domenica 22 settembre 2013

Non esisto...

Sono precaria da circa 10 anni.
Fino a ieri, cioè fino a che il problema precariato ha iniziato a toccare categorie di lavoratori da sempre tutelati (scuola, istituzioni, banche, etc), io non esistevo.
O, se incidentalmente manifestavo a qualcuno di questi lavoratori la mia condizione precaria (magari in un discorso fra amici al sabato sera), ero guardata come fossi un alieno, qualcosa che a prima vista sembra normale ma inquieta per quel dettaglio non del loro mondo.
Giusto mercoledì scorso, in banca, la signora che compilava una ridicola dichiarazione obbligatoria per l'anti-riciclaggio, mi chiedeva stralunata come dovesse inserirmi alla domanda "Prevalente attività svolta dal cliente". 
Niente da fare: non esiste il parasubordinato.
Esiste l'autonomo con partita iva, oppure il dipendente.
Niente precari anomali.
Eppure, lo stampato viene dritto dritto dal ministero delle Finanze, il quale dovrebbe ben sapere dell'esistenza di ormai circa 4 milioni di lavoratori che non sono partite iva e non sono dipendenti.
Sono finita catalogata impropriamente fra i dipendenti, anche se non ho di un dipendente né i diritti, né le tutele.
Fino a qualche tempo fa, dicevo, dire a qualcuno che ero una lavoratrice precaria, equivaleva a sentirmi oggetto di un velato disprezzo, quello in uso nei confronti del drop-out, quello considerato fuori dalla società civile per la quale devi essere identificabile come lavoratore dipendente, come imprenditore con partita iva o come disoccupato.
Se non rientri in nessuna di queste tre categorie, non esisti che come pensionato. 
Quindi non esisto.

Da qualche tempo, il problema ha iniziato a lambire professioni fino a ieri intoccabili, come insegnanti, impiegati comunali e perfino collaboratori dei sindacati e dei ministeri i quali, pur assunti con contratti al ribasso e con almeno le tutele di legge per i mesi in cui lavorano, sono di fatto assunti a tempo determinato.
Quindi precari.
E questa categoria di precari, appunto con contratti a termine ma regolari, hanno preso a occuparsi del problema.

