giovedì 10 gennaio 2013

Vita al minimo

Nella sala caffè. F. era sola e al buio, con le mani appoggiate sopra la testa, come a nascondersi in un bozzolo tutto suo davanti ai distributori illuminati di focaccine.
Non ho acceso la luce.
Volevo un thé e mi bastava la poca luce per la chiavetta.
Passando, le ho accarezzato la schiena, senza dirle una parola.
Non c'è più niente che io sappia dire, né a lei né a nessun altro.
Nemmeno a me stessa ho più niente da dire.
Poi ho preso il mio thé e mi sono seduta sul trespolo di fronte a lei, in silenzio.
Dopo un po' ha alzato la testa e mi ha guardato con gli occhi rossi e i capelli arruffati:" Non ce la faccio più Ross, non ce la faccio più".
Lo so.
Nessuno ce la fa più.
Nemmeno io ce la faccio più.
Mi pare di aver esaurito tutta la scorta di cazzate che di solito mi racconto per contrastare avversità e contrattempi.
Ho raschiato il fondo, non ho più alcuna palla a sostenermi per fingere che passerà, che si tratta solo di un tragico malinteso, di un brutto sogno, di un incubo notturno dal quale domattina mi sveglierò.
Ci siamo guardate.
Di solito sono quella che emana speranza, quella che dispensa frasette del cazzo a scopo tiramisù d'emergenza.
Non ne ho più.
Così ci limitiamo a guardarci, sapendo che non ci si può nemmeno inventare una depressione se davanti hai muri ovunque giri lo sguardo.
Non è depressione, è impotenza.
Al più ti consoli con il cappio che hai al collo dicendoti che c'è chi sta peggio, che un lavoro ancora ce l'hai, che un tetto per stanotte ce l'hai, che in frigo hai pure una scorta viveri sani e quindi non sei ancora alla fame.
F. nemmeno il caldo, che da due anni non sa più cosa sia scaldarsi se non a stufette elettriche e random, giusto per farsi un bagno o quando fuori c'è la neve.
Ciò che guadagna fa ridere, se non fosse offensivo.
A 56 anni è costretta a mandare giù rinunce su rinunce, perfino quella di un tubo di crema contro i dolori reumatici, che ormai la mutua non ti mutua più questi lussi.
Io fuggo nella lettura, mi sparo una media di un libro a settimana e più o meno un vecchio film a sera, così da stordirmi abbastanza da non pensare.
Perché, alla fine, che diavolo c'è più da pensare?
L'altra sera ho riletto qualche vecchio post del novembre/dicembre 2009, salvati dal vecchio blog su splinder.
E' stato deprimente.
Già 3 anni fa scrivevamo le stesse cose di oggi.
Peggiorate, di molto, ma erano già lì tre anni fa, questa di oggi è solo la progressione logica di una situazione chiara già allora.
Allora c'era B., con tutta la confusione che creava distraendoci dal dramma in arrivo.
Oggi è tornato B., e ancora c'è chi si lascia volentieri distrarre da questo nonostante il panorama post M. abbia reso lampante che non ci sono vie di fuga.
Un anno gli è bastato.
Uno!
Via la sanità pubblica, via la scuola pubblica, tagli e tasse, via diritti obsoleti che siamo in crisi e tutti devono fare la loro parte.
Ci hanno micronizzato ogni resistenza, liquefatto ogni reazione, derubati perfino del diritto a lamentarci.
Sabato scorso A. mi raccontava di un suo zio: età da pensione, dopo una vita da piccolo imprenditore a tirare sù famiglia e figli, si è impiccato in garage.
Sulla porta del garage, un biglietto nel quale chiedeva di non entrare, forse per non dover vedere, per non vederlo penzolare giù, sapendo la sua sensibilità acuita dalla disperazione quanto fa male, che sono choc che non si cancellano più.
F. è disperata, non vede vie d'uscita: lavora ma non basta.
Sono sempre meno quelli a cui un lavoro basta.

Intanto ingrossano le fila dei senza lavoro, dei senza pensione, dei pensionati a 350€ al mese, che uno si chiede cosa se ne dovrebbe fare una persona con una cifra che se va bene ci paghi due bollette e una spesa.
Mi chiedo a cosa serva scriverne, parlarne, leggerne ogni giorno di storie, se nulla cambia, nulla succede, niente sposta l'attenzione dai boia e dai loro servi.

