venerdì 5 ottobre 2012

Luce? In fondo al tunnel...


Immagine del Buddha datata 2000 B.C. nel sito archeologico di Mes Aynak - Afghanistan - Foto di Brent E. Huffman

Il sito di Mes Aynak si trova sopra una miniera di rame.
Gli archeologi hanno tre anni di tempo per salvare quel che resta di questo patrimonio dell'umanità, poi faranno saltare tutto.
Chissà perché ci sono uomini che scavano per riportare alla luce una bellezza che ancora illumina il nostro presente con la sua grazia, ed altri che vedono la possibilità della luce solo nei cavi di rame o nei semiconduttori.
Vorrei vivere in un mondo a candele, pur di poter essere illuminata su una cultura che realizzava Buddha come questo qui sotto.


Buddha trovato sempre negli scavi di Mes Aynak - Afghanistan. Foto di Brent E. Huffman.

Qui altre foto del sito di Mes Aynak e tutta la deprimente storia.

8 commenti:

  1. concordo. amaramente. però è anche vero che tre anni non sono affatto pochi.

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    1. Vista la povertà culturale e economica in cui ci troviamo dopo anni di "progresso", forse è il caso di farsi seriamente la stessa domanda che pone l'autore del pezzo:
      "Is the potential for economic growth worth more than the loss of cultural heritage?"
      Vale più il rame della miniera o ciò che simbolicamente questa scoperta ci rappresenta?
      Oltre a essere una inestimabile testimonianza di civiltà scomparse, è per me come se due opposte visioni del mondo che si guardassero negli occhi: una predatoria, orientata allo sfruttamento della terra e che non produce che beni illusori (negli ultimi 60 anni ci siamo fatti fuori tutto lasciando ai posteri deserti culturali, immondizia tecnologia e povertà; l'altra, ancora dopo migliaia di anni, è lì a dirci che c'è stato un tempo in cui l'uomo, pur sprovvisto di elettricità e iPhone, sapeva creare manufatti che ancora ci commuovono profondamente.
      Vale di più ciò che lasciamo o ciò che consumiamo?
      Me lo sto chiedendo, eh?
      Ma sento che è questa la domanda, più che quanto tempo è necessario per salvare questo patrimonio...
      Quanto tempo abbiamo noi, per salvarci?

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  2. Se con il rame estratto riuscissero a modellare un volto con la stessa espressione della foto... Ma non so se sia possibile: solo credendo fortemente nell'Illuminazione, nel Buddha, solo con un animo permeato, invasato, imbevuto di misticismo (anche se solo per il tempo necessario a realizzare l'opera) si può raggiungere quel risultato, ed un mondo che preferisce il rame in quanto con esso si può acquistare l'I-phone o la BMW, non è più capace di capolavori, anzi non sa nemmeno che farsene.

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    1. Vero. L'uomo che vive pensando all'utilità delle cose, al più produce cose.
      Si è così impoverita, la nostra condizione umana, da ritenere l'arte stessa, riproducibile in serie.
      Copiamo le grandi opere del passato illudendoci che possedere una copia rifatta faccia di noi degli esseri raffinati amanti dell'arte.
      Ma l'arte ha bisogno di avere orizzonti mentali più vasti, che noi escludiamo anche come ipotesi.
      Non riusciamo nemmeno più a farci domande sul cielo, sull'infinito, sul mistero del mondo in cui viviamo.
      Come potremmo mai creare qualcosa di davvero eterno? Qualcosa capace di incantare i nostri posteri per la bellezza che esprime?
      Siamo impoveriti dentro e siamo impoveriti fuori.
      Forse c'è un nesso fra le due cose?

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  3. Stante che vivo come te, e più e peggio a cagione dell'età -certo più anziana (e quindi più scleroticamente concallata in certe idee)- di te, mi provo -ciò nonostante!- a riformularne la visione in termini buddhistici... Ossia secondo gli insegnamenti originari di quel tal Gautama Siddharta che rifiutava iconografie idolatre e incitava a liberarsi da ogni forma di attaccamento a qualsiasi cosa che si ponesse nel campo delle illusioni dell'essere.
    In ciò rientra chiaramente per prima, la sua rappresentazione, e per quanto straziante ci appaia, anche l'arte.
    Il concetto è che finché saremo condizionati da queste "apparenze" non saremo liberi.
    Forse, dopo tutto, siamo ancora condizionate -tanto tu che io- da una concezione occidentale (e di tradizione greca, prima che cristiana) che delega all'arte il ruolo di ispiratrice di conoscenza e verità.
    (Rifletti su questa mia chiusa e sulle ultime domande che poni nel tuo post, prima di rispondere):)

    P.s. Da un punto di vista di stampo occidentale più strettamente legato all'arte, c'è il famoso saggio di Benjamin (che certo conoscerai)"L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica"...che è già di più di qualche decennio fa...

    P.p.s. Tutto ciò non toglie che stiamo vivendo un'epoca bruttissima e che io ne sono annichilita e dolorante quanto te!

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    1. Leira, i tuoi commenti inviatno a riflessioni che mi porterebbero a scriverti 20/30 pagine di risposta.
      Avevo giusto ora provato a fartene una sintesi, tranne che per qualche oscura ragione al momento di clicare "pubblica" il sistema mi ha mandato fuori e mi sono persa quanto ti avevo scritto.
      Ci riprovo stasera, perdonami...

