*Come può il Deputato Bernini sostenere impunemente che "Gli Stati Uniti" sono "usciti vincitori dalle due guerre mondiali"?
Chiunque, a un'attenta analisi dei fatti, potrebbe smentirlo: gli Stati Uniti non hanno mai vinto una guerra che sia una.
Non è accettabile che un Deputato della Repubblica sostenga in aula simili falsità storiche senza subirne le conseguenze.
Si corregga, Deputato Bernini!
(Qui sotto il suo intervento)
Mi chiedo: com'è che a scatenare polemiche è solo ciò che dice sull'11/09 20001, mentre sul resto tutto tace? Ci siamo lasciati così a fondo turlupinare emotivamente dal più riuscito dei reality show, da non volervi più rinunciare in cambio di almeno un dubbio?
Un dubbiettino? Un micro sussulto di dubbio subito ricacciato?
Niente? Bah...
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il
deputato Paolo Bernini. Ne ha facoltà.
PAOLO BERNINI. Signor Presidente,
colleghi e colleghe, questo mio intervento
a titolo personale vorrebbe porre l’attenzione
e far riflettere su corsi e ricorsi
storici, che negli ultimi 100 anni hanno
visto gli Stati Uniti prendere parte ad
azioni di guerra, sempre in seguito a
pretesti che li hanno portati a figurare
come vittime. Vittime volte a giustificare il
loro intervento armato per difendere il
loro Paese e i loro interessi nel mondo.
Mi si accuserà di complottismo, nulla
di più facile e banale. Un po’ come quando
veniamo tutti noi accusati di qualunquismo
e populismo. Ma, come, dire, ci sono
abituato. E anzi, ritengo che i veri complottisti
siano quei Governi e governanti
che invece di agire secondo il principio
della trasparenza e nell’interesse dei popoli
che rappresentano, tramano alle loro
spalle disegnando scenari futuri nell’interesse
di pochi e dei quali non è dato
sapere a noi comuni cittadini.
Ma, venendo al punto, vorrei ricordare
alcuni passaggi storici che hanno cambiato
le sorti dell’umanità modificandone il
corso.
7 dicembre 1941:
in seguito all’attaccato
alla base militare statunitense
stanziata alle Hawaii da parte dell’aviazione
giapponese, gli Stati Uniti entrarono
nella Seconda Guerra Mondiale. Le Commissioni
d’inchiesta dell’epoca che si istituirono
per accertare le responsabilità,
non decretarono ovviamente responsabilità governative o dello stesso Roosevelt,
ma sappiamo bene che un’altra corrente
di pensiero ritenne molto dubbio l’andamento
della vicenda e non accettò la
versione ufficiale; il contrammiraglio
Theobald accusò soprattutto Roosevelt di
aver favorito l’attacco nemico, negando,
pur essendo informato dettagliatamente
dei progetti giapponesi tramite il sistema
Magic, notizie dell’attacco all’ammiraglio
Kimmel. In seguito, nel settembre del 1944
il deputato repubblicano dell’Indiana Forrest
Harness denunciò per primo in Parlamento
il complotto di Pearl Harbour,
dicendo che tre giorni prima dell’attacco il
Governo australiano avvisò Washington
che una portaerei Giapponese era diretta
verso le Hawaii.
1962:
Per ribaltare il
regime cubano di Fidel Castro, alti dirigenti
del Ministero della Difesa statunitense,
allo scopo di suggestionare l’opinione
pubblica statunitense ed indurla così
a sostenere un eventuale attacco militare,
concepì l’Operazione Northwoods; il piano,
che non fu mai messo in atto, prevedeva l’esecuzione di una serie di azioni che
apparissero come dirette da nazionalisti
cubani, inclusi attacchi terroristici da portare
a termine contro obiettivi all’interno
del territorio nazionale degli Stati Uniti. I
primi documenti del piano furono pubblicati
nel 1997 ad opera del John F. Kennedy Assassination Records Review Board;
gli allegati furono pubblicati nel 1998 dal
National Security Archive. Il piano c’era, e
questa volta, invece che entrare in un
conflitto, concepirono l’idea di scatenarlo.
