martedì 5 febbraio 2013

Silenzio, è in arrivo uno tsunami...

Nel 2010, nei giorni in cui raccoglievo firme ai banchetti per il Referendum di Acqua Bene Comune, provavo una sensazione simile a quella che provo in questi giorni di campagna elettorale: come se ci fosse una netta separazione netta fra la realtà delle piazze e quella raccontata dai media.
Due mondi paralleli.
Nelle piazze, allora, c'era la folla assiepata in attesa di poter firmare; e mentre i numeri diventavano da record, nessun media ne parlava, tacevano tutti, come se il fatto strabiliante non esistesse.
Qualche balbettìo incoerente e falso qui e là, nulla di più.

In queste sere sto seguendo via streaming le varie tappe dello #tsunamitour, dove si vedono piazze stracolme e sui media stanno tutti zitti, che nessuno ne sappia nulla...

Sul Referendum sappiamo com'è finita: alla vittoria con numeri da primato, tutti ad accreditarsi meriti, tranne tirare fuori i pugnali in Parlamento per sotterrarne gli esiti così da far dimenticare alle stesse persone che avevano firmato di aver ottenuto un risultato che non si era mai visto.

Ora, mi chiedo: se a riempire le stesse piazze, ogni sera, con 7/8/10 mila persone, e ad averne collegate insieme via streaming ce ne fossero ogni sera altre 6/7 mila fosse il Pd o il Pdl, non ne parlerebbe comunque nessun media?

Se li sognano, diciamolo, piazze così.
Avessero ancora due euro per pagare 10.000 comparse a sera, non esiterebbero un attimo a vendere come successo planetario eventi simili.
Ma in piazza non ci possono più andare, e questo è un fatto.
Si rintanano in tv, dove nessun fischio gli arriva e tutto diventa questione di sondaggi taroccati.
Silenzio sulla realtà in piazza. Zero. Niente. Silenzio assoluto.
E' questo silenzio, forse, la misura del terrore dello tsunami in arrivo, silenzio che è lo stesso con il quale hanno affossato il Referendum: negare l'evidenza, tacere, fingere di nulla e continuare a distrarre quelli davanti alla tv con talk show su argomenti incomprensibili (cioè, comprensibilissimi, e perciò devastanti).

Così, giusto per amor di dispetto, e perché a me pare l'unica casa viva in un paese in coma da anni, ecco alcune piazze dello #tsunamitour qui sotto.


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