Siamo "democratici", dev'essere questo.
Siamo così aggrappati a questa folle idea della "democrazia" da nemmeno considerare che questa non lo è più, che le leggi si rispettano se sono eque e giuste, non se decidono il massacro degli innocenti per arricchire i potenti e i loro capitali.
Noi siamo più democratici di loro?
Non vedo a cosa serva esserlo, se a decidere del nostro destino sono loro.
Perfino un referendum come non se n'era mai visto uno nella storia, ci hanno rubato.
C'era qualcosa di più democratico di 24 milioni di cittadini che compostamente dicono sì?
Nemmeno hanno finto di vederlo.
Loro, a rispettare le leggi "democratiche", non ci pensano nemmeno: loro le leggi le fanno, le rifanno, le stravolgono e le interpretano.
Noi no.
Noi le difendiamo contro ogni buon senso, contro noi stessi, contro ogni evidenza.
Intanto mille F. stanno al freddo, mille altre F. fanno la coda per un pasto alle mense pubbliche, i vecchi li imbottiscono di farmaci nei lager ma solo finché sono un pari fra costi e benefici nei bilanci.
Poi li mollano, poi ci prendono a calci in culo, poi ci convincono che siamo noi i debitori.
E non abbiamo sconti né assoluzioni né perdono.
Loro sì, si assolvono e si perdonano.
Tutto.
E si danno pure la paghetta post auto assoluzione.
Un anno fa credevamo che we are the 99%.
Poi li hanno stroncati e ci hanno chiuso la bocca.
Non c'è più nulla da dire, è tutto così chiaro.

Vado al minimo, bevo il mio thé, leggo i miei libri, vado al lavoro, trovo vecchi film su youtube e me li sparo come pallottole contro i pensieri dannosi.
Aspetto.
Questa è una cosa che ho imparato a fare bene.
Risparmio le forze e faccio qualche esercizio per irrobustire i muscoli.
In silenzio, acquattata dietro l'angolo, mi tengo pronta.

12 commenti:

  1. Per lo zio di A. non c'è più nulla che si possa fare. Nulla di politico, almeno.
    F. nei centri ascolto Caritas può trovare aiuti concreti per le bollette, le medicine e molto altro. A Porto Marghera ha aperto un centro di cura e distribuzione gratuita di medicinali anche Emergency, ho letto. E' odioso chiedere quando si ha il merito, oltre che la fortuna, di lavorare; ma se lo Stato diventa un pachiderma sordocieco per tutti, eccetto che per i capoccia e i contabili dei partiti e i loro cognati, nipoti, amici degli amici, bisogna guardare al resto della società civile e ringraziare di non essere ancora precipitati in Ruanda, Siria, Somali-land... Bosnia del '91.
    E comunque, anche in quei casi, ricevere in premio alla lotteria di Capodanno un anno di lezioni gratis di judo e karatè non avrebbe aiutato, neanche un po'.

    Ciao Ross, in ogni caso io come sacco di sabbia sono sempre in servizio, accetto anche buoni-pestaggio.
    Con affetto, marilù.

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    1. "ma se lo Stato diventa un pachiderma sordocieco per tutti, eccetto che per i capoccia e i contabili dei partiti e i loro cognati, nipoti, amici degli amici, bisogna guardare al resto della società civile"

      Ehmmm...La Caritas società civile? lo Stato pachiderma?
      La Caritas è funzionale al pachiderma, pappa e ciccia, diciamo.
      Perché mai un cittadino dovrebbe andare a chiedere in carità ciò che lo Stato riconosce a un ente religioso che ha in premessa, per statuto, il "Dare anche per educare" ricordando a chi opera in questo organismo che l'impegno più importante non è nell'aiutare il Povero (sì, per loro è un Cliente, quindi lo scrivono con la maiuscola), ma nell'esercizio della Carità Pastorale?
      E perché mai un cittadino deve passare alla Caritas per avere ciò che lo Stato a lui nega passando soldi e palla alla Caritas perché se ne occupi?
      Forse viviamo in uno Stato confessionale?
      Forse non sai che per ricevere aiuto alla Caritas devi iscriverti, superare dei colloqui per dimostrare il tuo bisogno e accettare le loro regole: preghierina prima dei pasti, ringraziare andando alla messa, etc.
      Ho letto giusto ora che fanno anche prestiti ai Poveri e a chi vuol mettere su un'impresetta: tasso non superiore al 4% e restituzione in max 5 anni.
      Insomma, fanno banca con i soldi che gli passa lo Stato attraverso varie voci, vuoi di esenzione vuoi di 8 per mille, vuoi destinazioni per ong.

