giovedì 12 settembre 2013

Bernini, si corregga!

*Come può il Deputato Bernini sostenere impunemente che "Gli Stati Uniti" sono "usciti vincitori dalle due guerre mondiali"?
Chiunque, a un'attenta analisi dei fatti, potrebbe smentirlo: gli Stati Uniti non hanno mai vinto una guerra che sia una.
Non è accettabile che un Deputato della Repubblica sostenga in aula simili falsità storiche senza subirne le conseguenze
Si corregga, Deputato Bernini!

(Qui sotto  il suo intervento)
Mi chiedo: com'è che a scatenare polemiche è solo ciò che dice sull'11/09 20001, mentre sul resto tutto tace? Ci siamo lasciati così a fondo turlupinare emotivamente dal più riuscito dei reality show, da non volervi più rinunciare in cambio di almeno un dubbio? 
Un dubbiettino? Un micro sussulto di dubbio subito ricacciato? 
Niente? Bah... 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il
deputato Paolo Bernini. Ne ha facoltà.

PAOLO BERNINI. Signor Presidente, colleghi e colleghe, questo mio intervento a titolo personale vorrebbe porre l’attenzione e far riflettere su corsi e ricorsi storici, che negli ultimi 100 anni hanno visto gli Stati Uniti prendere parte ad
azioni di guerra, sempre in seguito a pretesti che li hanno portati a figurare come vittime. Vittime volte a giustificare il loro intervento armato per difendere il loro Paese e i loro interessi nel mondo.

Mi si accuserà di complottismo, nulla di più facile e banale. Un po’ come quando veniamo tutti noi accusati di qualunquismo e populismo. Ma, come, dire, ci sono abituato. E anzi, ritengo che i veri complottisti siano quei Governi e governanti che invece di agire secondo il principio della trasparenza e nell’interesse dei popoli che rappresentano, tramano alle loro spalle disegnando scenari futuri nell’interesse di pochi e dei quali non è dato sapere a noi comuni cittadini.

Ma, venendo al punto, vorrei ricordare alcuni passaggi storici che hanno cambiato le sorti dell’umanità modificandone il corso.

7 dicembre 1941

in seguito all’attaccato alla base militare statunitense stanziata alle Hawaii da parte dell’aviazione giapponese, gli Stati Uniti entrarono nella Seconda Guerra Mondiale. Le Commissioni d’inchiesta dell’epoca che si istituirono per accertare le responsabilità,
non decretarono ovviamente responsabilità governative o dello stesso Roosevelt, ma sappiamo bene che un’altra corrente di pensiero ritenne molto dubbio l’andamento della vicenda e non accettò la versione ufficiale; il contrammiraglio Theobald accusò soprattutto Roosevelt di aver favorito l’attacco nemico, negando, pur essendo informato dettagliatamente dei progetti giapponesi tramite il sistema Magic, notizie dell’attacco all’ammiraglio Kimmel. In seguito, nel settembre del 1944 il deputato repubblicano dell’Indiana Forrest Harness denunciò per primo in Parlamento il complotto di Pearl Harbour, dicendo che tre giorni prima dell’attacco il Governo australiano avvisò Washington che una portaerei Giapponese era diretta verso le Hawaii. 


1962:
Per ribaltare il regime cubano di Fidel Castro, alti dirigenti del Ministero della Difesa statunitense, allo scopo di suggestionare l’opinione pubblica statunitense ed indurla così
a sostenere un eventuale attacco militare, concepì l’Operazione Northwoods; il piano,
che non fu mai messo in atto, prevedeva l’esecuzione di una serie di azioni che
apparissero come dirette da nazionalisti cubani, inclusi attacchi terroristici da portare
a termine contro obiettivi all’interno del territorio nazionale degli Stati Uniti. I primi documenti del piano furono pubblicati nel 1997 ad opera del John F. Kennedy Assassination Records Review Board; gli allegati furono pubblicati nel 1998 dal National Security Archive. Il piano c’era, e questa volta, invece che entrare in un conflitto, concepirono l’idea di scatenarlo.

