venerdì 22 marzo 2013

Elogio dell'Ozio

A volte, per distrarmi da me stessa, prendo a caso un libro, di solito coperto da un lieve strato di polvere, e vi leggo un paio di pagine.
Stamattina è toccato a Bertrand Russell e a Elogio dell'Ozio, dal quale ho letto quanto segue:

"I ricchi senza lavoro"

Tutti riconoscono che la disoccupazione è una grave piaga dei nostri giorni. Le sofferenze dei disoccupati, il fatto che la loro energia vada sprecata per la comunità e l'effetto demoralizzante di un ozio forzato, sono temi così noti che non ritengo necessario indugiarvi.
I ricchi che non lavorano sono una piaga di altro genere. 
Il mondo è pieno di gente oziosa, per lo più donne, che hanno poca istruzione, molti quattrini e di conseguenza sono molto sicure di sé. Data la loro ricchezza, possono far lavorare parecchie persone al servizio dei loro comodi. Sebbene raramente siano dotati di vera cultura, gli oziosi si atteggiano a mecenati dell'arte, che di solito apprezzano soltanto quando è di pessima qualità. L'ozio li porta a un sentimentalismo falso, che li induce a condannare la sincerità aperta e ad esercitare una deplorevole influenza sulla cultura. Specialmente in America, dove gli uomini che guadagnano quattrini sono troppo occupati per avere il tempo di spenderli, la cultura è quasi completamente in mano alle donne, la cui unica qualità apprezzabile è l'avere mariti ricchi.
L'esistenza di ricchi oziosi ha altre spiacevoli conseguenze
Prendiamo ad esempio le innumerevoli bottegucce inutili di cui Londra è zeppa. In tutti i quartieri dove le donne ricche fanno i loro acquisti, vi sono parecchie modiste, di solito contesse russe, e ciascuna di esse dichiara di possedere un gusto più squisito delle concorrenti. Le clienti passano da un negozio all'altro e impiegano ore per fare un acquisto che richiederebbe soltanto pochi minuti. Il lavoro di chi vende quei cappelli e il tempo di chi li compra è ugualmente sprecato.
Altra conseguenza negativa: l'esistenza di molte persone diventa sempre più legata alle cose futili. I ricchi, grazie alla loro possibilità di spendere, si circondano di parassiti i quali, sebbene tutt'altro che abbienti, temono tuttavia di finire in rovina se non ci fossero i ricchi a stipendiarli.
Tutta questa gente soffre moralmente, intellettualmente e artisticamente perché è legata al potere non giustificabile di gente idiota."

Togliete "Londra", cambiate "cappelli" con D&G e "negozietti" con Concept Store, e avrete una fotografia del danno che continua a procurare ancora oggi all'intera società la disoccupazione dei ricchi.
Della quale non si parla mai, e non si capisce perché: forse perché non è la disoccupazione in se stessa il problema, ma la disoccupazione dei non abbienti, cioè di quelli che non possono spendere.
Potrebbe essere perfino la stessa ragione per cui vi sono così tante obiezioni all'istituzione di un reddito di cittadinanza: come farebbe il disoccupato ricco a circondarsi di parassiti utili a far crescere in se stesso la convinzione di essere, per il solo fatto di avere sufficiente denaro da spendere in futilità, il più intelligente?

La povertà come valore è un'arma (impropria) del potere, è necessario diffidarne.

5 commenti:

  1. "Quando sfamo i poveri, mi dicono che sono un santo. Quando chiedo perché sono povero, mi dicono che sono comunista": queste sono parole di dom Hélder Câmara, l'arcivescovo brasiliano che fu considerato tra i "padri" della teologia della liberazione. Così, per rimanere all'attualità, quando il nuovo pontefice dice che vuole "una chiesa povera e per i poveri", significa solo sfamarli o chiedersi perché siano poveri? Per la serie: la povertà come valore è un'arma (impropria) del potere, è necessario diffidarne.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esatto.
      Hai colto al millesimo dove volevo andare a parare.
      C'è qualcosa di perverso in un potente che rincorre i poveri senza farsi povero.

      La povertà, quando non è una scelta di rinuncia consapevole alla ricchezza e a ciò che questa consente, non è che una delle tante forme di vanità del potere.

      Elimina
    2. Vanità colpevole, sia chiaro.
      Oggi pare la povertà sia diventata il nuovo mantra, il che mi dice che siamo in una fase successiva al "There Is No Alternative" di un anno fa.
      Partecipa alla costruzione della nuova fase chiunque avrebbe il potere di far finire la povertà, senza però farlo mai altro che a inutili false parole: politici di ogni sigla e colore, sindacati, industriali, preti e carovane di ong.
      Se poi sento il socio del Casaleggio del video Gaia dire che "saremo tutti più poveri e più felici" e che il M5S è un "format", il sospetto di una manipolazione del concetto di povertà per ammansire i poveri così da fotterli da consenzienti, senza dover far troppa fatica prima per domarli, diventa una certezza.

      Elimina
  2. "La povertà come valore è un'arma (impropria) del potere, è necessario diffidarne".

    Questa frase è -- permettimelo -- un bijoux, o qualcosa da spalmare sui manifesti per strada al posto dell'ammiccante quanto scipito "io valgo" dell'Oreal (che spero non ti faccia causa per non aver subito cancellato questo mio "improprio" commento).
    Capisco poi che l'esortazione alla povertà possa di questi tempi richiamare alla mente associazioni urticanti con personaggi ripetutamente osannati come "sobri", eccetto che di tagli alla spesa pubblica e aumenti della tassazione diretta e indiretta in onore della insaziabile divinità neo-pagana chiamata Europa.

    Comunque, in tutta questa faccenda, benché sia disoccuppata e benché -- non ancora -- ridotta alla fame (solo grazie alle competenze e alla fortuna di lavorare che mio marito ha e di cui mi fa amorosamente partecipe), provo un indefinibile sollievo nel non avere assolutamente idea di cosa parli quando scrivi D&G o Concept Store; qualcosa come "l'inferno per ora può attendere", o cose così.

    Ad ogni modo ero passata di qui per augurarti Buon Pasqua, con o senza agnello, colomba o quel che ti pare. Ma non senza gioia, ah no! Quella è di rigore, mi raccomando non farmi stare in pensiero che poi mi crescono le rughe sulla fronte e non c'ho -- né voglio avere -- i danè per la terapia d'urto al botulino.

    Con affetto, la tua "quasi Signora omicidi" marilù.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara "Signora omicidi", bene tu non sappia cosa si nasconde dietro la siglia D&G o quale delirio di vanità nasconda in sè un Concept Store: non esiste questurino che ti possa ingabbiare per cose che ti sono estranee.
      Buona Pasqua anche a te, con molta gioia e molte colombe da santificare onorandole con prelibati bocconi...
      Il botulino no, no, no, no e poi no...

      Elimina