      Questo è un paese malato, fortemente malato, se una persona di 58 anni, pur lavorando, deve redimersi anche l'anima e cominciare a pregare per avere chi le paga le bollette...
      Ed è sconsolante che a pensare che questo sia normale e anzi, perfino "buono", siano persone che sostengono con l'elemosina la Caritas ma non considerano un diritto civile il reddito di cittadinanza, o l'avere una paga che consenta di vivere degnamente o una pensione decorosa, all'affacciarsi della terza età.
      Quanta strada da fare, ancora, prima di imparare di essere cittadini, non "anime da salvare" con un piatto di minestra...

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  2. Non so alla caritas, ma alla mia parrocchia ci si iscrive dimostrando di aver bisogno non per ricevere la patente certificata di Povero, ma semplicemente per allontanare il più possibile l'eventualità di rifornire uno scroccone, magari a propria volta sfruttatore di altri, veri disperati. I pacchi di cibo vengono consegnati anche a musulmani o atei, per quel che ne so. Nessuno è obbligato a far la riverenza al Crocifisso o baciar la mano al parroco; idem alla mensa dei francescani, in centro, dove per mangiare un pasto caldo completo basta semplicemente mettersi in fila e aspettare.

    Il reddito di cittadinanza non lo danno ai poveri (o Poveri, se proprio insisti) nemmeno i 15 assessori regionali siciliani di M5S che hanno destinato il 70% dei loro compensi al finanziamento delle microimprese, come da conferenza stampa convocata oggi per dare il lieto annunzio. Eppure, visto che possono contare su un consistente flusso di denaro costante ogni mese, almeno una parte potrebbero destinarla alle bollette e alle dispense delle F., delle Isabelle Viola e di tanti, troppi altri. Loro sono a tutti gli effetti veri e degni cittadini di questo Stato, la loro non sarebbe vile e "sconsolante" carità, giusto?
    Ma purtroppo hanno altri più interessanti progetti da implementare, il bel sol dell'avvenire ha deciso di fare un giro lungo che passa ben sopra le teste troppo prostrate di F., di Isabella, di Carmine Cerbera; ci spiace tanto per loro, ripassino il prossimo secolo.

    Lo ammetto, non ho sentito parlare di tassi di interesse per i prestiti alle imprese al tg3 stasera. Tuttavia qualcosa mi dice che questo non significa automaticamente che quei soldi pubblici li regalino o prestino a tasso 0, i generosi grillini da 2500 euro al mese più 1000 euro di rimborsi a testa, purché giustificati da fatture. Che nessuno controlla per legge (semplicemente perché la legge non c'è) nemmeno in parlamento a Roma, voglio vedere a Palermo.

    Veramente, it's a long way to Tipperary, it's a long way to go. Basta incamminarsi.
    Ciao Ross, con affetto, marilù.

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    1. Sì, davvero una long way to Tipperary......

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  3. E' come dice Marilù, i centri Caritas delle parrocchie aiutano senza chiedere niente. Nel centro Caritas della mia parrocchia il 90% delle persone assistite con cibo, medicine, soldi per le bollette sono famiglie musulmane e famiglie non credenti. Poi che debba essere lo Stato a sostenere i cittadini che hanno bisogno, è ovvio. Ma siccome al momento non è così, meno male che esiste il volontariato, che sia Caritas, che sia Emergency, che sia qualunque cosa.

