mercoledì 4 dicembre 2013

Vite amorose esentasse

Ore 10: un centimetro di brina sul prato, freddo, sole acido...
Non ho voglia di uscire, non ho voglia di lavorare, non ho voglia nemmeno di vestirmi.
Felicemente infagottata in un maglione oversize e avvolta in una sciarpona consolatoria, mi racconto le vite al freddo di gentaglia poco incline al dovere e quindi condannata alla libera miseria.
Me ne importa?
Non più.
A un passo dal niente, lo zero virgola qualcosa non mi cambia la sostanza.
Mi consegno alla dimensione onirica tutta intera, armi e bagagli, pezze al culo e sciarpona consolatoria.
Mentre osservo i rami curvi e nudi dei tigli di fronte, un guizzo improvviso attira lo sguardo a pelo di finestra: il solito gatto che si infila in un suo passaggio mattutino sotto la siepe.
Ne passa anche un secondo: un'autostrada per gatti a traffico sostenuto, stamattina.
Dopo un po' tornano, prima uno poi l'altro: il primo si piazza sole in fronte, elegante sfinge col culo cinicamente adagiato sull'erba ghiacciata
Il secondo è una signora gatta, e va a poggiare lo smilzo culo impellicciato sul vaso dei rampicanti.
Tre esseri col naso in sù, al cielo freddo: uno con maglione e sciarpone, due con pelliccia.
Rileggo alcuni Frammenti di Barthes e ripenso agli innamoramenti scomparsi: non se ne parla più.
La miseria contagia anche i cuori.
L'amore dura al più, quando raramente compare, un paio di settimane di cuore sospeso. 
Poi subentrano diritti, doveri, tu mi dai io ti do, che si fa stasera, tu non sei più come ti pensavo, ma allora perché non mi chiami tu, io sono io e sono sempre me stesso ma tu no...
Vertenze amorose.
Amori da first in-first out, sentimenti seriali da 40' a puntata.
Niente sogni senza futuri codificabili: non si ama in perdita.
O reciti l'amore che mi devi, o è finita. 
Se non posso essere Brooke Logan, non ti spacciar per mascellone.
Barthes è una reliquia fuori moda, ché l'amor non vuol pensieri di questi tempi magri di tutto.
Solo peccati e po' noia da rinfacciarsi a turno.
Per tutto il resto c'é B e semmai R, il novello che avanza, di cui parlare. 

Uno dei gatti si è stufato di ammirare i rami contro il cielo: gira la coda e se ne va in direzione opposta e indifferente.
Chiudo Barthes ripensando a quanto mi raccontava ieri sera l'unico amico romantico cui è finita la storia d'amore.
Mi aveva avvinta di dettagli per un paio d'anni e mi configurava ormai una certezza.
Poi lei gli ha detto: "Non scrivermi più, non mandarmi messaggini, non chiamarmi".
Lui era al: "Dici che mi posso suicidare?", solo una settimana fa.
Poi le ha scritto, non resisteva al silenzio, lui l'amava fino all'ossessione e doveva:" I miss you".
Lei risponde:"Facciamo due chiacchiere?"
Riparlano, è tutto di nuovo piacevole ma lei gli si è "sbollita": "Insomma, che vuole? Si decida! Se non mi vuole più perché stamattina mi riscrive? Ma non dovevo io non scriverle più?"
La logica nell'amore sta quanto il russo al giapponese: non c'è sponda che non sia di guerra.
"Non è razionale, è tutta un voglio/non voglio: si decida!".
E' miseria emotiva?  
E' paura del dubbio?  
Forse per il passare degli anni si perde il gusto per scivoli e altalene?
Si chiede all'altro l'organizzazione sindacale dell'Inconoscibile, la volontà razionale viene invocata per far quadrare bilanci emotivi.

Il sole mi si riflette sullo schermo e perdo le parole.

Mi avvolgo la sciarpa sulle spalle, penso che eviterò di proseguire la mattinata con Renzi, Letta o Civati.
Tantomeno Draghi, sia chiaro.
Son vecchie carampane, rinverdite a ogni stagione con rimpolpamenti botulinici iniettati ad arte nei punti critici per incantare vendendosi per nuovi quando sono eterni.

Torno a Barthes, e prima che finisca il giorno voglio provare di nuovo a decifrare cosa sia mai l'amore.
Se esista ancora quello senza bilanci e perennemente sfornito di rappresentanze sindacali.
Quello che finisci sempre in perdita guadagnando senso e fascino a ogni sconfittta.
Voglio sapere dell'amore che vive di "agonia", di "attesa", di "abbracci", di "dediche" e di "tradimenti".
E di illusioni, sia chiaro.
Quelle che ti portano puntualmente  a pianificar la pistola deviando poi banalmente al chiodo che uccide il primo per far spazio al secondo.
Voglio sapere dell'amore che si veste di "frac turchini e gilet gialli" e di quello che inorridisce per "un piccolo punto sul naso".

Il gatto è tornato e mi si è accomodato sul tappeto davanti al vetro della porta.
Ogni tanto gira la testa e mi osserva stupito.
Senza niente più che la sua propria pelliccia, non l'ottunde il freddo né si abbatte per conti che non tornano.

Questioni miseramente umane, i bilanci.
Il cielo, gli alberi e i gatti, vivono vite pienamente amorose e tutte esentasse.
Senza bisogno neppure dei Frammenti.
Un paio di "Miaooo" urlati alla luna quand'é stagione, niente più.
Poi su e giù sotto la siepe, con il sole in fronte e un culo indifferente al ghiaccio.

4 commenti:

  1. I miei complimenti !!!

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  2. Sì, è proprio uno sfolgorante gioiellino questa altalena per gatti e scivolo per cieli in bilico su rami...adamitici -- anche mitici e basta, per gli a-mici.
    Abbraccio con applausi scroscianti benché silenziosi, marilù.

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