1964: l’incidente del Tonchino
il 4 Agosto
1964, segnò l’escalation definitiva che fece
precipitare la situazione nel Vietnam e
portò gli americani ad un intervento di
terra che tutti noi sappiamo come andò a
finire. Il casus belli fu provocato da un
presunto scontro tra la Marina Americana
e quella Nordvietnamita che venne ufficialmente
smentito nel 2005 da documenti
portati alla luce dall’ormai nota NSA, dove
veniva dichiarato la totale assenza di navi
vietnamite nel Golfo del Tonchino in quel
lontano 4 Agosto.
1990: (è qui il misfatto!)
Lo scenario è
cambiato. Gli Stati Uniti, dopo essere
usciti vincitori da due guerre mondiali e
dalla Guerra Fredda*, conquistando quindi
l’egemonia a livello planetario, non entrano
più in guerra per mere questioni di
geopolitica, di posizionamento e aree di
influenza, ma per la difesa di interessi,
anzi, di un interesse specifico: il petrolio.
E la prima guerra nel Golfo ne è la
dimostrazione.
Oggi, 11 settembre, cadono due ricorrenze
molto importanti: una è il quarantesimo
anniversario del golpe cileno, avvenuto
anche grazie agli Stati Uniti, che
portò alla morte del Presidente Allende;
l’altro è l’11 settembre 2001, in cui persero
la vita 3 mila persone e la cui dinamica dei
fatti è inutile ricordare.
Però mi preme sottolineare solo una
cosa. La versione ufficiale di quell’evento è
stata smentita da tutti i punti di vista. È
palesemente falsa e ormai il mondo se n’è
accorto. La verità probabilmente non la
sapremo mai, ma sicuramente è molto
diversa da quella che i media mainstream
ci raccontano. In questo caso si può dire
che tutto quello che sai è falso e detto
all’americana: « it was an inside job ».
Tradotto: fu un lavoro interno.
La conseguenza dell’11 settembre è
stata una guerra scatenata verso uno Stato
sovrano in un’annosa e un po’ ridicola
caccia all’uomo, Osama Bin Laden, che si
è conclusa solo dieci anni dopo. L’Afghanistan
è stato invaso, con tutte le conseguenze
portate da una guerra vera e
propria. L’oro nero e il gas sono gli unici
motivi per cui la NATO ha invaso il
territorio afgano. Due anni dopo, nel 2003,
con l’altrettanto fantasiosa scusa delle
armi di distruzione di massa, poi rivelatasi
ufficialmente un criminale pretesto, ha
scatenato un’altra guerra, verso il regime
iracheno, che non erano riusciti a ribaltare
tredici anni prima. Anche in questo
caso l’unico scopo era e rimane il controllo
del petrolio.
In questi scenari di guerra abbiamo
visto gli Stati Uniti d’America utilizzare
armi di distruzione di massa, come la
bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki,
armi chimiche, come il napalm nel Vietnam,
dove ancora oggi i bambini si ammalano,
e bombe al fosforo bianco durante
la guerra in Iraq a Falluja nel 2004
e precedentemente in Afghanistan.
Oggi la questione siriana è al centro del
dibattito sui media di tutto il mondo.
Scenari da guerra fredda che vedono
Oriente ed Occidente contrapporsi nuovamente
per il controllo di un territorio
anch’esso produttore di petrolio ed alleato
dell’ultimo Paese produttore autonomo di
petrolio, ovvero l’Iran, che è anche l’unico
Paese a non commerciare il petrolio in
dollari, bensì in oro. Proprio a inizio
settimana fonti curde ci hanno raccontato
che Aleppo – città siriana vicino al nord,
al confine con la Turchia – è sotto controllo
dei ribelli e tra questi ribelli ci sono
ex comandanti e generali dell’esercito siriano
di Assad che conoscono molto bene
la zona e sanno dove si trovano le armi
convenzionali e chimiche, che avrebbero
potuto usare per prendersi la città. Inoltre,
abbiamo avuto accesso a una serie di
documenti raccolti dall’YPG (unità di difesa
popolare curda) nella zona del Kurdistan
siriano in cui i cosiddetti ribelli
attaccano con il supporto di potenze straniere,
tra cui quello della Turchia in
particolare.
Questi documenti sequestrati comprendono
un certo numero di passaporti e carte d’identità tra cui quelli di americani, egiziani,
tunisini e cittadini del Bahrein. Questa
documentazione è emersa dopo aver
perquisito le sedi centrali dei gruppi Islamic
State of Iraq e Biladi Sham, incluso il
Fronte Al Nusra, affiliato ad Al Qaeda.