1964: l’incidente del Tonchino 

il 4 Agosto 1964, segnò l’escalation definitiva che fece precipitare la situazione nel Vietnam e portò gli americani ad un intervento di terra che tutti noi sappiamo come andò a finire. Il casus belli fu provocato da un presunto scontro tra la Marina Americana
e quella Nordvietnamita che venne ufficialmente smentito nel 2005 da documenti portati alla luce dall’ormai nota NSA, dove veniva dichiarato la totale assenza di navi vietnamite nel Golfo del Tonchino in quel lontano 4 Agosto.

1990:  (è qui il misfatto!)

Lo scenario è cambiato. Gli Stati Uniti, dopo essere usciti vincitori da due guerre mondiali e dalla Guerra Fredda*, conquistando quindi l’egemonia a livello planetario, non entrano più in guerra per mere questioni di geopolitica, di posizionamento e aree di influenza, ma per la difesa di interessi, anzi, di un interesse specifico: il petrolio. E la prima guerra nel Golfo ne è la dimostrazione.

Oggi, 11 settembre, cadono due ricorrenze molto importanti: una è il quarantesimo
anniversario del golpe cileno, avvenuto anche grazie agli Stati Uniti, che portò alla morte del Presidente Allende; l’altro è l’11 settembre 2001, in cui persero la vita 3 mila persone e la cui dinamica dei fatti è inutile ricordare.

Però mi preme sottolineare solo una cosa. La versione ufficiale di quell’evento è stata smentita da tutti i punti di vista. È palesemente falsa e ormai il mondo se n’è accorto. La verità probabilmente non la sapremo mai, ma sicuramente è molto diversa da quella che i media mainstream ci raccontano. In questo caso si può dire che tutto quello che sai è falso e detto all’americana: « it was an inside job ».

Tradotto: fu un lavoro interno.
La conseguenza dell’11 settembre è stata una guerra scatenata verso uno Stato sovrano in un’annosa e un po’ ridicola caccia all’uomo, Osama Bin Laden, che si è conclusa solo dieci anni dopo. L’Afghanistan è stato invaso, con tutte le conseguenze portate da una guerra vera e propria. L’oro nero e il gas sono gli unici motivi per cui la NATO ha invaso il territorio afgano. Due anni dopo, nel 2003, con l’altrettanto fantasiosa scusa delle armi di distruzione di massa, poi rivelatasi ufficialmente un criminale pretesto, ha scatenato un’altra guerra, verso il regime iracheno, che non erano riusciti a ribaltare tredici anni prima. Anche in questo caso l’unico scopo era e rimane il controllo del petrolio.

In questi scenari di guerra abbiamo visto gli Stati Uniti d’America utilizzare armi di distruzione di massa, come la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, armi chimiche, come il napalm nel Vietnam, dove ancora oggi i bambini si ammalano, e bombe al fosforo bianco durante la guerra in Iraq a Falluja nel 2004 e precedentemente in Afghanistan.

Oggi la questione siriana è al centro del dibattito sui media di tutto il mondo. Scenari da guerra fredda che vedono Oriente ed Occidente contrapporsi nuovamente per il controllo di un territorio anch’esso produttore di petrolio ed alleato dell’ultimo Paese produttore autonomo di petrolio, ovvero l’Iran, che è anche l’unico Paese a non commerciare il petrolio in dollari, bensì in oro. Proprio a inizio settimana fonti curde ci hanno raccontato
che Aleppo – città siriana vicino al nord, al confine con la Turchia – è sotto controllo dei ribelli e tra questi ribelli ci sono ex comandanti e generali dell’esercito siriano di Assad che conoscono molto bene la zona e sanno dove si trovano le armi convenzionali e chimiche, che avrebbero potuto usare per prendersi la città. Inoltre, abbiamo avuto accesso a una serie di documenti raccolti dall’YPG (unità di difesa popolare curda) nella zona del Kurdistan siriano in cui i cosiddetti ribelli attaccano con il supporto di potenze straniere, tra cui quello della Turchia in particolare.

