, con diritto di replica ma non di denuncia, chi gli stava sopra.
      L'insulto, in un mondo che gira per il suo verso, va per logica dal basso verso l'alto, mai al contrario, ché l'insulto è da sempre espressione di classe.
      Oggi, che chi si è nettato il culo con la bandiera lo abbiamo fatto ministro e a chi ci ha dato da coglioni l'abbiamo elevato a simbolo della nazione, sentire un cittadino insultare un politico fa strano perché l'insulto va al contrario, per questo se ne vuole la denuncia per legge.
      Il che ci dice che l'eleganza, la civiltà e il bon ton, sono oggi appannaggio del povero popolino: gli diamo l'iPhone, l'iPad e l'obbligo del bon ton in società.
      Una sorta di equiparazione fra Codice Penale e Catechismo, che finirà per fotterci del tutto la ragione rimbecillendo la nostra capacità di discernimento residua.
      Però i ditoni son tornati ditini, e sono quanto mai commossi di vedersi riconosciuti quali gioielli.
      Ho appena imposto inchino e riverenza ad entrambi, in tua presenza.

      A proposito di Voyager, mi chiedevo ieri sera che fine avrà fatto John Titor, ora che servirebbero un paio di notiziole sul futuro.
      Senza contare che da Voyager mi aspetto una puntatona chilometrica in prossimità del 20 dicembre, visto che siamo a fine 2012 e 'sto uragano americano ha l'aria di un anticipo della fine del mondo in diretta streaming...

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    2. No, per carità, niente inchini e reverie che poi mi commuovo e Sandy mi cita in tribunale per oltraggio e sorpasso a destra in stato di brezza.
      John Titor sta ancora cercando i francobolli giusti per spedire le cartoline al Giacobbone nazionale. E' indeciso tra quelli in euro, quelli in conchiglie mauritane e quelli in crediti centauriani: colpa del multiverso e dei futuri che gli girano peggio delle pale eoliche.
      Quando si dice tempo di avVento....
      Comunque le tue dita risanate si meritano senz'altro un doppio saluto palmato vulcaniano, da oca del capod'Aglio anti-halloween.
      Ellettroestaticamente tua, marilù.

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  6. Mi auguro che non abbiano l'ardire di imbavagliare l'unico mezzo di comunicazione che, ad oggi, mantiene ancora una discreta libertà.
    Se così fosse si spera che gli italiani più giovani, gli utenti di internet, si dimostrino più attivi dei loro genitori scendendo in campo contro una decisione ingiusta e limitante della libertà dei cittadini.
    Buon fine settimana.

    P.S. Se i blogger come te gettano la spugna è finita!!

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    1. Ciao Mr Loto!
      Questi hanno l'ardire di ridurci alla fame e al freddo, figurati se gli fa caldo imbavagliare la rete.
      La tentazione di governare la "libertà" della rete poi, è solo questione da definire nei dettagli.
      A volte penso che prima ci siamo finiti tutti dentro, e ora rischiamo di non poterne più uscire, altro che libertà.
      Ti bastino ad esempio le molte operazioni che le amministrazioni dello stato ormai consentono solo via web: con buona pace di chi pensa sia comodo e pure economico, significa costringere chiunque ad utilizzare il web, anche chi preferirebbe magari farsi due passi per passare qualche ora a far due chiacchiere, e invece è costretto a 80 anni a stare in fila ai Caf per pagare l'Imu su una vecchia casa diroccata.
      Che "libertà" è mai, quella cui sei obbligato per legge?
      Per questo estenderei il tuo invito a tutti, senza distinzioni di età, a mobilitarsi su questo tema: anche chi non sa usare internet oggi deve avvalersi di internet.
      Ma più che scendere in piazza, vedrei bene in questo caso un totale e mondiale black-out dall'uso di internet.
      Basterebbe un'astensione di 24h su scala mondiale, per farli uscire matti tutti.
      Pensa solo a quanti interessi economici oggi girano grazie ai social network, alla pubblicità online e agli acquisti online.
      24 h di astensione degli internauti dalla rete e si scatena il panico ai piani alti di Google, di Facebook, di Twitter, etc...

      P.s. Non sarebbe tanto un "gettare la spugna", quanto un cambiare aria, un trovare altre forme e altre strade. (Grazie...)

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  7. Io sono silente da un pezzo: prevedevo questa legge ignobile. (Non è vero, ma mi è venuta così)

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    1. Vogliamo dire che il tuo non è esattamente un "silenzio", ma un'astensione premeditata e preventiva?
      Vedi, in questo mi sei maestro: un bel silenzio di mesi, e tiè...
      Voglio vedere se Google, Twitter e Blogspot non si strappano i capelli chiedendomi in ginocchio di tornare, per favoreee; di metter giù due righe, di sfogliare due quotidiani, di mandare un saluto qui e uno là, ti pregooo.
      Ché lo sappiamo, che senza di noi la rete chiude per fallimento in quattro e quattr'otto, o no?

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  8. Se mai decidessi di andare via dalla rete, sarei io a chiederti in ginocchio di tornare (non mi strappo i capelli perché li ho troppo corti), altro che google o blogspot!!!

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    1. Ma quanto sei carina a scrivere una cosa così?
      Pensa che ti ho perfino sognata, stanotte, per dire...

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