lunedì 29 aprile 2013

Ore d'Ozio - 211

Qualcuno mi faceva notare ieri che ultimamente sembro in preda a una rabbia che rischia di fare male solo a me stessa.
Ha ragione, sono molto arrabbiata.
Come potrei non esserlo?
Ho infatti dimenticato per qualche tempo una delle più importanti lezioni: il distacco.
Ho coltivato speranze ultimamente, cioè illusioni, su molti fronti. 
Così oggi sono a raccoglierne i frutti, cioè delusioni.
E mi accorgo che anziché assolvermi con un "capita a tutti" buono per filarla liscia ogni circostanza, mi ostino invece a cercare in me ciò che ho dimenticato mentre inseguivo le mie illusorie fantasie: la pace interiore.
Pace che viene solo da un'uguale distanza sia dalle illusioni che dalla fiducia, figlia illegittima di quelle.
Distacco e pace che iniziano dal non aspettarmi niente (né di buono né di cattivo), perché non c'è niente cui tenga davvero, da sempre, che non sia già in me.
Oggi però, e forse ancora per un po', come mi succede per ogni conflitto interiore di qualche peso, in me c'è la guerra.
Guerra che intendo combattere tutta perché tutta mia. 
E guai a chi me la tocca, me la interpreta o cerca di deviarmi in un armistizio che può solo (ancora!), procrastinarne l'esito.
La prima battaglia vinta, giusto di queste ore, è un ritorno al campo base, riassunto qui sotto dal filosofo e poeta giapponese Yoshida Kenkō, che mi ha accompagnato per molte ore d'ozio, in questi ultimi mesi.
"Non bisogna mai fidarsi di nessuno e di nulla, in nessuna occasione. Gli sciocchi nutrono sempre una grande fiducia nelle cose, per questo provano poi risentimento e ira. Se avete il potere, non fidatevi: i potenti sono quelli che crollano prima. Se avete molte ricchezze, non fidatevi: da un momento all'altro potreste perderle. Se avete talento, non fidatevi: neppure Confucio fu all'altezza del suo tempo. Se avete virtù, non fidatevi: anche Yen Hui* ebbe sfortuna. Se godete del favore del vostro signore, non fidatevi: da un istante all'altro potreste essere condannato a morte. Se avete dei servi, non fidatevi: potrebbero ribellarsi e fuggire.
Non fidatevi nemmeno dei sentimenti benevoli degli altri: è certo che cambieranno; nemmeno delle loro promesse, perché le persone sincere sono molto rare.
Non fondate le vostre speranze né su voi stessi né sugli altri: così facendo, se tutto procede per il meglio, ne gioirete; se la situazione precipita, non avrete rimpianti. Se avete spazio a destra e a sinistra, non avrete ostacoli; se ne avete davanti e dietro, non sarete impediti; solo se si è stretti in una morsa si viene schiacciati.
Quando si usa la mente secondo una visione rigida e angusta delle cose, si entrerà in conflitto con esse e si avrà sempre la peggio. L'ampiezza di vedute e la dolcezza non provocano mai il minimo danno. 
L'uomo è l'anima dell'universo, che non conosce limiti: come potrebbe dunque avere una natura diversa? Se agisce con larghezza di vedute e senza restrizioni, allora né la gioia né l'ira lo sfioreranno, né le circostanze lo faranno soffrire".
* Yen Hui (514-483 a.C.) era il discepolo prediletto di Confucio. Nel cap. IV del Lun Yu si legge che, essendogli stato domandato quale fra i suoi allievi meglio praticassero le virtù da lui insegnate, Confucio rispose:" Yen Hui vi si applicava con ardore e, quand'era giustamente stizzito con qualcuno, non estendeva mai ingiustamente la sua collera ad altri. Egli non cadeva mai due volte nello stesso errore. Disgraziatamente visse poco. Ora non c'è più nessuno che gli rassomigli e di nessuno ho udito dire che ami come lui veramente lo studio".

3 commenti:

  1. Ilaria7:00 PM CEST

    Qualcuno mi faceva notare ieri che ultimamente sembro in preda a una rabbia che rischia di fare male solo a me stessa.

    Quel qualcuno avrei potuto essere io. Mi sono sempre trattenuta perché non volevo provocare ulteriormente. Certo leggendoti è ormai da mesi che mi chiedo dove sia finito il tuo "buddismo" (scusa se uso un termine improprio ma immagino che tu capisca cosa intendo) alla prova dei fatti. Aspetterò come un vecchio saggio che il tuo cuore viva la sua guerra e ritorni in pace (pace da non intendersi come un acritico "Sììì va tutto bene!"). Mi permetto solo di dire: "Ma ne vale la pena?"

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  2. P.S. l'Ilaria di prima ero io ovviamente... non so perché mi ha loggato con un vecchio profilo ;-)

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    1. Ilaria, il "buddhismo" non è vivere su Papalla, ma osservare con rigore al limite del maniacale la realtà.
      Per dire: mentre io alzando gli occhi al cielo vedo scie chimiche e cieli lattiginosi o piogge provocate ad arte dalla manipolazione climatica, tu vedi scie di condensa e al più un tempo instabile.
      Vediamo due realtà diverse, ecco.
      Io vedo perversa crudeltà nel togliere a un uomo la dignità del guadagnarsi un pane che lo renda libero, tu vedi la bontà del distribuirgli una minestra e due aspirine quando servono.
      Non posso esprimermi "buddhisticamente" quando parlo di crudeltà e carogne che giocano con la vita umana degli umili.
      Che ci posso fare?
      Però qualche (raro) post "buddhista" a volte mi sbuca fuori a tradimento.
      Vuoi che te li segnali, quei rari?
      Mi spiace di questi cambiamenti di rotta, credimi. E mi spiace molto perderti.
      Ma posso salmodiare Ommmm mentre intorno la gente si impicca per disperazione indotta?
      Non me la sento, che ci posso fare?
      Non è gradevole, non è rassrenante, a volte è perfino irritante.
      Lo so.
      Ma c'è gente che muore, là fuori.
      Che sarà mai?

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