E a me pare di essere tornata nelle fogne.
Anche solo a leggere ciò che scrivono mentre si preparano a scioperi e manifestazioni, noto una sorta di linguaggio pseudo-sindacalese che credevo estinto.
Sia chiaro, sono anni che affermo che solo la consapevolezza di essere destinati tutti, chi prima chi dopo, a una vita con la lingua di fuori per portare a casa di che pagare le bollette, potrebbe creare quella forza contrattuale capace di cambiare la precarietà di tutti in una certezza minima per tutti.
Ma no, niente da fare.
Anche nell'occuparsi della propria vita appesa ai contratti a termine c'è chi esibisce una sorta di snobismo rispetto ai lavoratori atipici: precari sì, ma...però...
Le distinzioni, pare a me, sono ancora sintomi di un'illusione.
L'illusione di essere portatori di una sorta di superiorità rispetto a chi, atipico, sulla vita precaria ha sviluppato nel tempo dei riadattamenti interpretativi dell'esistenza sapendo oggi destreggiarsi fra l'incerta quotidianità e il rifiuto ideologico del conflitto.
Il precario di lungo corso sa che il conflitto non produce che altri conflitti e finisce per rubarti il tempo per la vita, cioè tutto il resto.
Ecco, capita oggi che incrociando la maestrina che in rete lamenta il mancato rinnovo del suo contratto, e vedendo questa viva la propria precarietà come si trattasse di un'onta personale, vi vedo una specie di insulto al precario di lungo corso come rimanesse per la sua coscienza un umano di serie B.
Del mio precariato anomalo, e dei mille altri precari che come me vivono destreggiandosi da anni fra contratti rinnovati ogni tre mesi e una paga da terzo mondo, alla maestrina frega giusto nella misura in cui potrebbero questi fare numero alla prossima manifestazione organizzata per rivendicare il suo diritto a un contratto a tempo indeterminato.
Nemmeno lei, alla fine, riesce a comprendere bene come si possa campare con dei contratti atipici, di cui nemmeno considera l'esistenza.
Non comprendendo la natura socialmente disgregante di tutti i contratti, a termine o atipici che siano, allontana da sé insieme al timore per il suo futuro, chiunque abbia da tempo accettato le nuove regole del gioco.
Finché non avrà consapevolezza di essere solo una delle tante facce di un ormai consolidato orientamento delle politiche sul lavoro, che vogliono i lavoratori ognuno per sé, così da poter alla lunga e sistematicamente fotterli tutti, perderà lei e perderemo tutti. 
Del mio contratto oggi, a lei, invece, frega esattamente quanto all'impiegato del ministero delle Finanze - quasi certamente a sua volta precario - che ha prodotto il questionario per l'antiriciclaggio da sottoscrivere in banca: non esisto.
Care colleghe sfigate e altrettanto inesistenti, portate pazienza: le maestrine non sanno mai di esserlo.
Figuriamoci se sanno smettere di pensarsi tali per provare a capire qual è la realtà che stanno per la prima volta incrociando.
Ci vorranno anni, prima che arrivino a maturare la consapevolezza che il problema non sono né i contratti né i diritti, ma il recupero di un orizzonte più ampio in cui pensare la propria esistenza dentro la quale inserire poi diritti (e doveri), contratti di qualsiasi tipo purché rispettosi della dignità delle persone e prevedano orizzonti che spazino oltre il tema limitante del lavoro.
Noi ci siamo arrivate dopo anni di illusioni e perdite.
Ci vorrà tempo, e forse capiranno le maestrine che si esprimono in sindacalese che non contano le professioni e diritti se non si ha un'idea di mondo nel quale non siano le professioni o i contratti, a creare differenze di classe anche fra morti di fame.

13 commenti:

  1. Post sacrosanto e commovente.

    Un abbraccio,
    Subbaqquo

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  2. Come sempre, centri il problema con acume e chiarezza ammirevoli, senza trascurare di illuminare dettagli e sfumature tutt'altro che insignificanti.

    Come il fatto che le maestrine abbiano il bisogno nevrotico e condizionato (eterodiretto) di considerarsi di "alt(r)o livello", proprio perché per loro -- mi sentirei di aggiungere -- la scelta della professione, fors'anche degli studi universitari, è stata prima di tutto motivata da una spinta a distinguersi dalla massa, magari pure di emanciparsi da una famiglia e da tutto un mondo socio-morale in cui la donna è, per natura, massaia, fattrice di figli e poco altro.

    Poi, per carità, non dico che il Berluska e la sua banda bassotti non abbiano versato abbondante benzina sul fuoco di questo perverso e arrancante meccanismo "steam-punk", però ho idea che per noi in Italia, soprattutto al Sud, ma in fondo un po' ovunque nella sterminata provincia a-topica che spazia dalle Alpi alle Piramidi (ma pure dal Manzanarre al Reno) la questione abbia radici molto più antiche che non la megalomania di un industriale oberato di debiti e abbrancato dai "pizzinettari".

    Comunque, per quel che vale, ti abbraccio con tutta la comprensione e la solidarietà di cui sono capace. Ma non mi offendo, anzi lo capisco, se preferisci di gran lunga consolarti con Mina e con la sua interpretazione de "L'appuntamento" di Ornella Vanoni. Davvero.
    marilù

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    1. per loro -- mi sentirei di aggiungere -- la scelta della professione, fors'anche degli studi universitari, è stata prima di tutto motivata da una spinta a distinguersi dalla massa, magari pure di emanciparsi da una famiglia e da tutto un mondo socio-morale in cui la donna è, per natura, massaia, fattrice di figli e poco altro.

