In quella pittoresca
ricorrenza, che si celebrava di solito ai primi di gennaio, anche preti
ordinariamente devoti e cittadini austeri si mettevano maschere oscene,
cantavano canzoni licenziose e in generale tenevano desta la gente con satire e
baldorie. Chierici minori si dipingevano il viso, giravano impettiti negli
abiti dei loro superiori e schernivano i solenni riti della chiesa e della
corte. In certi luoghi un vescovo fanciullo parodiava perfino la messa. Durante
la festa dei folli nessuna usanza o convenzione si sottraeva al ridicolo, e
perfino i personaggi più altolocati del regno dovevano rassegnarsi a lasciarsi
schernire.
[…] I cronisti raramente deplorano
la scomparsa della festa dei folli…La sua morte tuttavia fu una perdita. La
festa dei folli aveva dimostrato che una cultura poteva farsi gioco di quando
in quando delle sue più sacre consuetudini civili e religiose. Poteva
immaginare, almeno ogni tanto, un mondo completamente diverso, dove l’ultimo
diventava il primo, i valori accettati si capovolgevano, i folli si tramutavano
in re e i chierichetti in prelati. La scomparsa della festa dei folli segnò una
metamorfosi significativa nel clima culturale occidentale: l’affievolimento,
nella nostra civiltà, della disposizione alla festività e alla fantasia. La sua
scomparsa dimostrava che la gente considerava ormai i propri ruoli sociali e
le proprie consacrate convenzioni con occhi che non potevano accettare la
satira e non aveva più tempo e inclinazione per una parodia sociale così
tagliente.
[…] Importa notare che presso
di noi la fantasia e la festività hanno un ruolo meno fondamentale di quanto
avessero ai tempi dei santi folli e dei mistici visionari, quando il calendario
era costellato di feste. E noi ne siamo tutti più poveri. […] Le nostre
fantasie sono generalmente circospette, bizzarre e reticenti, e se ogni tanto
spiccano il volo, sono apprezzate solo da un’élite. Le nostre feste sono sporadiche e ossessive, le
nostre fantasie prevedibili e politicamente impotenti. (…)
Dal Preludio a La festa
dei folli, del Rev. Harvey Fox
pag.
17/18/19 – 1969 Ed. Bompiani – Collana La ricerca religiosa – Studi e Testi.
Pernacchie erano allora consentite, contro preti e pretonzoli.
Dev'essere tornata l'Inquisizione, visto che al cattolico non basta più il cambiare canale, quando lo spettacolo tv è sgradito.
Ai folli odierni, un invito a saper sempre ridere delle proprie ferree convinzioni.
Almeno a carnevale, che è quel che ci resta oggi della festa dei folli.
Be', adesso, solo il carnevale... Ma perché fare torto a tutti gli otto e mezzo e cloni vari di tribune elettorali, che più felliniani di così non potrebbero essere, né di nome né di fatto?
RispondiEliminaAh già, tu non hai la Tv. E vabbe' fija bella, come direbbe don Pizzarro, ma allora de ghe te lamenti?
Comunque è un vero peccato che al Cern di Ginevra abbia preferito il palcoscenico, il caro Guzzanti. A quest'ora tutti i nonni avrebbero portato i nipotini a fare un giro sul bordo dei buchi neri, invece che alla rugginosa giostra dei giardinetti sotto casa. E avrebbero pure vinto un giro gratis. Il fumo però no, quello sarebbe rimasto a prezzi standard: l'evasione fiscale è immorale, e da un buco nero è pure impossibile.
Ciao Ross, alla prossima puntata!
Con affetto, marilù.