Questi documenti sequestrati comprendono un certo numero di passaporti e carte d’identità tra cui quelli di americani, egiziani, tunisini e cittadini del Bahrein. Questa
documentazione è emersa dopo aver perquisito le sedi centrali dei gruppi Islamic State of Iraq e Biladi Sham, incluso il Fronte Al Nusra, affiliato ad Al Qaeda. Inoltre, sempre secondo le fonti dell’esercito turco, è bloccato l’accesso agli aiuti umanitari lasciando viveri e beni di prima necessità a deperire al confine. Stando ai precedenti possiamo ben
pensare che le motivazioni addotte dall’amministrazione Obama per invadere la Siria, ovvero l’uso di armi chimiche da parte dell’esercito di Assad, siano totalmente false e che il vero motivo per un’ulteriore guerra in Siria sia quello di ribaltare il presente regime e instaurarne uno filoamericano, per completare l’opera, tra qualche anno, andando in Iran.


Questo il discorso tenuto in Aula dal deputato Paolo Bernini ieri, 11 settembre 2013.

3 commenti:

  1. Magari quella tarda di comprendonio sono io, ma mi sembra che si possa affermare che, rispetto ai nazisti e ai loro alleati (il Giappone, ma anche l'Italia -- sebbene non la Francia, che pure con Vichy era stata collaborazionista fino all'ultimo delle truppe con la svastica), gli U.S.A. si possano considerare vincitori dell'ultima guerra mondiale. O almeno co-vincitori, insieme all'U.R.S.S.

    Mi lascia perplessa l'ultima parte dei discorso di Bernini: "inoltre abbiano avuto accesso a una serie di documenti ecc. ecc.". E come hanno fatto, visto che il M5S è fuori dal governo? O è stato grazie alla presidenza del Copasir, il comitato di controllo dei servizi segreti, che alla fine hanno ottenuto, come richiesto sin dall'inizio? Scusa la domanda che, a te sempre molto aggiornata, può suonare peregrina, ma ultimamente mi sono persa un bel po' di notizie.

    Grazie anche dell'opera di servizio pubblico che hai svolto inserendo qui nel tuo blog questa trascrizione.
    Ciao Ross, con affetto, marilù.

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    1. gli U.S.A. si possano considerare vincitori dell'ultima guerra mondiale. O almeno co-vincitori, insieme all'U.R.S.S.
      Sì, questa è la narrazione ufficiale.
      A me piace ricordare che, sia la prima che la seconda guerra mondiale, sono state combattute entrambe da milioni di persone e sono terminate grazie all'intervento di forze "Alleate", fra le quali certo gli Usa.
      Se il loro intervento è stato decisivo, non significa con questo che "hanno vinto due guerre": la prima è terminata grazie alla firma di un Armistizio, in cui gli Usa erano uno degli attori, non l'unico.
      Sul loro intervento nella seconda, a meno di un anno dalla fine, sono stati come sempre molto bravi a produrre valanghe di film dove esaltano la figura dell'eroe americano, al punto che pare l'abbiano combattuta da soli per tutti.
      Non è così: è terminata per così tante ragioni che il loro intervento mi parrebbe più corretto vederlo come il classico colpo di grazia a un nemico già parecchio alle corde e sul punto di cedere.
      Poi, senza voler entrare troppo nei dettagli, mi piace ricordare che "se" hanno vinto, hanno vinto contro l'Italia, dato che questo era l'obiettivo ufficiale della loro entrata in guerra: combattere contro Germania, Giappone e Italia.
      Così, finita la guerra, abbiamo aperto loro un credito di riconoscenza (dimenticando quasi che molto italiani hanno combattuto parecchio prima del loro arrivo), e si sono piantati qui esattamente come ora si piantano in Afghanistan, in Irak e in qualunque parte del mondo dove vanno a far la guerra contro i nuovi e più recenti dittatori.
      Visto che il debito di riconoscenza lo paghiamo salato da più di 60 anni, forse hanno vinto non la guerra, ma il bottino di guerra, cioè noi, il premio che non si esaurisce mai.

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  2. Be', sì, messa così, è chiaro che i vincitori morali siamo noi (e -- scusa la 'deformazione confessionale' -- i nostri Angeli custodi), ma si sa, gli anglosassoni son pragmatici: "pochi maledetti e subito", è il loro motto. Se poi si può fare in modo di innescare una moltiplicazione dei "pochi", why not?

    Ciao bella, grazie della risposta e, naturalmente, buon finesettimana.
    Con affetto, marilù.

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