      Beh, spero non sia questa la motivazione di tutte, le maestrine.
      Delle quali non intendo sminuire il valore professionale né il ruolo importante che svolgono nella società.
      Quello che rilevo e attribuisco alle "maestrine", è in realtà un atteggiamento riferibile a quella tipologia di lavoratori precari che abitualmente si ritrova solo nel pubblico impiego: resiste ancora l'illusione del lavoro sicuro, del posto certo e per tutta la vita che nel privato - e soprattutto nei servizi - non esiste più da tempo.
      Forse perché il pubblico impiego è ancora lo zoccolo duro dell'elettorato Pd, è in questo settore che il precario trova un appoggio sindacale che non si trova altrove.
      Vuoi perché platea di lavoratori più vasta, e quindi più facilmente organizzabile e gestibile, vuoi perché hanno maggior facilità di coordinanarsi fra loro, scuola e pubblico impiego sono gli ultimi a scontrarsi con il problema e gli ultimi a credere che possa il sindacato (qualsiasi sigla), cioè l'artefice compiacente della progressiva stabilizzazione della precarietà, essere la soluzione.
      Lo fosse, il problema non avrebbe le dimensioni che di fatto ha.
      Eppure, è ancora capace di mobilitare a inutili scioperi e farsesche manifestazioni lavoratori che si illudono abbia il sindacato una forza contrattuale che di fatto non ha più.
      Oggi gioca un mero ruolo di contenimento del disagio e di mediazione della rabbia sociale, ma non decide nulla, si limita a ratificare ciò che sulle politiche del lavoro si decide a Bruxelles.
      Il pubblico impiego, e la scuola in particolare, è l'ultimo tassello di una trasformazione sociale che, partita dal privato e in particolare dai servizi anni fa, ha precarizzato progressivamente ogni ambito professionale.
      Per questo vorrei estendere gli ricevuti abbracci alle "maestrine": sono loro le ultime vittime della mattanza, ed è per loro ancora più feroce oggi l'accettazione della realtà: inseguono ancora un'idea di sicurezza che nei fatti già non esiste più.
      Lo snobismo con cui si distaccano da altre categorie di lavoratori atipici, non è, in fondo, che una disperata lotta contro la perdita delle loro illusioni di stabilità che la realtà imposta da Bruxelles sta già spazzando via dalla storia.
      Meglio sarebbe se queste loro energie fossero destinate a una rielaborazione più generale del mondo che non focalizzasse nel lavoro il senso dell'esistenza, e da questo facesse dipendere pure (v:Bergoglio a Cagliari), la dignità umana.
      Ecchediamine!
      Se la dignità di un uomo è data dall'avere un lavoro, siamo messi davvero di m...., per come la vedo io e, stante la situazione, vuol dire che ce l'hanno già rubata e ora ce la indicano come il paradiso da conquistare.
      Detesto la retorica per cui a essere "santificato" è il lavoro, la trovo la più fetente delle fregature perché a cascata su questa si reggono tutte e altre...

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    2. Ops!
      progressiva stabilizzazione della precarietà
      Intendo la precarizzazione stabile della società, che anche il come dirlo è questione di instabili equilibri...

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  3. Sono lieta dell'avvenuta estensione dell'abbraccio alle 'maestrine', che -- mi spiace non si sia capito -- era da subito anche nelle mie intenzioni. Cercavo solo di dare a quello snobismo un volto umano, provando a puntare l'attenzione sulla 'nostra' metà del cielo in determinate condizioni storiche e sociali più che sulla categoria professionale in sé. Ma forse è un azzardo dai contorni un po' sfocati e con forzature che, invece, la tua lettura non ha, più limitata e circostanziata nello spazio e nel tempo com'è.