Inoltre, sempre secondo le fonti dell’esercito
turco, è bloccato l’accesso agli aiuti
umanitari lasciando viveri e beni di prima
necessità a deperire al confine.
Stando ai precedenti possiamo ben
pensare che le motivazioni addotte dall’amministrazione
Obama per invadere la
Siria, ovvero l’uso di armi chimiche da
parte dell’esercito di Assad, siano totalmente
false e che il vero motivo per
un’ulteriore guerra in Siria sia quello di
ribaltare il presente regime e instaurarne
uno filoamericano, per completare l’opera,
tra qualche anno, andando in Iran.
Questo il discorso tenuto in Aula dal deputato Paolo Bernini ieri, 11 settembre 2013.
Magari quella tarda di comprendonio sono io, ma mi sembra che si possa affermare che, rispetto ai nazisti e ai loro alleati (il Giappone, ma anche l'Italia -- sebbene non la Francia, che pure con Vichy era stata collaborazionista fino all'ultimo delle truppe con la svastica), gli U.S.A. si possano considerare vincitori dell'ultima guerra mondiale. O almeno co-vincitori, insieme all'U.R.S.S.
RispondiEliminaMi lascia perplessa l'ultima parte dei discorso di Bernini: "inoltre abbiano avuto accesso a una serie di documenti ecc. ecc.". E come hanno fatto, visto che il M5S è fuori dal governo? O è stato grazie alla presidenza del Copasir, il comitato di controllo dei servizi segreti, che alla fine hanno ottenuto, come richiesto sin dall'inizio? Scusa la domanda che, a te sempre molto aggiornata, può suonare peregrina, ma ultimamente mi sono persa un bel po' di notizie.
Grazie anche dell'opera di servizio pubblico che hai svolto inserendo qui nel tuo blog questa trascrizione.
Ciao Ross, con affetto, marilù.
gli U.S.A. si possano considerare vincitori dell'ultima guerra mondiale. O almeno co-vincitori, insieme all'U.R.S.S.
EliminaSì, questa è la narrazione ufficiale.
A me piace ricordare che, sia la prima che la seconda guerra mondiale, sono state combattute entrambe da milioni di persone e sono terminate grazie all'intervento di forze "Alleate", fra le quali certo gli Usa.
Se il loro intervento è stato decisivo, non significa con questo che "hanno vinto due guerre": la prima è terminata grazie alla firma di un Armistizio, in cui gli Usa erano uno degli attori, non l'unico.
Sul loro intervento nella seconda, a meno di un anno dalla fine, sono stati come sempre molto bravi a produrre valanghe di film dove esaltano la figura dell'eroe americano, al punto che pare l'abbiano combattuta da soli per tutti.
Non è così: è terminata per così tante ragioni che il loro intervento mi parrebbe più corretto vederlo come il classico colpo di grazia a un nemico già parecchio alle corde e sul punto di cedere.
Poi, senza voler entrare troppo nei dettagli, mi piace ricordare che "se" hanno vinto, hanno vinto contro l'Italia, dato che questo era l'obiettivo ufficiale della loro entrata in guerra: combattere contro Germania, Giappone e Italia.
Così, finita la guerra, abbiamo aperto loro un credito di riconoscenza (dimenticando quasi che molto italiani hanno combattuto parecchio prima del loro arrivo), e si sono piantati qui esattamente come ora si piantano in Afghanistan, in Irak e in qualunque parte del mondo dove vanno a far la guerra contro i nuovi e più recenti dittatori.
Visto che il debito di riconoscenza lo paghiamo salato da più di 60 anni, forse hanno vinto non la guerra, ma il bottino di guerra, cioè noi, il premio che non si esaurisce mai.
Be', sì, messa così, è chiaro che i vincitori morali siamo noi (e -- scusa la 'deformazione confessionale' -- i nostri Angeli custodi), ma si sa, gli anglosassoni son pragmatici: "pochi maledetti e subito", è il loro motto. Se poi si può fare in modo di innescare una moltiplicazione dei "pochi", why not?
RispondiEliminaCiao bella, grazie della risposta e, naturalmente, buon finesettimana.
Con affetto, marilù.