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    1. ...assistite, è la questione.
      Con il circa l'8% del totale delle donazioni, buona parte provenienti da Comune, banche, diocesi, cioè 8 per mille e 5 per mille, che come onlus incassano pure il secondo.
      Temo che la stortura non abbia nulla a che fare con il volontariato, quello autentico intendo. Sto facendo una ricerca sugli bilanci a livello locale di questo colosso della Beneficenza Spa: al grezzo, la Caritas stessa stima il valore economico del lavoro dei volontari superiore di circa il 15% rispetto al costo da loro sostenuto per i dipendenti.
      Se poi vado a vedere quanto viene speso per il core business, cioè per l'assistenza, rispetto a quanto speso per tenere in piedi la macchina, ti do il dato di un comune di 190 mila abitanti che non fa diocesi (se ci tieni, in privato ti fornisco nome del paese e bilancio): su 1.045 mila euro di spese totali, in attività di varia natura per assistenza ne vanno circa 85 mila.
      Giusto per dire che se qualche parrocchia non chiede ai musulmani di dire l'Ave Maria non è che per questo ci rimette in odor di santità.
      Non confondere il volontariato, cioè chi dedica gratuitamente tempo e denaro a chi è nel bisogno, con chi grazie al bisogno gestisce fatturati molto poco cristiani...

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  4. Cara Ross,
    Ho letto il tuo post e ho pensato "minchia, ma sono io!"; ed è vero, sono io, siamo tanti, ne parlavo con una amica/sorella giusto ieri sera, tante parole per girare intorno a quello che tu rendi così bene. Depressione, impotenza, incredulità, solitudine.
    Anch'io mi anestetizzo con libri, film, e anche con il lavoro, che per fortuna ho e per incredibile botta di culo mi piace anche tanto: ma vivo sempre più stretta giorno dopo giorno il mio orizzonte si chiude e contemplo impotente e disperata che già non ce l'ha più, un orizzonte.
    E non ho risposte, e non ho ricette, non ho più nemmeno speranze.
    Per questo ringrazio i volontari di qualunque fede - purchè non me la impongano - e il loro ottimismo del fare. Spero solo che un giorno, da tutta questa merda nasca qualcosa, magari un fiore, come diceva De André, magari tanti, ma non ho più nomi per questi parti futuri. Aspetto, anch'io, "come nelle stazioni / quando da qualche parte si sono fermati i treni..."
    Maria

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    1. Ciao Maria, bentornata...
      Sì, con mille sfumature ma credo siamo in tanti ormai a provare le stesse sensazioni di impotenza e incredulità per la totale assenza di possibili orizzonti.
      Ed è questo che diventa deprimente, che giorno dopo giorno ci rende tutti più poveri non solo economicamente, ma umanamente.
      Non poter dispiegare in noi l'immaginazione, non riuscire a intravvedere un futuro, nemmeno a breve termine, impoverisce in noi la creatività, quel bisogno tutto umano di avere sogni, fantasie, stimoli vitali da mettere all'opera.
      Rifugiarsi nei libri (e nei film), è cercare in sé qualche traccia di speranza, qualche ispirazione che sia inattaccabile dall'avanzare della melma che ci sta soffocando.
      Soprattutto in questi giorni, con le farse elettorali, meglio rintanarsi in luoghi sicuri e a prova di manipolazione.
      Mi accorgo che anche solo scorrere i titoli dei quotidiani è manipolatorio: nel giro di un paio di minuti, ho reazioni pavloviane, mi sento spinta a dire qualcosa su cose sulle quali non c'è più nulla da dire.
      Meglio qualche poesia, qualche buon autore, qualche vecchio film...

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  5. Non riesco proprio a condividere tutto questo pessimismo. Ho un lavoro precario,devo mantenermi da sola e probabilmente non avrò una pensione,come tanti della mia età. Ma il mio orizzonte non è stretto,la mia vita non è al minimo,il mio cuore vive felice la vita di ogni giorno. La mia ricchezza non si compra,sono gli amici,la famiglia,i miei colleghi,il mio studio,le mie camminate col mio amico,il tetto che ho sopra la testa,i pranzetti che,spendendo poco ma con tanto amore e curiosità,preparo x me e per chi amo.Riesco sempre a tenere quella cifra che mi serve x la pizza con gli amici,per visitare una mostra o x un cinema in compagnia. Se solo penso alle mie nonne che si sono fatte due guerre,che dovevano procurarsi il pane alla borsa nera,che passavano la notte nel rifugio in mezzo ai ratti,x carità,di cosa devo lamentarmi? Dov'è la speranza che dovrei uccidere in me? La nostra vita non è facile ma ne usciremo. La vita non è mai stata facile x nessuno ma mi rifiuto di lasciare che la finanza o i governi mi tolgano la speranza e la felicità,essendo esse riposte in me stessa e nelle relazioni che vivo, cose che nessuno mi può togliere.