    Quanto al discorso di Bergoglio a Cagliari, ne ho colto uno spezzone al tg di domenica, e mi era parso che il Papa anche lì si limitasse a prendere atto della mancanza di dignità AVVERTITA dal lavoratore disoccupato che aveva appena concluso il suo discorso di saluto come pure di accorata denuncia della sua condizione di privazione non solo pecuniaria ma anche e prima di tutto psicologica, cioè di uno straniamento e di una sofferenza che il Papa, con semplicità ed empatia commoventi, ha fatto propri, senza star lì a criticare la carenza di autocoscienza e di corretta impostazione dell'autostima da parte della persona che gli manifestava, senza ritegno e in piena confidenza, tutta la portata del disagio vissuto..

    Poi capisco che ti possa risultare indigesta tutta la teorizzazione del valore redentivo, oltre che formativo, del lavoro che, a partire dalla riflessione sul 'dato rivelato' del peccato originale e dall'armonia spezzata tra Umanità, Creatore e resto del creato, è stata elaborata dalla morale cristiana, e in particolare cattolica.

    Però è un dato di fatto estraneo alll'adesione di fede che, mentre. per i cattolici, una Terry Schiavo e un'Eluana Englaro hanno tutto il diritto ad essere circondate di cure e attenzioni al di là del fatto che abbiano o possano mai riconquistare la facoltà di contraccambiarle e tornare a essere "utili" alla società, in molte altre collettività -- penso agli Innuit, in questo momento -- il malato, il vecchio, il disabile, l'invalido, appunto, al lavoro in qualunque misura e forma, vengono abbandonati dal gruppo di riferimento letteralmente a morire. E questo non per gusto sadico o spietatezza "congenite" nella "razza", ma per calcolo economico, meramente razionale, riguardo ll'eccesso di fatica e provviste sperperate in un 'lavoro' privo di un apprezzabile tornaconto, immediato o differito, per la comunità.

    Scusa la lunghezza, ma mi è sembrato importante non tralasciare nulla -- spero di esserci riuscita.
    Ciao Ross, con affetto, marilù.

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    1. questo non per gusto sadico o spietatezza "congenite" nella "razza", ma per calcolo economico, meramente razionale, riguardo ll'eccesso di fatica e provviste sperperate in un 'lavoro' privo di un apprezzabile tornaconto, immediato o differito, per la comunità.

      Giusto per sapere: di quale importo era l'assegno che ha staccato per lenire la offesa dignità del disoccupato sardo?
      Niente assegno?
      Non si fa, non è bello, lo so: ai poveri si insegni a usare la canna da pesca, così che possano sfamarsi da soli oggi e pure domani, mantenendo così intatta la propria dignità.
      Più che giusto.
      Chissà perché non ho mai sentito di un pensionato di Wall Street che si lamenti per la propria perdita di dignità: sarà perché a lederla non è tanto il non avere un reddito da lavoro, quanto il non avere denaro per campare senza dover chiedere il necessario?
      E dei ricchi disoccupati, vogliamo parlarne?
      Mai che abbiano dubbi sulla propria dignità.
      Niente! Li vaccinano da piccoli?
      Sarà mica che a offendere la dignità di un disoccupato (o di un lavoratore da discount, o di un pensionato a 450€/mese), è quel diventare oggetto di pelose beneficenze che gli ricordano quanto sia di per sé un miserabile, a dover dipendere non più da uno stipendio, ma dalla capacità di suscitare buoni sentimenti così che chi gli passa una pagnotta con cui tenersi in vita si senta molto buono senza per questo dover fare qualla cosa orribile di staccargli un assegno con cui comprarsi autonomamente ciò di cui ha bisogno?
      Dai a un disoccupato di che campare dignitosamente per almeno 3 anni, e vedrai che la dignità gli torna di botto, non dovendo pietire il necessario da mani che offrono con la destra ciò che hanno in precedenza gli hanno tolto con la sinistra.
      E poi, mi chiedo: il giorno che dovessero sparire i poveri, perché la benevolenza dei ricchi (mai innocenti, vorrei ricordarlo) si è esaurita, e non finanzia più la Chiesa affinché si occupi della povertà che i ricchi continuano a produrre, vorrei capire quale strada spirituale potrebbe imboccare il disoccupato Bergoglio: imiterà San Francesco, ritirandosi solitario su un monte a cercare Dio, o patirà brutte crisi depressive per via della dignità lesa per la mancanza di un lavoro?
      Son domande, eh?
      Provocatorie, chiaro.
      Ma forse aiutano a ragionare uscendo da limitato terreno degli Inuit, che mi paiono più corretti nei confronti dei propri simili di quanto lo saranno mai i nostri apparati di beneficenza con la pancia piena, i quali si fanno in quattro per salvare chi è clinicamente morto ma non esitano a lanciare missili all'uranio sui vivi con la scusa, tutta piena di buoni sentimenti, di salvarli da quella brutta vita sotto a dittatori che li fanno morire di stenti.
      Noi li ammazziamo subito, così per bontà d'animo.
      E quelli che scappano per evitare le bombe li buttiamo a marcire in galere immonde, così vedi come gli passa la voglia di venir a mangiare a uffa in casa nostra.
      Però leniamo la loro dignità offesa elargendo buoni sentimenti via Bergoglio che li va a visitare.
      Cioè via rappresentante di uno degli stati più ricchi al mondo.
      Ricchezza debitamente investita in azioni di società che producono armi, le quali producono morti nelle terre da cui scappano i disperati ai quali poi si tengono commoventi lezioni sulla necessità del coraggio e sulla dignità.
      Siamo fantastici...

