mercoledì 9 ottobre 2013

Come si misura la libertà?

L'essenziale è invibile agli occhi, scriveva Saint Exupery ne Il Piccolo Principe.
Una di queste cose essenziali, è la pace interiore.
Una cosa stranissima, di cui si sa poco e della quale si parla pochissimo.
Eppure, una cosa che mi accorgo di star perdendo.
C'è stato un lungo momento in cui, anche in mezzo a tempeste, bufere e tifoni, era proprio la mia pace interiore, la certezza di lottare contro i draghi con onestà e senso di giustizia, a tenermi a galla.
Cos'è cambiato?
Le cose non cambiano mai (o quasi mai) così, di botto, dalla sera alla mattina.
Molto più spesso cambiano con una progressione lenta, impercettibile, per dettagli minuscoli dei quali sei sì consapevole, ma sui quali pensi di poter intervenire appena possibile.
Dopo, stasera, domani, nel fine settimana.
Dopo, invece, si accumulano altri microscopici dettagli fino al punto che ti accorgi che non ti addormenti più in pace se non dopo ore di pensieri e sospiri profondi.
Fino a qualche tempo fa, mi addormentavo passando dalla posizione di Savasana (il Cadavere), al sonno, quasi senza averne coscienza.
Inziare una dormita partendo da un rilassamento totale del corpo e della mente mi garantiva le mie beate otto ore di sonno dal quale riemergevo ogni mattina come nuova.
Non è più così, consideravo stanotte mentre passavano le ore.
Qualcosa, nel fondo, è disturbata, inquieta, tesa.
Cosa?
Non è un cosa, è più un come.
Per poter dormire in pace (e se il sonno non è pace non serve a nulla), ho bisogno di armonia fra il corpo e la mente, di sentire che posso abbandonarmi al sonno perché c'è continuità e relazione fra ciò che sono di giorno e ciò che non so più di essere mentre dormo la notte.
Vuotare la mente di pensieri e sensazioni sgradevoli, anche minime, che finiscono per ristagnare sotto forma di micro tensioni nei muscoli sparsi per il corpo.
Non basta una camomilla: serve fare una pulizia di fondo che non so fare spazzando lo sporco sotto al tappeto sperando che le tensioni se ne vadano da sole mentre dormo.
Ogni azione, ogni pensiero, ogni irritazione, per quanto piccola, è una mia responsabilità perché mia è la responsabilità della mia vita.
E se crea da qualche parte qualche micro contrattura, va sciolta attraverso la comprensione dei miei perché, di cosa mi porta a sentirmi tesa o in ansia per qualcosa.
Solo dopo aver compreso a fondo le mie ragioni (o quelle altrui), ritrovo quella pace interiore che mi consente di sprofondare in un sonno rigeneratore.
Negli ultimi tempi mi è sempre più difficile questa operazione perché sono sempre più numerose le piccole cose con le quali devo fare i conti e alle quali ho bisogno di trovare una corretta collocazione nella configurazione della mia idea di esistenza.
Piccoli ricatti sociali, piccole perdite di autonomia, piccolissime mediazioni che stanno forse incidendo troppo a fondo, lasciandomi a sera con dei lavori in corso che si fanno sempre più lunghi prima di arrivare alla agognata serenità.
Su tutto, sto comprendendo questo: ogni riduzione della mia autonomia economica riduce in misura uguale la mia libertà.
Non solo la mia libertà di pensiero, che non è più tale se il bisogno mi piega alla necessità di continui micragnosi compromessi, ma la libertà anche da ogni qualsiasi pensiero.
La libertà in quanto tale, non esiste, diventa una parola vuota di senso, se la sopravvivenza dipende dai compromessi che mi costa mentre la perdo.
La libertà e la pace interiore sono la stessa cosa, a ben vedere.
Non può esserci pace interiore se non c'è autonomia di pensiero, di movimento, di azione.
E solo una reale indipendenza dal bisogno, può garantirla.
Non c'è liberta interiore se vivi in una società che ti schiaccia al primo gradino della piramide di Maslow, quello per cui se non soddisfi prima le esigenze base di cibo, calore, tetto sulla testa, sei destinato alle catene dall'eterna necessità di pietirlo da qualcuno e a non passare mai al gradino successivo.
La pace interiore è invisibile.
Eppure, di questa cosa invisibile, di questa cosa essenziale, pare non si accorga nessuno.
Forse perché la pace interiore è invisibile agli occhi?
Eppure, in queste ultime notti in cui fatico ad addormentarmi per via del mio notturno lavoro di ripulitura micro-tensioni e micro-conflitti, sto arrivando alla conclusione che è proprio a quest'invisibile agli occhi, che stanno mettendo le catene.
Ma non si vedono.
Si vede il bisogno di pane.
Si vede il bisogno di un tetto.
Si vede il bisogno di calore contro l'inverno che avanza.
Non si vede che se questi essenziali bisogni umani dipendono dalla carità altrui, sparisce ogni pace interiore proprio mentre si consegna a chi li soddisfa il metro di misura della nostra libertà.

1 commento:

  1. Ti capisco quando parli di lavoro di ripulitura dei micro-conflitti e dei microcompromessi che vanno affrontati quotidianamente per mantenere il proprio "ruolo" sociale o, più direttamente, la percezione della propria dignità come ancora intatta, nel senso di riconosciuta e riconoscibile anche all' "esterno".

    Anche se sono solo una casalinga, ti prego di credermi quando ti dico che ti capisco, che l'esperienza di quel disagio che descrivi non mi è del tutto estranea solo perché quei micro-conflitti che pure mi tocca talvolta sbrogliare non sono direttamente connessi alla necessità di garantirmi la sopravvivenza insieme col posto di lavoro o, in maniera più obliqua, insieme con un buon rapporto di vicinato volto a evitare eventuali 'ritorsioni' condominiali che comunque inciderebbero, per dire, sul costo della vita e della sopravvivenza in sè. Ma non sto parlando di questo, e non solo perché sono fortunata per il condominio di brave persone in cui mi è capitato di abitare; no, mi riferisco ad altro, alla sempre più frequente e amara scoperta del bisogno di instaurare, anche in rapporti di amicizia di vecchia data che pure, ormai, dell'amicizia hanno solo la pallida parvenza, squallidi giochi di ruolo in cui ci sia sempre un 'dominante' e un 'dominato', e in cui comunque invidia e rivalità serpeggiano costantemente al di sotto delle dichiarazioni di intenti e di principio, sempre più spesso in aperta e sconcertante contraddizione con essi.

    Quando lo Stato di Diritto Condiviso ed esteso davvero a tutti si sbriciola, quando la distanza tra l' Imperatore e i suoi messaggeri e il popolo si dilata sempre più e sembra sempre più difficile da colmare, la paura finisce col prendere il sopravvento ed i più reattivi e, all'apparenza, previdenti tra i colpiti dal fenomeno, brigano per accumulare scorte e provviste di... sicurezza, delimitando i loro spazi di appartenneza e di libertà di movimento con schizzi fisiologici non proprio profumati. La vanagloria con cui camuffano la loro stessa paura glieli fa apparire tali, però. E allora non resta che guardarli con occhioni soavi da Bambi e chiamarli "Fiore!", con grande slancio e serietà. Ti snobberanno come una povera hippie demente -- nel migliore dei casi -- ma per la pace interiore è un ottimo corroborante. Provare per credere.

    Un forte abbraccio, marilù.

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