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  4. Riprovo.
    Scrivi:"secondo gli insegnamenti originari di quel tal Gautama Siddharta che rifiutava iconografie idolatre e incitava a liberarsi da ogni forma di attaccamento a qualsiasi cosa che si ponesse nel campo delle illusioni dell'essere.
    Liberarsi da ogni forma di attaccamento, è liberarsi anche dell'attaccamento agli insegnamenti del Gautama Siddharta: un insegnamento ha sempre valore individuale, vale se ha valore per te e non ha necessità di farsi valore universale, per avere valore.
    Come dice una nota storiella, "se incontri il Buddha, uccidilo", il che sottintende anche se lo incontri nei Veda e lo scambi per il giudice supremo nella corte della giustizia divina.
    Vale per l'iconografia e per l'idolatria, ma vale per tutto, il "non attaccamento".
    Ciò che intendo è che pur essendo d'accordo con te fino in fondo, non so fare a meno di pensare che l'arte nasce dall'esigenza umana di rappresentarsi (simbolicamente) l'inconoscibile.
    Non direi nemmeno che l'occidente è in questo più condizionato dall'oriente dalle proprie rappresentazioni iconografiche del divino, anzi: gli orientali sono perfino più ossessivi in questo senso, vista la non indifferente mole di divinità del loro pantheon religioso.
    Se una differenza esiste, sta tutta sulla simbologia delle diverse immagini sacre: terrificante in occidente (croci, chiodi, teste tagliate, occhi tolti dalle orbite, frecce e sangue che pare arte splatter), gioiosa in oriente (fiori, danze, scene rupestri, profumi e cibo offerti con grazia alla divinità fino a scene di sesso esplicito, per quanto sia rappresentazione simbolica di unità degli opposti).
    Una differenza sostanziale: l'occidente aspira alla salvezza eterna (che presuppone la colpa dell'esistenza), l'oriente aspira al nirvana, cioè alla dissoluzione per estrema felicità e perfetta realizzazione umana.
    L'arte, alla fine, è tale proprio se esprime qualcosa che va oltre ciò che rappresenta, se cioè riesce a suscitare in chi la guarda una dimensione mistica che trascendel'opera stessa.
    Mistica, non religiosa.
    Che poi vi siano adoratori di immagini non toglie a un'opera d'arte religiosa il suo valore, anzi: proprio il fatto che, pur ignorando la simbologia espressa, gli adoratori sentano una misteriosa attrazione per ciò che un'opera comunica loro, finendo per adorare il volto del crocefisso rivolgendo a quello una supplia di salvezza (ma succede anche a molti buddhisti adoranti l'immagine del Buddha), conferma la potenza del linguaggio dell'arte, capace comunque di far parlare lo spirito.
    Le opere qui sopra, hanno circa 5000 anni, e commuovono per la bellezza dei volti e delle vesti.
    Non è già questa commozione la prova dell'importanza dell'arte quale mezzo per rappresentare il divino, per sua natura non conoscibile e quindi non rappresentabile?
    Che importa se qualcuno (più di qualcuno) scambia le immagini sacre per foto dell'epoca e adorano la persona/foto?
    In ogni caso, si compie ciò per cui sono state create: rammentano all'uomo la spiritualità che racchiude in se stesso.

    Lo dicevo oggi: dovrei scrivere parecchie pagine, per riusire a esprimere decentemente e comprensibilmente i mille pensieri cui mi portano i tuoi stimolanti commenti.
    Grazie...

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  5. Figurati, Ross...
    Pensa che io fin dai tempi del liceo pensavo l'arte come l'unica espressione umana che delegasse all'animale uomo il compito precipuo di trascendere i limiti del pensiero...
    Come hai perciò certo ben capito con la tua vigile intelligenza -senza il riconoscimento della quale non mi sarei azzardata- la mia era soprattutto una provocazione. In "senso buono": come usa dire oggi in presenza di termini che si teme vengano fraintesi ;)...Ma perché?!? Anche qui conta più, pare, la paura (pure tanto diffusa ai nostri giorni)di non essere accettati che il risultato fruttifero di un dialogo...che senza immissioni di elementi nuovi, anche in contrasto con l'assunto principale, non può svilupparsi come tale (e tanto Platone che Hegel ne sapevano qualcosa ;)...)
    Felice quindi che tu abbia afferrato al volo la mia 'provocazione' come l'intendevo:ossia come stimolo ad approfondire uno scambio di idee...che -hai ragione- potrebbe andare avanti all'infinito! :)
    Per secoli l'arte (prima che esistessero i "media" come li intendiamo oggi)ha avuto "anche" il ruolo di "mediare" significati, attraverso le emozioni che suscitava, presso chiunque, analfabeti compresi. Il che, naturalmente non vuol dire che qualsiasi raffigurazione assurgesse al senso alto di 'arte', che, -va da sé-, molto aveva la pura funzione di didascalismo pretestuoso al servizio del potere di turno ("nihil novi...";(...) E il pericolo, quello vero, sta lì: nell'incapacità di distinguere...lune che non hanno bisogno di dita per essere indicate!

    Ringrazio io te per la disponibilità al dia-logo, piacere grande, sempre più difficile da condividere :)

    P.s. Sto leggendo "Confessione di un ateo buddhista" di Stephen Batchelor (lo conosci?), che per l'assunto molto bene si sposa al mio principio cardine di non confondere spiritualità con religione ;)

    Nota a margine: ho notato anch'io che i commenti lunghi stentano ad avere pubblicazione...lasciando molto frustrati :(! ...per cui ho preso l'abitudine di copiarli prima dell'invio ;)
    Spero pure che i tag che ho adoperato fossero giusti...

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