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  4. Le azioni che il Vaticano avrebbe investito nella Beretta furono argomento di un post di Modigliani, smentito da interventi -- documentati -- di vari lettori, a cui il suddetto autore aveva risposto che erano degli ingenui che non capivano che il Vaticano si serviva di presta-nome, in stile mafioso. Attendo ancora fiduciosa l'inchiesta giornalistica che documenti tutto questo con prove, magari anche brogliacci di intercettazioni, o con riprese "segrete" come quelle di striscia la notizia, e magari anche con un seguito di inchiesta giudiziaria e sentenza di condanna definitiva, se si arriva a dimostrare che l'azienda partecipata dai biechi pretacci commercia o ha commerciato allegramente con Stati-Canaglia sottoposti a embargo ONU riguardo la vendita di armi. Sì, perché un mondo completamente senza armi, senza polizia o carabinieri o guardia di finanza o eserciti, al momento non mi sembra proprio realizzabile. Né mi risulta che sia mai venuto in mente nemmeno a don Lorenzo Milani di scomunicare, ipso facto, per il solo motivo che hanno una pistola di ordinanza, carabinieri, poliziotti, soldati e di sbarrarne il passo non appena si fossero azzardati a entrare in una chiesa.

    Per quanto riguarda l'assegno che il Papa ha... dimenticato di staccare, perché non gli scrivi direttamente una mail? Francesco risponde anche a quelle, talora anche con una telefonata. Sempre che tu sia veramente animata dal desiderio di capire e di scoprire come stiano davvero le cose, e non solo da quello di far polemica fine a se stessa.

    Mi piacerebbe -- e dico sul serio -- restare qui a sviscerare punto per punto i pro e i contro di tutte le tue osservazioni, ma adesso devo proprio andare. Spero di tornarci su più tardi, se non ti secca. Ad ogni modo, grazie per gli spunti di riflessione che sempre offri col tuo blog.
    Ciao Ross, con affetto, marilù.