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    1. Sono contenta per te, e credimi, non è una battuta ironica, lo dico di cuore.
      Ma anche io non è che vivo con la lametta in tasca pronta a tagliarmi le vene, ho amici e affetti e il mio giardino privato fiorisce tutto l'anno. Ma, appunto, è privato. Quando parlo di solitudine e impotenza penso a una dimensione sociale e politica che per me è essenziale almeno quanto la dimensione privata, e non è da questa sostituibile.
      E poi ci sono momenti nella vita di ognuno, io ho più di 50 anni, ho visto e sfiorato un altro mondo, questo non lo accetto, grazie.
      Tu parli delle tue nonne, io di mio padre, che mi dice sempre che in guerra e anche dopo ha fatto la fame nera, ma aveva davanti un mondo che si apriva e la speranza concreta di vivere meglio: è questo che io non vedo. Anzi, se mi guardo intorno io vedo un mondo feroce, una società disintegrata e senza pietà, un'involuzione antropologica disperante e inaccettabile.
      Certo, da un punto di osservazione più alto tutto si relativizza, ma anche se questo tempo che tanto mi rattrista è solo un attimo nel fluire della Storia, cavolo, è un attimo in cui si impiglia comunque gran parte della mia vita. Passerà, ma probabilmente sarò passta anch'io.
      Maria

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    2. Ilaria, forse il tuo orizzonte ora non ti pare "stretto" solo perché in questo momento stai vivendo un momento personale molto bello e positivo.
      Il solo fatto che tu non consideri quanto andrà a pesare nei prossimi anni la tua precarietà, l'assenza di una pensione in futuro, il fatto che dovrai lavorare a queste condizioni fino a quasi 70 anni (speriamo di no, ovvio, ma le prospettive comuni sono oggi queste), dice che in realtà vivi, come tutti noi, schiacciata sul presente.
      Che può essere oggi bello per alcuni e pessimo per altri, com'è natrale che sia.
      La domanda è: se ti salvi tu, si salva per questo il mondo?
      Il fatto che tu oggi senta di potercela fare, azzera la realtà di milioni di disoccupati, cassintegrati, gente alla fame?
      Mi pare ingeneroso definire "pessimista" chi sta messo peggio di te, come F., la collega citata nel post, o il fatto che io stessa viva come disastrosa la situazione reale di chi non arriva alla seconda settimana con ciò che guadagna lavorando...

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  6. Sapevo che dovevo specificare. No, non sto attraversando un momento personale molto bello e positivo, @Ross, e non considero la felicità una dimensione privata, @Maria. Per es. se c'è una cosa che non sopporto più è la retorica della felicità nelle piccole cose, che oggi non a caso va tanto di moda, o l'insistenza su "com'è bello riscoprire la sobrietà della vita, questo è un dono della crisi" (di solito a dire questa scemenza sono persone che arrivano ampiamente alla fine del mese e hanno un paio di smartphone a testa). No, per me la felicità è privata e politica, è una felicità delle grandi cose e per tanti/tutti, non *per me* individualmente. E' una felicità battagliera perché penso che intento primario di chi ci ha ridotto in questo fango è quello di volerci rendere cinici, disillusi e senza speranza. Non voglio vedere solo gli aspetti più neri di questa realtà ma anche ciò che nessuno ci può togliere. Inoltre mi è capitata la sfiga di vivere in questo schifo? Bene, non lascerò che la mia vita sia grigia solo per questa sfiga, lotterò perché non lo sia. Un rivoluzionari triste e scoraggiato però non credo possa ottenere alcun risultato. La felicità è politica e resistenza.

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