martedì 8 gennaio 2013

La festa dei folli

Durante il Medio Evo fiorì in alcune regioni d’Europa una festa che si chiamava “festa dei folli”.
In quella pittoresca ricorrenza, che si celebrava di solito ai primi di gennaio, anche preti ordinariamente devoti e cittadini austeri si mettevano maschere oscene, cantavano canzoni licenziose e in generale tenevano desta la gente con satire e baldorie. Chierici minori si dipingevano il viso, giravano impettiti negli abiti dei loro superiori e schernivano i solenni riti della chiesa e della corte. In certi luoghi un vescovo fanciullo parodiava perfino la messa. Durante la festa dei folli nessuna usanza o convenzione si sottraeva al ridicolo, e perfino i personaggi più altolocati del regno dovevano rassegnarsi a lasciarsi schernire.
[…] I cronisti raramente deplorano la scomparsa della festa dei folli…La sua morte tuttavia fu una perdita. La festa dei folli aveva dimostrato che una cultura poteva farsi gioco di quando in quando delle sue più sacre consuetudini civili e religiose. Poteva immaginare, almeno ogni tanto, un mondo completamente diverso, dove l’ultimo diventava il primo, i valori accettati si capovolgevano, i folli si tramutavano in re e i chierichetti in prelati. La scomparsa della festa dei folli segnò una metamorfosi significativa nel clima culturale occidentale: l’affievolimento, nella nostra civiltà, della disposizione alla festività e alla fantasia. La sua scomparsa dimostrava che la gente considerava ormai i propri ruoli sociali e le proprie consacrate convenzioni con occhi che non potevano accettare la satira e non aveva più tempo e inclinazione per una parodia sociale così tagliente.
[…] Importa notare che presso di noi la fantasia e la festività hanno un ruolo meno fondamentale di quanto avessero ai tempi dei santi folli e dei mistici visionari, quando il calendario era costellato di feste. E noi ne siamo tutti più poveri. […] Le nostre fantasie sono generalmente circospette, bizzarre e reticenti, e se ogni tanto spiccano il volo, sono apprezzate solo da un’élite. Le nostre feste sono sporadiche e ossessive, le nostre fantasie prevedibili e politicamente impotenti. (…) 
 
Dal Preludio a La festa dei folli, del Rev. Harvey Fox
pag. 17/18/19 – 1969 Ed. Bompiani – Collana La ricerca religiosa – Studi e Testi.

Pernacchie erano allora consentite, contro preti e pretonzoli.
Ora non più, a quanto pare: si denuncia, così che il mondo intero prenda lezione.
Dev'essere tornata l'Inquisizione, visto che al cattolico non basta più il cambiare canale, quando lo spettacolo tv è sgradito.

Ai folli odierni, un invito a saper sempre ridere delle proprie ferree convinzioni.
Almeno a carnevale, che è quel che ci resta oggi della festa dei folli.

1 commento:

  1. Be', adesso, solo il carnevale... Ma perché fare torto a tutti gli otto e mezzo e cloni vari di tribune elettorali, che più felliniani di così non potrebbero essere, né di nome né di fatto?
    Ah già, tu non hai la Tv. E vabbe' fija bella, come direbbe don Pizzarro, ma allora de ghe te lamenti?

    Comunque è un vero peccato che al Cern di Ginevra abbia preferito il palcoscenico, il caro Guzzanti. A quest'ora tutti i nonni avrebbero portato i nipotini a fare un giro sul bordo dei buchi neri, invece che alla rugginosa giostra dei giardinetti sotto casa. E avrebbero pure vinto un giro gratis. Il fumo però no, quello sarebbe rimasto a prezzi standard: l'evasione fiscale è immorale, e da un buco nero è pure impossibile.

    Ciao Ross, alla prossima puntata!
    Con affetto, marilù.

    RispondiElimina