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    1. che il Vaticano avrebbe investito nella Beretta
      Non azzardo affermazioni simili.
      Diciamo che ragiono partendo dalla convinta certezza dell'interconnessione di tutto con tutto.
      E fra tutte le cose, direi che il denaro è la cosa più "interconnessa" di tutte.
      Direi che il denaro è gestito dalle banche a scopo di lucro e che queste sono tutte interconnesse.
      Direi che ogni banca destina una parte del proprio capitale di investimento all'acquisto di azioni estremamente fruttuose e di per sé asettiche: quelle emesse dalla fiorente industria degli armamenti sono molto asettiche.
      E direi che lo I.O.R. ha una lunga storia di sospette interconnessioni con denaro di sospetta provenienza.
      Sai come si dice, no?
      Segui il denaro...

      il Vaticano si serviva di presta-nome, in stile mafioso.
      Marilù, se lo dice perfino wikipedia è qualcosa più di una malignità, fattene una ragione.
      Le intercettazioni non vi possono essere, e a parte qualche notiziola uscita di recente grazie a Vatileaks, ogni altra non è ottenibile proprio per via delle rogatorie (mai concesse dallo Stato Vaticano, cui sono stati chiesti documenti precisi di cui è certa l'esistenza) fra stati esteri.
      Insomma, non è che tutto ha bisogno di intercettazioni per far cadere il dubbio dal naso di San Tommaso: a volte basta seguire i fatti mentre vengono raccontati.
      E magari perdere un po' di tempo leggendo documenti che sul tema trovi a chilate, pieni di dettagli che almeno un dubbietto piccolo piccolo dovrebbero/potrebbero fartelo venire.

      nemmeno a don Lorenzo Milani
      Con tutto il rispetto per Don Milani, temo sia vissuto in un'Italia in cui la Benemerita era amata da chiunque proprio perché l'uso delle armi contro i civili era allora un fatto davvero molto raro.
      Non so che ne penserebbe oggi, che il corpo dei Carabinieri è ormai parte dell'Eurogendfor, non esattamente un corpo nato a scopi decorativi.
      Insomma, è per dire che vi sono momenti in cui mi pare fosse più onesta la romantica lupara...

      perché non gli scrivi direttamente una mail?
      Ma ti pare?
      Pensavo di aver chiarito che sono in fase "basta ciance, passiamo ai fatti".
      Me la scrivesse lui, una mail. E allegasse pure un assegno, così da fare di me una pecorella recuperata...

      Sempre che tu sia veramente animata dal desiderio di capire e di scoprire come stiano davvero le cose, e non solo da quello di far polemica fine a se stessa.
      Ops!
      E' una sfida all'Ok Corral?
      Ci sto: quanto tempo hai a disposizione? Però si stabilisce subito e prima, quali sono le nostre reciproche fonti e quali e quante volte abbiamo peccato.
      Poi, certe di aver desideri di capire e scoprire puri, si fa un duello a chi finisce prima ko...
      Chi perde paga la pizza, ça va sans dir...

      Spero di tornarci su più tardi, se non ti secca.
      Perché dovrebbe?
      Io adoro fare a botte (metaforiche) con i miei commentatori.
      Sei sempre - sinceramente - la benvenuta.
      Qualunque cosa tu abbia da dire e qualunque siano le tue opinioni.
      Tanto, come avrai notato, è raro te ne faccia passare una indenne solo per fare l'ospite sorniona e gentile.
      Trovo che è più gustoso giocare alla scherma...
      Un abbraccio, Ross.







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    2. Cara Ross, mi spiace, avevo scritto un papiro, ma non riesco a pubblicarlo, lo spazio commenti non me lo prende. Forse era troppo lungo.
      Devo scappare, spero di poter approfittare della tua ospitalità nei prossimi giorni, oggi penso sia difficile per me ritentare.
      Ti ringrazio comunque, di tutto, e contraccambio di cuore il tuo abbraccio.
      marilù

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    3. I commenti lunghi ti conviene spezzarli in più parti, così poi ho il piacere di leggerli.
      Ora mi resta una curiosità che non verrà mai soddisfatta.
      Uffa!
      E dimmi se non è penitenza questa...

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  5. Allora, vedrò di andare il più possibile con ordine.
    Scrivi: "Direi che ogni banca destina una parte del proprio capitale all'acquisto di azioni estremamente fruttuose e di per sé asettiche: quelle emesse dalla fiorente industria degli armamenti sono estremamente asettiche".
    Ah, capisco. Be', allora chiunque abbia un conto in banca è indirettamente ma ineluttabilmente corresponsabile dei morti ammazzati in Siria, in Darfur, in Somalia, Libia, Egitto, Palestina, Israele, Timor Est....
    Scrivi: "se lo dice perfino Wikipedia è qualcosa di più di una malignità". Scusa, cos'è che dice Wikipedia? Che i mafiosi piazzano proprie pedine-presta-nome nei consigli di amministrazione delle varie banche e società? Sì, sì, non lo metto in dubbio. Il punto era dimostrare che lo facesse il Vaticano con quella particolare società.
    Ancora scrivi: "Le intercettazioni non vi possono essere". E perché, scusa? Se con un'indagine e un 'appostamento telefonico' dopo l'altro la nostra magistratura è arrivata a intercettare il Presidente Napolitano in conversazioni imbarazzanti, altri inquirenti non potrebbero arrivare a catturare con intercettazioni telefoniche, ambientali o almeno di qualche pizzino, il compiacimento di qualche monsignore che si congratula col galoppino-presta-nome del Consiglio di amministrazione dello IOR, per il rendiconto dei profitti succulenti della ‘controllata’ Beretta?
    In fondo i magistrati di Napoli e Roma che indagavano sulle malefatte di Finmeccanica (che rifornisce anche, ma non solo, le nostre forze armate) si sono imbattuti, nella casa del "defenestrato" Gotti Tedeschi, in una vera manna di dossier e documenti scottanti riguardo lo IOR, oltre che in un memoriale da lui stesso preparato per Benedetto XVI e su richiesta di quest'ultimo (www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/ vaticano_a_casa_di_Gotti_Tedeschi_archivi_dello_Ior_e_di_privati/notizie/200817.shtml). Ricordo, en passant, che prima del suo... pensionamento forzato, Papa Ratzinger aveva stabilito la necessità di un'autentica e piena collaborazione con le magistrature inquirenti estere su vari temi, dai crimini di pedofilia a quelli finanziari. Vorrei inoltre sottolineare che le indagini della magistratura hanno raggiunto lo IOR seguendo la traccia dei correntisti, fraudolenti perché riciclatori o evasori, di quella banca e non per compartecipazioni azionarie in Finmeccanica, Beretta o altre aziende, da parte dell’Istituto stesso.
    Poi, ammetto la mia ignoranza: potresti indicarmi quali sono i "documenti precisi di cui è certa l'esistenza" e che il Vaticano si ostina a sottrarre alle richieste dei magistrati italiani o, comunque, stranieri?
    Su Don Milani: non mi sono limitata a parlare della benemerita, ma anche di polizia, guardia di finanza, esercito. Sarà pur vero che ai tempi di Don Milani non c'erano un caso Aldrovandi o Cucchi o scuola Diaz, ma le atrocità del fascismo -- connivente con gli occupanti nazisti -- e di Salò non erano poi così lontane, guardando indietro nel tempo. E anche lì la questione da me introdotta non postulava l'estensione a tutto il personale in divisa delle responsabilità criminali -- e individuali-- di alcuni; parlavo d'altro, del semplice fatto di avere in dotazione una pistola di ordinanza come possibile indice di "anti-cristianesimo" militante su cui appuntare anatemi e divieti di ingresso in chiesa.

    Infine, sulle ciance. Queste mie lo sono, e anche prolisse e noiose, ma il formulare direttamente al Papa quella domanda via mail, a me sembra molto di più un'azione che non un vano pettegolezzo. La definirei una "garbata rogatoria internazionale", a titolo personale e senza vincoli di legge, ma solo di reciproco rispetto e di condiviso interesse per la verità.
    Di nuovo, devo proprio andare, grazie infinite dello spazio concessomi e della pazienza da martire -- se sei arrivata a leggere fin qui.
    Contraccambio, una volta di più e di cuore, il tuo abbraccio.
    marilù

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    1. 1. allora chiunque abbia un conto in banca è indirettamente ma ineluttabilmente corresponsabile dei morti ammazzati in Siria, in Darfur, in Somalia, Libia, Egitto, Palestina, Israele, Timor Est...
      - Sì. Seccante, lo so. Come sempre lo sono le insopportabili interconnessioni fra le cose, le persone, etc

      2. Scusa, cos'è che dice Wikipedia? Che i mafiosi ....
      - Il rimando a wikipedia era riferito alla tua contestazione
      su una mancata prova finale sulle connessioni denaro mafioso/banca vaticana (v. Banco Ambrosiano, Calvi, Sindona, Marchinkus, etc). Parlano di fior di indagini da cui sono emerse indubbie "interconnessioni".

      3. "Le intercettazioni non vi possono essere". E perché, scusa?
      -Vi possono essere, ma rimangono carta morta se ne viene impedita la pubblicazione o se non si concede a chi indaga la possibilità di proseguire le indagini in "chiaro" per via di diverse leggi fra stati diversi

      4. la nostra magistratura è arrivata a intercettare il Presidente Napolitano in conversazioni imbarazzanti...
      - Sì. E infatti, pur trattandosi di intercettazioni di cui tutti avremmo voluto sapere di più, è bastato trovare un cavillo (conflitto di attribuzione), per distruggerle, così che noi non ne sapremo mai nulla. E se questo succede in Italia/Italia, immagina quando toccano lo Stato Vaticano

      5. indagavano sulle malefatte di Finmeccanica...si sono imbattuti, nella casa del "defenestrato" Gotti Tedeschi...
      - E pensi che oltre a questo dettaglio noto (peraltro oscuro), si saprà mai davvero qualcosa di più?

      6. Vorrei inoltre sottolineare che le indagini della magistratura hanno raggiunto lo IOR seguendo la traccia dei correntisti,
      - I "correntisti fraudolenti e riciclatori" erano i benvenuti e protetti dai conti cifrati vaticani fino a ieri. Le nuove regole che la banca vaticana si è data di recente (perché costretta dagli eventi a farlo), non è che azzerinociò che è stata. Insomma, i correntisti fraudolenti cercano una sponda dove la trovano. O no?

      7. potresti indicarmi quali sono i "documenti precisi di cui è certa l'esistenza" e che il Vaticano
      - Dicendo "segui il denaro", alludo a cose note e in uso fino a un ieri molto vicino (ancora Banco Ambrosiano, Calvi, Sindona, P2, Marchinkus, etc). Poi, sapere come o chi muove fisicamente i soldi di una banca, è un'illusione.
      Tanto più oggi, quando bastano un paio di click per spostare numeri da una società all'altra...

      8. parlavo d'altro, del semplice fatto di avere in dotazione una pistola di ordinanza come possibile indice di "anti-cristianesimo"
      - C'è una scontistica cristiana sulla base della quale chi ha un'autorizzazione di stato a uccidere (omicidio legale) è di default assolto, mentre chi si separa viene sì perdonato ma comunque escluso dai sacramenti? I comandamenti valgono in alcuni casi e non in altri? Su questo mi sa che sono molto più talebana di te.

      9. La definirei una "garbata rogatoria internazionale", a titolo personale e senza vincoli di legge
      - Di assegni staccati o non staccati, compilati o non compilati, non voglio sapere niente: non è questo il punto.
      Il punto è che mi spiace trovarmi a dover difendere io l'idea francescana della povertà (o almeno dell'essenzialità) come stile credibile e coerente con ciò che si predica al mondo intero.

      Ma non ci fare caso, sono da sempre molto radicale sulle questioni che hanno a che fare con la spiritualità.

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